Il III Incontro Mondiale di Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali in Difesa dell’Umanità si celebrò a Caracas, nel Venezuela bolivariano, nel dicembre 2004. Il Comandante Chávez diede il benvenuto ai più di 400 partecipanti, provenienti da 52 paesi, e li incoraggiò a passare all’offensiva per affrontare “una delle più grandi sfide che ci siano adesso nel mondo”.
Dobbiamo, disse, cominciare da noi stessi, “riempirci di umanità, fare carne, nervo, muscolo, anima e corpo, l’umanità, l’umano”. Aggiunse che aspirava a che l’evento non passasse come uno in più, come qualcosa di effimero, bensì che da esso nascesse una “rete o movimento mondiale per la battaglia delle idee”.
«Quanto sarebbe bello che da questo gruppo di intellettuali e di fratelli e sorelle del mondo rimanesse un comitato con una rete, la quale deve inoltre crescere, ognuno deve assumere l’impegno di crescere in idee, in discussione. (…) …per salvare l’umanità, organizziamo una rete di pensatori e di pensieri che vada formando forza critica, creativa, trasformatrice, che vada formando lampade o fiaccole».
Insistette sulla necessità di promuovere “un nuovo umanesimo”: un concetto che ci conduce direttamente a Fidel. In quel periodo, il capo della Rivoluzione cubana aveva fondato scuole di istruttori d’arte in tutte le province di Cuba, come pezzo chiave di ciò che chiamò, appunto, “battaglia di idee”. I laureati avrebbero dovuto lavorare nei centri educativi e nelle comunità e diventare, secondo le sue parole, “alfiere della cultura e dell’umanesimo”.
È un luogo comune ripetere che il Rinascimento spostò Dio dal centro di tutto e vi collocò —suppostamente— l’essere umano. Per questo parliamo di “umanesimo” rinascimentale. Quattro secoli dopo, il neoliberismo installò brutalmente il Dio Denaro in quel posto centrale. Da qui il fatto che sia Fidel che Chávez abbiano recuperato il termine e lo abbiano impiegato, carico di un senso radicalmente diverso, come simbolo di ribellione contro il dogma neoliberista e le sue conseguenze.
Chávez parlò anche, in quell’Incontro Mondiale del 2004, della trascendenza che avrebbe avuto l’alleanza dell’avanguardia del pensiero anticoloniale e antimperialista con i settori popolari e si riferì all’imminente nascita di “una rete di forze sociali e politiche (…) capace di muovere milioni di uomini e donne lungo il continente e, perché no? oltre”.
Devo dire che fui testimone, nel mio recente viaggio a Caracas, di quel vincolo organico tra scrittori, accademici, storici, giornalisti, e dirigenti e dirigenti comunitari e di quartiere, tutti patrioti, tutti bolivariani, nell’evento “A 210 anni dalla Carta della Giamaica e a 5 anni dalla fondazione dell’Istituto Simón Bolívar”.
Mi impressionò in particolare l’intervento di una giovane indigena yukpa. Il suo popolo, assicurò, porta Chávez nel cuore e inviò un messaggio d’amore al Presidente Nicolás Maduro. E aggiunse: “Non cederemo neanche un centimetro della terra venezuelana. Gli yukpa saremo in prima linea. Non passeranno!”.
Fu difficile non commuoversi ascoltando quella ragazza, che si trovava lì con il suo bebè di pochi mesi, ripetendo, a Caracas, nel 2025, la parola d’ordine che Dolores Ibárruri, La Pasionaria, lanciò a Madrid, nel luglio del 1936. E il fatto è che oggi la Repubblica Bolivariana del Venezuela rappresenta per la nostra regione e per il mondo una barriera di contenimento di fronte all’assalto dell’imperialismo e del fascismo.
«Qual è la formula del Venezuela per frustrare i reiterati piani USA che hanno cercato di distruggere il processo rivoluzionario?», gli chiese un giornalista di Al Jazeera (questo lo racconta lo stesso Chávez nel discorso che sto commentando). E la sua risposta fu: “un popolo cosciente, ma inoltre un popolo organizzato, un popolo unito, un popolo pieno di coraggio, pieno di amore”.
Quel popolo invincibile, “cosciente”, “organizzato”, “unito”, lo abbiamo visto nelle strade di Caracas, in tutto il paese, “pieno di coraggio e d’amore”, informato nei dettagli dei pericoli e delle minacce, ma senza alcun timore, sereno, e anche allegro, accorrendo all’appello del suo Presidente, arruolandosi nelle milizie, con orgoglio, determinazione ed entusiasmo. Come disse la giovane yukpa, come ha detto lo stesso Nicolás, “il fascismo in Venezuela non passerà!”.
A Caracas potei conversare con compagne/i venezuelani che amo e ammiro molto, a cominciare dal Presidente Maduro, che mi invitò al suo programma televisivo, e inoltre con Luis Britto García, Ernesto Villegas, Blanca Eekhout, Pedro Calzadilla, Tarek William Saab, Tania Díaz, Jorge Arreaza, Christiane Valles, Ximena González Broquen, Carlos Sierra, Juan Eduardo Romero, Luis Berrizbeitia, per citare solo alcuni.
