Discorso pronunciato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e di Ministri, nella chiusura del IV Incontro Internazionale degli Economisti. Palazzo delle Convenzioni.

 

 15 febbraio 2002,"Anno degli Eroi Prigionieri dell'Impero".

 

 

Distinti invitati,

 

Mi avete assegnato un compito veramente difficile. In questo momento mi piacerebbe avere l'eloquenza e l'erudizione di molti, direi di quasi tutti coloro che hanno parlato qui.

 

Tutta la mia vita ho cercato l'essenza dei fatti, e a partire da questa, ho cercato di indovinare ciò che accadrà o che può accadere. A volte le cose non avvengono quando si desidera, o non accadono tanto presto e poi succedono; non credo di essere l'unico che si sia sbagliato in alcune previsioni. Tutti sanno che i rivoluzionari desiderano sempre che le cose accadano al più presto e queste invece  tardano un po'.

 

Noi abbiamo tentato di cominciare la Rivoluzione nel 1953 e abbiamo dovuto dopo rassegnarci, e aspettare cinque anni, cinque mesi e cinque giorni, sembra un fenomeno cabalistico vero? - non è un termine derivato da Cavallo (ex ministro argentino N.d.T.), ma da una parola che appare nel dizionario.

 

Abbiamo qui ascoltato - e ho avuto il privilegio di partecipare a quasi tutte le sedute in plenario - cose molto interessanti. Abbiamo partecipato alle quattro riunioni annue di economisti e sono notevoli le differenze tra la prima e quest'ultima, bisognerebbe domandarsi perché. Non darò risposta, bisogna domandarsi, anzi, comprendere che sono gli avvenimenti degli ultimi anni quelli che, in pratica, hanno cambiato perfino il linguaggio che è stato usato in questa riunione.

 

E’ notevole quanto abbiamo imparato negli ultimi tre anni e, soprattutto, negli ultimi due anni, e in modo molto speciale, ciò che abbiamo imparato negli ultimi sei mesi, di fronte a fatti che si prevedevano e oggi sono diventati realtà.

 

In quella prima riunione del 1998 eravamo ancora alla fine della storia, e ciò che vediamo oggi ci sembrava allora lontano. Ci furono mesi, semestri e anni di crescita economica, miracoli in Giappone, che smisero di esserlo circa quattro anni fa, anche se si parlò tanto di quel miracolo, miracoli nell'oriente asiatico che sembravano definire un corso irrefrenabile; miracoli nell'economia dei nostri vicini del Nord, che registravano ogni giorno che passava senza una crisi e lo facevano tutti i giorni, fino alla fine del 2000, quando cominciarono ad essere evidenti alcuni indici di riduzione della produzione industriale. Allora, d'immediato cominciarono ad apparire teorie conosciute: che il fatto che ci fossero tanti mesi continui di retrocesso della produzione industriale era già un problema serio per l'economia, che ciò significava una caduta, una recessione, ecc.

 

Cominciò la riduzione degli impieghi negli Stati Uniti e a svilupparsi quello che molti aspettavano, quale conseguenza inevitabile del modo in cui era cresciuta quella economia e dei cambiamenti avvenuti. Tutto era cambiato.

 

In riunioni come questa ci si rende conto della relatività dei fatti, delle personalità storiche, delle interpretazioni di ogni avvenimento. Fino adesso si parlava di quanto ingiusto era l'ordine economico, le istituzioni finanziarie, sia globali che regionali, perché queste ultime dipendono dalle prime. E quando qui ci riferiamo ad alcune di queste istituzioni lo facciamo senza l'animo di ferire le persone o i loro rappresentanti che ci accompagnano, contribuendo a dare a questa riunione il carattere che si voleva, quello di un dibattito di idee, di posizioni e di punti di vista, poiché non dobbiamo avere nessun timore di ascoltare qualunque punto di vista.

 

Sin dalla prima riunione conoscevo gli animi di molti partecipanti nei confronti dei rappresentanti delle suddette istituzioni. La prima di tutte che assistette fu la Banca Mondiale, è stata presente in tutte e quattro le riunioni; in questa occasione ci sono state cose nuove, personalità molto importanti che allora non sarebbero venute, non avrebbero avuto molto da dire, e invece questa volta abbiamo potuto contare sulla presenza di alcune di esse: due premi Nobel di Economia e un Premio Nobel della Pace, anche se questi più di una volta ci ha fatto l'onore di partecipare a riunioni nel nostro paese. Dagli Stati Uniti, attraverso la televisione, abbiamo potuto ascoltare colui che, da quanto si dice, sarà un futuro premio Nobel, e forse lo sarà; tuttavia, non so se là quelli che decidono i premi Nobel avranno il coraggio di concedere tale onore, con il relativo elevato ammontare, a coloro che decidono di parlare con chiarezza sulle realtà che oggi stanno vedendo.

 

Nel 1998 cosa ci poteva dire l'illustre accademico e professore Joseph Stiglitz, che non era ancora premio Nobel, quando ancora non c'era questa crisi, forse c'era quella del sud est asiatico che fu la prima dopo quella messicana, che però, non si collega a quella del Lontano Oriente iniziatasi nel 1998. Oggi queste sono realtà avvenute una dietro l'altra.

E qui meditando, perché non facevo altro che meditare e meditare mentre gli altri parlavano, seguendo il programma, prima sulle questioni economiche, tra cui la situazione argentina occupò uno spazio importante, precisamente perché -come commentavo a Pérez Esquivel dopo la conclusione della seduta del pomeriggio- Argentina era il paradigma della globalizzazione neoliberale e oggi è il paradigma del fallimento della globalizzazione neoliberale.

 

Si è parlato molto, cercando di spiegare cause e possibili soluzioni, sul tema riferito all'economia e alla globalizzazione, e questo argomento ha occupato, potremmo dire, circa un 30% o un 40%, forse più, del nostro tempo.

 

Si toccarono altri temi di tipo economico in qualche modo collegati al programma dell'evento. Non ho potuto ascoltare oggi quanto è stato raccontato, -credo dal professore Borón- sull'accordo multilaterale di investimenti; però è un fatto abbastanza noto. Fu qui citato come una delle prove di cose che si possono fare, come fu il caso della denuncia opportuna di quella cospirazione, e la chiamo in questo modo perché si svolse secondo le regole preferite dei padroni del mondo: la cospirazione.

 

Sì, dicevo padroni del mondo, perché alcune delle suddette istituzioni non esistono di per sé, esistono perché c'è un sistema mondiale di dominazione. Tali istituzioni hanno dei padroni molto noti, sia il FMI che la Banca Mondiale, anche se le loro missioni erano diverse.

 

Io penso che la Banca Mondiale è stata trascinata e costretta ad abbandonare i compiti che le vennero concessi alla fine della guerra, che erano quelli di promuovere lo sviluppo sociale, e i fondi li hanno destinati interamente a operazioni di salvamento. Conosco l'opinione della maggioranza dei partecipanti a questa istituzione, che si oppongono ai compiti che gli sono stati imposti e gli impongono tuttora, anche se lì non esiste il diritto al veto che il nostro potente vicino del Nord esercita in modo assoluto nel Fondo Monetario Internazionale. Mai -come succede nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU - si prenderà una decisione a cui loro si oppongano, perché il diritto al veto lo hanno esercitato in quella sede cinque o sei volte in più degli altri membri del Consiglio di Sicurezza tutti insieme.

 

Se ciò avviene nientemeno che nell'istituzione che rappresenta il mondo, in quell'embrione di autorità internazionale, di autorità mondiale, a cui gli vengono negati perfino i soldi per il proprio mantenimento, immaginate cosa faranno con il Fondo Monetario Internazionale, e io prego tutti coloro che sono qui in rappresentanza di questa celebre istituzione di accogliere qualsiasi menzione o allusione alla medesima come una critica al sistema, a una concezione e non ai professionisti che in essa lavorano, o vanno e vengono, e dove nemmeno tutti i criteri sono esattamente uguali. Alcuni sono favorevoli ad alcune concezioni e altri ad altre meno estremiste di destra, meno radicali, meno brutali.

 

Magari nel futuro...Beh, e anche senza "magari", le riunioni saranno ogni volta più interessanti, perché se in sei mesi la quantità di notizie è stata così grande che ha generato queste importanti discussioni, non c'è dubbio che le cose che accadranno nei prossimi dodici mesi meriteranno analisi profonde, poiché ci sono stati dei cambiamenti trascendentali sia nel campo economico che nel politico.

 

Bisognerà analizzare anche come va avanti il famoso ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe. N.d.T.), su cui abbiamo discusso qui. E' un argomento che poco tempo fa è stato discusso all'Avana in un evento sul tema concreto e si è dibattuto anche nel Foro di San Paolo svoltosi in questo Palazzo. Sull'ALCA quasi tutti gli intellettuali e le persone che pensano, che hanno conoscimenti, hanno ormai definito i loro punti di vista e come norma, nella stragrande maggioranza, si oppongono ad essa.

 

Il pericolo dell'ALCA non è nei punti di vista degli intellettuali, degli economisti e dei pensatori politici; il pericolo dell'ALCA è la mancanza d'informazione sufficiente delle masse dei popoli del nostro emisfero, molti dei quali hanno elevati indici di analfabetismo, e centinaia di migliaia di persone senza alcuna formazione che gli consenta di conoscere e capire, a eccezione di coloro che hanno esperienze personali a riguardo, teoricamente cos'è l'ALCA.

 

Guardate come si è indebitato il nostro emisfero. Non sottoposero mai i prestiti a consulta ai parlamenti, molte volte nemmeno ai Consigli di Ministri; erano ministri di Economia e Finanze quelli che, più o meno con il consenso delle più alte autorità politiche, decidevano. Persino i grandi debiti -e credo che qualcuno lo ricordava in questa sede- si cominciarono a contrarre in modo massiccio sotto i governi tirannici, governi sanguinosi, che non consultarono nessuno. Se per caso quel debito e le sue conseguenze contribuirono in qualche modo a che ci fosse la cosiddetta apertura democratica, senza dubbio una situazione migliore di quella che c'era, perché cessarono in grande parte le "desapariciones" (scomparse. N.d.T.), cessarono in grande parte gli assassini, si ridusse in modo considerevole la repressione, che non è ancora cessata né tanto meno; ma tutti quegli enormi debiti si generarono a spalle del popolo. Molte volte la banca privata o i governi volevano far credere al popolo che i prestiti di 10 o 20 miliardi del Fondo Monetario Internazionale erano la grande soluzione alla crisi economica che soffrivano. Nessuno sapeva le conseguenze di ciò, non potevano capirlo.

 

Nell'anno 1985, 17 anni fa, ci furono importanti riunioni a Cuba di studenti latinoamericani, di contadini latinoamericani, di donne latinoamericane, di organizzazioni di lavoratori del continente e di personalità politiche e intellettuali di ogni settore. Le riunioni non si potevano realizzare qui, si svolsero nel "Carlo Marx", che ha circa 6 000 posti, furono giorni e giorni di analisi, di discorsi, 100, 120, 130 discorsi, sì, è vero, e dovevamo ascoltarli, non si poteva fare altro.

 

Cosa si cercava? Creare stati d'opinione relativi al debito. Nessuno può immaginare la quantità di documenti che si conservano e alcuni messaggi. Ricordo che noi dopo ogni riunione inviavano a tutti i capi di Stato, con le logiche eccezioni, il materiale di tutto quanto discusso; tra essi anche al Papa, quale capo di Stato e vedemmo dopo con soddisfazione che una delle bandiere del Papa fu precisamente la questione del debito dentro le sue proiezioni, che si espressero nel Sinodo di Roma, nel quale si toccarono argomenti riferiti alla lotta contro la povertà e il debito.

 

Gli africani ancora non si preoccupavano molto, perché il loro debito non era molto elevato, non gli avevano prestato tanto quanto ai latinoamericani, e perciò non concedevano al tema molta importanza; oggi le concedono maggiore importanza. I latinoamericani lo presero molto più seriamente.

 

Certo, non si poterono raggiungere alcuni obiettivi, perché ricordo che allora sarebbe stato sufficiente che uno dei tre grandi paesi avesse detto "non pago il debito", e non sarebbe stato possibile evitare una vera soluzione alla crisi del debito o si avrebbe potuto conseguire almeno 10 o 20 anni di moratoria.

 

Qualcuno di voi spiegò che il non pagamento del debito aveva un precedente storico, che risale agli inizi del secolo scorso. Credo che fu Boròn a parlare del tema.

 

E sapete qual era il paese che poté realizzare quella mossa decisiva? L'Argentina, che soffriva le peggiori conseguenze; però, forse non è ancora arrivato il momento di far conoscere determinati sforzi per persuadere almeno uno dei tre grandi. I tre grandi erano: Brasile, Mexico y Argentina.

 

Mi fermo qui, perché lo sforzo che si realizzava aveva lo scopo di formare opinione, mobilitare le masse e cercare di persuadere alcuni leader a prendere decisioni che avrebbero reso possibile una soluzione, come quella che ormai a quel tempo si sarebbe dovuta trovare. Si diede del tempo ai paesi ricchi perché ci pensassero sopra, soprattutto ai grandi creditori del Nord che allora giocherellavano con il tasso d'interesse e, in genere, i patti erano tali che quando salivano i tassi d'interesse, salivano anche i tassi del debito contratto; non succedeva come adesso che l’hanno fatto scendere per la dodicesima volta e fino a 1,75, per combattere la recessione.

 

Se allora il debito dell'America Latina era di 300 miliardi, il debito verso la metà dell'anno scorso, 2001, aveva raggiunto la cifra di 750 miliardi, aveva superato il doppio di quello citato, e sarebbe conveniente fare i conti chiari per sapere quale sarà la cifra nel 2002. Uno di voi disse che i messicani avevano ridotto un po' il debito estero l'anno scorso; però in Argentina e in altri paesi crebbe, e non so chi potrà trovare il dato che ci permetta conoscere se il debito raggiunse o meno gli 800 miliardi, ma in condizioni diverse, adesso sarebbe in mezzo alla più seria e minacciante crisi economica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Nessuno deve avere alcun dubbio a riguardo, e voi certamente non l'avete perché lo avete detto qui.

 

Adesso bisogna pagare un debito molto maggiore; perché adesso, oltre al enorme debito, le ricchezze nazionali, le ricchezze fondamentali, persino quelle più sacre, con alcune eccezioni, sono state privatizzate. Prima erano debitori che avevano qualcosa e adesso sono debitori, il cui debito si è moltiplicato e continua a moltiplicarsi, e non possiedono niente.

