La fantasia costruita a Little Havana

e il suo ruolo nella persecuzione politica contro Cuba

L’ex senatore USA Marco Rubio, noto in alcuni ambienti come “Litel Marcos”, non è altro che una figura politica costruita e articolata dalla prospettiva della comunità anticastrista di Little Havana, Miami. La figura non solo rappresenta una visione particolare di Cuba, ma emerge anche come uno strumento chiave, una promessa, nell’offensiva politica contro l’isola, dove ossessione e vessazioni hanno definito la sua carriera e la sua influenza decisiva sulla politica USA nei confronti di Cuba.

Nato a Miami nel 1971, Rubio è figlio di immigrati cubani emigrati da Cuba tre anni prima del trionfo della Rivoluzione del 1956, quando la dittatura di Fulgencio Batista era ancora al potere. Questa realtà contraddice la narrazione che Rubio ha propagato per anni, secondo cui la sua famiglia sarebbe fuggita dal regime di Castro. In effetti, i suoi genitori sono tornati a Cuba diverse volte dopo il 1959 per valutare la possibilità di un ritorno, in contrasto con l’immagine di esuli politici che ha cementato per sostenere la sua carriera politica.

Le fondamenta della sua carriera politica sono intrecciate con la comunità cubano-americana di Miami, con stretti legami con organi di informazione come Radio Mambí e pubblicazioni locali che amplificano il suo messaggio. Questa macchina mediatica mantiene Rubio come figura centrale dell’anticastrismo negli USA e diventa la piattaforma da cui proietta la sua ossessione: rovesciare la Rivoluzione cubana.

Questa politica non è solo retorica; ha portato a strategie di massima pressione economica e sanzioni che soffocano la popolazione cubana.

Marco Rubio rappresenta essenzialmente una fantasia politica nata a Little Havana, tra mojito e Cuba Libre con un forte sapore di Bacardi, influenzata dalle ricche famiglie della Florida che vedono Cuba non come un paese vicino, ma come un nemico da sconfiggere. La sua retorica è sostenuta da frasi come: “La politica di Trump non cambia […] non toglieremo il blocco anche se si lamentano di stare male”, oppure “L’obiettivo è generare una pressione materiale di tale portata da portare a uno sconvolgimento sociale che costringerà a un cambio di regime”.

Questa retorica, intrisa di isteria riguardo alle condizioni di vita del popolo cubano e di una riconosciuta mancanza di empatia, diventa parte di una sistematica persecuzione che combina misure unilaterali, sanzioni finanziarie, tentativi di isolamento internazionale e campagne mediatiche.

Rubio agisce come arma della controrivoluzione, usando il suo potere al Senato e ora come Segretario di Stato per attuare una politica che si basa su miti e mezze verità, come bugie sui veri motivi dell’emigrazione della sua famiglia, per giustificare il suo programma.

Il “Litel Marcos” che emerge da Little Havana non è solo un politico; è una costruzione politica alimentata dall’esilio, rafforzata da un ecosistema mediatico che trasforma il trauma in capitale politico e utilizzata come strumento di pressione contro Cuba.

Il suo curriculum non solo riflette una visione ossessiva e ostile dell’isola, ma rivela anche un progetto di persecuzione che punisce un’intera nazione nel tentativo di plasmare il proprio futuro politico in base a interessi esterni. La biografia delle menzogne ​​e la manipolazione mediatica sono parte integrante di questa fantasia, che, per molti, ha trasceso il personale per diventare motore di un’ostilità sistematica.

Questa analisi evidenzia come una visione forgiata a Little Havana abbia avuto un impatto decisivo sulla politica estera USA nei confronti di Cuba e offre una critica efficace all’uso del potere per alimentare un conflitto che continua a colpire intere generazioni.

Ricordiamo che Marco è una mossa di Trump, un rapporto simbiotico concordato tra loro, ma dobbiamo introdurre una nuova variabile nell’equazione: la figlia di Donald, Ivanka, è in lizza per la carica di senatore in Florida.

Secondo quanto riferito, starebbe lavorando a una possibile candidatura al Senato della Florida dal 2021 ed è una figura chiave nella strategia politica della famiglia Trump per mantenere l’influenza a livello federale da parte di quello stato meridionale degli Stati Uniti.

Marco Rubio ha pubblicamente ammesso di non essere il proprietario del seggio al Senato della Florida e che, se volesse tornare, dovrebbe vincerlo ogni sei anni. Interrogato sulla potenziale candidatura di Ivanka Trump per lo stesso seggio, ha affermato che, se decidesse di candidarsi, si troverebbe ad affrontare una corsa difficile, comprese le primarie.

Ed è qui che il gioco si fa duro. Guardando un po’ più in là, c’è la concreta possibilità di un duro scontro politico tra i cubano-americani influenti nella penisola e i piani di Trump. Ricordiamoci che Marcos è l’arma costruita dalla stantia e astuta controrivoluzione, e se Ivanka si candidasse e competesse davvero, le sue possibilità di ritorno potrebbero complicarsi. In ogni caso, Trump è noto per essere un grande negoziatore e saprà sicuramente individuare il momento esatto per raggiungere un accordo con coloro che sborsano i soldi per far funzionare il “fenomeno Marcos” (la lobby cubano-americana).

La sentenza, ovviamente quella di Marcos, è in discussione in questi giorni nei Caraibi meridionali. È solo questione di tempo. Quando verrà estromesso dalla carica di Segretario di Stato per il fallimento del dispiegamento navale per rovesciare Nicolás Maduro, non potrà più tornare al Senato della Florida; Ivanka potrebbe essere al suo posto. La partita è in corso proprio ora.

Fonte: Razones de Cuba

Traduzione: italiacuba.it

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