Tra sovranità, consumo e narrative di potere
Domanda principale
Cosa significa realmente “dare libertà a Cuba” nell’attuale contesto politico, economico e geopolitico?
Continue reading Cosa significa realmente “dare libertà a Cuba”?
Tra sovranità, consumo e narrative di potere
Domanda principale
Cosa significa realmente “dare libertà a Cuba” nell’attuale contesto politico, economico e geopolitico?
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Di fronte all’attuale scenario di massima pressione da parte del governo USA — inasprimento del blocco economico, velate minacce militari, sanzioni finanziarie asfissianti e una campagna mediatica che pretende di installare una matrice di sconfitta — numerosi analisti e funzionari USA, accompagnati da un intreccio di piattaforme sovversive finanziate dal governo USA, diffondono una narrativa che presenta Cuba come un Paese sull’orlo del collasso, sul punto di piegarsi alla pressione esterna.
Continue reading Cuba: sovranità, resistenza e dialogo senza capitolazione
Nelle ultime ore, una dichiarazione del presidente Donald Trump ha fatto il giro del mondo. Seduto nello Studio Ovale, ha affermato che sarebbe un “onore prendere Cuba” e che potrebbe “liberarla o prenderla” perché, secondo le sue parole, è una “nazione molto indebolita” e può “farne ciò che vuole”.
Continue reading L’arroganza dell’impero e la dignità di un popolo
— Dammi il giogo, o mia madre, in modo
che postovi in piedi, risplenda sulla mia fronte
meglio la stella che illumina e uccide.
José Martí, «Yugo e Estrella», Versi Liberi, 1878
Si può negoziare con la corda al collo? Questa è la prima domanda che bisogna porsi, perché il linguaggio formula anche la realtà così come la intendiamo. Continuare a dire che lo Stato cubano negozia con Washington è poco meno che un eufemismo. Lo Stato cubano viene costretto a un cambio di regime, sia attraverso progressive concessioni, a partire da un colpo di stato interno di elementi favorevoli agli interessi yankee, o prodotto di una ribellione popolare conservatrice.
Continue reading Il nuovo Emendamento Platt o la lotta per la dignità

Questi tempi non sono per dormire con il fazzoletto in testa, bensì con le armi sotto il cuscino
José Martí
Editoriale de La Tizza
Una riedizione delle incursioni militari su piccole imbarcazioni provenienti dagli USA — pratica mai abbandonata sin dal suo esordio negli anni 60 — con lo scopo di provocare un principio di ribellione nel Paese, è fallita nuovamente in modo fragoroso la mattina del 25 febbraio, quando dieci mercenari armati fino ai denti sono stati sconfitti da cinque guardie di frontiera cubane, una delle quali è rimasta ferita. Il tentativo di testare la disposizione combattiva è fallito e rimane solo il clamore mediatico a Miami. Niente di nuovo sotto il sole.
Continue reading Nessuno di coloro che fece concessioni per sopravvivere, sopravvisse
sovranità, disinformazione e provocazione in acque cubane
Ci sono eventi che, al di là della loro immediatezza drammatica, diventano un campo di battaglia per il significato. Non accade solo qualcosa, ma si contesta cosa sia stato, chi lo definisca, con quali parole lo si narri, con quali interessi venga strumentalizzato, e ancor di più se questo “qualcosa” accade a Cuba. Quanto accaduto nella mattina di questo 25 febbraio, nelle acque a nord di Villa Clara, appartiene a quella categoria in cui un fatto concreto – con coordinate politiche, giuridiche e simboliche – si tenta rapidamente di dissolverlo nel rumore dell’insinuazione, del titolo egemonico e della matrice del discredito.
Lassana Tunkara – REDH-Cuba
Quando la pressione economica si trasforma in coercizione politica, la questione non è più ideologia: è principio.
Ho ammirato la Rivoluzione Cubana da quando ho studiato la storia dei movimenti di liberazione. Non perché fosse perfetta. Non perché i suoi dirigenti fossero al di là di ogni critica. Ma perché in un mondo plasmato dall’impero, una piccola isola a novanta miglia dagli USA ha osato insistere sulla dignità.
Continue reading Cuba: una questione di sovranità per l’Africa.
Una volta noti i risultati delle elezioni generali —al primo e al secondo turno—, dopo la sorpresa del primo turno (dove è emerso il cosiddetto “voto Lara”), le sorprese si sono dissolte nel secondo. In fondo, è stato lo stesso Lara a sottrarre voti, ma l’apporto di Juan Pablo contro Tuto ha pesato di più. Tuttavia, ciò che colpisce è la quantità di sostenitori del MAS che si attribuisce la vittoria: nemmeno Evo Morales ne è rimasto fuori, anche se lo fa in tono di avvertimento… dietro al quale, però, si intravede il riconoscimento che il suo voto duro si è spostato a destra —una constatazione anche dura, dolorosa (con una ridondanza più che giustificata).
Dall’annuncio dei dazi trumpisti contro il Brasile, nessuna parola è stata ripetuta più di “sovranità”. Il presidente Lula insiste sul fatto che Trump “non può” fare questo perché il Brasile è “sovrano” e, in quanto tale, decide i propri affari interni (come il caso giudiziario di Bolsonaro) in piena autonomia, senza dover rispondere a nessun altro Paese.
Tra obbedienza acritica e manipolazione esterna, Cuba continua a tracciare il proprio cammino. E in questo percorso, la gioventù emerge non come semplice spettatrice, bensì come soggetto politico a pieno titolo.
Continue reading Connettività, sovranità e guerra simbolica: il doppio standard contro Cuba
“Quando me ne sono andato, il Venezuela stava sul punto di crollare. Ce ne saremmo impossessati, ci saremmo tenuti tutto quel petrolio”: questa dichiarazione dell’ex presidente USA Donald Trump nel bel mezzo di un comizio elettorale ha provocato un terremoto politico in Venezuela, e le sue conseguenze possono essere profonde oltre che determinanti per il ciclo politico ed elettorale dell’anno 2024.
Questo 15 febbraio ricorre il 125° anniversario dell’esplosione che distrusse la corazzata USS Maine nel porto dell’Avana nel 1898, dando inizio alla guerra ispano-americana. La vittoria sulla Spagna, ottenuta in soli cinque mesi, rese realtà un’ambizione USA che risaliva ad un secolo prima: il dominio su Cuba. Quel dominio durò mezzo secolo fino a quando Fidel Castro ne pose bruscamente fine nel 1959, ma lasciò un segno indelebile nella psiche dei politici di Washington: l’idea che Cuba non sia veramente una nazione sovrana bensì che appartenga legittimamente agli USA.
Agustín Lage https://lapupilainsomne.wordpress.com
Il paese è nelle mani dei giovani. Lo è sempre stato: Martí aveva 16 anni quando scrisse “El Presidido Político en Cuba”, Mella aveva 22 anni quando fondò il Partito Comunista, Guiteras aveva 27 anni quando ordinò la nazionalizzazione della Società Elettrica, anche Fidel aveva 27 anni quando assaltò la Caserma Moncada ed il Che aveva 30 anni quando prese Santa Clara.
Continue reading Per Cuba, Sovranità e Socialismo sono la stessa cosa