E in particolare mi risultò molto utile e stimolante lo scambio con mio fratello Miguel Ángel Pérez Pirela, nel suo incarico di Coordinatore Generale della Rete In Difesa dell’Umanità, sulla guerra senza tregua che si conduce contro di noi nell’ambito della comunicazione, contro il Venezuela, contro Cuba, contro tutti coloro che ci rifiutiamo di obbedire agli ordini di Washington, e sul tremendo impegno che significa portare avanti un progetto fondato da Chávez e Fidel e sostenuto in maniera decisiva dai Presidenti Maduro e Díaz-Canel.
Miguel Ángel mi mostrò ciò che ha fatto per ampliare la presenza della Rete in tutte le piattaforme possibili. Ha concepito un portale abbagliante, dove c’è tutto: la memoria più remota e ciò che sta accadendo in questo stesso momento, comunicati, dichiarazioni, video, capsule audiovisive dei partecipanti al seminario “Sovranità, imperialismo e pensiero critico”, interviste, programmi televisivi, libri, riviste, documentari, cioè, Tutto con la maiuscola. Uno spazio d’avanguardia, dal punto di vista estetico e informativo, perché risplendano le “lampade o fiaccole” sognate da Chávez, attraente, coinvolgente, ma senza alcuna concessione alla frivolezza contemporanea.
Compresi che quella “forza critica, creativa, trasformatrice” del pensiero critico, che la macchina dell’Impero e i suoi alleati cercano di censurare tutti i giorni e a tutte le ore, potrebbe trovare canali inediti per arrivare molto lontano grazie al talento e all’impegno di Miguel Ángel.
Dopo questi incontri con tanta gente lucida e impegnata, a La Iguana TV, a Telesur, all’Istituto Pueblos, al Centro di Studi Latinoamericani e dei Caraibi Rómulo Gallegos, all’Istituto Simón Bolívar, all’Università Internazionale delle Comunicazioni, sono tornato all’Avana convinto che i nemici del Venezuela, che sono i nemici di Cuba, i nemici dell’Umanità, sono condannati alla sconfitta.
Di fronte alla barbarie, all’odio, alla menzogna, alla stupida superbia di coloro che si credono “superiori” e pretendono dominare il mondo, vincerà sempre l’umanesimo rivoluzionario di Fidel e Chávez.
L’Avana, Casa de las Américas, 20 settembre 2025
Frente a la barbarie, un nuevo humanismo
Por: Abel Prieto Jiménez
El III Encuentro Mundial de Intelectuales, Artistas y Movimientos Sociales En Defensa de la Humanidad se celebró en Caracas, en la Venezuela bolivariana, en diciembre de 2004. El Comandante Chávez les dio la bienvenida a los más de 400 participantes, de 52 países, y los animó a pasar a la ofensiva para enfrentar “uno de los más grandes retos que hay ahora mismo en el mundo”.
Debemos, dijo, comenzar por nosotros mismos, “llenarnos de humanidad, hacer carne, nervio, músculo, alma y cuerpo, la humanidad, lo humano”. Agregó que aspiraba a que el evento no pasara como uno más, como algo efímero, sino que de él naciera una “red o movimiento mundial para la batalla de ideas”.
«Qué bueno sería que de este grupo de intelectuales y de hermanos y hermanas del mundo quedara un comité con una red, la cual además debe ir creciendo, cada uno debe llevarse el compromiso de ir creciendo en ideas, en discusión. (…) …para salvar la humanidad, organicemos una red de pensadores y de pensamientos que vaya conformando fuerza crítica, creadora, transformadora, que vaya conformando lámparas o antorchas».
Insistió en la necesidad de promover “un nuevo humanismo”: un concepto que nos conduce directamente a Fidel. Por entonces, el líder de la Revolución Cubana había fundado escuelas de instructores de arte en todas las provincias de Cuba, como una pieza clave de lo que llamó, precisamente, “batalla de ideas”. Los graduados debían trabajar en centros educativos y comunidades y convertirse, según sus palabras, en “abanderados de la cultura y el humanismo”.
Es un lugar común repetir que el Renacimiento desplazó a Dios del centro de todo y colocó allí —supuestamente— al ser humano. Por eso hablamos del “humanismo” renacentista. Cuatro siglos después, el neoliberalismo instaló brutalmente al Dios Dinero en ese sitio central. De ahí que tanto Fidel como Chávez rescataran el término y lo emplearan, cargado de un sentido radicalmente distinto, como símbolo de rebeldía contra el dogma neoliberal y sus consecuencias.
Chávez habló también en aquel Encuentro Mundial de 2004 de la trascendencia que tendría la alianza de la vanguardia del pensamiento anticolonial y antimperialista con los sectores populares y se refirió al inminente nacimiento de “una red de fuerzas sociales y políticas (…) capaz de mover millones de hombres y mujeres a lo largo del continente y, ¿por qué no?, más allá”.
