{"id":20394,"date":"2016-12-30T09:55:35","date_gmt":"2016-12-30T09:55:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cubainformazione.it\/?p=20394"},"modified":"2016-12-30T09:55:35","modified_gmt":"2016-12-30T09:55:35","slug":"la-globalizzazione-e-morta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/?p=20394","title":{"rendered":"La globalizzazione \u00e8 morta"},"content":{"rendered":"<p>Alvaro Garc\u00eca Linera (*)\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/ciptagarelli.jimdo.com\/2016\/12\/29\/la-globalizzazione-e-morta\/\">https:\/\/ciptagarelli.jimdo.com<\/a><\/strong>\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.cubainformazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/trump-che.jpg\" rel=\"attachment wp-att-20387\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-20387 alignright\" src=\"http:\/\/www.cubainformazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/trump-che-300x235.jpg\" alt=\"trump-che\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.cubainformazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/trump-che-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.cubainformazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/trump-che.jpg 445w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La sfrenatezza per un imminente mondo senza frontiere, il bailamme per la costante diminuzione di importanza degli Stati nazionali in nome della libert\u00e0 d\u2019impresa e la quasi religiosa certezza che la societ\u00e0 mondiale avrebbe finito per coesionarsi come un unico spazio economico, finanziario e culturale integrato, sono crollate davanti all&#8217;ammutolito stupore delle \u00e9lite filo-globalizzazione del pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rinuncia della Gran Bretagna a rimanere nell&#8217;Unione Europea \u2013 il pi\u00f9 importante progetto di unificazione statale degli ultimi 100 anni \u2013 e la vittoria elettorale di Trump \u2013 che ha alzato le bandiere di un ritorno al protezionismo economico, ha annunciato la rinuncia ai trattati di libero commercio e ha promesso la costruzione di mesopotamiche muraglie di frontiera \u2013 hanno schiacciato l\u2019illusione liberale pi\u00f9 grande e di maggior successo del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E che tutto questo provenga dalle due nazioni che, 35 anni fa, infilate nelle loro corazze di guerra, annunciavano l\u2019avvento del libero commercio e della globalizzazione come l\u2019inevitabile destino dell\u2019umanit\u00e0, parla di un mondo che si \u00e8 rovesciato o, peggio ancora, che ha esaurito le illusioni che l\u2019hanno mantenuto sveglio per un secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto \u00e8 che la globalizzazione \u2013 come meta-racconto, di questo si tratta \u2013 come orizzonte ideologico capace di canalizzare le speranze collettive verso un unico destino che permettesse di realizzare tutte le possibili aspettative di benessere, \u00e8 scoppiata in mille pezzi. E oggi non esiste, al suo posto, nulla di mondiale che articoli quelle aspettative comuni; ci\u00f2 che abbiamo \u00e8 un ripiegamento spaventato all&#8217;interno delle frontiere e il ritorno ad un tipo di tribalismo politico, alimentato dall&#8217;ira xenofoba, davanti ad un mondo che non \u00e8 pi\u00f9 il mondo di nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La misura geopolitica del capitalismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi cominci\u00f2 lo studio della dimensione geografica del capitalismo fu Marx. Il suo dibattito con l\u2019economista Friedrich List sul \u201ccapitalismo nazionale\u201d nel 1847 e le sue riflessioni sull&#8217;impatto della scoperta delle miniere d\u2019oro della California riguardo al commercio transpacifico con l\u2019Asia, lo definiscono come il primo e pi\u00f9 diligente ricercatore dei processi di globalizzazione economica del regime capitalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto il suo apporto non ha base nella comprensione del carattere mondializzato del commercio che comincia con l\u2019invasione europea dell\u2019America, ma nella natura planetariamente espansiva della produzione capitalista stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le categorie di sussunzione formale e sussunzione reale del processo lavorativo al capitale con cui Marx svela l\u2019auto-movimento infinito del modo di produzione capitalista, presuppongono la crescente sussunzione della forza lavoro, dell\u2019intelletto sociale e della terra alla logica dell\u2019accumulazione padronale, cio\u00e8 l\u2019assoggettamento delle condizioni di esistenza dell\u2019intero pianeta alla valorizzazione del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui discende il fatto che nei primi 350 anni della sua esistenza, la