Al suddetto debito bisogna aggiungere le centinaia di milioni di dollari delle privatizzazioni, che prima erano una specie di riserva, oggi esaurita. Per questo la situazione attuale è molto più grave.

 

E a questo debito si aggiunge quello dell'Africa, quello dell'Asia, al punto tale che supera i 2 trilioni; anche se in questa "competizione" noi latinoamericani siamo campioni olimpici, occupiamo il primo posto e abbiamo vinto la medaglia d'oro; senza oro e senza nemmeno la speranza di averlo. Il problema è mondiale.

 

Inoltre, nel 1985 non esisteva l' WTO, c'era qualcosa chiamata GATT. Sì, noi abbiamo avuto la aspirazione di realizzare una riunione del GATT o dell'UNCTAD qui in questo Pazzo delle Convenzioni, e abbiamo persino pensato di costruire una struttura destinata agli uffici necessari qui a fianco che alla fine diventò un albergo perché ci rendemmo conto che non ne valeva la pena, gli Stati Uniti si opponevano con tenacità. Il GATT, trasformato in WTO, è un altro dei grandi strumenti di saccheggio e sfruttamento ed è nelle mani dei padroni del mondo.

 

Qui si è fatto riferimento all'ultima riunione in Qatar. Trovarono un paese desertico, dove era molto difficile arrivarci in barca o per autostrada; ma non solo per la distanza, ma anche perché il biglietto fin lì costava molto.

 

Devo dire, in onore alla verità -ed è stato detto anche in questa sede il pomeriggio d'oggi- che cittadini statunitensi e canadesi, che possiedono Internet, che sono intellettuali e, in genere, strati medi della popolazione, sono stati coloro, che comunicandosi per questa via, hanno organizzato le proteste di Quebec. Quindi, il G7 e gli altri non trovano più posto dove riunirsi. Io pensavo che forse in quella nuova stazione orbitale potevano preparare alcune cabine per il G7. Hanno già confessato che risulta molto difficile trovare un posto, hanno cercato una montagna là nel Canada per la riunione del G7 o dell' WTO, una montagna altissima, lontana, desertica e fredda.

 

L'anno scorso Davos sembrava un campo di trincee della Prima Guerra Mondiale, che molti, o alcuni di voi, avete visto nelle foto della Battaglia di Verdún, o del Marne, e tanto pacifici e neutrali sono gli svizzeri che nonostante l'esercito che avevano lì con i caschi e ogni tipo di armamento, a quella montagna dove si praticano gli sport invernali, poterono arrivarci coloro che protestavano. E con tale esperienza cercarono nientemeno che New York per riunirsi; adesso cambiarono un po' il linguaggio; usarono alcune parole ingannevoli e pietose, è un metodo, tutto uno stile. Perché ormai non ce la fanno neanche in Svizzera, e dovettero approfittare delle misure di sicurezza che c'erano a New York dopo l'11 settembre.

 

Forse questo abbia qualche rapporto con alcuni fatto che stanno accadendo adesso. Se mi concedete qualche minuto farò riferimento a questo punto dopo, quando sarò prossimo alla fine del discorso che spero che non sia troppo lontana nel tempo.

 

Loro sono in crisi persino rispetto ai locali. Può darsi che un giorno ci chiedano di prestare loro L'Avana per fare una di quelle riunioni; anche se è più probabile che la facciano nella Base Navale di Guantánamo.

 

Vi ho sentito parlare della Base di Manto e di altre e pensavo che anche noi abbiamo una base, da quasi un secolo. Ci fu imposta nei primi anni posteriori all'intervento militare statunitense che avvenne quando la Spagna era già esaurita e non poteva mantenere la sua guerra coloniale; intervento militare dopo frasi ingannevoli, dopo dichiarazione congiunta al Congresso degli Stati Uniti le cui conclusioni furono: una guerra, un'occupazione militare e un cosiddetto Emendamento Platt che concedeva agli Stati Uniti il diritto di intervenire con le loro forze armate quando ci fosse qualunque alterazione dell'ordine che danneggiasse i loro interessi; emendamento che costrinsero ad inserire nella Costituzione della Repubblica, creando un vero trauma tra molti patrioti ai quali situarono di fronte a un bivio: prendere o lasciare, mettendo in gioco l'indipendenza. E ciò avvenne quando stava per concludere il quarto anno di occupazione militare e si discuteva la Legge Fondamentale della Repubblica. Dev'essere stato terribile. Alcuni si opposero con determinazione, però altri lo ritennero inevitabile accettarlo.

 

Ormai era stato disarmato e disciolto l'Esercito Liberatore; non esisteva più il Partito Rivoluzionario creato da Martí per dirigere e portare a termine la Rivoluzione.

 

Martí fondò un partito per organizzare, dirigere e fare la Rivoluzione prima che Lenin fondasse il suo partito rivoluzionario a Minsk; fu il primo, e non era marxista perché non poteva esserlo.

 

Questa era una società appena uscita dalla schiavitù, dove non esisteva il proletariato, e quell'uomo seppe abbordare in modo geniale i problemi più delicati di fronte alla propaganda spagnola, e pronunciò alcune frasi su Marx, una di esse molto bella: "Siccome si mise da parte dei poveri, merita onore" E quale incredibile visione futura ebbe quando alla fine del XIX si riferì a dei tentativi alcani! Quando dico alcani mi riferisco all’ALCA, non all'organizzazione Al-Qaeda, anche se non è molta la differenza tra entrambe .

 

Devo dire anche che lo stupido e brutale crimine commesso a New York fece un danno tremendo a tutto il mondo; non solo al popolo e all'economia statunitense, accelerò il processo della crisi economica mondiale, anche se questa era già in atto; colpì tutti i movimenti di intellettuali, di economisti, di persone preoccupate per la globalizzazione, di coloro che lottano ed i cui abbiamo già parlato; ebbe un effetto paralizzante all'interno degli Stati Uniti, dove il ruolo di coloro che si opponevano alla globalizzazione diventava molto più difficile, di fronte alla rabbia e la confusione regnate, dovendo affrontare persino il rischio di essere dichiarati terroristi. Forse senza quell'atto terrorista non sarebbero potuti riunirsi quelli di Davos a New York -la decisione la presero dopo, approfittando del clima esistente-; danneggiarono la riunione di Porto Alegre a Rio Grande do Sul, dove probabilmente sarebbero stati presenti circa 100000 partecipante e invece ne arrivarono solo 50000 o 60000.

 

Qui si svolse la riunione contro l'ALCA, e anche se una delle delegazioni più numerose fu quella nordamericana (Stati Uniti e Canada) molti non poterono venire a causa dei recenti avvenimenti.

 

Il Foro di San Paulo si tenne questa volta all'Avana, e siccome c'era già stato quello di Porto Alegre, coloro che dovevano parteciparvi non si scoraggiarono e si realizzarono riunioni molto importanti. Tuttavia, l'atto terrorista colpì queste lotte e diede luogo a pretesti per promuovere nuove politiche e teorie francamente interventiste.

 

In questa sede si cercò di definire quanto stava accadendo con la frase dittatura militare mondiale.

 

Si potrebbe anche parlare del 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, questo per coloro che hanno letto questa opera di Marx o Le guerre civili nella Francia, che è una lettura obbligata per gli studiosi del marxismo e per quelli che seguono determinate scuole, perché quando si tratta di opere di questo tipo è molto più facile leggere il 18 Brumaio invece di leggere Il Capitale; questo tocca argomenti strettamente economici e l'altro un modo bello, elegante e ameno di descrivere fatti storici. Marx non era per niente dogmatico e quando abbordava tali temi lo faceva con una grande capacità di persuasione.

 

Abbiamo parlato di questi problemi di tipo economico, e di altri relativi al debito e che diedero luogo alle analisi sui movimenti sociali e politici colpiti dalla barbarie e la stupidaggine degli atti che noi condanniamo sinceramente, perché da molto tempo meditiamo su tali metodi, e perché portammo avanti una lotta che durò 25 mesi, che trionfò e, tuttavia, non ricordo che nei numerosi combattimenti a cui parteciparono le nostre forze della Colonna Uno, da cui si formarono tutte le altre, ci sia stato un solo caso di civili innocenti morti.

 

La nostra era una lotta di liberazione nella quale trattavamo i prigionieri con grande rispetto, non rimanevano incarcerati nemmeno 48 ore, tutt'al più 72 ore; quando cominciammo a catturarli in modo massiccio, li consegnavamo alla Croce Rossa Internazionale. Davamo le nostre medicine ai feriti e d'immediato lasciavamo liberi i prigionieri. Erano i nostri fornitori di armi, logicamente dovevamo trattarli bene, è una questione elementare.

 

All'inizio lottavano e resistevano fino all'ultima pallottola, ci costava vite, ci costava munizioni, loro pensavano che li avremmo ucciso, era l'idea che gli avevano ficcato in testa e fu la realtà quella che li convinse; quando stavano per perdere la battaglia era molto più facile che cessasse il combattimento. Ci furono alcuni che si arresero ben tre volte.

 

Noi non fummo mai fornitori di fondi né di armi, ancora meno le ricevemmo dall'estero. Non conoscevamo nemmeno un funzionario russo. Nessuno ci portò le idee; elaborammo le nostre proprie idee, le nostre tattiche, malgrado ciò che disse Engels una volta, cioè, che da quando si costruirono le grandi vie a Parigi e i fucili a retrocarica erano impossibili le ribellioni, idea con cui io fui sempre in disaccordo, perché se fossimo stati d'accordo con tale punto di vista non avremmo mai tentato la rivoluzione.

 

Anche se, a dire il vero, qui le condizioni oggettive non erano molto favorevoli, o lo erano nella misura in cui poi fu dimostrato dai fatti, e le soggettive non erano molto migliori. C'era ancora molto dogmatismo nel pensiero rivoluzionario ed era grande l'influenza dell'ideologia dei nostri vicini del Nord, eravamo praticamente immersi nella guerra fredda.

 

Le nostre concezioni erano flessibili, potevamo eseguire un tipo o un altro di lotta, non escludevamo niente, la combinazione del movimento armato con il movimento di masse, o l'attacco a una caserma per armare il popolo con il moto dello sciopero generale rivoluzionario, il fatto è che trovammo la formula di come prendere il potere e a partire, sì, di concezioni marxiste leniniste.

 

Dobbiamo a Marx un'idea chiara di ciò che era la società. Prima di conoscere tali idee, la società ci sembrava un immensa foresta in cui eravamo come persone sperdute, e dobbiamo a Lenin le teorie dello Stato: entrambi ci mostrarono la società di classi, la storia dello sfruttamento, il materialismo storico, senza che, ovviamente, esse siano teorie da applicare matematicamente. Quando si applicano a un'epoca o dopo a un'altra, a mio avviso, esse portano con sé un maggiore influsso dei fatti che avvennero nel momento in cui furono create; tuttavia, molti dei loro principi sono universali, nella breve storia dell'umanità, perché ciò che sappiamo dell'umanità, che possa chiamarsi storia e non leggenda, è molto poco. Credo che le più antiche abbiano forse 3500 anni. Cosa sono 3500 anni nella storia della nostra specie?, questa specie che ha sviluppato una civiltà e rispetto a cui sottoscrivo pienamente quell'idea marxista secondo cui con la scomparsa del sistema capitalista concluderebbe la preistoria dell'umanità. Non dimentico che non siamo neanche entrati nella storia, e alcuni sciocchi dicono che è la fine della storia, confondono gli avvenimenti e i concetti, non si rendono conto che ci avviciniamo alla fine della preistoria.

 

Insieme alla preistoria c'è la barbarie e forme di saccheggio ogni volta più brutali, e forme di alienare le masse ancora più sottili e perfide. Invidia si sente a volte dell'epoca tribale o dei primi gruppi che vivevano in forme elementari di società, perché erano più liberi di pensare, nessuno pensava per loro, nemmeno lo stregone della tribù . Oggi, praticamente si impedisce che le masse pensino, nel caso contrario, la gente non berrebbe Coca Cola nei luoghi dove nessuno sentì mai parlare della Coca Cola e dove c'erano bibite molto più piacevoli, o non mangerebbero i McDonald's, che non si sa con quale carne si elaborano, perché cambia dipendendo dal luogo, e ci saranno alcuni che ci metteranno carne di gatto o di altra cosa . Sì, è vero, tutte queste cose sono aggressioni ai costumi, alle culture, alle identità, alla civiltà.

 

Non si sa quante cose ha portato con sé la globalizzazione neoliberale, non solo nell'ordine economico, culturale ed etico, in tutti i sensi, divieto di pensare. Nessuno si prende la briga di pensare: s'impone la moda X, la gonna larga o quella corta, si usa il sapone tale e quell'altro che ci indica la TV, la bibita di questo tipo e il whisky di quell'altro tipo. Ormai quasi nessuno pensa, lo legge nei giornali, nelle riviste, o lo impara dagli spot televisivi o dai film. Sono realtà.

 

Rispetto a ciò che vi ho detto, albergo il concetto che stiamo arrivando a una tappa decisiva, e quando in questa sede si parlò di tante cose, richiamò la mia attenzione che nessuno si riferì a un fatto ripugnantemente ingiusto come lo scambio disuguale. Ormai non si pronuncia questa parola, ci siamo dimenticati che se nell'anno 1940 un camion o un trattore costavano X tonnellate di caffè, quasi due o tre, o X tonnellate di zucchero o di altri prodotti di base dei nostri paesi, oggi costano parecchie tonnellate in più, perché ogni giorno tali prodotti hanno un minore valore d'acquisto, perché non solo si svalutano le nostre monete, si svalutano anche i nostri prodotti.

 

Tutti lo sanno, si è detto, si è scritto ed è una delle forme di saccheggio, in caso contrario, non ci sarebbe tanta fame e tante calamità, tanta povertà, tanta miseria. Tutte le cifre che sono state ripetute qui hanno una causa evidente, un sistema di saccheggio, e almeno quando esisteva il campo socialista e l'Urss -con tutte le critiche giuste che le si possano fare- avevano paura. La nascita di una rivoluzione operaia nel 1917 diede luogo a che le grandi imprese, i grandi monopoli e i governi facessero un po' d'attenzione e avessero un po' di rispetto nei confronti dei sindacati, della classe operaia, e nacquero anche i sussidi e altre concessioni che sono state spazzate via durante gli ultimi tempi.

 

Appena 10 anni fa scomparve l'Urss e, siccome c'è già un'unica superpotenza mondiale, nessuno si preoccupa più di ciò che possa succedere e delle ingiustizie sociali.

