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Pence: un altro tour monroista

Ángel Guerra Cabrera  https://lapupilainsomne.wordpress.com

Il terzo tour latinoamericano di Mike Pence, vice presidente USA, è principalmente finalizzato a porre fine al governo costituzionale del Venezuela. Non è un segreto. I portavoce ufficiali USA hanno ribadito che uno degli scopi del periplo è rafforzare l’isolamento di Caracas e già sappiamo come tradurlo. Per la cronaca, il presidente Nicolas Maduro è stato eletto con una percentuale di voti superiore rispetto alla maggior parte dei presidenti del Gruppo di Lima, abominevole coalizione imperialista anti-venezuelana. Un altro obiettivo del viaggio è il tentativo di calmare gli animi nella regione di fronte alla crudele separazione dei figli dei migranti dai loro genitori ed, in generale, alla politica di tolleranza zero, ripudiata a livello internazionale. Ciò che spiega il suo incontro con i presidenti di Honduras, El Salvador e Guatemala, paesi più colpiti dalla misura.

Ma a parte questo tema, l’inviato di Trump ha viaggiato per qualcosa di più che monitorare e rafforzare la cospirazione contro la patria di Bolivar. Non è un caso che la sua prima visita sia stata al governo golpista del Brasile. Lì c’è il massimo interesse di Washington nel mantenere Lula in prigione per impedire, a tutti i costi, che vinca la presidenza nelle elezioni del prossimo anno il candidato di punta. Immaginiamo il contrario: che significherebbe per l’impero un nuovo governo di Lula in Brasile, il prossimo anno, insieme con l’elezione imminente di Andrés Manuel López Obrador in Messico, due giganti geoeconomici e geopolitici, che con con governi popolari, possono inclinare molto i rapporti di forza in America Latina e nei Caraibi verso gli interessi dei popoli.

Questo risultato costituirebbe un vero incubo per Washington dopo l’enorme sforzo che ha realizzato per distruggere, per diverse vie, i governi progressisti e rivoluzionari della regione. Sia mediante colpi di stato contro i presidenti Manuel Zelaya (Honduras), Fernando Lugo (Paraguay) e Dilma Rousseff (Brasile). Più i tentativi falliti di rovesciare Hugo Chavez e Nicolas Maduro in Venezuela dove, in vista del loro fallimenti, il Comando Sud e la CIA sperimentano il golpe “continuo” preludio dell’invasione militare che ha minacciato il presidente Donald Trump. Inoltre, i golpi falliti e la sovversione permanente contro i presidenti Evo Morales e Rafael Correa (questo fino ad adempiere il suo mandato). Senza dimenticare la feroce campagna mediatica e i tentativi sovversivi contro Cristina Fernández de Kirchner, che hanno notevolmente ostacolato il suo esercizio del governo. Il pacchetto, ovviamente, include il rafforzamento del blocco e della sovversione contro Cuba.

Uniamo questo alla decomposizione dei regimi neoliberali, come si apprezza nella gigantesca impopolarità di Temer e quella crescente di Macri, o lo storico progresso della sinistra in Colombia con Gustavo Petro. Ciò, aggiunto alla crescente resistenza in quei paesi ed, in generale, in Nostra America, contro l’espropriazione, la criminalizzazione delle proteste sociali ed il degrado ambientale causati dal neoliberismo.

E’ facile comprendere perché Pence va, ora, al suo terzo tour cospirativo, in aggiunta a quelli che hanno fatto altri funzionari, tra cui l’ex Segretario di Stato Rex Tillerson, che ha confessato la devozione dell’amministrazione Trump per la espansionista dottrina Monroe. Va inoltre sottolineata la febbrile attività golpista ed interventista contro il Venezuela dei legislatori cubano-americani, in particolare Marco Rubio, specie di scudiero anti-latinoamericano di Trump. Allo stesso modo le tattiche della guerra di IV generazione che preparano in Nicaragua, da anni, questo e altri legislatori della stessa mafia. La legge nota come Nica Act, per privare di crediti la patria di Sandino, è principalmente opera della legislatrice di Miami di origine cubana, Ileana Ross-Lehtinen.