misura geopolitica del capitalismo sia passata dalle citt\u00e0-Stato alla dimensione continentale e, negli ultimi 150, alla misura geopolitica planetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione economica (materiale) \u00e8 quindi intrinseca al capitalismo. Il suo inizio si pu\u00f2 datare 500 anni fa, data a partire dalla quale si \u00e8 continuamente estesa, in modo frammentario e contraddittorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se seguiamo gli schemi di Giovanni Arrighi nella sua proposta dei cicli sistemici di accumulazione capitalista alla testa di uno Stato egemonico troviamo: Genova (secoli XV-XVI); Paesi Bassi (secolo XVIII); Inghilterra (secolo XIX) e Stati Uniti (secolo XX); ognuna di queste egemonie fu accompagnata da un\u2019estensione della globalizzazione (prima commerciale, poi produttiva, tecnologica, cognitiva e, alla fine, ambientale) e da un\u2019espansione territoriale delle relazioni capitaliste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ci\u00f2 che davvero costituisce un avvenimento recente all&#8217;interno di questa globalizzazione economica \u00e8 la sua costruzione come progetto politico-ideologico, speranza o senso comune, cio\u00e8 come orizzonte di epoca capace di unificare il credo politico e le aspettative morali di uomini e donne appartenenti a tutte le nazioni del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La \u201cfine della storia\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione come narrazione o ideologia di epoca non ha pi\u00f9 di 35 anni. Venne iniziata dai presidenti Ronald Reagan e Margaret Thatcher, con la liquidazione dello Stato sociale, privatizzando le imprese statali, annullando la forza sindacale operaia e sostituendo il protezionismo del mercato interno con il libero mercato, elementi questi che avevano caratterizzato le relazioni economiche dalla crisi del 1929.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu certamente un ritorno amplificato alle regole del liberismo economico del secolo XIX, compresa la connessione in tempo reale dei mercati, la crescita del commercio in relazione al Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale e l\u2019importanza dei mercati finanziari, che erano gi\u00e0 presenti allora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quello che differenzia questa fase del ciclo sistemico da quella prevalente nel secolo XIX \u00e8 stata l\u2019illusione collettiva della globalizzazione, la sua funzione ideologica legittimante\u00a0 e il suo significato di presunto destino naturale e finale dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E coloro che si sono legati emotivamente a questa credenza del libero mercato come salvezza finale non sono stati solamente i governanti e i partiti politici conservatori, ma anche i mezzi di comunicazione, i centri universitari, i commentatori e i leaders sociali. Il crollo dell\u2019Unione Sovietica e il processo che Gramsci chiamava trasformismo ideologico degli ex socialisti diventati furibondi neo-liberisti, ha chiuso il cerchio della vittoria finale del neo-liberismo globalizzatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovvio, se davanti agli occhi del mondo l\u2019URSS, che era considerata fino ad allora il referente alternativo al capitalismo, cessa la lotta e si arrende alla furia del libero mercato e se anche i combattenti per un mondo diverso, pubblicamente e in ginocchio, abiurano le loro precedenti convinzioni per proclamare la superiorit\u00e0 della globalizzazione rispetto al socialismo di Stato \u2013 ci troviamo davanti alla costruzione di una narrativa perfetta del destino \u201cnaturale\u201d e irreversibile del mondo: il trionfo planetario della libera impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019enunciato della \u201cfine della storia\u201d hegeliano con cui Fukuyama caratterizzava lo \u201cspirito\u201d del mondo aveva tutti gli ingredienti di un\u2019ideologia d\u2019epoca, di una profezia biblica: la sua formulazione come progetto universale, la sua battaglia contro un altro progetto universale demonizzato (il comunismo), la vittoria eroica (fine della guerra fredda) e la riconversione degli infedeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia era arrivata alla sua meta: la globalizzazione neo-liberista. E, a partire da quel momento, senza avversari antagonisti da affrontare, la questione non era pi\u00f9 quella di lottare per un mondo nuovo, ma semplicemente aggiustare, amministrare e perfezionare il mondo attuale visto che non c\u2019era alternativo a fronte di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo nessuna lotta valeva strategicamente la pena di essere fatta perch\u00e9 tutto quello che si fosse tentato per cambiare il mondo si sarebbe alla fine arreso davanti a quel