 

Analizzando la cifra di lavoratori sindacalizzati, risulta evidente che si è ridotta al 15%, al 10% al 7%, hanno liquidato il movimento operaio, hanno liquidato molti partiti, o li hanno trasformato, hanno lasciato le società indifese; è maggiore il monopolio dei mass media, che coprono ormai non soltanto un'area nazionale, ma tutti i territori della Terra e possono trasmettere in diverse lingue, persino in dialetti e uno stesso programma può essere ascoltato contemporaneamente in una lingua da una minoranza in un paese e in un'altra lingua dalla minoranza di altri paesi, dentro e fuori gli Stati Uniti mediante la televisione via cavo, via satellite, ecc., è un vero e proprio diluvio. Non sarebbe corretto parlare di un solo diluvio, si dovrebbe parlare di due diluvi: quello della Bibbia, e questo diluvio universale d'informazione, che molte volte si trasforma in un diluvio universale di menzogne, di inganni; dico molte volte, non sempre, è giusto dare atto delle eccezioni.

 

Noi ricordiamo che furono molte le reti televisive nazionali e internazionali che divulgarono la nostra battaglia per la restituzione del bambino ingiustamente e crudelmente sequestrato. Furono trasmesse manifestazioni, non soltanto quelle che ebbero luogo in quei giorni, ma anche alcune posteriori che sono parte della nostra battaglia di idee e della nostra lotta contro la Legge assassina di Aggiustamento Cubano -non ve la spiegherò-, la Legge Helms Burton, la Legge Torricelli, contro il blocco, la guerra economica, contro gli emendamenti di ogni tipo stabiliti per inasprire il blocco, specialmente quando scomparse il campo socialista e perdemmo i fornitori di determinati prodotti, perdemmo combustibile, perdemmo mercato. Da un giorno all'altro perdemmo quasi tutto. Bisognerebbe domandarsi come poté resistere il nostro popolo. Non cercherò nemmeno di spiegarvelo; dico soltanto che fu capace di resistere un doppio blocco.

 

Mi limito a dire che furono fattori decisivi la coscienza, le idee e l'opera realizzata dalla Rivoluzione durante 30 anni, malgrado la nostra mancanza di esperienza, malgrado il blocco, che viene chiamato con pietà embargo, il che è come chiamare sport l'assassinio. Non è un embargo, no, non c'è il diritto di acquistare né di vendere assolutamente niente agli Stati Uniti o alle sue industrie all'estero.

 

Se parlo di questo è perché possono contribuire a dare risposta ad alcune preoccupazioni che sono state espresse in questa sede.

 

Non vi immaginate quante cose si possono fare con un minimo di risorse. Non vi immaginate quanto si può fare con un minimo di coscienza. Non sapete quanto si può fare con un minimo di lavoro in favore del popolo. Non sapete quanto si può fare con un minimo di cambiamenti. E li chiamo minimi perché, se 10 o 20 anni fa avessimo avuto l'esperienza che abbiamo oggi, non dovremmo vergognarci di aver fatto così poco in 43 anni.

 

Spero che si colga l'idea che si può fare molto di più di quanto avevamo immaginato.

 

Per questo insistiamo con molta forza nell'importanza delle idee e delle coscienze.

 

Manca un terzo elemento di cui vi parlerò forse dopo, duranti i minuti che vi ho chiesto in prestito, e che mi concederete pensando che vi attende un delizioso cocktail prima della mezzanotte .

 

Ho visto soltanto uno, nella terza fila, fare un pisolino, ma capita anche a me. Bene, si è già svegliato. Vi ho già detto che osservo i presenti; arriva un momento in cui mi rendo conto che dovete dormire, ne avete il diritto; non ancora però, spero di concludere prima.

 

Facendo un riassunto: si è parlato di tutte le istituzioni, di un tipo o di un altro; di tutti gli abusi che si commettono; sono stati citati gli Accordi di Libero Commercio, e si è detto in questo foro con molta eloquenza che tutte le nazioni super sviluppate e super ricche d'oggi, si svilupparono senza organizzazioni come l'ALCA e l' WTO, sulla base di proteggere le proprie industrie e di non metterle in concorrenza con quelle che avevano tutta la tecnologia, elaborata a partire della possibilità di disporre di università, centri di ricerca e di ricercatori propri; anche se una parte importante di essi erano il risultato della raccolta dei migliori talenti del Terzo Mondo che non avevano la benché minima possibilità di disporre di un laboratorio, mentre invece là gli offrivano prospettive interessanti, non solo economiche, l'uomo non solo si mobilita per motivazioni economiche, si mobilita anche perché ha la vocazione, o il desiderio e vuole ricercare, vuole lavorare e creare. Tuttavia, quali possibilità avevano?

 

Si sa che oltre mezzo milione di latinoamericani, professionisti, laureati universitari, sono emigrati nei paesi industrializzati, principalmente negli Stati Uniti. Fino all'anno scorso, alcuni mesi prima della crisi, parlavano di assumere 200000 latinoamericani per farli lavorare nell'industria di alta tecnologia. Si parlava di laureati all'università, ingegneri, e altri.

 

Adesso con un ALCA e una WTO ci vogliono costringere a competere con le loro tecnologie, con le loro industrie avanzate, automatizzate, ecc.; resta agli altri il lavoro di raccolta di frutti, ci vogliono far ritornare all'epoca in cui dicono che l'uomo era raccoglitore di frutti. Questo è ciò che vogliono fare con noi latinoamericani mediante l'ALCA: farci produrre mango e alcuni vegetali che potrebbero risultare un po' più costosi se si producono in California e in altri stati degli USA, perché lì il salario è quindici volte superiore a quello che pagano nei nostri paesi. Questo lo sanno molto bene i messicani, i lavoratori delle maquiladoras che sono a nord del Messico guadagnano quattordici volte in più se fanno il loro mestiere negli USA, mentre invece i lavoratori delle maquiladoras del sud del Messico possono guadagnare negli USA anche trenta o quaranta volte di più, perché il salario che si paga nelle maquiladoras che sono più vicine alle frontiere dei paesi centroamericani è di molto inferiore a quelli che si pagano nelle fabbriche situate a nord e quindi più vicine agli USA.

 

Questo è il motivo per il quale a volte vediamo che l'economia cresce in modo colossale, o crescono le esportazioni, e non lasciano altro che il magro salario di industrie che non pagano nemmeno tasse, e dove il componente nazionale dei prodotti non supera il 2% o 3%; stanno esportando il sudore dei lavoratori, per cui molta gente perde la vita cercando di emigrare.

 

Nella frontiera con il Messico muoiono ogni anno circa 400 o 500 persone - questa è più o meno la cifra, anche se non sono chiare le statistiche - supera la quantità di persone che morirono durante i 29 anni di esistenza del Muro di Berlino, solo che delle persone morte a Berlino si parlava tutti i giorni e di quelle morte nella frontiera con il Messico non si parla mai, solo alcuni come me osano di parlare ogni tanto su questo.

 

Conversavo con Osvaldito (si riferisce a Orlando Martínez, Premio Nazionale di Economia. N.d.T.), e gli domandavo: "Come pensi di chiamare l'ALCA? Con quale nome? Pensi di usare qualche qualificativo?". L'abbiamo chiamato annessione, nuovo strumento di occupazione, colonizzazione. Ci destineranno esclusivamente ai lavori più duri, peggio pagati.

 

Non so quando si parla d'impiego in quale categoria si includono i lavoratori domestici. Gli esperti mi potranno spiegare se sono nella categoria di impiegati. Voi sapete bene come sono quegli impieghi: i peggiori.

 

Non ho ascoltato ciò che spiegarono; però, non c'è bisogno di dilungarci, diciamo semplicemente che l'ALCA è l'annessione di America Latina agli Stati Uniti.

 

Che c'è di strano nel fatto che alcuni assumano direttamente il dollaro come moneta? Quale alternativa gli resta? Quale moneta potrà competere con il dollaro? Quale moneta è in salvo dalla svalutazione?, potranno avere miliardi - che non sono poi tanti - nella riserva, semplicemente per proteggere monete che nessuno può proteggere, inevitabilmente destinate alla svalutazione.

 

Che c'è di strano nel fatto che tutti coloro, soprattutto quelli che rubano molto, ma anche coloro che riescono a riunire un po' di soldi, perché sono professionisti, o piccoli industriali, portino via i soldi dai propri paesi?, perché l'unico modo di averli sicuri. Pagare 40% d'interesse, 50% per evitare che alcune persone, i cui nomi si conoscono, facciano un colpo speculativo. L'economia si paralizza e la fuga non si evita.

 

Ci sono casi -voi lo sapete bene- che hanno riscosso X quantità di soldi -e dico X per non citare i nomi dei paesi, è sempre spiacevole menzionarli o metterli in evidenza dai dati- privatizzando, per acquisire fondi che sono scomparsi in otto settimane. Questa è una delle regole.

 

Non si sa dov'è il denaro dei nostri paesi: non si sa dov'è il denaro argentino, né quello di Venezuela, i 400 miliardi che furono sprecati e, in grande parte, rubati quasi dall'epoca in cui trionfò la Rivoluzione Cubana il che avvenne qualche mese dopo l'abbattimento della dittatura militare nel Venezuela, a febbraio del 1958; la Rivoluzione trionfa a gennaio del 1959.

 

Tutti conoscono del colossale saccheggio che ci fu in quel paese, e dello spreco. Lì perfino il ghiaccio per il whisky era importato dalla Scozia in bustine plastiche, ghiaccio fatto con acqua di Scozia per non commettere l'errore di mescolare acqua venezuelana con whisky fatto con acqua scozzese. Ciò viene qualificato come modello di democrazia. Se lei domanda: Quanti bambini concludono la scuola elementare? Le risponderanno che meno del 50%. E quanti studiano nella scuola media? Ancora meno. Avete eliminato l'analfabetismo? No, c'è ancora. Parlano di 15%, di 20%, nelle statistiche non includono semianalfabeti e analfabeti funzionali, altra categoria che bisogna considerare. Sono milioni.

 

Che interesse possono avere determinati settori, o che interesse possono avere i reazionari e gli oligarchici in far sì che il popolo impari a leggere e a scrivere? Hanno paura che il popolo impari a leggere e a scrivere, e ciò spiega le cifre enormi, anche se non sono paragonabili a quelle dell'Africa. Ci sono paesi in Africa che hanno un 80% di analfabeti e tutt'al più un 15% o un 16% di copertura scolastica. Che non si parli solo di analfabeti, si parli di coloro che non hanno copertura scolastica, di coloro che solo possono raggiungere l'ultima classe elementare per vedere dopo se è possibile parlare di uno sviluppo industriale, dell'uso d'Internet e della formazione di ricercatori e scienziati. Chi pensano d'ingannare? E' incredibile il modo in cui ingannano i popoli per dire poi che vivono in sistemi democratici.

 

Il saccheggio in apparenza non esiste, e tutti voi sapete che c'è bisogno di un computer per calcolare tutti i soldi che hanno rubato nel nostro emisfero da quando esiste la Rivoluzione Cubana; il numero di desaparecidos sin dal trionfo della Rivoluzione, solo in Guatemala, è di 100000 e oltre 200000 morti; la categoria di prigioniero lì non esisteva da quando invasero il paese con una spedizione mercenaria simile a quella della Baia dei Porci.

 

Immaginatevi cosa ci aspettava se avessero trionfato qui! Ma allora avevamo già 400000 armi; saremmo forse stato il Vietnam di questo emisfero. Il fatto di impedire che stabilissero una testa di sbarco e di spazzarli via in solo 72 ore fu questione di vita o morte. Sottovalutarono il popolo, come sempre. Non c'era ancora un esercito organizzato secondo le norme che stabiliscono come devono essere le forze armate sviluppate e ben addestrate.

 

Però, avevamo vinto la guerra rivoluzionaria, con persone che ricevevano soltanto istruzione teorica. Non ricordo nemmeno uno delle migliaia che dopo combatterono -che non erano poi tanti- con il nostro esercito guerrigliero, con le nostre colonne guerrigliere, che fossero entrati in combattimento avendo sparato un colpo prima, durante l'addestramento. Tutto si faceva sulla base di metodi geometrici, senza sparare, perché non potevamo sprecare in quel modo le nostre scarse munizioni.

 

Si imparò il mestiere di lottare, con una tattica adeguata, contro forze potenti, addestrate dagli Stati Uniti, bene armate, con un'aviazione notevole, una buona coordinazione tra la forza aerea e quella terrestre, e carri armati moderni e comunicazioni efficaci. Avevano tutto quanto mancava a noi, eccetto la ragione, eccetto la politica. Loro avanzavano bruciando case, assassinando contadini, rubando a tutti. Loro facevano il nostro lavoro politico; e così erano i nostri fornitori di armi e i nostri migliori commissari politici.

 

Molte volte si pensa in modo schematico e ci sono alcuni che pensano che noi eravamo su una montagna a parlare con i contadini di teoria marxista, della legge di Riforma Agraria e di tante altre cose; quello che sapevano i contadini era che noi li trattavamo con grande rispetto, anche la loro famiglia, gli pagavamo tutto quanto necessitavamo e siccome avevamo bloccato la zona, confiscavamo grande mandrie di bestiame per distribuire tra loro la carne e per dare animali a coloro che, malgrado gli attacchi e i bombardamenti, non abbandonavano l'area dove operavamo, che riuscimmo a vincere applicando una tattica adeguata.

 

Non metterò in dubbio ciò che qualsiasi politico od organizzazione voglia fare rispetto al modo di abbattere i regimi oppressivi e saccheggiatori, è una decisione personale. Semplicemente vi racconto ciò che facemmo noi in un momento determinato e come dopo il paese, di fronte a un nemico tanto potente, resistette le minacce, le aggressioni, il terrorismo. Ascoltate bene, il terrorismo, e non vi parlerò su questo perché sarebbe troppo lungo.

 

Ah! Ma, questo paese doveva essere bloccato, perché aveva fatto una riforma agraria e questo era il paese dell'America Latina dove le grandi multinazionali degli USA avevano maggior quantità di terra. Erano loro i proprietari della stragrande maggioranza delle migliori terre del paese, che avevano acquistato a prezzi infimi e avevano sfruttato per oltre mezzo secolo. Erano anche proprietari dei nostri servizi pubblici, delle nostre ferrovie, delle miniere, delle industrie più importanti. La riforma agraria fu una delle prime leggi e da allora fummo condannati alla distruzione, come avvenne in Guatemala.

 

A Cuba il processo fu più radicale, perché alcune di quelle imprese avevano 200 000 ettari di terra e nella prima Legge di Riforma Agraria stabilimmo un massimo di 1 340 ettari se erano molto bene sfruttati o di 402 ettari se si trattava di agricoltura estensiva o di terre oziose. Stabiliva un indennizzo in buoni della repubblica. Questa fu la prima legge agraria. Lasciare a una impresa influente e potente solo 200 000 ettari era quasi una burla. E cominciarono le aggressioni e tutti gli altri piani. Il paese resistette durante tutto questo tempo e realizzò un'opera, dopo ci furono tempi peggiori e il paese resistette ancora e continuò a sviluppare la sua opera.