In breve, il viaggio del vicepresidente Pence conferma la tenace volontà di Washington di liquidare i governi popolari, attuali e futuri, nella nostra regione. Ancor più quando l’egemonia USA crolla di fronte all’emergere di Cina e Russia e gli sforzi coronati da successo, di queste, per creare una vasta area di cooperazione asiatica e un’unione di paesi opposti all’egemonismo ed alla guerra.

In Nostra America continua la lotta per la democrazia, l’indipendenza e la giustizia sociale, anche se soffriamo retrocessioni, e gli eventi che stiamo vedendo ci indicano che la vittoria sarà dei nostri popoli. Mettitelo in testa, signor Pence.


Pence: otra gira monroísta

Por Ángel Guerra Cabrera

La tercera gira latinoamericana de Mike Pence, vicepresidente de Estados Unidos, está dirigida principalmente a acabar con el gobierno constitucional de Venezuela. No es ningún secreto. Los voceros oficiales estadounidenses han reiterado que uno de los propósitos del periplo es fortalecer el aislamiento de Caracas y ya sabemos cómo traducirlo. Por cierto, el presidente, Nicolás Maduro ha sido electo por un por ciento superior de votos que la mayoría de los mandatarios del Grupo de Lima, deleznable coalición imperialista antivenezolana. Otro objetivo del viaje es el intento de apaciguar los ánimos en la región ante la cruel separación de los niños migrantes de sus padres, y, en general, la política de tolerancia cero, repudiada internacionalmente. Lo que explica su reunión con los presidentes de Honduras, El Salvador y Guatemala, países más afectados por la medida.

Pero aparte de ese tema, el enviado de Trump ha viajado a algo más que supervisar y fortalecer la conspiración contra la patria de Bolívar. No es casual que su primera visita fuera al gobierno golpista de Brasil. Allí existe el máximo interés de Washington en mantener a Lula en la cárcel para impedir a toda costa que gane la presidencia en las elecciones del año próximo el candidato de lejos puntero. Imaginemos el revés que significaría para el imperio un nuevo gobierno de Lula en Brasil el año próximo, unido a la inminente elección de Andrés Manuel López Obrador en México, dos gigantes geoeconómicos y geopolíticos, que con gobiernos populares, pueden inclinar mucho la balanza de poder en América Latina y el Caribe hacia los intereses de los pueblos.

Ese desenlace constituiría una verdadera pesadilla para Washington después del enorme esfuerzo que ha realizado para arrasar por distintas formas con los gobiernos progresistas y revolucionarios de la región. Sea mediante golpes de Estado contra los presidentes Manuel Zelaya(Honduras), Fernando Lugo(Paraguay) y Dilma Rousseff(Brasil). Más los intentos frustrados de derrocar a Hugo Chávez y Nicolás Maduro en Venezuela donde, en vista de sus fracasos, el Comando Sur y la CIA experimentan el golpe “continuado”, preludio de la invasión militar con la que ha amenazado el presidente Donald Trump. Asimismo, los golpes frustrados y la subversión permanente contra los presidentes Evo Morales y Rafael Correa (este hasta cumplir su mandato). Sin olvidar la feroz campaña mediática e intentos subversivos contra Cristina Fernández de Kirchner, que mucho dificultaron su ejercicio del gobierno. El paquete, claro, incluye el reforzamiento del bloqueo y la subversión contra Cuba.

Unamos esto a la descomposición de los regímenes neoliberales, como se aprecia en la gigantesca impopularidad de Temer y la ascendente de Macri, o el histórico avance de la izquierda en Colombia con Gustavo Petro. Ello, sumado a la resistencia cada día mayor en esos países y, en general, nuestra América, contra el despojo, la criminalización de la protesta social y la degradación ambiental ocasionados por el neoliberalismo.

