{"id":113150,"date":"2026-09-12T14:11:47","date_gmt":"2026-09-12T14:11:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/?p=113150"},"modified":"2026-09-12T14:11:47","modified_gmt":"2026-09-12T14:11:47","slug":"prima-delle-twin-towers-cera-la-moneda-il-golpe-che-ha-inventato-il-neoliberismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/?p=113150","title":{"rendered":"Prima delle Twin Towers c&#8217;era la Moneda. Il golpe che ha inventato il neoliberismo"},"content":{"rendered":"<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xZeEfXjTNu4?si=NWSllvq_9a3dfIiI\" width=\"460\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>L&#8217;11 settembre 1973 i bombardieri cileni radevano al suolo la democrazia di Salvador Allende. Mentre il mondo ricorda le Torri Gemelle, il Cile continua a fare i conti con quel golpe che apr\u00ec le porte alla dittatura di Pinochet e all&#8217;esperimento economico dei Chicago Boys<\/strong><\/h5>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/autori-la_redazione_de_lantidiplomatico\/38493\/\">l&#8217;AntiDiplomatico<\/a><\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un undici settembre che il mondo ha imparato a ricordare con le immagini delle torri che crollano nel cielo di Manhattan, le sirene, la polvere, il prima e il dopo di una civilt\u00e0 che si credeva intoccabile. Ma trent&#8217;anni prima di quell&#8217;altro undici settembre, un marted\u00ec di settembre del 1973, il cielo sopra Santiago del Cile si riempiva di un fumo diverso. Era il fumo dei caccia Hawker Hunter che bombardavano il palazzo della Moneda, sede della presidenza, e dentro quel palazzo c&#8217;era un uomo con gli occhiali e un casco da combattimento che stringeva un fucile mitragliatore ricevuto in regalo da Fidel Castro. Quell&#8217;uomo si chiamava Salvador Allende, era il primo presidente socialista del Cile e stava per morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi sono passati cinquantatr\u00e9 anni da quel giorno e il Cile non ha ancora finito di piangere. O forse sarebbe pi\u00f9 onesto dire che una parte del Cile ha smesso di piangere da un pezzo, mentre l&#8217;altra continua a cercare i corpi dei propri cari nelle fosse comuni del deserto di Atacama o nei fondali dell&#8217;oceano Pacifico. I numeri sono freddi ma parlano chiaro: oltre tremila morti accertati, quarantamila torturati, pi\u00f9 di mille persone scomparse nel nulla che ancora oggi qualcuno aspetta invano. Eppure la memoria, in Cile, \u00e8 diventata un campo di battaglia quasi quanto lo fu la Moneda quel mattino di settembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allende lo aveva capito prima ancora che le bombe cominciassero a cadere. Nel suo ultimo discorso, trasmesso da Radio Magallanes mentre le frequenze venivano una dopo l&#8217;altra messe a tacere, il presidente non us\u00f2 parole di odio. Parl\u00f2 di delusione. Nomin\u00f2 i traditori uno per uno, l&#8217;ammiraglio Merino che si era autoproclamato comandante, il generale Mendoza che appena il giorno prima gli aveva giurato fedelt\u00e0 e adesso guidava i carabineros contro il governo legittimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disse ai lavoratori che non si sarebbe dimesso, che avrebbe pagato con la vita la lealt\u00e0 del popolo, e poi pronunci\u00f2 una frase che ancora oggi, a rileggerla, fa venire i brividi per la sua lucidit\u00e0 quasi profetica. Disse che il capitale straniero e l&#8217;imperialismo, uniti alla reazione interna, avevano creato il clima perch\u00e9 le forze armate rompessero la loro tradizione costituzionale: \u201cIl capitale straniero, l\u2019imperialismo, unito alla reazione, ha creato il clima affinch\u00e9 le Forze Armate rompessero la loro tradizione, quella insegnata loro da Schneider e riaffermata dal comandante Araya, vittime dello stesso settore sociale che oggi sar\u00e0 nelle proprie case, in attesa che mani estranee riconquistino il potere per continuare a