Tag Archives: guerra

Bruno Rodriguez Parrilla sulla guerra

Un’aggressione militare USA contro Cuba provocherebbe una vera e propria catastrofe umanitaria, un bagno di sangue. Perderebbero la vita cittadini cubani e statunitensi, un fatto che solo i politici che non mandano i loro figli e familiari alle guerre possono auspicare.

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Più di 30 legislatori USA chiedono a Trump di frenare i piani militari contro Cuba

Jim Cason e David Brooks, corrispondenti La Jornada

Washington. Più di 30 legislatori federali hanno inviato una lettera al governo di Donald Trump chiedendo di abbandonare i piani di azioni militari contro Cuba, di smettere di usare Guantánamo come centro di detenzione per immigrati e di revocare le sanzioni contro l’isola che alimentano la migrazione.

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Cubainformación: fame o paura

Sottomettere Cuba: per fame o per paura?

Speciale El Batazo

Cubainformación – Parliamo dell’intensificazione, in questi giorni, della guerra psicologica della Casa Bianca contro Cuba, che utilizza i grandi media USA come NBC, CNN, Axios o The New York Times come strumenti di propaganda per giustificare un’eventuale aggressione militare e forzare la resa del governo cubano, che esercita la sua sovranità e si rifiuta di piegarsi al ricatto.

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L’azione militare contro Cuba sembra imminente

Ci sono segnali di un cambio nell’approccio dell’Amministrazione Trump verso Cuba: da una strategia incentrata sulla “massima pressione” a un’altra che potrebbe includere opzioni militari.

Acere

Ci sono segnali di un cambio nell’approccio dell’Amministrazione Trump verso Cuba: da una strategia incentrata sulla “massima pressione” a un’altra che potrebbe includere opzioni militari. Nell’aprile 2026, la Marina USA ha dispiegato un drone MQ-4C Triton per una missione di ricognizione di 12 ore nello spazio aereo cubano, incluse zone vicine all’Avana e alla Baia di Guantánamo, dove si trova la base navale USA. Questo tipo di voli prolungati di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) ad alta quota sono solitamente utilizzati per mappare il terreno, tracciare infrastrutture e attivi militari, monitorare comunicazioni e identificare possibili obiettivi strategici, più che per pattugliamenti di routine.

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Cuba sarà la prossima?

Carlos Novoa (*)

Il pericolo per Cuba è fin troppo reale. Le azioni contro il Venezuela hanno abbattuto quasi totalmente le barriere che trattenevano l’imperialismo nordamericano dal riprendere apertamente la via dell’«hard power» per ricostruire la sua danneggiata egemonia.

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Non ci sarà perdono né oblio

Chi sarebbe il principale responsabile di un’invasione militare a Cuba e della morte di migliaia di persone, incluse donne, bambini, adolescenti, giovani, anziani, civili, di madri, fratelli, figli e nonni, di esseri cari separati da 90 miglia e 67 anni di guerra neocolonial per impadronirsi dell’Isola?

Juan Fernández

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Da Weyler e Mallory al genocidio attuale contro il popolo cubano

Randy Alonso Falcón

Noi cubani abbiamo dovuto pagare caro l’audacia di volere un Paese indipendente e sovrano. Sembra troppa irriverenza di una piccola nazione dei Caraibi agli occhi dei grandi poteri imperiali.

Molto ci fu da combattere in tutto il XIX secolo per liberarci del dominio spagnolo: quello che sterminò i nostri indigeni, che portò schiavi africani contro la loro volontà e sotto la frusta, che si impadronì delle nostre ricchezze e dei nostri destini. Migliaia morirono lottando per vedere Cuba libera, da quel 10 ottobre 1868. Ma quando nella Guerra Necessaria organizzata da José Martí, i mambí cubani iniziarono a superare il dominio militare spagnolo, la risposta del decadente impero fu applicare il genocidio contro il popolo cubano.