Es fácil comprender por qué Pence va ya por su tercera gira conspirativa, además de las que han hecho otros funcionarios, como el ex secretario de Estado Rex Tillerson, quien confesó la devoción de la administración de Trump por la expansionista Doctrina Monroe. Debe subrayarse también la febril actividad golpista e intervencionista contra Venezuela de los legisladores cubanoestadunidenses, muy especialmente Marco Rubio, especie de escudero antilatinoamericano de Trump. Igualmente, las tácticas de guerra de cuarta generación que prepararon en Nicaragua desde hace años, este y otros legisladores de la misma mafia. La ley conocida como Nica Act, para privar de créditos a la patria de Sandino, es obra principalmente de la legisladora miamense de origen cubano Ileana Ross-Lehtinen.

En resumidas cuentas, el viaje del vicepresidente Pence confirma la tenaz voluntad de Washington de liquidar los actuales y futuros gobiernos populares en nuestra región. Mucho más cuando la hegemonía yanqui se resquebraja ante la emergencia de China y Rusia y los exitosos esfuerzos de estas por crear una gran zona de cooperación asiática y una unión de países opuestos al hegemonismo y a la guerra.

En nuestra América continúa la lucha por la democracia, la independencia y la justicia social, aunque suframos retrocesos, y los acontecimientos que estamos viendo nos indican que la victoria será de nuestros pueblos. Métaselo en la cabeza Mr. Pence.

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La CIA aumenta le azioni contro la Rivoluzione Cubana

Come negli anni ‘60 del  XX secolo, la CIA riprende i suoi piani contro la Rivoluzione cubana, alcuni copiati da quelli che non hanno dato risultati.

Con il nuovo presidente Miguel Díaz-Canel, al fronte dei Consigli di Stato e dei Ministri, la CIA e l’attuale mandatario degli Stati Uniti, intensificano le loro azioni anticubane utilizzando qualsiasi fantoccio appaia nel cammino disposto compiere i loro ordini.

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Dall’ “assistenza” alla sovversione

Francisco Arias Fernández http://razonesdecuba.cubadebate.cu

I media della stampa internazionale hanno documentato la partecipazione dell’Agenzia degli USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID); del National Endowment for Democracy (NED-Fondazione Nazionale per la Democrazia), del National Democratic Institute (NDI-Istituto Nazionale Democratico) e dei loro sub contrattisti o filiali, che stavano meticolosamente lavorando nel reinventare la “nuova leadership”, intrufolandosi o infiltrandosi, selettivamente, in settori chiave dell’economia, della gioventù, degli studenti, dei medi e piccoli imprenditori, gruppi ambientalisti, di femministe, tra altri, per minare la base di sostegno del governo del Nicaragua.

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La politica estera USA: il circolo estremista si chiude

di Randy Alonso Falcòn (*) da: cubadebate.cu

traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria

Nel mezzo dell’ambiente febbrile che si vive nella Casa Bianca, le recenti nomine del presidente Trump a posti-chiave della sua amministrazione riflettono chiaramente l’accento militarista, di potere forte e di ricatto imperiale che questi sta imprimendo alla politica estera statunitense.

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I politici della Florida e la democrazia cubana

Iroel Sánchez http://espanol.almayadeen.net

La decisione di armare gli insegnanti nelle scuole, proposta dal presidente USA Donald Trump e già approvata dai Comitati per gli Stanziamenti della Camera e dal Senato dello Stato della Florida, è stata immediatamente qualificata come stupida da milioni di utenti e foristi nei social network di Internet e pagine web dei mezzi di comunicazione.

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L’immagine del giorno: Haley e la congiura anti-cubana a Miami

http://www.cubadebate.cu

L’ambasciatrice USA all’ONU, Nikki Haley, si è incontrata, venerdì, presso l’Università Internazionale della Florida (FIU) con i congressisti anticubani Ileana Ros-Lehtinen, Marco Rubio, Carlos Curbelo e Mario Diaz-Balart per discutere, secondo le informazioni, “come si possa rafforzare la democrazia in America Latina e specialmente a Cuba ed in Venezuela”.

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Uso della carta paramilitare contro il Venezuela

http://misionverdad.com

Piano Colombia, un fenomeno importato e la frontiera

 

Durante il governo di Alvaro Uribe Vélez, la Colombia ha vissuto un processo di riconfigurazione del suo territorio a causa dello sfollamento forzato di oltre 2 milioni di persone (prevalentemente di carattere rurale/contadino) che ha prodotto l’occupazione e l’offensiva militare del Piano Colombia ed il paramilitarismo.