difendere i propri appannaggi e i propri privilegi\u201d. Disse che la storia lo avrebbe giudicato. Aveva ragione, ma non nel modo che sperava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la storia, in Cile, l&#8217;hanno riscritta i vincitori. E i vincitori non erano soltanto i generali con le medaglie e gli occhiali da sole di Pinochet. Dietro di loro, e in certi casi davanti a loro, c&#8217;era un gruppo di giovani economisti cileni che avevano studiato all&#8217;Universit\u00e0 di Chicago sotto la guida di Milton Friedman e Arnold Harberger. Li chiamavano i Chicago Boys, e il golpe del 1973 fu per loro quello che un terremoto \u00e8 per un architetto con idee radicali: l&#8217;occasione perfetta per radere al suolo tutto e ricostruire da zero. Mentre i soldati rastrellavano le fabbriche, le universit\u00e0 e i quartieri operai, mentre i detenuti venivano ammassati nello stadio nazionale trasformato in campo di concentramento, quei ragazzi in giacca e cravatta stavano gi\u00e0 preparando i piani per privatizzare la sanit\u00e0, le pensioni, l&#8217;acqua, l&#8217;istruzione. Il Cile divenne il primo laboratorio al mondo di neoliberismo applicato senza filtri, senza contrappesi democratici, senza il fastidio di dover convincere nessuno. La dittatura, in fondo, serviva anche a questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato, mezzo secolo dopo, \u00e8 sotto gli occhi di tutti e non somiglia affatto al miracolo economico che la propaganda pinochetista ha venduto al mondo per decenni. Il Cile \u00e8 oggi uno dei paesi pi\u00f9 diseguali dell&#8217;intera America Latina. Il dieci per cento pi\u00f9 ricco della popolazione guadagna ventisette volte pi\u00f9 del dieci per cento pi\u00f9 povero, e il divario si allarga ancora se si guarda all&#8217;accesso alla sanit\u00e0, all&#8217;istruzione e alla casa. Le miniere di rame, che erano la ricchezza nazionale, sono in larga parte controllate da multinazionali straniere. I fiumi, i laghi e le falde acquifere sono stati venduti a imprese private, un&#8217;anomalia quasi unica nel panorama mondiale. Il paese \u00e8 un alleato fedele di Washington e guarda con diffidenza qualsiasi progetto di integrazione latinoamericana che richiami le idee di Bol\u00edvar, di Mart\u00ed o dello stesso Allende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure il racconto dominante, quello che circola nei salotti di Santiago e negli editoriali dei giornali pi\u00f9 letti, continua a ripetere che la dittatura ha salvato il Cile dal comunismo, che Allende era un incompetente circondato da estremisti, che il golpe fu una dolorosa necessit\u00e0. \u00c8 lo stesso argomento che si sente ripetere da cinquant&#8217;anni, con variazioni minime. Non fu n\u00e9 unit\u00e0 n\u00e9 popolarit\u00e0, dicono dell&#8217;esperienza della Unidad Popular, come se il fatto che un governo democraticamente eletto avesse commesso degli errori potesse giustificare il suo rovesciamento violento e lo sterminio sistematico dei suoi sostenitori. I traditori si sono autoassolti con una retorica che mescola la difesa della libert\u00e0 di mercato alla crociata contro il marxismo, e il risultato \u00e8 che mezzo secolo dopo un presidente come <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-cile_il_passato_nazista_del_padre_di_kast_candidato_dellestrema_destra\/82_44327\/\">Jos\u00e9 Antonio Kast<\/a> pu\u00f2 rivendicare apertamente l&#8217;eredit\u00e0 di Pinochet senza che la cosa provochi uno scandalo o la necessaria riprovazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kast, che oggi siede alla Moneda, non \u00e8 un caso isolato e non \u00e8 nemmeno un incidente della storia cilena. \u00c8 il prodotto coerente di un sistema che non ha mai fatto davvero i conti con il proprio passato. Gi\u00e0 Patricio Aylwin, il primo presidente della transizione democratica, aveva definito &#8220;fortunate&#8221; le donne sopravvissute alle violenze nei centri di detenzione