destino inamovibile dell\u2019umanit\u00e0 che era la globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorse allora un conformismo passivo che si impadron\u00ec di tutte le societ\u00e0, non solo delle \u00e9lites politiche e padronali ma anche di ampi settori sociali che aderirono moralmente alla narrazione dominante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La storia senza fine n\u00e9 destino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, quando ancora scoppiano gli ultimi petardi della lunga festa della \u201cfine della storia\u201d, risulta che chi usc\u00ec vincitore &#8211; la globalizzazione neoliberista &#8211; \u00e8 morto lasciando il mondo senza finale n\u00e9 orizzonte vittorioso, cio\u00e8 senza orizzonte alcuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trump non \u00e8 il boia dell\u2019ideologia trionfalistica della libera impresa, ma il medico legale a cui tocca ufficializzare un decesso clandestino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi inciampi dell\u2019ideologia della globalizzazione si fanno sentire ad inizio del secolo XXI in America Latina, quando operai, proletari urbani e ribelli indigeni rifiutano l\u2019ordine della fine della lotta di classe e si coalizzano per prendere il potere dello Stato. Combinando maggioranze parlamentari e azioni di massa, i governi progressisti e rivoluzionari sviluppano una variet\u00e0 di opzioni post-neoliberiste mostrando che il libero mercato \u00e8 una perversione economica suscettibile di essere sostituita da modi di gestione economica molto pi\u00f9 efficienti per ridurre la povert\u00e0, generare uguaglianza e spingere la crescita economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo la \u201cfine della storia\u201d comincia a mostrarsi come una singolare truffa planetaria e di nuovo la ruota della storia \u2013 con le sue infinite contraddizioni e opzioni aperte \u2013 ricomincia a girare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, nel 2009, negli Stati Uniti il fino ad allora vilipeso Stato, che era stato oggetto di derisione per essere considerato un ostacolo alla libera impresa, viene tirato fuori dal cappello da Obama per statalizzare parzialmente le banche e salvare dalla bancarotta i banchieri privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019efficienza imprenditoriale, colonna vertebrale dello smantellamento statale neo-liberista, viene cos\u00ec ridotta in polvere a fronte della sua incompetenza nell&#8217;amministrare i risparmi dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi arriva il rallentamento dell\u2019economia mondiale ma, in particolare, del commercio delle esportazioni. Durante gli ultimi 20 anni questo cresce il doppio del PIL annuale mondiale, ma a partire dal 2012 riesce appena ad essere uguale a quest\u2019ultimo, e ormai nel 2015 \u00e8 minore, con il che la liberalizzazione dei mercati non costituisce ormai pi\u00f9 il motore dell\u2019economia planetaria n\u00e9 la \u201cprova\u201d dell\u2019irresistibilit\u00e0 dell\u2019utopia neoliberista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ultimo i votanti inglesi e nordamericani fanno inclinare la bilancia elettorale verso un ripiegamento agli Stati protezionisti \u2013 se possibile dotati di muraglie \u2013 oltre a rendere visibile un malessere ormai planetario contro la devastazione delle economie operaie e della classe media, malessere causato dal libero mercato planetario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la globalizzazione non rappresenta pi\u00f9 il paradiso desiderato in cui depositare le speranze popolari n\u00e9 la realizzazione del benessere familiare anelato. Gli stessi paesi e le stesse basi sociali che innalzarono la sua bandiera nei decenni passati si sono trasformati nei suoi pi\u00f9 grandi detrattori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo di fronte alla morte di una delle pi\u00f9 grandi truffe ideologiche degli ultimi secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia nessuna frustrazione sociale resta senza castigo. Esiste un costo morale che, in questo momento, non illumina alternative immediate ma \u2013 \u00e8 il cammino tortuoso delle cose \u2013 le chiude, almeno temporaneamente. Il fatto \u00e8 che, alla morte della globalizzazione come illusione collettiva, non si contrappone l\u2019emergenza di un\u2019opzione capace di attirare e indirizzare la volont\u00e0 desiderante e la speranza mobilitatrice dei popoli colpiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione come ideologia politica, trionf\u00f2 sulla sconfitta dell\u2019alternativa del socialismo di Stato, questo \u00e8, della statalizzazione dei mezzi di produzione, del partito unico e dell\u2019economia pianificata dall\u2019alto. La caduta del muro di Berlino nel 1989 