 

Quando cominciò il cosiddetto periodo speciale, in dieci anni i nostri servizi medici accolsero 300000 nuovi medici della famiglia. Oggi nel nostro paese, ogni cittadino ha un medico a 100, 150 o 200 metri dalla propria casa. In campagna ce l' hanno un po' più lontano, però è lì, e dorme lì. Sono servizi gratuiti che i paesi sviluppati non possono nemmeno sognare. I servizi medici in quasi tutto il mondo si commercializzano. Non avviene così nel caso di Cuba, dove oltre 60000 medici offrono gratuitamente i loro servizi, che sono pagati dallo Stato; abbiamo all'estero 2 500 medici in piani integrali di salute che portiamo avanti in paesi del Terzo Mondo senza riscuotere un centesimo.

 

Abbiamo perfino offerto all'ONU sufficienti lavoratori della sanità per creare una struttura, o una infrastruttura -come vogliate chiamarla- per combattere l'AIDS, se riescono a raccogliere i fondi necessari. Fino adesso, all'appello dell'ONU hanno risposto con solo un miliardo, io vi dicevo questo pomeriggio che sono necessari almeno 2 miliardi per combattere l'AIDS, perché cresce come la schiuma e in 19 anni non è stato trovato un vaccino, nessuno è interessato in un vaccino ormai. Le grandi multinazionali dell'industria farmaceutica non sono interessate alla prevenzione, bensì alla terapeutica e per questo motivo sono costosi i servizi medici.

 

Noi vacciniamo i bambini contro 13 malattie diverse, e alcuni dei vaccini si producono a Cuba; tuttavia, c'è chi ritiene necessario bloccare questo paese.

 

Abbiamo detto che avremmo dato i pochi soldi che ha il nostro paese, o ciò che voglia, a chi riesca a trovare un solo desaparecido, o una sola esecuzione extragiudiziale. Anzi, a chi riesca a trovare un solo caso di tortura. Ah!, ma, questo paese dev'essere bloccato, dev'essere condannato. Per questo io ho scherzato un po' quando qualcuno oggi si riferì alla condanna emessa a Ginevra.

 

Quello della condanna è un esercizio che si inventano tutti gli anni, e al qual siamo assolutamente abituati. Sono ostinati e non dormono, non sembra neanche vero che i leader di un paese tanto potente non riescano a dormire; e il giorno delle votazioni di solito alle ore 02:00 ci sono 25 o 26 voti contrari alla risoluzione di condanna a Cuba, ma dopo, mediante terribili pressioni, riescono a cambiare i risultati, se la votazione si realizza al pomeriggio i vantaggi sono maggiori poiché hanno più ore a disposizione per premere.

 

Quelli della nuova amministrazione utilizzano un linguaggio ancora più reazionario quando telefonano i capi di Stato e li minacciano in modo aperto e svergognato. Chi non necessita un prestito, o un credito da alcune delle banche o da alcuna delle istituzioni internazionali.

 

Abbiamo conosciuto dei veri e propri eroi, paesi poverissimi che hanno sfidato tutti i rischi. Per questo motivo la maggioranza che raggiungono nella votazione è infima, al massimo uno o due voti in più. In un'occasione non fecero molta attenzione e non riuscirono a farci condannare, persero.

 

Loro, dopo aver "democratizzato" e sviluppato una "tanto splendida" economia negli ex paesi socialisti, dove nessuno mai rubò un centesimo, creando le amministrazioni "più oneste" del mondo, poterono contare su nuovi alleati per condannare Cuba. Lì non ci furono privatizzazioni, lì in realtà ci furono confische delle ricchezze del paese da parte dei burocrati, ed in virtù dei principi di quella istituzione tanto nota che si chiama FMI, e del libero transito dei capitali, molto velocemente i confiscatori portarono via tutti i soldi che fu possibile. Però, quello è "democrazia", è "sviluppo".

 

Dati sociali, a che servono? Quando i padroni del mondo si sono preoccupati perché muoiano 50 bambini su 1000 nati vivi in un anno, o 60 da 0 a cinque anni? Che gliene importa che in Africa non ci sia praticamente un paese dove non muoiano almeno 100 bambini su 1000? Che gliene importa se in alcuni paesi dell'Africa muoiono oltre 200 bambini da 0 a 5 anni su ogni mille nati vivi? Quando mai si sono preoccupati per queste cose? Per il contrario, spaventati dalla crescita della popolazione, in realtà non gli preoccupa un granché il fatto che l'AIDS faccia scomparire intere nazioni.

 

Pérez Esquivel parlava di diritti umani e menzionava cifre che dovremo ricordare.

 

C'è il rischio che intere regioni dell'Africa scompaiano, e ci sono paesi la cui speranza di vita sarebbe di 61 anni senza l'AIDS e adesso si è ridotta a 38 e fra poco sarà di 30 anni. La suddetta malattia colpisce fondamentalmente i giovani, uomini e donne che sono in età di lavorare, di riprodursi, cosa succederà in alcuni paesi dove, senza essere tra i più colpiti, sono di più i maestri che muoiono come conseguenza dell'AIDS che quelli che si laureano? Le cose viste così, in concreto, possono essere veramente impressionanti.

 

Che può importare tutto ciò a coloro che crearono il colonialismo, il capitalismo che instaurò di nuovo la schiavitù degli anni dell'Impero Romano nel cuore di Occidente? Che abbiamo oggi? Un capitalismo super sviluppato che non ha niente a che vedere con quel capitalismo e a portato il mondo alle terribili condizioni d'oggi.

 

Si cita a Adam Smith, a Keynes, ai Chicago boys, ognuno di essi appartiene a un'epoca diversa, a una situazione diversa.

 

Si può parlare di libertà in mezzo a colossali disuguaglianze? Si può parlare di capacità di scelta quando alcuni possiedono miliardi e altri vivono sotto i ponti di New York? Perché ci sono poveri non solo nel Terzo Mondo, ci sono molti poveri ed emarginati anche nei paesi industrializzati, specialmente nel più potente, industrializzato e ricco di tutti. gli Stati Uniti.

 

Qualcuno si riferiva al numero di poveri, se erano 800 milioni o un miliardo. Il numero di poveri è in realtà 4 miliardi; perché c'è da includere i poveri dei paesi industrializzati e quelli dei paesi del Terzo Mondo con un certo livello di sviluppo. Alcuni dei suddetti paesi hanno un PIL tre volte maggiore di quello di Cuba e centinaia di migliaia di analfabeti e di persone che non ricevono attenzione medica, perché praticano la dottrina del neoliberalismo e includono nel loro PIL la produzione di numerose zone franche.

 

Adesso tutti vogliono diventare zone franche; hanno costretto i paesi a competere gli uni con gli altri e le industrie delle zone franche lasciano soltanto dei bassi salari. I servizi medici sono commercializzati, l'istruzione, in grande parte è commercializzata. Il lavoro dei nostri più di 60 000 medici; il lavoro dei nostri circa 250000 professori e maestri; il lavoro dei nostri istruttori di sport, siccome il loro servizio è gratuito, non apportano niente, non valgono niente, secondo la metodologia per calcolare il PIL. Come direbbe forse il Premio Nobel di Economia Stiglitz, si parte da informazioni asimmetriche. E così tutte queste informazioni sono ingannevoli, perfino il modo di calcolare il PIL, semplicemente perché nel nostro paese tutti i suddetti servizi sono gratuiti e solo si calcola i salari e alcune altre spese.

 

Anche il salario è relativo, qual è il potere d'acquisto d'un salario, in virtù delle misure sociali? Si afferma che in un paese X il salario è di 10 dollari, in un latro è forse di 20. Tutto è una bugia, l'ho già spiegato una volta qui, ed erano presenti solo la metà di quelli che ci sono oggi, comunque non ve lo ripeterò; però, si tratta di un mucchio di falsità, distorsioni e menzogne. Tuttavia, non ci preoccupa affatto.

 

Il PIL ci dice molto poco; ci dice molto di più la qualità di vita, i servizi d'istruzione, i servizi di salute, lo sport, l'educazione fisica e i servizi ricreativi. La sicurezza di ogni cittadino ci dice di più; l'assoluta sicurezza che nessuno rimarrà abbandonato; l'assoluta sicurezza che i servizi gli vengono garantiti, mentre persino nel nostro vicino paese del Nord, tanto ricco, ci sono oltre 40 milioni che non hanno nessun servizio medico garantito, e quei servizi che sono ipoteticamente garantiti, a parte il fatto di quanto costano, sono parziali, non sono neanche totali.

 

E’ questo il paese che deve essere bloccato, è questo il paese che deve essere condannato, questi sono i parametri con cui ingannano ancora centinaia di milioni di persone al mondo, anche se ogni volta sono di meno.

 

Bisogna vedere le conseguenze politiche di questo sistema e capire perché si mantengono queste misure contro Cuba. Non sono riusciti ad intimidire Cuba, e non ci riusciranno mai; questo perché la sua rivoluzione è basata sui principi e su norme che sono inviolabili.

 

Quando ascolto qui come si predica e predica sulla necessità degli investimenti stranieri mi chiedo: "Forse molti dei paesi latino-americani non potrebbero svilupparsi con il denaro che loro si sono rubati? Forse non potrebbero svilupparsi con i capitali che sono stati espatriati? Perché devono vendere tutto, e perché devono essere incatenati ad un debito che consuma una parte crescente del bilancio nazionale, 20%, 25%, 30%, senza alcuna altra speranza? Devono vendere tutto al punto tale che non resta loro nient’altro da fare che non sia vendere i cittadini o esportare talenti per i quali non pagano nemmeno un centesimo, né indennizzano le spese che lo Stato ha fatto per formare questi professionisti.

 

Si tratta di un’altra forma di saccheggio, un saccheggio in tutti i sensi: i brevetti sono di loro proprietà al 90%; in questo modo i paesi latinoamericani non hanno né protezione tariffaria, né talenti, né ricerca, né barriere doganali. Devono coltivare caffè, mango, avocado e questi prodotti vengono pagati sempre meno; devono tagliare i boschi per esportare la legna, consegnare prodotti che non sono rinnovabili, come il gas ed il petrolio, sottomettere qualunque piccolo produttore, qualunque piccolo commerciante alla concorrenza con le grandi catene di supermercati che spazzano via tutto; devono rinunciare perfino all’idea di avere una linea aerea, esistono nazioni dove non ce n'è nessuna e dove non ci sarà nemmeno una linea di trasporto marittimo, né di comunicazioni; tutto passerà alle loro banche, alle loro imprese, alle loro mani.

 

E che cosa resterà nelle mani dei nostri popoli? perché non saremo nemmeno popolazione annessa, in ogni caso, se saremmo annesse lo saremmo allo stesso modo in cui lo fu la popolazione nordafricana, che quasi un secolo dopo la famosa Dichiarazione di Indipendenza era ancora schiava, quasi un secolo dopo l’abolizione della schiavitù, che costò una sanguinosa guerra, dovettero morire Luther King, Malcom X e molti altri afronordamericani perché cominciasse a diminuire una discriminazione che esiste ancora.

 

Anche noi siamo discriminati, qualunque sia il nostro colore, perché siamo di paesi di lingua spagnola: molto utili per pulire le strade, per raccogliere di tutto, vivendo molte volte nell’illegalità, condannati a vivere separati dai familiari, perché in questo caso non esiste soluzione, non esiste la Legge di Aggiustamento Cubano, e non vogliamo che esista, sia ben chiaro, perché è una legge assassina; però se avessero stabilito una legge come questa per il Messico, per il Centro America e per gli altri paesi, oggi i messicani e i latinoamericani sarebbero più dei nordamericani di origine europeo.

 

Libertà di movimento di capitali, libertà di movimento di merci; ma non la libertà di movimento per i lavoratori.

 

Tutto verrà assorbito, ed il pericolo maggiore è che non ci sia sufficiente coscienza.

 

Quando i delegati si riunirono qui per discutere sull’ALCA o nel Foro di Sao Paulo, tutti avevano le idee molto chiare sui problemi fondamentali, capiscono perfettamente il problema, e noi li esortiamo: bisogna trasmettere idee, bisogna trasmettere messaggi, bisogna promuovere le coscienze, perché stanno dicendo che l’ALCA è meraviglioso, e glielo dicono attraverso la radio, la televisione, attraverso tutti i mezzi di diffusione e dopo li portano a certe scelte pilotate.

 

Noi abbiamo proposto il plebiscito, però non il prossimo anno, dev’essere fatto nel 2004, prima dell’approvazione dell’ALCA. Varrebbe la pena approfittare delle attuali lezioni per formare questa coscienza, perché sono capaci, con la loro demagogia e con i loro mass media, di sfruttare l’ignoranza e la mancanza di cultura dei cittadini di questo emisfero, e di far loro votare per l’annessione facendogli credere che questa sia una cosa ottima, perché nessuno ha mai spiegato loro cosa sia in realtà il Fondo Monetario, che procedimenti esistono. L’unica cosa che gli dicono è : "È buono per gli investimenti privati, bisogna inginocchiarsi e chiedere l’investimento privato."

 

Noi non facciamo questo, non regaliamo niente. Noi, quando abbiamo un nostro capitale per comperare un macchinario il cui prezzo si ammortizzerà in un anno, non regaliamo i benefici, cerchiamo il milione di dollari e lo investiamo. Ah! Se manca la tecnologia, per esempio, per perforare le profondità del mare, non ci mettiamo a sognare, né ad aspettare, conoscendo bene qual è l’esperienza internazionale, facciamo contratti, facciamo imprese miste.

 

La maggior parte degli alberghi nel nostro paese sono cubani, e costruiti con capitale cubano, con il sudore dei cubani perché abbiamo resistito con la coscienza, con lo spirito di sacrificio e con la nostra vita. Portano i nomi illustri di imprese che non hanno apportato un solo centesimo; però ci conviene così. Firmiamo un contratto di servizio, perché apportano i mercati. In fin dei conti siamo noi a calcolare dove sono i vantaggi o svantaggi di un investimento privato. Ci sono alcuni che non desiderano fare imprese miste, vogliono possedere tutto al cento per cento. Ci sono pochi casi come questo, però potrebbe capitare di rivolgerci a loro nel caso si trattasse di una determinata tecnologia per elaborare un prodotto che costerebbe meno valuta produrlo qui, in un’impresa al cento per cento straniera, che importarlo.

