La vittoria dell’ultradestra di José Antonio Kast in Cile è stato un colpo per le sinistre latinoamericane, persino più forte di quello provocato dal trionfo di un altro esponente di destra, Rodrigo Paz, in Bolivia. La mappa politica del Sud America, come diffusa da vari media internazionali, appare blu nel suo fianco centro-occidentale, con destre trionfanti in Ecuador, Perù, Cile, Argentina, Paraguay e Bolivia, mentre mostra toni rossi a nord e est con Colombia, Venezuela, Brasile e Uruguay. Non sono mancate le ragioni a Javier Milei per sostenere che “la libertà” avanza in America Latina, frase completata da Kast: “Ristabiliremo la legge”.
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Cubainformacion: destra antipatriottica
Destra di Brasile e Colombia sostiene le sanzioni USA contro il proprio paese: vi ricorda Cuba?
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
A Cuba esiste un limite di dieci anni per esercitare la presidenza del paese, secondo la Costituzione del 2019, approvata in referendum dall’86% del voto popolare (1).
Al contrario, in El Salvador il Congresso ha appena approvato la possibilità della rielezione presidenziale indefinita, a favore dell’attuale presidente Nayib Bukele (2). Ma quale dei due paesi sarà, per i grandi media, una “dittatura” (3) e quale una “democrazia” (4)?
Gli USA rafforzano il controllo sul Perù
Il 7 giugno 2021 si è verificato un terremoto politico in Perù. Un outsider della politica, l’insegnante rurale Pedro Castillo, è stato eletto Presidente della Repubblica con la promessa di trasformare un sistema politico ed economico costruito su grandi abissi tra la popolazione peruviana.
Giustizia dietro le maschere
Gli esempi attuali di «giustizia», che non si adattano al precetto «di dare a ognuno quello che gli corrisponde, ossia organizzare una società secondo i principi d’onestà, equità e la ragione», si moltiplicano ogni giorno, mentre l’utilizzo della politicizzazione e manipolazione di processi penali e d’accuse senza fondamenta divengono un ricorso molto frequente, come parte della realtà di oggi.
Contenziosi elettorali: il caso venezuelano in prospettiva regionale
Le impugnazioni e, in generale, i ricorsi elettorali sono stati procedimenti frequenti in molti paesi della regione. Come affrontato in un’analisi precedente, solo nel 2023 in Paraguay e Guatemala sono stati impiegati tali strumenti, mentre nel 2024 la candidata sconfitta in Messico, Xóchilt Gálvez, ha richiesto l’intervento del tribunale supremo per dirimere alcune controversie sorte durante le elezioni presidenziali.
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Uno straordinario discorso di un deputato peruviano
Il deputato Guillermo Bermejo, intervenendo nell’aula del Parlamento peruviano, ha regalato un meraviglioso discorso che ha messo a nudo tutte le ipocrisie di un paese che ha il suo ultimo presidente eletto in carcere e che pontifica sulla democrazia in Venezuela.
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Il Venezuela non è l’eccezione bensì la regola a livello istituzionale
Recenti controversie elettorali risolte dai tribunali nella regione
Esaminando le elezioni presidenziali recentemente svolte nel continente, si osserva che i ricorsi contenziosi elettorali, ovvero, i mezzi tecnico-giuridici di impugnazione, espressi in pareri giudiziari e reclami di vario tipo, sono procedure frequenti in un gran numero di paesi.
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Cubainformacion: Cuba sicura
Cuba continua ad essere un paese sicuro?
Allerta, titolo d’impatto! “Cuba vive un’escalation di violenza che include omicidi, aggressioni e rapine” (1). L’Isola non è più quel paese sicuro, dove si può passeggiare tranquillamente giorno e notte (2)? Ah, è pubblicato da Martí Noticias, il media di propaganda contro Cuba del Governo USA.
Dietro l’ingresso di truppe ed armi USA in Perù
Il 31 maggio scorso il governo peruviano ha autorizzato l’ingresso di militari USA, con relativo armamento, nel Paese andino sia via aerea che marittima. Secondo l’amministrazione di Dina Boluarte, lo scopo sarebbe quello di realizzare attività di cooperazione e addestramento con le Forze Armate e la Polizia Nazionale peruviane.
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Perù senza maschere
Sebbene fosse noto che l’ambasciata USA a Lima è quella che dirige l’intero processo politico che sta vivendo il popolo peruviano, ora con la decisione presa il 31 maggio 2023, di autorizzare l’ingresso in quel paese andino di oltre 1000 militari yankee con il loro armamento, con la debole giustificazione di “addestrare” le forze armate e la polizia, la presidentessa golpista Dina Ercilia Boluarte Zegarra, si è appena tolta la maschera e dimostra al mondo di essere totalmente sottomessa a Washington.
Dina: NO al popolo, SI all’Impero
Il sindaco di Lima non ha esitato a sostenere Dina Boluarte e ha assicurato che il suo gabinetto è “uno dei migliori che abbia mai visto”.
La crisi politica e sociale del Perù continua ad aggravarsi con un presidente imposto e sostenuto finora dall’oligarchia locale e dall’imperialismo, con un Congresso screditato e controllato dalla destra, riluttante ad anticipare le elezioni che lo farebbero sparire, pur di mantenere il suo mandato fino al 2026.
Perù’: epicentro dell’instabilità politica latinoamericana
di Andrea Vento
In meno di 5 anni si sono alternati ben 6 presidenti: l’ultimo, Pedro Castillo esponente di sinistra, è stato deposto il 7 dicembre 2022 scatenando una massiccia sollevazione dei popoli originari, brutalmente repressa dal governo illegittimo dell’ex vicepresidente Dina Boluarte. Un breve excursus delle travagliate vicende politiche peruviane dalla dittatura di Fujimori alle proteste contro la repressione in atto e a favore di imminenti elezioni presidenziali e una nuovo iter costituente.
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Intervista a Luis Alejandro Bazalar, il prete che vuole diventare presidente
Geraldina Colotti
Il regime di Dina Boluarte, che sta insanguinando il Perù dopo il golpe istituzionale contro il presidente Pedro Castillo, avrebbe potuto aggiungere una vittima in più a quelle (oltre 60) che sono cadute sotto i colpi della repressione: il sacerdote diocesano Luis Alejandro Bazalar Garcia, sceso in piazza a manifestare, a fianco delle comunità indigene che protestano da tre mesi, e che ha dovuto lasciare il paese. Ora si trova in Venezuela, dove lo abbiamo incontrato.
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Cubainformacion: HRW
Human Rights Watch: difendere la repressione in nome dei diritti umani
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
Il silenzio mediatico sulla repressione poliziesca e militare in Perù, che ha già causato, in due mesi di crisi politica, più di 65 morti è scandaloso.
Se passiamo in rassegna i titoli della stampa aziendale (El País, Le Monde, CNN, Miami Herald, El Comercio, El Mundo, ecc., ecc.) difficilmente leggeremo parole come “repressione”, “regime” o “diritti umani (1) (2). Tutto si riduce a “disturbi e alterchi” dopo il “fallito autogolpe di stato” dell’ex presidente Pedro Castillo (3).
Nello stile Monroe, ciò che gli interessa sono le risorse naturali
Il Perù si è convertito in un pezzo fondamentale del dispiegamento militare USA nella regione, con l’installazione di basi nella giungla di quel paese e dei Centri Operativi di Emergenza Regionale
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