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USA ai suoi cittadini: “riconsiderare i viaggi a Cuba”

Anche se Cuba è una delle destinazioni più sicure del mondo e presenta tutti gli standard internazionali, gli Stati Uniti hanno raccomandato ai loro cittadini di riconsiderare i possibili viaggi nell’Isola più grande delle Antille.

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La doppia sconfitta dei nemici di Fidel

Iroel Sánchez  https://lapupilainsomne.wordpress.com

Bisogna situarsi, per un momento, nelle loro menti. Molto lo desiderarono e cercarono di anticiparlo mediante invasioni, rivolte innescate dalla “insoddisfazione economica e dalla penuria” suggerite in un vecchio memorandum a Eisenhower, per il successo di uno dei più dei 600 piani di assassinio a cui la congressista USA, Ileana Ros Lehtinen, ha dato il benvenuto (“I welcome the opportunity of having anyone assassinate Fidel Castro”), o augurando un fatto biologico inevitabile per ogni essere vivente che molte volte fu carne per fake news (notizie false), come si dice oggi.

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Mafia anticubana e le misure di Trump

http://cubasi.cu

Come segnala oggi nella sua versione digitale il quotidiano ufficiale della mafia anticubana di Miami, El Nuevo Herald, un gruppo di senatori e legislatori della Florida si è dichiarato deluso dalla mano morbida mostrata dai burocrati di Washington nell’attuare le nuove misure dell’amministrazione Trump contro Cuba.

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Trump, il blocco e la controrivoluzione della Florida

Carlos Fazio http://www.cubadebate.cu/opinion

Questo mercoledì 1 novembre, il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA a Cuba, dal 1960, segnerà la prima sconfitta della diplomazia di guerra di Washington sotto l’amministrazione di Donald Trump.

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Cuba-USA: in scena i vecchi ragazzotti

Lázaro Barredo http://www.cubadebate.cu

Negli USA si è sempre lavorato alla preparazione di un piano sovversivo integrale contro Cuba adeguato agli eventi, con i suoi rami politici ed ideologici pubblici e le sue operazioni segrete per utilizzare tutti gli strumenti che siano necessari al fine di destabilizzare l’ordine interno nazionale e raggiungere gli obiettivi di distruggere la Rivoluzione.

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Le mani di Marco Rubio in Venezuela

L. Alberto Rodríguez  http://www.buitresenlaciudad.press

Molta gente pensò che la carriera di Marco Rubio sarebbe terminata dopo aver perso la nomina del Partito Repubblicano contro Donald Trump. Ma in politica nessuno può essere dato per morto a meno che stia tre metri sotto terra. Questa consegna sembra averla appresa bene il senatore della Florida, giacché si trova tessendo, in questo momento, il suo prossima lancio alla Casa Bianca, nelle elezioni del 2020. Curiosamente non lo fa negli USA, ma in territorio latino-americano, principalmente in Venezuela, dove questo politico ha trovato un filone da sfruttare.

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La sfida di Rosa María Payá Acevedo

Arthur González https://heraldocubano.wordpress.com

Rosa Maria Paya Acevedo, figlia di controrivoluzionario Oswaldo Paya Sardinas, al conoscere un reportage della tv cubana dove smascherano le sue azioni finanziate dagli USA contro il governo dell’isola, ha scritto un Twitter: “sfido il governo cubano che mi conceda cinque minuti del notiziario per esporre le mie considerazioni”.

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Chi è Marco Rubio?

Dalia González Delgado http://www.granma.cu

Le elezioni di medio termine del 2010 portarono alla ribalta della vita politica nazionale USA Marco Rubio, che divenne senatore repubblicano per lo stato della Florida.

La sua carriera, di rapida ascesa, passò attraverso i canali che lo vincolano direttamente con l’ala più conservatrice di quanto potremmo qualificare come estrema destra cubano-americana.

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