Debo decir que fui testigo, en mi reciente viaje a Caracas, de ese vínculo orgánico entre escritores, académicos, historiadores, periodistas, y lideresas y líderes barriales y comunitarios, todos patriotas, todos bolivarianos, en el evento “A 210 años de la Carta de Jamaica y a 5 años de la fundación del Instituto Simón Bolívar”.
Me impresionó en particular la intervención de una joven indígena yukpa. Su pueblo, aseguró, lleva a Chávez en el corazón y envió un mensaje de amor al Presidente Nicolás Maduro. Y añadió: “No cederemos ni un centímetro de la tierra venezolana. Los yukpas estaremos en la primera línea. ¡No pasarán!”
Fue difícil no conmoverse al escuchar a aquella muchacha, que estaba allí con su bebé de pocos meses de nacido, repitiendo, en Caracas, en 2025, la consigna que Dolores Ibárruri, La Pasionaria, lanzó en Madrid, en julio de 1936. Y es que hoy la República Bolivariana de Venezuela representa para nuestra región y para el mundo una barrera de contención frente a la embestida del imperialismo y del fascismo.
¿Cuál es la fórmula de Venezuela para frustrar los reiterados planes estadounidenses que han intentado destruir el proceso revolucionario?, le preguntó a Chávez un periodista de Al Jazeera (esto lo cuenta Chávez en el propio discurso que estoy comentando). Y su respuesta fue: “un pueblo consciente, pero además un pueblo organizado, un pueblo unido, un pueblo lleno de coraje, lleno de amor”.
A ese pueblo invencible, “consciente”, “organizado”, “unido”, lo hemos visto en las calles de Caracas, en todo el país, “lleno de coraje y amor”, informado en detalle de los peligros y amenazas, pero sin temor alguno, sereno, y también alegre, acudiendo al llamado de su Presidente, alistándose en las milicias, con orgullo, determinación y entusiasmo. Como dijo la joven yukpa, como ha dicho el propio Nicolás, “¡el fascismo en Venezuela no pasará!”
En Caracas pude conversar con compañeras y compañeros venezolanos a quienes quiero y admiro mucho, empezando por el Presidente Maduro, que me invitó a su programa de televisión, y además con Luis Britto García, Ernesto Villegas, Blanca Eekhout, Pedro Calzadilla, Tarek William Saab, Tania Díaz, Jorge Arreaza, Christiane Valles, Ximena González Broquen, Carlos Sierra, Juan Eduardo Romero, Luis Berrizbeitia, por solo mencionar a algunos.
Y en especial me resultó muy útil y muy estimulante intercambiar con mi hermano Miguel Ángel Pérez Pirela, en su cargo de Coordinador General de la Red En Defensa de la Humanidad, sobre la guerra sin tregua que se nos hace en el ámbito de la comunicación, a Venezuela, a Cuba, a todos los que nos negamos a obedecer las órdenes de Washington, y sobre el tremendo compromiso que significa impulsar un proyecto fundado por Chávez y Fidel y alentado decisivamente por los Presidentes Maduro y Díaz-Canel.
Miguel Ángel me mostró lo que ha venido haciendo para ampliar la presencia de la Red en todas las plataformas posibles. Concibió un deslumbrante portal, donde está todo, la memoria más remota y lo que está ocurriendo ahora mismo, comunicados, declaraciones, videos, cápsulas audiovisuales de los participantes en el taller “Soberanía, imperialismo y pensamiento crítico”, entrevistas, programas televisivos, libros, revistas, documentales, es decir, Todo con mayúscula. Un espacio de avanzada, desde el punto de vista estético e informativo, para que resplandezcan las “lámparas o antorchas” con que soñaba Chávez, llamativo, atrayente, pero sin concesión alguna a la frivolidad contemporánea.
Comprendí que esa “fuerza crítica, creadora, transformadora” del pensamiento crítico, que la maquinaria del Imperio y sus aliados trata de censurar todos los días y a todas horas, podría encontrar canales inéditos para llegar muy lejos gracias al talento y al empeño de Miguel Ángel.
Después de estos encuentros con tanta gente lúcida y comprometida, en La Iguana TV, en Telesur, en el Instituto Pueblos, en el Centro de Estudios Latinoamericanos y del Caribe Rómulo Gallegos, en el Instituto Simón Bolívar, en la Universidad Internacional de las Comunicaciones, regresé a La Habana convencido de que los enemigos de Venezuela, que son los enemigos de Cuba, los enemigos de la Humanidad, están condenados a la derrota.
Frente a la barbarie, el odio, la mentira, la estúpida soberbia de quienes se creen “superiores” y pretenden dominar el mundo, siempre vencerá el humanismo revolucionario de Fidel y Chávez.
La Habana, Casa de las Américas, 20 de septiembre de 2025.