mette in scena questa capitolazione. Allora, nell\u2019immaginario planetario rest\u00f2 una sola strada, un solo destino mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci\u00f2 che sta succedendo adesso \u00e8 che questo unico destino trionfale cade anch\u2019esso, muore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 rimane senza destino, senza una via, senza certezze. Ma non \u00e8 la \u201cfine della storia\u201d \u2013 come predicevano i neoliberisti \u2013 ma la fine della \u201cfine della storia\u201d; \u00e8 il nulla della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che resta oggi nei paesi capitalisti \u00e8 un\u2019inerzia senza convinzioni che non seduce, un mazzo decrepito di illusioni marcite e, nella penna degli scrivani fossilizzati, la nostalgia di una globalizzazione fallita che non illumina pi\u00f9 i loro destini. Allora, con il socialismo di Stato sconfitto e il neoliberismo morto per suicidio, il mondo rimane senza orizzonte, senza futuro, senza speranza mobilitatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 un tempo di incertezza assoluta in cui, come intuiva bene Shakespeare, \u201ctutto quanto \u00e8 solido svanisce nell&#8217;aria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio per questo \u00e8 un tempo pi\u00f9 fertile perch\u00e9 non si hanno certezze ereditate a cui aggrapparsi per ordinare il mondo. Queste certezze vanno costruite con le particelle caotiche di quella nuvola cosmica che la morte delle narrative passate lascia dietro di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale sar\u00e0 il nuovo futuro che mobiliter\u00e0 le passioni sociali? Impossibile saperlo. Tutti i futuri sono possibili a partire dal \u201cnulla\u201d ereditato. La cosa comune, la cosa comunitaria, il comunismo sono una di queste possibilit\u00e0 che stanno annidate nell&#8217;azione concreta degli esseri umani, nella loro imprescindibile relazione metabolica con la natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualsiasi caso non esiste societ\u00e0 umana capace di abbandonare la speranza. Non esiste essere umano che possa prescindere da un orizzonte, e oggi siamo tutti costretti a costruirne uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 l\u2019elemento comune degli umani e questo elemento comune \u00e8 ci\u00f2 che pu\u00f2 portarci a disegnare un nuovo destino diverso da questo emergente capitalismo erratico che ha appena perso la fiducia in se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(*)<\/strong> Vice-presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia. Nato a Cochabamba, laureato in matematica in Messico, \u00e8 stato membro di vari movimenti rivoluzionari boliviani di ispirazione marxista. Accusato di terrorismo dal regime \u00a0di Fujimori,\u00a0 ha passato 5 anni in prigione senza processo. Da: rebelion.org; 27.12.2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria \u201cG.Tagarelli\u201d Via Magenta 88, Sesto San.Giovanni)<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top:5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Pinterest\",\"Email\",\"Print\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_twitter_via = \"cubainforma\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_twitter_via=\"cubainforma\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"La globalizzazione \u00e8 morta\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alvaro Garc\u00eca Linera (*)\u00a0https:\/\/ciptagarelli.jimdo.com\/ La sfrenatezza per un imminente mondo senza frontiere, il bailamme per la costante diminuzione di importanza degli Stati nazionali in nome della libert\u00e0 d\u2019impresa e la quasi religiosa certezza che la societ\u00e0 mondiale avrebbe finito per coesionarsi come un unico spazio economico, finanziario e culturale integrato, sono crollate davanti all&#8217;ammutolito stupore &hellip; <a href=\"https:\/\/www.cubainformazione.it\/?p=20394\" class=\"more-link\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">La globalizzazione \u00e8 morta<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top:5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Pinterest\",\"Email\",\"Print\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_twitter_via = \"cubainforma\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_twitter_via=\"cubainforma\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"La globalizzazione \u00e8 morta\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2372],"tags":[3565,6504,6503],"views":1,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20394"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20394"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20394\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cubainformazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}