I conflitti e le guerre istigati dagli USA e dall’Unione Europea in Ucraina, nei Caraibi e in Medio Oriente, uniti alle provocazioni del Giappone nel Sud-est asiatico, sono il risultato del crollo dell’ordine instaurato dopo la fine della Guerra Fredda. L’egemonia unilaterale, concepita dagli intellettuali organici del capitalismo neoliberista, è durata appena tre decenni. Gli attuali governanti dell’Occidente sono cresciuti nella convinzione che la loro influenza e il loro potere fossero assoluti e che la storia fosse finita. Donald Trump, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer hanno fatto irruzione sulla scena pubblica congetturando che le controversie strutturali sul futuro globale fossero state superate.
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Gli USA dichiarano il ritorno di una Dottrina Monroe
che non se n’è mai andata del tutto
La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA, recentemente pubblicata, non è un semplice documento dell’apparato diplomatico. È la confessione ordinata di un progetto di riconfigurazione globale in un momento di crisi egemonica: Washington ammette di non poter più dominare ovunque, quindi decide dove stringere il pugno. E la mappa è chiara: priorità assoluta all’Emisfero Occidentale, disciplinamento degli alleati europei e accerchiamento strategico di Cina, Russia e Iran.
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Guerra senza prove: come gli USA fabbricano minacce per agire senza limiti
Nelle ultime settimane, gli USA hanno intensificato la propria presenza militare nei Caraibi e nel Pacifico orientale nell’ambito di quella che descrivono come una risposta a minacce emergenti nella regione. Dichiarazioni recenti di alti funzionari nordamericani, insieme a movimenti operativi su larga scala, hanno riattivato il dibattito sulla natura e la portata di questa strategia. In parallelo, mezzi di comunicazione e centri di ricerca hanno rivelato informazioni che aggiungono nuovi strati di complessità sui criteri, obiettivi e procedure dietro questi dispiegamenti.
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Linciaggi extragiudiziali nei Caraibi
L’affondamento di lance disarmate da parte di effettivi statunitensi costituisce un crimine, non solo dalla prospettiva del diritto internazionale, ma anche a partire dalla legislazione dello stesso Paese.
Trump e l’America Latina
USA e le elezioni in Nostra America
Non è nulla di nuovo, non dovrebbe nemmeno essere una notizia, la politica dell’impero USA di cercare di influenzare a proprio favore i processi elettorali in Nostra America.
Tuttavia, fino ad ora, di solito i funzionari coinvolti avevano negato queste pratiche e inventavano qualsiasi tipo di pretesto, o manovravano per manipolare con sottigliezza l’opinione pubblica al riguardo.
Ricordare la dignità dell’America Latina: un giorno storico per sempre
Il 5 novembre 2005, i presidenti del Venezuela e del Mercato Comune del Sud (Mercosur) – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, accompagnati da altri Paesi, hanno respinto con un sonoro “NO” l’iniziativa dell’Area di Libero Scambio delle Americhe (ALCA) che gli USA tentavano di imporre. Se avesse avuto successo, questa iniziativa avrebbe significato l’abdicazione della sovranità, l’abbandono definitivo dell’indipendenza e l’accettazione di una subordinazione coloniale.
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La CIA come cervello e il Pentagono come braccio nella Dottrina Monroe 2.0
Congiunzione letale
In mezzo a un’escalation senza precedenti nel Caraibi, l’amministrazione Trump 2.0 ha dispiegato una campagna letale inserita in una strategia destituente contro il Venezuela, con ripercussioni negative sul contesto geopolitico più ampio.
Quanto viene presentato pubblicamente come operazione antidroga nasconde, sotto la superficie, un’architettura del potere molto più inquietante: la CIA «fornisce la maggior parte delle informazioni usate per condurre i controversi attacchi aerei letali», secondo fonti a conoscenza delle operazioni citate da The Guardian.