 

Dormiamo sogni tranquilli, vige il principio degli interessi del paese prima di tutto; vige il principio di ciò che conviene al paese, calcolato in maniera rigorosa. La nazione non perde il controllo della sua economia, né gli obiettivi sociali del suo sviluppo. Non è così buono il neoliberalismo, visto che non ha potuto rivalutare nessuna moneta di nessun paese del Terzo Mondo. Dopo questa triste tappa del periodo speciale – triste, però gloriosa, perché ci ha insegnato molto – nell’anno 1994, il nostro peso si era svalutato fino a 150 pesos per 1 dollaro, e in cinque anni abbiamo rivalutato il nostro peso da 150 a 20 per 1 dollaro.

Sfidiamo loro a trovare un solo paese che abbia potuto fare questo una volta sola, almeno un unico paese che possa rivalutare la sua moneta ben sette volte. Adesso, il nostro peso si è svalutato un po’, da quando incominciarono a cadere le bombe sull’Afganistan, forse per qualche effetto psicologico. Il peso si trovava, allora, a 22 dollari; molta gente cominciò a comperare dollari con la moneta nazionale, nelle nostre casse di cambio. Ci sono stati dei momenti in cui si è trovato anche a 19, 20; però realmente a noi non converrebbe rivalutarlo di più, bensì mantenerlo ad un livello di 20.

 

Il dollaro, l’11 settembre, si trovava a 22 ed il peso cominciò a svalutarsi fino a incrementare quattro punti il costo del dollaro. La tendenza a crescere si fermò, perché c’era sempre maggior domanda di pesos, dal momento che molte cose si possono comperare solo in moneta nazionale. Inoltre, il peso ha un interesse superiore nei depositi a medio termine, un 50% in più diciamo. Sì, un 50% più del nostro peso convertibile; perché noi abbiamo un peso convertibile, però, non è come quello dell’Argentina, non può fuggire a meno che gli escano le ali e voli come una farfalla, aiutata dai venti, ed arrivi in Florida. I venti alisei sono soliti soffiare in senso contrario; però a volte soffiano venti del Sud, e può così capitare che un dollaro scappi e arrivi a Cayo Maratón o a Cayo Hueso; però, solo volando il nostro peso potrebbe fuggire.

 

C’è l’altra moneta, che è la moneta straniera; non solo il dollaro; di solito si parla di dollaro perché è più facile usarla come riferimento. Se si usa la lira, lo yen, si diventa matti, si complicano i conti, anche se calcoliamo anche sulla base del dollaro canadese, perché sono a 61% o 65%. Non ci resta altro rimedio che calcolare in dollari, per una questione pratica, per risparmiare calcoli e la corrente elettrica dei computer.

 

Nella nostra politica monetaria non conosciamo queste tragedie di cui avete parlato: se il tasso d’interesse..., se il Fondo Monetario ha promesso tanto e non ha dato..., se la moneta si svaluta...: ma, in fin dei conti, quale moneta non si svaluta? Quale è sicura?

 

È chiaro che in teoria sappiamo perfettamente che sarebbe meglio avere una moneta comune nell’America Latina, però siamo ben lungi dalle condizioni necessarie per risolvere il problema con una moneta unica. Per adesso basta con salvare la moneta, che America Latina non sia costretta a cambiare l’uso delle proprie monete per il dollaro, e riesca a fermare la fuga di capitali... E non so in che modo smetteranno di fuggire i capitali, o come si potrà fermare tale fuga o come evitare che le monete dell’America Latina si svalutino. Questa è la situazione reale, i problemi sono molto più seri e più complessi.

 

Qui si son dette cose molto interessanti, tra cui quelle espresse dal Premio Nobel del 2001, il professor Stiglitz. Non siamo teorici dell’economia, però la lotta ci ha costretto ad osservare molto bene ciò che succede in essa.

 

Abbiamo ascoltato eccellenti relazioni. Qui il professor Stiglitz fu relativamente cauto – bisogna sempre fare molta attenzione con quello che si dice nella capitale cubana– però, ha scritto eccellenti articoli, alcuni dei quali conosciamo, come per esempio, il suo famoso Prologo all’opera di Polanyi, l’economista che difese altre concezioni nel periodo di Bretton Woods. Bisogna ascoltare bene le cose che dice, le critiche che fa alle concezioni del Fondo Monetario; con quanta chiarezza dimostra la sua colpevolezza nelle tragedie che stanno vivendo numerosi paesi.

 

Un altro suo articolo si intitola "Ciò che imparai dalla crisi del Sud Est Asiatico"; in questo articolo si spiegano, paese per paese, i diversi criteri, e le diverse concezioni di coloro che si dicevano in favore di alleviare la situazione dei paesi in crisi; in questo articolo spiega, soprattutto, come e perché sono crollati i suddetti paesi, precisando che tutti si svilupparono sulla base di forti misure di protezione. Ma, li costrinsero a cambiare questa linea, li portarono alla liberalizzazione totale e si trovarono senza valuta, si trovarono senza riserve di fronte ai colpi della speculazione.

 

Ci fu un irriverente che si chiama Mahatir (premier malese N.d.T.), che cercò un’altra formula e li sfidò: però conservò le risorse, si protesse meglio dalla situazione critica; altri persero tutto e ciò favorì molte multinazionali nordamericane che comprarono, quasi a prezzi di svendita, le industrie in molti di questi paesi; a parte la pazzia, relativa al libero movimento delle merci, di applicare la liberalizzazione totale allo scambio, nonché al movimento dei capitali; cioè deregulation piena, come voi la chiamate.

 

Qual è il futuro di questi paesi? C’è stato forse un minimo di programma? Non sono sul punto di creare un GOSPLAN (Comitato Statale di Pianificazione dell'ex Unione Sovietica, N.d.T.). Oserei dire che poté succedere, prima di imparare a fare le cose per bene, con altre concezioni. E lo dico con la morale di sapere ciò che il nostro popolo ha fatto in 43 anni.

 

Il fatto è che non esiste nemmeno un minimo di coordinazione; mettono tutti i paesi a produrre chips per Internet, o per la televisione, e raggiungono prezzi di 1 dollaro e quando c’è un eccesso di produzione si riducono a 5 centesimi di dollaro; oppure mettono tutti a produrre televisori, frigoriferi utensili domestici.

 

Con la tecnologia hanno la possibilità di produrre cifre illimitate solo che non c’è potere di acquisto per comprare tutto ciò che sono capaci di produrre queste industrie.

 

Per colmo, si mettono a produrre automobili in Tailandia o in Indonesia, che risultano essere macchine di lusso, una specie di Mercedes Benz, nel momento in cui la produzione di macchine giapponesi è ferma. Allora, più tecnologia sviluppano, maggiore e la, producono più produttività del lavoro e quindi meno fonti di impiego ci sono; di conseguenza maggiore è disoccupati e quindi più crisi. E questo non è niente. Io vorrei vedere, adesso che la Cina è entrata nella WTO, chi sarà capace di battere i cinesi nella produzione di tutte queste cose. Nel frattempo, noi ne siamo usciti molto bene. A noi non salterà in testa l’idea costruire una fabbrica di tubi catodici; però abbiamo comperato un milione di televisori cinesi.

 

Per noi la televisione è uno strumento di educazione, di cultura; non ci si può immaginare il valore che può avere! Stiamo insegnando massicciamente le lingue in programmi che abbiamo chiamato "Università per Tutti" ottenendo grandi risultati.

 

Questa stessa settimana, o tutt’al più la prossima, cominceranno le ripetizioni. Siccome l’entrata all’Università deve andare d’accordo con i voti, abbiamo stabilito un programma di ripetizioni delle materie fondamentali che determinano l’entrata all’Università; prima solo le famiglie che avevano un maggior livello culturale, o alcune risorse in più, potevano pagare professori che impartissero ripetizioni ai loro figli, perché, è logico, tutte le famiglie vogliono che i loro figli si iscrivano all’Università.

 

Ho detto che noi ci vergogniamo di ciò che abbiamo fatto, perché un giorno abbiamo scoperto che non tutti i bambini che nascevano in questo paese avevano esattamente le stese possibilità. Indagando ed approfondendo su questi temi relativi alla giustizia, abbiamo scoperto, dopo tanti anni di lotta rivoluzionaria che malgrado aver fatto moltissimo nel campo sociale, più di qualunque altro paese dell’America Latina, potevamo aver fatto di più; ho detto a coloro che parteciparono ad un Congresso di Giornalisti, che ci vergognammo di quello che avevamo fatto, pensando alle cose che si potevano fare e che per ignoranza non facemmo, e che stiamo facendo adesso. Sono più di 70 i programmi di sviluppo sociale. Uno di questi è "Università per Tutti", e non è una stupidaggine; un altro nella scuola elementare: raggiungere i 20 alunni per maestro, che non è, tuttavia, la cifra ideale. In Città dell’Avana, in due anni abbiamo ridotto il numero di alunni, già da settembre, da 37 ad un massimo di 20. Abbiamo portato i programmi televisivi, alle 21944 scuole che non potevano usufruire di questi perché non avevano elettricità; questo problema l’abbiamo risolto grazie ad un pannello solare, e fra qualche settimane si concluderà l’installazione di un altro pannello solo per i computer. Con questo programma non rimarrà fuori una sola delle 1944 scuole, delle quali 21 hanno solo un alunno; e questo alunno ha già un professore laureato –vive in un luogo lontano e forse è figlio di un guardaboschi– come vi dicevo, un pannello solare con un televisore cinese –che consumano 60 watt; sono molto economici, con un’eccellente immagine– e adesso il computer con il quale il professore, che ricevette un corso per insegnare informatica alla scuola elementare –aveva la metodologia pedagogica e ricevette un corso di 174 ore, d’informatica per la scuola elementare– ormai può insegnare il programma di informatica corrispondente a questo bambino, inoltre continua a studiare, così potrà entrare all’Università più preparato.

 

I professori di informatica delle scuole elementari di Città dell’Avana, come sempre nelle capitali tutto è più difficile, stanno ricevendo 800 ore di lezioni; non sono maestri diplomati perché ne abbiamo pochi, sono giovani che provengono da istituti pre-universitari pedagogici.

 

In questo momento abbiamo quasi 600 sale video, dotate di televisori di 29 pollici e pannello solare, in 600 paesini e villaggi che non hanno l’elettricità. Così assicuriamo l’acceso alla televisione di tutti i cittadini del paese, che vanno a vederla nelle sale abilitate a tale effetto e si comportano con una disciplina ammirevole. In questi posti non si va per bere rum, e guardare i programmi diventa sempre una festa. In questa prima parte saranno 700 i televisori e ne mancano ancora altri 700. Alla fine di quest’anno in ogni piccolo villaggio ce ne saranno quasi 1500, con 15 case, o forse più, che disporranno di queste sale che loro costruiscono con poche risorse.

 

Quanto ci costa portare i pannelli solari alle 1944 scuole che non hanno elettricità? Che cosa era più economico? Il pannello solare. I 1944 pannelli solari costano 2200000 dollari; la stessa cifra alcune persone la spendono in un giorno, diciamo meglio, in una settimana. Due milioni duecentomila dollari: è troppo denaro?

 

Installare un computer in questi luoghi è un po’ più costoso, perché se in alcuni di essi ce ne sono più di 40 alunni, necessiteranno più di 1 kwh giornaliero; sarà dunque necessario collocare un pannello solare doppio che costa 1900 dollari. In questo programma si spenderanno circa 2 milioni e mezzo di dollari. Allora potremo dire che tutti i bambini del paese, dai 5 anni in su, hanno accesso ai programmi di televisione, che è un mezzo audiovisivo eccellente, soprattutto se hanno anche i maestri, perché i mezzi audiovisivi non possono cancellare l’opera dei maestri. Ci sono alcune materie in cui siamo scarsi di maestri, come l’inglese, bisogna trovare qualcuno che vada lì per aiutare: però abbiamo questi programmi trasmessi dalla televisione.

 

Ormai abbiamo un terzo canale della televisione, che copre un terzo della popolazione, esclusivo per l’educazione. Ciò che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto con due reti nazionali, le stesse che trasmettono 6 ore giornaliere ciascuna, e le domeniche due ore in una rete e due nell’altra. Si utilizza questo tempo per diversi seminari, possono essere di pittura, di danza, di tecnica narrativa, ecc. Insomma, conoscenze abbastanza sofisticate saranno alla portata di tutti.

 

Proprio oggi stavo mostrando a Perez Ezquivel le opinioni raccolte ieri, dopo la tavola rotonda che riguardava il problema dell’Argentina. Di ciascuno di questi temi abbiamo raccolto spontaneamente tra 3000 e 5000 opinioni, ed è impressionante ciò che in due anni ha imparato il nostro popolo. Voi potete parlare del Fondo Monetario, della Banca Mondiale, di qualunque altro tema che fino a 2 o 3 anni fa la nostra popolazione non conosceva. Ogni tanto, se la materia è difficile, si raccomanda a coloro che partecipano alle tavole rotonde che quando debbano usare, inevitabilmente, un termine tecnico, lo spieghino.

 

Un’ora dei suddetti programmi, ad esempio d’inglese, in Università per Tutti, costa allo stato 109 dollari. Se un milione di persone ricevono 160 ore di lezione, il costo è di 1,8 centesimi a persona. Parlo di valuta perché cerchiamo poi, attraverso diversi meccanismi, il bilancio tra una e l’altra moneta, nell’ambito di un’economia, come vi ho detto, disegnata con molta cura; per questo abbiamo potuto portare avanti questi programmi.

 

E’ chiaro quanto basso sia il costo. In realtà, questi corsi costano un poco di più perché li trasmettiamo tre volte al giorno: alle ore 07:00, alle ore 14:00 ed alle ore 23:00; spendiamo dunque 2,7 centesimi pro capite, se un milione di persone riceve il corso, e chi riceve il corso completo consuma 8kw – supponendo che il televisore consumi 100 watt – e 33 centesimi di dollaro, che equivale al costo in valuta del materiale scritto che viene consegnato loro; così, loro leggono, ascoltano, vedono. E’ un metodo eccellente –in questo caso si tratta di cittadini comuni– nelle scuole ogni materia ha il suo professore.

 

Abbiamo messo la tecnologia al servizio dell’educazione e della cultura della popolazione. Non esiste la pubblicità commerciale, non c’è mai stata; gli spot che vengono mandati in onda sono consigli che riguardano la lotta contro I’alcolismo, contro l’abito di fumare, per insegnare come una madre deve curare il figlio, corsi di educazione e non mera propaganda commerciale.