clandestina, una frase che letta oggi suona come uno schiaffo. I governi della Concertazione prima e del \u2018sinistro\u2019 Gabriel Boric dopo hanno mantenuto intatta l&#8217;architettura economica ereditata dalla dittatura, quella stessa costituzione del 1978 che Ricardo Lagos si limit\u00f2 a riformare nel 2004 senza mai smantellarne le fondamenta. Il neoliberismo cileno non \u00e8 un relitto del passato, \u00e8 il presente vivo e vegeto di un paese che continua a macinare disuguaglianza con la stessa efficienza con cui i Chicago Boys la progettarono cinquant&#8217;anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allende, nelle sue ultime parole, disse: \u201cLavoratori della mia patria: ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento cupo e amaro, in cui il tradimento cerca di imporsi. Continuate a credere che, molto prima che tardi, si riapriranno i grandi viali dove l\u2019uomo libero potr\u00e0 passare per costruire una societ\u00e0 migliore\u201d. Era l&#8217;undici settembre del 1973 e la sua voce stava per essere spenta per sempre. Cinquantatr\u00e9 anni dopo quei viali sono ancora chiusi, la Moneda \u00e8 diventata un&#8217;attrazione turistica dove i visitatori si scattano selfie davanti alle cicatrici delle bombe, e il Cile ospita il Foro di Madrid, il raduno dell&#8217;ultradestra latinoamericana e mondiale, come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo. Javier Milei celebra la figura di Pinochet e nessuno in Cile sembra trovare la cosa particolarmente offensiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un libro che \u00e8 rimasto inedito fino al 2026 \u2013 evidenzia il quotidiano La Jornada &#8211; scritto sotto pseudonimo da Vicent Garc\u00e9s nei primi mesi della dittatura e mai distribuito. Si intitola &#8220;Cile. Analisi del primo anno della dittatura militare&#8221; e racconta con la precisione di un testimone oculare la logica profonda del golpe: non una semplice reazione contro il comunismo, ma un progetto organico di rifondazione del capitalismo, con le multinazionali al centro e il popolo cileno ridotto a manodopera a buon mercato. Nelle sue pagine si trovano le origini dell&#8217;Operazione Condor, le contraddizioni della destra, la repressione contro i militari che si rifiutarono di tradire la costituzione. \u00c8 un documento che dimostra come tutto era previsto, tutto era calcolato, e che la violenza non fu un eccesso ma lo strumento principale di un piano economico che aveva bisogno del terrore per funzionare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altro undici settembre, quello che il mondo tende a dimenticare, non fu soltanto un golpe fascista. Fu l&#8217;inizio di un esperimento che avrebbe cambiato il volto dell&#8217;economia globale, un esperimento pagato con il sangue di migliaia di persone che avevano avuto la sola colpa di credere che un paese pi\u00f9 giusto fosse possibile. Allende lo sapeva, e lo disse con una chiarezza che oggi suona profetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lutto non \u00e8 finito. E finch\u00e9 i Chicago Boys e i loro eredi continueranno a dettare le regole del gioco, finch\u00e9 la memoria verr\u00e0 trattata come una merce da esporre in un museo o da cancellare con un colpo di spugna, quel lutto non finir\u00e0 mai. L&#8217;altro undici settembre non \u00e8 una data sul calendario. \u00c8 una ferita aperta nel corpo dell&#8217;America Latina, e ogni anno che passa senza giustizia la rende un po&#8217; pi\u00f9 profonda e dolorosa.<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top:5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Pinterest\",\"Email\",\"Print\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_twitter_via = \"cubainforma\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_twitter_via=\"cubainforma\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Prima delle Twin Towers c&#039;era la Moneda. 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