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Cuba: il nuovo Emendamento Platt o la lotta per la dignità

Leyner Ortiz Betancourt

“Dammi il giogo, o mia madre, in modo che / posto in esso in piedi, risplenda sulla mia fronte / meglio la stella che illumina e uccide.”

José Martí, “Giogo e Stella”, Versi liberi, 1878

Si può negoziare con la corda al collo? Questa è la prima domanda che bisogna porsi, perché il linguaggio formula anche la realtà così come la intendiamo. Continuare a dire che lo Stato cubano negozia con Washington è poco meno che un eufemismo. Vogliono costringere lo Stato cubano ad un cambio di regime, sia per mezzo di progressive concessioni, a partire da un colpo di stato interno di elementi favorevoli agli interessi yankee, o prodotto di una ribellione popolare conservatrice.

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È possibile replicare la resistenza dell’Iran contro gli USA in America Latina?

Di fronte all’uso della forza degli USA, il grande dubbio è se esista una strategia di difesa simile a quella impiegata dall’Iran

Bruno Sgarzini*

La vittoria strategica momentanea conseguita dall’Iran contro gli USA e Israele obbliga a ripensare una strategia regionale in America Latina che possa assicurare un minimo di sovranità e autonomia. Qualcosa che sembra impensato in tempi di assedi propri della dottrina Donroe nella nostra regione con tristi antecedenti come quello dell’invasione del Venezuela.

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Una portaerei contro un’Idea

Tanto la destra cubana quanto l’amministrazione USA e gli stessi rivoluzionari cubani sanno che Cuba non possiede grandi ricchezze materiali da offrire. Ciò che ha è un’Idea.

Iramis Rosique Cárdenas*

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Il miraggio della “caduta imminente” come pretesto per l’escalation militare

Osservatorio di Guerra Non Convenzionale contro Cuba – Vero García

Nell’attuale fase dello scontro storico che sostiene la Rivoluzione Cubana, il campo di battaglia si è spostato dai confini fisici agli algoritmi. Quello che a prima vista sembrano flussi di informazioni disperse, sono in realtà prodotti di laboratori di intossicazione mediatica progettati per spezzare la resistenza sovrana e creare pretesti per un’invasione militare USA nella Grande delle Antille.

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Cubainformacion: tomahawk contro Cuba?

Tomahawk contro Cuba?

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

Sono già 3500 le persone assassinate in Iran, in due mesi di attacchi combinati di Israele e USA (1). Due regimi brutali che godono, tuttavia, di potenti strutture di protezione mediatica.

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I cubani non si arrendono, Mister Trump

Manuel Viramontez – razonesdecuba

Il 1° maggio, Donald Trump ha affermato con la disinvoltura caratteristica di chi non ha mai dovuto difendere nulla con il proprio corpo, che quando la portaerei Abraham Lincoln tornerà dall’Iran, la metterà a 100 iarde dalle coste cubane e noi cubani ci arrenderemo. Vale la pena soffermarsi su questa frase. Rivela moltissimo su chi la pronuncia.

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Donald Trump sconcertato e senza sapere cosa fare

Arthur González

Di fronte alla sconfitta subita nella sua guerra contro l’Iran – quella che doveva essere una passeggiata della durata non superiore a tre settimane – unita al crollo della sua popolarità all’interno degli USA a causa dell’aumento del costo della vita e del conflitto bellico, il presidente Donald Trump ha firmato il 1° maggio 2026 un altro ordine esecutivo che inasprisce le misure di guerra economica, commerciale e finanziaria contro il governo cubano, mirando ad asfissiare il popolo.

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Antipodi

Randy Alonso Falcón

Lo stesso giorno in cui milioni di lavoratori cubani e le loro famiglie riempivano strade e piazze del Paese per implorare la pace e contro la guerra, contro il blocco e per la vita, il presidente imperiale si rivolgeva a un selezionato uditorio di multimilionari e politicanti della Florida per minacciare di mettere una portaerei a 100 iarde da Cuba e far così arrendere la nazione caraibica (se non rimane incagliata, come lasciano intendere non pochi meme sulle reti).

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