 

Voi sapete bene che la televisione è continuamente interrotta da famosissimi spot. Nel momento culminante, nel momento più emozionante, interrompono il programma e mettono in onda l’annuncio. Questa è una cosa che qui non si conosce; con questi mezzi tecnici possiamo fare quello che vogliamo e il costo è molto economico.

 

Perez Ezquivel ci ha fatto l’onore di ricordare i 75000 giovani a cui paghiamo un salario per studiare; non mi riferisco a coloro che stanno frequentando il corso regolare. Ciò che dobbiamo evitare è che qualunque giovane che arrivi alla terza media inferiore smetta di studiare o non lavori. Tra altre cause, ci può essere il fatto che una ragazza di 16 o 17 anni si sposi; oppure motivi che dipendono dalla famiglia o dall’educazione ricevuta, o da altri fattori che abbiamo studiato bene e che continuiamo a studiare.

 

Ormai sappiamo perfettamente che cosa fare perché nessuno si allontani dal sistema scolastico; lavorare con la famiglia, con il giovane, e motivarli nella terza media –e a riguardo abbiamo imparato qualche cosa-; questi alunni hanno tra i 17 ed i 30 anni – questo l’ho già spiegato due giorni fa però lo ripeto perché molti di voi non eravate presenti – hanno superato la terza media, alcuni hanno il diploma di maturità o di scuola media superiore; quindi la categoria della terza media applicata ai ragazzi è destinata a scomparire in pochi anni. E sono solo 75000. Potremmo fare lo stesso anche se fossero 100000 o 120000, e ciò non costerebbe nulla. Paghiamo loro un salario con cui risolvono molti problemi e se non offriamo loro un posto a tempo pieno, li prepariamo e riceveranno il loro impiego quando saranno creati i posti lavoro necessari; perché tra le province ci sono alcune differenze; infatti, ci sono alcune più predisposte allo sviluppo del turismo o ad altre produzioni.

 

Tra gli altri casi ci può essere quello di una madre con tre figli. Durante un congresso degli studenti che è stato fatto in questa stessa sala, seduta lì nella terza fila, c’era una ragazza della provincia di Guantanamo, con tre figli, la donna più felice del mondo, e che non ha mancato una sola volta alle lezioni. In queste scuole, come norma, c’è un 95% di presenza.

È incredibile ciò che si può fare, e se pensiamo che i costi vengono fatti con il cambio 20 pesos per 1 dollaro, è una cosa a cui nessuno può credere, poiché il nostro peso ha potere di acquisto.

 

Adesso vedrete la fiducia che dimostra il popolo verso le banche. Quando si produsse un cambio di tendenza nelle Casse di Cambio, si compravano più dollari che pesos, fu necessaria una spiegazione ed un’orientazione pubblica a partire da cui questa situazione non durò più di due giorni; è la fiducia che la gente ha nelle banche, perché non si è mai toccato il denaro dei risparmiatori.

 

Erano giunte le voci che sarebbero state eliminate le Casse di cambio, e si garantì che si sarebbero mantenute; si garantì che non sarebbero stati toccati i prezzi in pesos, eccetto quelli dei mercati di frutta, verdura e carne dove sono liberi.

 

E ancora adesso stiamo affrontando le conseguenze dell’uragano, che fu il più devastatore di quelli che attraversarono il paese; 6 milioni di persone colpite stanno ricevendo aiuti in alcune parti del paese; immaginate che abbatte le torri di acciaio delle comunicazioni della televisione e quelle delle linee di alta tensione.

 

E insieme a questo, la crisi economica; stiamo affrontando ancora la lotta contro la zanzara Aedes Aegypti; gli unici che non abbiamo mobilitato in questa campagna sono i 2000 alunni di una scuola che non è stata ancora conclusa, parte di loro si trovano qui oggi; studieranno infermeria dopo aver concluso la scuola media.

 

Ci mancano alcune infermiere nella capitale. Questi ragazzi sono meravigliosi. Sapete come studiano? In 52 locali diversi. Vennero selezionati nei comuni e lavoreranno in centri vicini ai luoghi dove studiano. La preside di questo centro è eccezionale. Non è qui oggi? (Gli dicono di sì). Loro sanno che è una brava preside  . Tra questi giovani, spinti da una grande vocazione, troviamo ragazzi del Xº grado (prima media superiore N.d.T) . In altre scuole ci sono diplomati che studiano controlli di qualità ; inoltre, abbiamo anche la scuola dei lavoratori sociali; questo è un altro lavoro che abbiamo creato e qui studiano 7000 ragazzi che hanno concluso la scuola media.

 

L’istruzione universitario si moltiplicherà; i corsi per incontri (agevolazione che vengono date agli studenti che lavorano o alle studentesse che hanno figli N.d.T.) si faranno nei comuni, lo stesso che abbiamo fatto con i giovani dai 17 ai 36 anni, e vengono impartite nelle stesse scuole medie dopo il termine dell’orario di lezione, cioè, dalle 17:30 alle 20:30, 4 giorni alla settimana e già stanno chiedendo il quinto giorno.

 

Questi programmi quanto costano? Niente, non si paga niente né per i centri scolastici né per i professori che impartiscono le lezioni. Dissi loro che avevano i laboratori per i corsi d’informatica ed i programmi pertinenti per realizzare qualunque corso. Si impartiranno conoscimenti generali, lingue, in modo tale da farli entrare all'Università più preparati.

 

Adesso abbiamo professionisti, economisti, avvocati, personale qualificato, in qualunque comune del paese, con una preparazione culturale sufficiente, affinché possano lavorare come professori o professori ausiliari all’Università. I corsi per incontro si facevano di sabato e adesso possiamo farli 3 volte alla settimana, senza doverli muovere dal comune, perché abbiamo problemi con il trasporto. Cambiammo i metodi per riuscire, in modo economico e facile, a moltiplicare la quantità di studenti universitari e dare loro maggiori opportunità.

 

Qui avete anche parlato di un progetto che è un’assicurazione contro la disoccupazione o del fatto che ci siano paesi che danno un sussidio in denaro ai disoccupati; però, l’uomo in nessun caso deve sentire che è di troppo. La cosa più umiliante per colui che è disoccupato è quella di avere l’impressione di essere un peso morto per la società.; questo ferisce la sua autostima.

 

Queste sono forze tremende che abbiamo via, via scoperto. L’ansia della conoscenza che ha l’essere umano è la base che supporta i successi che hanno questi nuovi programmi che stiamo realizzando. Ebbene perché dare un sussidio a queste persone? Perché invece non organizzare una scuola? E se non possiamo assicurargli in un tempo relativamente breve un posto di lavoro, l’anno successivo aumentiamo lo stipendio, e in questa maniera si può creare una nuova professione: la professione del saggio; possono continuare a studiare fino a convertirsi in saggi. Non dubito che molte di queste madri che studiano –circa il 65% sono donne – si laureeranno e non avranno problemi, ed i loro figli saranno insieme ad esse, ed avranno i servizi di educazione, i servizi di sanità e di ricreazione, e non mancherà loro niente, e così faremo con tutta la società.

 

Abbiamo scoperto che esistono relazioni tra conoscimento, cultura e reato, soprattutto in un emisfero dove il reato sta crescendo, come voi ben sapete, e dove cresce il numero di droghe, terribile flagello da cui ci siamo liberati; e non so come risolveranno la crisi adesso che stanno nascendo nuove droghe come l’estasi; statisticamente si sa come il consumo di queste nuove droghe stia crescendo tra i giovani per il prezzo molto basso che hanno rispetto alla costosissima cocaina. È questione di educazione, e noi parliamo di educatori, non di persone che trasmettono conoscenze, per compiere così il principio che un grande filosofo cubano del secolo IX enunciava così: "Chiunque può istruire; però, educare può solo colui che sia un vangelo vivente." (José de la Luz y Caballero N.d.T.)

 

Faremmo un salto di qualità dal momento in cui avremo educatori, un educatore con 20 alunni in questo momento e, più avanti, con 15. E stiamo sviluppando anche altri programmi e provando la loro efficacia, in virtù di cui pensiamo che durante la scuola media ci sarà un professore per ogni 15 studenti.

 

Non ci sarà disoccupazione. Stiamo preparando la gente. Abbiamo promesso a tutti i giovani che avranno il posto di lavoro sicuro, con una sola condizione: che siano preparati. Con le nuove idee, abbiamo diminuito la disoccupazione; in diverse occasioni dissi che in un determinato momento la disoccupazione raggiunse l’8% e alla fine dell’anno 2000 era di 5,4% e oggi si trova al 4,1%; alla fine di quest’anno sarà tra il 3 e il 3,5%.

 

La categoria "disoccupato" deve scomparire. Un uomo non può essere un peso morto per la società, e quella dove l’uomo non serva sarà condannata sia dal punto di vista morale che umano.

 

Sia nell’Antica Roma che nel Medio Evo questo era impensabile, però, oggi si può pensare a questo, c’è sufficiente coscienza e ci sono argomenti per difendere la minima razionalità che si richiede in una società perché non ci siano disoccupati. Noi siamo arrivati più in là ; però non voglio aggiungere altro. Che cosa non si può farei in una società mediamente razionale?

 

Stiamo vedendo in che modo la tecnologia industriale, sempre più moderna e produttiva, conduce alla disoccupazione, e la disoccupazione è un male che, come un’ombra, ti segue sempre. Qui lo avete bene analizzato.

 

Quello di ieri fu per me un giorno speciale. Il nostro Ministro Presidente della Banca Centrale spiegò alcuni dati interessanti, quando parlò della speculazione e del divorzio tra l’economia reale e l’economia speculativa. Non è possibile dimenticare che il dato delle borse valori ed il loro prezzo nei paesi industrializzati è praticamente uguale al Prodotto Lordo annuo di tutta l’economia mondiale.

 

Il valore gonfiato delle azioni era di 31,2 trilioni; ed il Prodotto Lordo Mondiale di beni e servizi era di 31,3 trilioni.

 

Guardate dove si è arrivati. Anche negli USA, che hanno un PIL di 10 trilioni, il valore delle azioni ascende a 1,3 volte il valore del loro PIL.

Ci fornì un altro elemento abbastanza impressionante quando parlò del fatto che il prezzo delle azioni di alcuni gruppi della borsa valori degli USA, tra il 1998 ed il 1999, crebbe un 570% e i guadagni si incrementarono solo il 61%.

 

Bisogna aggiungere altro per dimostrare che l’economia non esiste? Di che economia avete parlato? Ditemi la verità.

 

Gli economisti dovranno convertirsi in esperti in giochi d’azzardo, o in indovinelli. Sì, perché l’economia si è convertita in un casinò. Oggi gli economisti sono diventati croupier dell’economia mondiale, e devono ancora studiare molto per capire come funziona un casinò. Ormai si sa che le operazioni speculative ascendono a 3 trilioni di pesos ogni giorno.

 

Ricordo che a Copenaghen, in un vertice sui problemi sociali, un dirigente europeo di grande prestigio, si incontrò con me e mi disse con disperazione che c’erano 1,2 trilioni di operazioni speculative giornaliere; questa cifra in 10 anni ha raggiunto i 3 trilioni al giorno, invece tutte le operazioni per il commercio mondiale raggiungono solo circa 8 trilioni di dollari; cioè, ogni 3 giorni si produce un maggiore flusso di denaro per soddisfare le operazioni speculative di quello prodotto dal commercio mondiale durante un anno. Che economia è questa?

 

Quindi, bisogna essere economisti, esperti in scienze politiche, esperti in giochi di azzardo e inoltre, bisogna essere astrologhi, per poter interpretare i fatti.

 

A volte uno si dispera perché vede che si ripete una e una volta ancora un fenomeno, di fronte al quale non si può fare niente, e ha tutta la ragione del mondo; però io non sono del tutto pessimista. Nuovi mondi non usciranno dalla testa di nessuno; coloro che li sognarono, fin dall’epoca di Platone, furono chiamati utopisti – come voi ben sapete –. Però non tutti sono utopisti; Martí si lamentava amaramente e diceva: "A coloro che mi chiamano sognatore" dico che: "i sogni di oggi saranno le realtà del domani."

 

Vi parla un sognatore che ha vissuto l’esperienza di vedere i sogni diventare realtà; che ha subito la vergogna di vedere che questi sogni potevano essere stati maggiori e migliori realtà. Lo dico con la vergogna di non aver sognato quando cominciammo – e avevamo già sogni ambiziosi – tutte le cose che stiamo convertendo oggi in realtà.

 

Poco fa vi ho detto che mancava un terzo elemento decisivo: non si trattava solo della coscienza e dei conoscimenti, mancava una cosa essenziale quando si sogna di cambiare il mondo.

 

La breve storia di cui vi ho parlato è piena di sognatori che non videro realizzati i loro sogni, perché oltre i sogni, i conoscimenti, la coscienza, il desiderio, la buona volontà, c’è bisogno di condizioni obiettive, e le condizioni obiettive le crea la storia, e non ci saranno cambiamenti profondi, né ci sono stati mai, che non siano preceduti da gravi crisi. Ecco la chiave.

 

Solo dalle grandi crisi sono nate le grandi soluzioni; lo dico a coloro che si chiedevano che cosa si può fare, e prepararsi è una di queste, coltivare idee, coltivare coscienza. Nell’ottimismo di coloro che come me credono che partono da fatti reali, devo dire che non ci spaventa nemmeno il fatto che un ALCA venga e inghiotta l’America Latina ed i Caraibi interi, perché ciò mi porta alla mente un ricordo biblico, visto che quando io andavo a scuola dovevamo studiare la Storia Sacra, come venivano chiamati il Vecchio e il Nuovo Testamento, e ci parlavano di quel profeta, che si chiamava Jona, se non ricordo male, che venne inghiottito da una balena; però la balena non poté digerirlo ed uscì sano e salvo dal suo ventre.

 

Di tal modo credo nelle realtà, e nel futuro vicino, che, anche se ci inghiottisse, noi, i 500 milioni di latinoamericani e caraibici, usciremo dal ventre di una balena che non potrà mai digerirci.

 

Non possiamo avere alcun timore, bisogna credere nelle leggi della storia, le stesse che conosciamo per aver meditato su esse, quelle che conosciamo dalle deduzioni, quelle che abbiamo conosciuto dallo studio e dall’osservazione delle realtà. Si è detto già che il problema del sistema è che, semplicemente, non può sostenersi e ciò che non può sostenersi, crolla.