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La partita che si gioca nei Caraibi
E’ ufficiale il passaggio della Bolivia alla destra e con esso, quasi certamente, del suo litio a disposizione della ricchezza nazionale. Dopo l’Ecuador, divenuto un protettorato USA su base criminale, che ha consegnato la sua significativa quota di petrolio agli USA, sembra ridisegnarsi un quadro favorevole per la sete di risorse latinoamericane che alloggia nelle gole statunitensi e, per molti aspetti, spiega alcune delle vere ragioni che spingono la IV Flotta della US Navy nei Caraibi.
CELAC: Cuba denuncia l’escalation militare nei Caraibi
Gerardo Peñalver Portal, ministro ad interim degli Affari Esteri di Cuba, ha partecipato in modalità virtuale alla riunione straordinaria dei ministri degli Esteri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), convocata dalla presidenza pro tempore della Colombia, durante la quale ha denunciato l’accumulo di mezzi militari USA nel Mar dei Caraibi, come riportato dal sito web del ministero degli Esteri.
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Il peso e il significato geopolitico della “nuova” Dottrina Monroe
Coercizione per confinare il continente come spazio esclusivo
Il governo USA sta mettendo in atto una nuova strategia in America Latina e nei Caraibi, secondo le direttive di Donald Trump e del suo segretario di Stato, Marco Rubio. La sequenza degli eventi recenti nella regione, su iniziativa di Washington, suggerisce lo sviluppo di un’agenda strutturata.
In questo modo è stato dispiegato un insieme di azioni, alcune indifferenziate, altre mirate e dirette a singoli paesi. In sintesi:
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Marco Rubio: l’artefice della politica anticubana di Trump
e il suo impatto sull’America Latina
Marco Rubio, attuale segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale ad interim del governo di Donald Trump, è diventato il principale artefice di una politica estera aggressiva e bellicista nei confronti dell’America Latina. Questo politico della Florida di origini cubane, descritto come il flagello della diplomazia USA e definito «impopolare» e «ripugnante» dai suoi critici, ha strumentalizzato la sua posizione per promuovere un’agenda dura contro Cuba, il Venezuela e altri paesi della regione, utilizzando metodi coercitivi e narrazioni false per giustificare azioni destabilizzanti.
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Il narcotraffico in America Latina e lo stratagemma di Marco Rubio
La narrativa imposta dall’amministrazione di Donald Trump, nel dichiarare il «Cartello dei Soli» un’organizzazione narcoterrorista, riflette una strategia più ampia volta a distogliere l’attenzione dai problemi interni degli USA. Mentre si costruisce questa immagine del Venezuela come narco-Stato, altri paesi latinoamericani come Perù, Ecuador, Bolivia e Argentina hanno iniziato a proiettare le proprie crisi legate al narcotraffico, cadendo in una trappola retorica creata dall’influenza del senatore Marco Rubio e del suo entourage nel Dipartimento di Stato.
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La scomoda verità che nasconde la “guerra alla droga” degli USA
Pista: un’agenda geopolitica
Nel saggio ‘Washington y la política de las drogas’, l’accademico ed ex diplomatico canadese Peter Dale Scott sostiene che la cosiddetta “guerra contro la droga” degli USA deve essere compresa al di là del discorso ufficiale. Secondo lui, mentre si parlava di ridurre l’offerta nei paesi produttori e la domanda nelle città statunitensi, si tessero alleanze con reti del narcotraffico, eserciti e agenzie di intelligence per operazioni anticomuniste e controinsurrezionali in diverse regioni del mondo.
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Un fantasma si aggira per le Americhe
La minaccia statunitense verso il Venezuela e l’intera America latina incombe. Viene denunciata la presenza marittima di una flotta statunitense della quale fa parte un sottomarino nucleare nelle acque dei Caraibi in viaggio verso il Sud del continente con a bordo 4500 marines. Gli Stati Uniti giustificano lo spostamento con la “lotta al narcotraffico”. Al momento, alla netta opposizione dei paesi dell’ALBA-TCP, si è aggiunta la Presidente del Messico, che ha reagito condannando ogni forma di interventismo. Continue reading Un fantasma si aggira per le Americhe











