Per chi gioca la Colombia?



| Giovedì 27 Aprile 2006 - 13:38 | Cristiano Tinazzi |
 

 

Il presidente colombiano Alvaro Uribe, ha fatto sapere da Brasilia che il suo omologo venezuelano, Hugo Chávez, deve accettare il “diritto” che ha il suo Paese a commerciare liberamente con gli Stati Uniti, così come il Venezuela ha il diritto di vendergli il proprio petrolio. “Vorrei invitare Chávez qui a Brasilia per conversare lasciando da parte i dogmi ideologici”, ha detto Uribe alludendo all’annunciata uscita del Venezuela dalla Comunità Andina (CAN) a causa dei Trattati di Libero Commercio firmati dalla Colombia e dal Perù con gli Stati Uniti. Uribe si è incontrato lunedì scorso con il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, chiedendogli di intercedere con il presidente venezuelano quando si riunirà con lui e Kirchner a San Paolo. Il presidente colombiano ha fatto sapere che ha parlato con Lula “con il cuore in mano” per quello che riguarda la situazione della Comunità Andina dopo l’accordo firmato dal suo Paese con gli Stati Uniti e la conseguente reazione del Venezuela. “Abbiamo visto che questo trattato non sta influendo in nessun modo sulla Comunità Andina e sul Mercosur e abbiamo visto anche ora che abbiamo firmato il trattato molte imprese brasiliane sono interessate ad investire in Colombia e ad usare il nostro Paese come piattaforma per lanciarsi nel mercato statunitense” dice Uribe. In relazione alle dure critiche mosse da Chávez ai Paesi che hanno firmato il Trattato di Libero Commercio Uribe ha dichiarato che il Venezuela ha sì relazioni politiche conflittuali con Washington, per poi intrattenere con lo stesso “relazioni commerciali molto fluide” per mezzo del petrolio. “Preoccupa che non vi sia la stessa coerenza nelle relazioni politiche” ha sottolineato il presidente colombiano, aspettandosi che “le relazioni politiche tra i due Paesi possano essere tanto concordi quanto lo sono quelle intrattenute tramite il commercio petrolifero”. Uribe ha anche precisato che, nel caso della Bolivia, che anch’essa si è detta dispiaciuta per la firma del trattato da parte della Colombia, il suo Paese è disposto a negoziare una qualche forma di compensazione, se verrà dimostrato un danno economico del Paese andino in seguito a questa sottoscrizione economica tra Colombia e Stati Uniti. Secondo Uribe, “se ognuno cerca di capire le necessità dell’altro, potremo arrivare ad una vera unione sudamericana così come l’ha sognata il Libertador Simón Bolívar”.
Intanto da parte americana non è arrivato nessun commento alla decisione del governo venezuelano di uscire dal CAN. Una nota statunitense si limita ad affermare che “ogni Paese ha il diritto di decidere se partecipare o no alle organizzazioni regionali. Gli Stati Uniti non sono membri di questo gruppo e quindi non necessitano di fornire un commento alla vicenda”. Il portavoce del Dipartimento di Stato Adam Ereli però ha sottolineato che l’amministrazione statunitense ha sempre fatto in modo di mettere l’accento sulla necessità di promuovere il libero commercio con tutti Paesi della regione, in special modo con quelli andini. Ereli non ha fatto nessun commento alle dichiarazioni critiche del presidente venezuelano.
L’altro Paese "colpevole", il Perù, per bocca del suo presidente, Alejandro Toledo ha chiesto a Venezuela e Bolivia di ripensarci sulla loro decisione di uscire dal CAN “Possono riflettere e ripensarci, ma se vogliono uscire, che lo dicano chiaramente, senza trovare scuse, perché così significa solo evadere dalle proprie responsabilità. Ci sono Paesi che non hanno necessità di aprire i loro mercati perché hanno la fortuna di avere forti introiti attraverso la vendita di materie prime come il petrolio, che Dio li benedica, soprattutto quando il prezzo del petrolio ha superato i 670 dollari al barile”, ha detto ironicamente Toledo, riferendosi chiaramente al presidente venezuelano. Il presidente peruviano ha poi aggiunto che per Paesi come il suo che sono dipendenti dall’importazione di petrolio, è necessario che trovino altri modi per creare lavoro nel Paese.
Ma questo è il giusto modo per creare posti di lavoro o soltanto un miraggio, uno specchietto per le allod
ole utilizzato da chi ha in mano il mercato e ha tutto da guadagnare dall’apertura totale dei mercati dei Paesi andini?