 

Quando ci riunimmo nel Foro de Sao Paulo, proprio in questa sala, da questo stesso palco dissi agli argentini: Non preoccupatevi, non pensate tanto nel metodo; non affannatevi a cercare un metodo, non è necessario. Questo governo cade da solo, non c’è nemmeno bisogno di soffiarci sopra , proprio così dissi loro. E già da prima affermavo questo, perché avevamo previsto questo nelle nostre analisi e discussioni. Si è studiata la storia del 1929 (anno della recessione N.d.T.), quale era la differenza tra il 1929 e quello che ora stava succedendo; quando le borse si erano gonfiate come mai; cosa garantiva che non affondasse e che il pallone non scoppiasse, con peggiori conseguenze, poiché era maggiore il ruolo che occupava nel mondo quel paese, e quando il 50% dei nordamericani hanno il loro denaro investito in queste azioni, gonfiate in modo tale che molte di esse che costarono 1000 dollari, dopo otto anni valevano 800 000 dollari; erano perciò cresciute di 800 volte. Era una barbarie, una pazzia, questo non poteva sostenersi. Non si sapeva quando sarebbe cominciata e come sarebbe cominciata la crisi; però si sapeva con certezza che prima o poi ci sarebbe stata, anche senza bisogno dell’atto terrorista; ciò che fece l’atto terrorista fu accelerare questo processo, voi lo sapete perfettamente.

 

Di ciò non ho nessun dubbio. Per questo cominciai ricordando lo sforzo spiegato nei confronti del debito del 1985. Malgrado ciò, il sistema poté guadagnare tempo per inventare formule, i buoni Brady, eccetera; guadagnò tempo. Ciò che fece fu solo guadagnare un po’ di tempo, non molto, quando ancora poteva farlo; visto che adesso non gli resta molto più tempo. Ormai le cose si sono complicate all’estremo che non gli restano altre opportunità, e ogni soluzione può essere raggiunta solo al prezzo di aggravare il futuro. E regalare? Non regalerà niente. Coloro che dirigono l’economia del mondo, da questo punto di vista, sono fondamentalisti.

 

Vi dicevo qualcosa che forse loro ignorano e cominciano a capire solo adesso, cioè, che ci troviamo di fronte a una crisi, e vi avevo detto che non si è mai trovata una soluzione che sia uscita dalla mente, o dalle idee, o da proposte teoriche, le soluzioni escono dalle realtà e dalle crisi.

 

E nemmeno le crisi avvengono quando vogliono le persone; arrivano e a volte rapidamente, perché anche gli avvenimenti viaggiano in modo accelerato. Non ammettono l’idea che l’impero attuale possa durare gli anni che durò l’impero romano, o quanto durò l’impero inglese, o quanto sono durati gli altri imperi o quasi imperi. Oggi i fatti si succedono in maniera accelerata, si potrebbe dire che quasi avanzano alla velocità della luce, alla velocità in cui si possono fare operazioni da un estremo all’altro del mondo in frazioni di secondo, o comunicarsi via Internet. A questa velocità si succedono gli avvenimenti e non possono farlo in un altro modo, a questa velocità si sono sviluppati i progressi della scienza e della tecnica. La storia ha dimostrato questo.

 

Senza andare troppo lontano, la Rivoluzione Francese non poteva accadere 50 anni prima né 50 anni dopo. C’era una monarchia assoluta, molto ben consolidata lì, il regime feudale, ci sono circa 10 o 12 tomi, non ricordo quanti, di Jaurés (storico francese del XX secolo N.d.T.), che spiegano in maniera dettagliata tutti i costumi, leggi e regole del feudalesimo che rendevano possibile la sopravvivenza di quel sistema. Vennero i teorici, quando ormai la crisi si stava facendo evidente; però gli autori della Rivoluzione Francese non furono i teorici. Loro formularono idee, principi, eccetera; fu la fame e la situazione insostenibile che condusse alla rivoluzione.

 

Nessuno aveva mai ascoltato i nomi di quei famosi capi che non sarebbero mai stati ricordati se non fosse scoppiata la crisi e con la crisi sorsero i principali capi di quella rivoluzione che provenivano da diversi strati sociali, chi da una parrocchia, chi da un arcivescovado, alcuni erano borghesi, altri erano intellettuali, però tutti erano brillanti. Persero tutti la testa uno per uno; girondini, giacobini, Danton, Marat, Robespierre, i moderati, i radicali; e dopo, il colpo di Stato di Napoleone. Nessuno avrebbe mai conosciuto nessuno di questi personaggi. È ovvio che le crisi non solo portano cambiamenti, portano capi, portano gli attori che dirigono o vi partecipano e mai si ripetono le cose nello stesso modo, in nessuna altra parte.

 

Qui si è parlato di coloro che organizzano i comitati di base, coloro che organizzano i cacerolazos, coloro che organizzano le proteste e si comunicano attraverso Internet, masse che si muovono con tremenda e sorprendente forza. Anche i cambiamenti hanno precursori; molti di voi siete persone giovani, avete accumulato una quantità di conoscimenti, lo avete dimostrato qui. Per me fu realmente impressionante la tavola rotonda in cui si trattò la crisi, e la trasmetteremo domenica prossima.

I partecipanti pensavano di fare oggi un programma, e fu necessario farne un altro. La tavola rotonda che ebbe luogo ieri non doveva essere ripetuta in televisione dai suoi propri autori, poteva essere ritrasmessa integralmente, e si trasmetterà integralmente con la spontaneità con cui parlarono, tutto è stato registrato e la manderemo in onda. Ogni giorno il nostro popolo impara di più. Le spiegazioni di uomini di vero talento, con erudizione, con esperienza, furono brillanti. Di tutto questo pubblicheremo un supplemento in 200 000 o 300 000 copie. Noi non facciamo le cose in piccolo.

 

La domenica scorsa abbiamo discusso il libro di Ramonet (Direttore di Le Monde Diplomatique, N.d.T.) nel teatro Carlos Marx con una platea di 6000 persone, tra cui i 3000 studenti della scuola di lavoratori sociali coinvolti nella lotta contro la zanzara Aedes Aegypti e contro i focolai di dengue, che parteciparono nelle brigate studentesche di lavoro sociale; utilizziamo la forza degli studenti universitari perché i corsi dei lavoratori sociali sono stati creati da poco e ci sono soltanto 1000 laureati mentre ce ne sono 7000 studenti iscritti.

 

Seimila di questi studenti, tra il 15 luglio e il 5 agosto, visitarono in 16 giorni 505 000 famiglie della capitale della repubblica, raccogliendo opinioni sui più svariati temi, annotando tutto e lasciando anche uno spazio in bianco nei questionari perché le famiglie potessero esprimere la loro opinione su qualunque tema, ed includere altri non compresi – erano più di 30 temi – dovettero lavorare per quattro mesi con 300 computer, operati dagli stessi studenti, per raccogliere i dati. Così si raccoglie una grande quantità di informazione e di conoscenze che si possono ottenere solo in questo modo.

 

Posso citare un’altra cosa: il paese ha una grande forza; la gioventù, gli studenti, i lavoratori, le donne organizzate e unite, con cui si può fare qualunque cosa. Si pesarono 2200000 bambini tra 0 e 15 anni, per conoscere quanti erano sotto peso e precisare così quanti non ricevevano, durante i primi tre anni di vita, l’alimentazione adeguata, e i fattori che influivano in questa situazione, poiché tali bambini entrerebbero all’asilo con una capacità intellettuale inferiore a quella dei bambini alimentati adeguatamente. I bambini devono ricevere le cure da quando sono nel ventre della madre.

 

Ciò non deve dipendere dalle entrate della famiglia, né dalla cultura e dalle conoscenze dei genitori, nemmeno dalla quantità di camere che abbia la casa dove abita; non possiamo aspettare che si costruiscano tot centinai di migliaia o un milione di case per cambiare le condizioni materiali di vita. La questione dell’emarginazione non è semplicemente vivere in un quartiere improvvisato; ci sono altre cose. Non si cambia l’uomo costruendo appartamenti, bensì con i programmi del tipo che noi stiamo creando e che hanno un’importanza decisiva nella ricerca di una giustizia possibile, che non esisteva del tutto, però esisterà ed esisterà in breve tempo, ve lo posso assicurare.

 

Verrier (si riferisce al Presidente dell’Associazione di Economisti di Cuba, N.d.T.), l’anno prossimo possiamo fare un tabloide per inserire tutti questi programmi, che in parte abbiamo concluso, con il minimo di risorse. L’importante è volere; però per poter farlo, bisogna semplicemente avere la forza per farlo, e la forza si trova lì, nelle masse. Dico questo a coloro che avevano dei dubbi.

 

Se volete un altro esempio storico, ebbene, nell’anno 17 del secolo scorso, si crearono le condizioni necessarie per una grande rivoluzione sociale, la Rivoluzione Russa. Prima di questa c’era stata la Rivoluzione Messicana, dopo Porfirio Díaz. In quelle condizioni tremende scoppiò la crisi e tutti i loro capi nacquero con le crisi.

 

Prima, in Haiti, la stessa Rivoluzione Francese fece scoppiare una rivoluzione sociale - non dico socialista – tra l’altro perché era impossibile sostenere un regime di 300000 schiavi dominati da 30000 coloni francesi, questo non poteva durare a lungo, ed un giorno crollò tutto dopo che gli schiavi si sollevarono, guidati dai propri capi. Nessuno sapeva chi era Toussaint Louverture o gli altri. Ed i 30 000 soldati , con uno dei capi più brillanti dell’esercito napoleonico, non poterono schiacciare la rivoluzione degli schiavi.

 

Questo ebbe grandissime conseguenze, perché molti coloni emigrarono nella nostra Isola, consolidandosi così la società schiavista, produttrice di caffè prima e di canna da zucchero in seguito, dove i criollos erano i proprietari delle terre ereditate dai primi colonizzatori, mentre gli spagnoli monopolizzavano il commercio, l’amministrazione e la sicurezza pubblica, tutto ciò sostenuto da filosofie, credenze e principi che sembravano immutabili.

 

La stessa indipendenza dell’America non nasce fino a quando non si produce una grande crisi. Ci furono dei precursori, alcuni che avevano distribuito le dichiarazioni dei diritti dell’uomo, quelli che parlarono di libertà, di uguaglianza e fraternità, principi che non sono ancora stati applicati veramente in nessun paese della Terra.

 

Tuttavia, le idee monarchiche erano forti nel nostro emisfero. Però, quando ci fu l’occupazione della Spagna da parte del famoso esercito napoleonico, che destituì un Borbone e mise al trono un fratello di Napoleone, il popolo spagnolo si sollevò.

 

Le prime giunte che nacquero nelle colonie spagnole di questo emisfero erano giunte che rispondevano ad un sentimento di lealtà verso la Spagna, salvo alcune eccezioni come quella di Bolívar e altri nel Venezuela, lì dove aveva agito Miranda, che aveva anche partecipato alla lotta per l’Indipendenza degli Stati Uniti, aveva partecipato alle battaglie della rivoluzione e fu il primo presidente che fu nominato lì. Le lotte si trasformarono in rivoluzioni per l’indipendenza, per più di 15 anni, fino agli ultimi spari della battaglia di Ayacucho (città del Perù dove il 09/12/1824 l’esercito spagnolo venne definitivamente sconfitto N.d.T.).

 

Né Sucre (Antonio José de Sucre (03/02/1795 – 04/06/1830, patriota venezuelano contemporaneo di Bolívar N.d.T.), né Bolívar sarebbero comparsi nelle pagine della storia 20 anni prima o 20 anni dopo.

 

Le nostre stesse guerre di indipendenza sorsero nella stessa forma, nel momento opportuno. I fattori soggettivi si possono anticipare o ritardare; però nascono, si sviluppano, e i fattori soggettivi possono influire in modo decisivo. Può accadere che una rivoluzione, come quella bolscevica, finisca nel modo in cui finì questa, nonostante sia stata realizzata, e sono assolutamente d’accordo con la decisione presa dai rivoluzionari quando la tanto attesa rivoluzione in tutti i paesi industrializzati non si produsse, e loro non si arresero e decisero di costruire il socialismo in un solo paese, il che era in contraddizione con la teoria di Marx, tuttavia, non vacillarono nel farlo.

 

Uno potrebbe parlare su molte cose, compresi alcuni punti di vista e criteri. Quando nel mondo ci fu la possibilità di rompere la correlazione di forze, ciò fu impedito da diversi fattori. E, in fin dei conti, anche noi abbiamo fatto la Rivoluzione in un solo paese, qui, in America Latina dove, ad eccezione del Messico, tutti gli altri cosiddetti governi, e bisogna usare questa parola, si unirono agli USA contro Cuba. A volte attribuiamo la colpa dei problemi ai governi, quando ormai non esiste né indipendenza né governi, il loro potere è ogni volta più ridotto. I partiti politici nel nostro emisfero sono stati totalmente screditati, sono stati distrutti dall’ordine politico e d economico stabilito e da molto tempo.

 

Sono passati quasi 200 anni dalla prima lotta di indipendenza e quanto abbiamo cambiato da allora? Che cosa è successo con gli aborigeni? Che cosa è successo con i discendenti di quegli schiavi? Che cosa è successo con gli stessi discendenti dei primi colonizzatori o con i meticci e tutti gli altri? Il mondo sa che cosa sta succedendo con loro, come sa bene quale è la mortalità infantile, il livello di analfabetismo, di povertà, di disoccupazione e di tutte le altre calamità che avete qui menzionato oggi; nessuno lo ignora.

 

Noi sappiamo bene in che condizioni facemmo la Rivoluzione. Fu molto utile per noi, nei primi anni, l’esistenza del campo socialista, di un socialismo, non diciamo reale, diciamo immaginario, perché non è la stessa cosa un socialismo autoctono che quello importato; non è lo stesso un processo politico, una rivoluzione per inseminazione artificiale o per clonazione, perché ciò che in realtà avvenne in Europa dell’Est fu una certa clonazione dell’esperienza di un paese che saltò dal feudalesimo al socialismo, con l’80% di contadini ignoranti quando fece la rivoluzione; un pugno di proletari nel paese meno industrializzato d'Europa che, come conseguenza della Seconda Guerra Mondiale, si estendeva verso la parte agricola e più sottosviluppata d’Europa.

 

Questa è la tappa in cui gli USA emergevano da questa seconda guerra mondiale come potenza incontrastabile, con la sua industria intatta e con l’80% dell’oro del mondo, che consentì loro di imporci il famoso Accordo di Bretton Woodds, fino a quando malversarono e spesero male i due terzi di questo oro, e quando restavano loro solo 10 miliardi di oro oncia troy (una oncia troy è uguale a 31,1034807 grammi d’oro N.d.T.), con il valore conosciuto di 35 dollari, implementarono un meccanismo che garantiva la stabilità di questo prezzo attraverso l’acquisto di oro quando eccedeva e la sua vendita quando scarseggiava. Funzionò come una macchinetta esatta e precisa fino a quando, dopo la guerra del Vietnam: 500 miliardi di dollari spesi senza imposte. Gli restava solo un terzo dell’oro originale e viene soppresso il supporto in oro. L’oro fu sostituito dalla carta, dai biglietti che imprimeva il Dipartimento di Stato del Tesoro o la Riserva Federale, e con carte hanno coperto da allora il loro enorme deficit, un debito interno che si moltiplicò poi per cinque in pochi anni.

