Tag Archives: Valeriano Weyler

Trump e Weyler: accerchiare e dominare per fame

Tatiana Coll* La Jornada

Il presidente del Consiglio dei Ministri, dittatore della Spagna e restauratore della monarchia, Cánovas del Castillo, di fronte al successo travolgente dell’invasione dell’Occidente da parte degli indipendentisti, dichiarò di essere disposto a mantenere il dominio su Cuba “fino all’ultimo uomo e all’ultima peseta”. Per garantirlo, nominò il generale Valeriano Weyler, il 10 febbraio 1896, al comando dell’esercito spagnolo nell’isola. Era già ben noto ai cubani, poiché fin dalla prima guerra dei dieci anni, aveva fucilato intere famiglie, bruciato e saccheggiato interi villaggi. In questa occasione si sarebbe realizzata una vera e propria guerra di sterminio, la cui strategia centrale sarebbe stata “concentrare le famiglie contadine” anche se ciò avesse portato “miseria e fame orribili”.

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L’armageddon a Cuba, secondo Marco Rubio

Se Donald Trump è il “bullo del quartiere”, Rubio è l’incaricato di fabbricare le scuse che giustificano la sua condotta.

Jesus Arboleya

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Da Weyler e Mallory al genocidio attuale contro il popolo cubano

Randy Alonso Falcón

Noi cubani abbiamo dovuto pagare caro l’audacia di volere un Paese indipendente e sovrano. Sembra troppa irriverenza di una piccola nazione dei Caraibi agli occhi dei grandi poteri imperiali.

Molto ci fu da combattere in tutto il XIX secolo per liberarci del dominio spagnolo: quello che sterminò i nostri indigeni, che portò schiavi africani contro la loro volontà e sotto la frusta, che si impadronì delle nostre ricchezze e dei nostri destini. Migliaia morirono lottando per vedere Cuba libera, da quel 10 ottobre 1868. Ma quando nella Guerra Necessaria organizzata da José Martí, i mambí cubani iniziarono a superare il dominio militare spagnolo, la risposta del decadente impero fu applicare il genocidio contro il popolo cubano.

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Da Weyler a Trump: il manuale dell’assedio in Instrument Serif

Jorge Enrique Jerez Belisario

Immaginate le sale operatorie dove gli interventi d’urgenza dipendono da un generatore che non può più essere alimentato; o le terapie intensive neonatali dove le incubatrici si spengono all’improvviso; le banche del sangue dove si perdono farmaci oncologici, antiretrovirali e insulina per mancanza di refrigerazione; comunità dove l’acqua non arriva perché le pompe elettriche sono ferme.

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Il blocco economico, commerciale e finanziario USA contro Cuba

un caso di genocidio al rallentatore

José R. Oro

I

Forse le pagine più tristi della storia umana sono relazionate alla parola genocidio, che merita una definizione chiara, uno studio attento e un ripudio senza compromessi. Viviamo in un’epoca in cui lo sviluppo tecnologico consente genocidi su una scala precedentemente sconosciuta, al punto da poter distruggere l’umanità in un istante, né più né meno. Il termine “genocidio” fu usato per la prima volta, nel 1944, da Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco fuggito, nel 1939, dalle persecuzioni naziste: “L’attuazione di azioni coordinate destinate alla distruzione degli elementi decisivi della vita dei gruppi nazionali, con l’obiettivo del loro annientamento”.

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Perché non comprendono i cubani?

Dentro questa casa insulare e amata, la grande famiglia conosce i propri errori, i propri svarioni, capisce che deve sbagliare di meno e lavorare di più, si fanno le critiche più aspre e si mette al suo posto chi se lo merita, ma famiglia al fine, non si ammettono estranei ficcando il naso dove non sono chiamati o vicini ipocriti che indicano nei con le stesse dita che usano per cercare di cavarci gli occhi

Miguel Cruz Suarez

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Cubainformacion: difensori della democrazia o dell’impero?


Difendere la democrazia a Cuba o il genocidio dell’Impero spagnolo?

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

Il quotidiano monarchico spagnolo ABC ci ha già abituato alle sue cronache nostalgiche sull’Impero spagnolo. In esse, storici neofranchisti ci parlano della “eroica gesta” (1) di quegli ”agguerriti” “eroi” (2) che non poterono evitare l’indipendenza di Cuba; si lamentano dell’ “esodo che videro protagonisti migliaia di spagnoli espulsi dall’America” ​​dopo i processi di indipendenza (3); o difendono la figura di conquistatori come Francisco Pizarro, che affermano “non era un genocida” (4).

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50 verità sulla dittatura di Fulgencio Batista (II)

Salim Lamrani – http://operamundi.uol.com.br (link alla I parte)

batista_altares24726. Fidel Castro, che firmò un’alleanza con il Direttorio Rivoluzionario nella lotta contro Batista, era in disaccordo con l’assassinio politico: “Eravamo contro Batista ma non abbiamo mai cercato di organizzare un attacco contro di lui e avremmo potuto farlo. Era vulnerabile. Era  molto più difficile combattere contro il suo esercito nelle montagne o provare a prendere una fortezza che era difesa da un reggimento. Quanti c’erano nella caserma Moncada, quel 26 luglio 1953? Quasi un migliaio di uomini, forse di più. Preparare un attacco contro Batista ed eliminarlo  era dieci o venti volte più facile, ma non l’abbiamo mai fatto. Forse il tirannicidio  è servito qualche  volta nella storia per fare la rivoluzione? Nulla cambia nelle condizioni oggettive che generano una tirannia […] Non abbiamo mai creduto nell’omicidio dei leader […], non credevamo che si annullava o si liquidava  un sistema,  eliminando i suoi leader. Combattevamo le idee  reazionarie, non gli uomini”.

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La vera dissidenza cubana

http://percy-francisco.blogspot.it

patria

Da anni, è diventato di moda parlare della “dissidenza cubana” e chiamare “dissidenti” chiunque che, per uno stipendio pagato dall’estero, per un visto di uscita, un sacchettino di regali o qualsiasi beneficio materiale, decida  tradire  il suo stesso popolo, servendo il  nemico di sempre della nostra nazione. Sembrerebbe che sono loro quelli che scrivono la storia di Cuba.

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