 

Con carta comprano le nostre merci ed i nostri servizi; con carta sostengono fino a 400 miliardi di dollari di deficit, mentre a noi ci viene proibito un solo centesimo sopra lo zero: "Chiudete le scuole, chiudete gli ospedali, lasciate che la gente muoia di fame, che viva per la strada, che non abbia lavoro" Lo sappiamo perché è quello che ci dicono qui tutti i medici, maestri, professori che continuamente partecipano a eventi e riunioni e ci raccontano le loro tragedie in America Latina.

 

Queste sono le regole vigenti, una legge dell’imbuto, come si dice qui. E oltre a pagarci con carta, ci costringono a vendere le nostre risorse naturali e le nostre industrie, in alcune parti perfino il treno, i parchi, le strade, le autostrade ecc.

 

Deficit zero. Che gliene importa? Niente di questo ha un senso, niente di questo ha una logica, niente di questo ha una giustificazione se non la giustificazione della forza, del potere in tutti i campi di cui abbiamo parlato qui oggi, o se non qui, nella riunione con Ramonet al Teatro Carlo Marx quando presentò il suo libro La propaganda silenziosa.

 

Lui segnala in questo libro fenomeni di grande interesse. Noi dovevamo fare un’edizione di 10000 copie, e in 24 ore decidemmo di fare una di 100000, perché ci sono idee di grande importanza, con un’aggiunta dei fatti accaduti negli ultimi mesi, che non si potevano prevedere prima dell’11 settembre.

 

Il suo libro si riferisce al potere enorme dei nostri vicini del Nord – non sempre li chiamo Impero, perché non voglio che si confonda il concetto che abbiamo rispetto al sistema e ai dirigenti di quel paese con il concetto che abbiamo del popolo nordamericano; sempre che posso, evito di mescolare tutto.

 

Ramonet parte dallo studio profondo dell’influenza di questi mezzi. Ci aveva già avvertito della colossale aggressione culturale della quale siamo stati vittime, della distruzione delle nostre identità nazionali.

 

Due anni e mezzo fa, la difesa dell’identità nazionale fu l’elemento centrale di un congresso dell’Unione di Scrittori ed Artisti di Cuba e il collante che univa il cento per cento dei nostri artisti ed intellettuali.

 

Lui continuò a sviluppare quest’idea, e riuscì a concretizzarla in un libro che, a nostro giudizio, ha un grande valore; però nella sua teoria prevaleva – e non poteva essere di altra forma – che la forza principale del dominio imperiale era precisamente il monopolio e l’uso dei suoi enormi mezzi di comunicazione. Tuttavia, a partire dall’11 settembre fu necessario includere il concetto del guardiano di sicurezza – come lo chiamò lui – cioè, in poche parole, l’elemento militare.

 

Nelle sue tesi e perfino nel titolo con cui chiamò una sua conferenza, "La gradevole..." o "La dolce dominazione" dovette includere l’elemento militare.

 

A che cosa si devono queste colossali spese di guerra, forse all’intenzione di iniettare denaro all’economia? Il mio punto di vista non è questo. Questa amministrazione è anche keynesiana nel suo stile, iniettare denaro nella circolazione, con la speranza di riacquistare ancora la crescita, per breve tempo, se per caso ci riescono; la loro formula fondamentale è attraverso le detrazioni, cioè, praticamente attraverso la soppressione di molte imposte. Di fatto hanno rinunciato a quei tanto agognati 5 trilioni di dollari che per 10 anni si sarebbero accumulati come conseguenza dell’eccedenza attiva; adesso sanno che ciò non è possibile, adesso hanno, un’altra volta, un crescente deficit.

 

Molti nordamericani sognarono che quell’eccedente sarebbe stato investito per garantire la sanità, per migliorare le scuole, per assicurare la previdenza sociale di quel gran numero di lavoratori che vanno in pensione, della generazione posteriore alla la seconda guerra mondiale; tutti questi sogni sono crollati e inoltre la detrazione e soppressione delle imposte favorisce molto coloro che hanno più denaro.

 

Iniettare denaro in un paese i cui cittadini persero l’abitudine di risparmiare, dove il risparmio dei loro salari è sotto lo zero, ha alcun senso? Però vogliono tirar su l’economia iniettando denaro.

 

L’incremento delle spese militari è molto al di sotto dell’iniezione del circolante ottenuta riducendo le imposte, sono risorse e più risorse disperate, della stessa maniera in cui i giapponesi riuscirono a ridurre il tasso di interesse a zero per dare una spinta agli investimenti, e i nordamericani a 1,75%, la più basa che io ricordi, non so se ci fu un’epoca in cui fosse più bassa.

 

Allora, perché un enorme bilancio militare? Perché enormi investimenti in nuove tecnologie? Stanno cominciando a capire che il mondo diventa ogni volta più ingovernabile, che non può sostenersi solo con l’incantesimo dei loro spot, che è necessaria la forza, che sono necessari più portaerei e più aerei e più sofisticati, che bisogna dichiarare una guerra mondiale e minacciare 80 paesi – perché considerano che siano 80 i paesi che possono essere oggetto dei loro attacchi.

 

Qualcuno potrà dire: voi non siete preoccupati? Noi siamo il paese che è più tranquillo al mondo, perché da 43 anni siamo minacciati; siamo stati sul punto di scomparire, sì, scomparire, fisicamente, tutti, senza che il popolo vacillasse nemmeno un attimo.

 

Io non ricordo un solo compatriota disperato e in preda al panico nel 1962. Ricordo sì un popolo indignato, quando il nostro alleato di quel tempo (si riferisce all’Unione Sovietica, N.d.T.), senza consultare nemmeno Cuba, fece concessioni e aggiustamenti. Loro sanno bene che questo popolo non può essere intimidito, non importa se ci includono o meno nella lista. Non immaginano fino a che punto non ci importa un fico secco se ci escludono o non lo fanno; perché c’è un problema da risolvere prima, ed è se noi escludiamo gli Stati Uniti – anche se non tutti i loro governi sono stati uguali – dalla lista dei paesi terroristi.

 

Furono migliaia i compatrioti che persero la vita come conseguenza della guerra sporca, degli attacchi di ogni tipo, perfino contro aerei cubani di passeggeri che furono fatti saltare in pieno volo, di bombe collocate nei nostri alberghi, di piani e più piani che non voglio descrivere minuziosamente, anche se possiamo farlo se fosse necessario.

 

Adesso c’è un nuovo stile, adesso non sono solo i ministri, i portavoce; ormai anche gli ambasciatori degli Stati Uniti tracciano il cammino a seguire, parlano. Non esiste campagna elettorale in nessuno dei "veramente indipendenti" paesi latino-americani, dove l’ambasciatore statunitense non ficchi il naso, la "cuchareta" – come diciamo noi cubani – e non pronunci un discorso; se per esempio è Nicaragua, ecco il grande discorso dell’Ambasciatore. Prima erano proconsoli discreti; oggi sono consoli che non hanno nemmeno il pudore di esibire le loro preferenze e i loro desideri e con che tono, con che stile.

 

Immaginatevi come fanno le cose che qui a Cuba, paese in cui non hanno ambasciata ma un semplice Ufficio di Interessi, hanno voluto applicare lo stesso stile, fare dichiarazioni giudicando il governo, e se devono o meno escluderci dalla lista dei paesi terroristi. È come se qualcuno che si trovasse dentro un buco dicesse all’altro che è fuori : "Tirami fuori e ti salverò la vita".

 

Questi metodi con il popolo cubano non valgono niente in assoluto, perché questo è un popolo coerente, un popolo che ha coscienza, che ha cultura, che è unito, che ha morale; né con le menzogne, né con le minacce potranno intimidirlo.

 

Questo paese può essere fatto scomparire dalla faccia della terra, ma non potrà mai essere sottomesso, dominato conquistato.

 

Noi viviamo in funzione dei nostri ideali, dei nostri principi e della nostra etica. Questa è stata la nostra vita ed è la vita di tutti questi giovani e milioni di giovani come questi che vedete qui; è la vita del nostro popolo, è la vita dei nostri bambini che saranno incomparabilmente più colti di noi, ed hanno una fiducia illimitata nel loro popolo, una fiducia illimitata nelle idee, una fiducia illimitata nella Rivoluzione. Questa è l’attuale situazione del nostro paese ed è la nostra risposta, che nessuno si sbagli!

 

Come mai osano di minacciare circa 80 paesi con l'impiego della forza ?

 

Dove è andata a finire l’idea dell’esistenza di un’Organizzazione delle Nazioni Unite? Dove sono andate a finire le norme legali di questa istituzione? Dove sono andati a finire i principi giuridici e etici?

 

Se ci domandiamo il perché di tutto questo, che sembra assurdo, inspiegabile, l'unica risposta è: perché hanno meno paura del terrorismo che della ribellione dei popoli, temono i movimenti di coscienza e di opinione che hanno scatenato grandi battaglie in luoghi memorabili fino al punto che quasi proibiscono alla gente di riunirsi, e per questo motivo i promotori della suddetta politica reagiscono con ira e prepotenza, arrivando perfino a mostrarsi superbi con i propri alleati e accarezzando l’idea di utilizzare una forza potente, brutale e cieca, apparentemente incontrastabile, per diffondere il panico ed il terrore in tutti i popoli del pianeta.

 

Il suo risultato sarà moltiplicare la resistenza, moltiplicare il rifiuto, le proteste, aggravare lo scontento di questa specie minacciata non solo dalla peggiore forma di schiavitù e di colonialismo che si abbia mai visto, ma anche minacciata nella propria sopravvivenza. Questa è la coscienza che muove molte persone degli strati medi nei paesi industrializzati, che ogni giorno conoscono meglio i pericoli che minacciano la natura, la loro vita, quella dei loro figli e dei loro nipoti.

 

Tutti conoscono i dati, non c'è bisogno di ripeterli, relativi a quanto sta succedendo con la cappa d’ozono, con la contaminazione dell’atmosfera, con l’avvelenamento dei mari, con la scarsezza di acqua potabile e con altri fenomeni causati dall'inquinamento.

 

Il delegato californiano, o qualcun altro, ha parlato della California senz'acqua, o con problemi di acqua nel manto freatico. Ciò non avviene solo in California, ma anche in Guanajuato; lo stesso Presidente del Messico, all’epoca in cui era governatore e visitò il nostro paese, mi spiegò come l’acqua del manto freatico, che si trovava a 12 metri di profondità, oggi si trova a 400, e non c’è nessuna sorgente che lo alimenta. Quando gli chiesi se non si poteva iniettare una percentuale dell’acqua piovana, mi rispose: "Tutto è ormai pieno di prodotti chimici", e praticamente ciò che si applicava con buon criterio era l'irrigazione micro localizzata per risparmiare acqua.

 

Ci sono problemi grandissimi nel Medio Oriente che minacciano con futuri conflitti, chiunque può capire ciò. L’umanità cresce più di 80 milioni di abitanti per anno. Dal 1981 al 2001, date in cui ebbero luogo conferenze dell’Unione Internazionale Parlamentaria, in solo 20 anni, la popolazione crebbe di 1,4 miliardi di abitanti; più di quanto era cresciuta sin dalla nascita della specie umana fino all’inizio del secolo scorso, finito da poco; questo fenomeno non si può fermare, e si unisce all’erosione ed ad altri problemi che tutto il mondo conosce e capisce.

 

Questa lotta contro la globalizazione neoliberale è la causa comune – si può dire – di tutti i popoli dell’umanità , che non possono vedere di buon occhio che si rompa un trattato come quello di Kioto, che significa una speranza; che non possono capire perché diavolo si fabbricano scudi nucleari totali, in cui non sa quanti soldi si investiranno, se la guerra fredda ormai è finita e l’avversario non è più, da molto tempo, superpotenza e il suo bilancio nazionale è minore del bilancio di guerra degli USA.

 

A chi vogliono far credere che i nord coreani stanno fabbricando un missile, un’arma nucleare che può raggiungere il territorio degli Stati Uniti? Questo non lo crede nessuno; come non crede nessuno che l'Iran possa minacciare gli Stati Uniti. Possibilmente stavano pensando alla Russia, che conserva un numero di proiettili che possono raggiungere gli Stati Uniti. I pretesti sono gli altri paesi che minacciano. In questo coinvolgono gli altri fattori di cui abbiamo parlato, tra cui la tendenza al dominio totale e assoluto del nostro pianeta. Questo è, secondo il mio modesto punto di vista, il momento in cui ci troviamo.

 

Se ho visto poco fa l’orologio è perché avevo il timore... e ormai, in ogni modo, non c'è rimedio . Ho parlato tre ore; però non ho disturbato il sonno del nostro amico (indica uno dei delegati) che ha dormito tranquillamente (Risate e applausi) e adesso si sveglia fresco e raggiante  per assaggiare il delizioso cocktail che ha preparato l’Associazione di Economisti di Cuba (Risate e Applausi).

 

Non voglio aggiungere altro, solo dire che l’attuale ordine sociale economico è insostenibile, che qui sono state apportate molte idee e che siamo coinvolti in una battaglia di idee. Questa è stata una delle riunioni – di questo ho la convinzione – dove sono stati esposti più criteri e idee coincidenti con la realtà che tutti vedono e capiscono ogni giorno meglio.

 

Noi resteremo felici con la consapevolezza di essere stati testimoni dell'enorme conoscenza e dell'intelligenza dei 500 milioni – o forse più – di abitanti di questo emisfero, dal Río Bravo – come diceva Martí – alla Patagonia. Che grande ricchezza di conoscimenti hanno creato! E questa è la ricchezza a cui non è certamente interessato il nostro potente vicino del Nord, preferisce uccidere le nostre intelligenze invece di dare visti d'entrata negli Stati Uniti; almeno contiamo un ricco un capitale umano di economisti, di pensatori, di uomini e di donne dotati di conoscimenti di cui c'è bisogno in questo momento.

 

Salutiamoci armati di convinzione, però armati specialmente di fiducia nel nostro futuro. Qui si potrebbe dire una frase simile a quella che pronunciò Salvador Allende prima di morire gloriosamente nella Moneda: Più presto che tardi il mondo cambierà!

 

Fino alla Vittoria Sempre!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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