Cosa significa Lula?

C. Vollenweider, A. S. Oroño, A. Gómez http://www.cubadebate.cu

Perché quest’uomo è in prigione? Se fino a qualche anno fa era un esempio di statista, un esempio per la regione e per il mondo -la rivista Time gli ha dedicato, a suo tempo, una copertina elogiativa-. Gli imprenditori brasiliani e stranieri battevano le mani ai suoi interventi: “che uomo saggio, che capacità di articolazione di interessi”, “proprio quello di cui il Brasile ha bisogno, soprattutto in questo paese, con tutte le differenze che ci sono”.

I media tradizionali pubblicavano, senza nascondere, i suoi alti indici di popolarità, lo invitavano alle loro celebrazioni, mettevano le migliori foto in copertina; la classe politica lo imitava e lo accompagnava in blocco. Lula sapeva che avrebbe potuto costruire un’altra società, un altro paese, un altro Brasile era possibile, un’altra idea di Brasile: “sono un’idea, un’idea mescolata con le vostre idee”, ha detto prima di consegnarsi. La tregua con loro è durata alcuni anni, ma sono tornati alla carica perché hanno capito ciò che Lula significava:

– Che la ricchezza di petrolio può essere per i popoli. Se c’è un momento di rottura nella relazione di Lula con gli USA e gli altri paesi centrali è quando si modificarono i quadri normativi per lo sfruttamento del petrolio dei campi di pre-sal (enorme giacimento di petrolio e gas al largo delle coste brasiliane ndt). Giusto corrisponde: dal 2010 tutta quella “simpatia” per Lula inizia a declinare. Il Brasile stava diventando, con le scoperte dei giacimenti, uno dei maggiori esportatori del mondo, definendo i prezzi delle quotazioni. Tra il 2003 ed il 2014, Petrobras ha guidato un salto qualitativo, nell’industria del ramo, senza precedenti ed è riuscito a finanziare il più grande piano di esplorazione petrolifera del mondo (224 miliardi di $ per il periodo 2010-2014).

– Che la politica può modificare la disuguaglianza razziale. Non è impossibile invertire la disuguaglianza razziale in un paese come il Brasile (il paese al di fuori dell’Africa con più popolazione nera al mondo); certo, richiede perseveranza e audacia nelle misure da attuare. Richiede lo sviluppo di una pedagogia culturale (Lula in ogni atto, in ogni conversazione pubblica, poneva tale punto nel modello dei suoi messaggi: il mercato del lavoro è attraversato dall’eredità di un passato coloniale); di nuovi progetti istituzionali (come il Segretariato delle Politiche di Promozione dell’Eguaglianza Razziale e lo Statuto dell’Uguaglianza Razziale); ed una batteria di politiche pubbliche che impediscano la riproduzione di una dialettica storica sostenuta da spazi sociali di sviluppo personale con l’accento per i bianchi e non per i neri, mulatti e meticci (come il PROUNI, che ha permesso modifiche sostanziali della possibilità dell’Università per tutti).

– Che si può fare una una diplomazia solidaria e multipolare. Con lui si sono concluse le relazioni diplomatiche di delicata gestione con i paesi centrali e disinteressate ed abusive con i paesi più poveri. Con Lula si è sviluppata la solidarietà come principio del legame tra gli Stati, come con la Bolivia, al momento della sua nazionalizzazione degli idrocarburi, come con la rete di accordi che si sono stabiliti con i paesi africani, i commerci con Cuba, tra le molte altre misure. Ha promosso la creazione di UNASUR e, poi, quando il Brasile entra nel BRICS, ed il paese diventa un attore chiave nella geopolitica mondiale, l’irritazione per la proiezione della figura di Lula diventa insopportabile.

– Che si può porre fine alla fame. Uno dei temi chiave a cui Lula è riuscito a porre fine, in Brasile, è la fame. Il programma Bolsa Familia è riconosciuto, a livello internazionale, per aver ottenuto che circa 29 milioni di persone uscissero dalla povertà e con ciò la classe media è diventata il 51% della popolazione. In tale periodo (2004/2014), c’è stata una riduzione del 60% della povertà e del 75% della povertà estrema. Secondo calcoli realizzati dal prestigioso Istituto di Ricerca Economica Applicata (IPEA), se il Brasile avesse continuato con questo ritmo ed estensione della politica sociale, in pochi anni si sarebbero raggiunti tassi di povertà propri dei paesi sviluppati.

– Che qualcuno che viene dal popolo può essere un eccellente amministratore. Non è vero che il Brasile può essere governato solo dalle sue élite; tutto il contrario. I numeri macro e microeconomico del suo Governo non resistono alle accuse di irresponsabilità ed inutilità. Lula, l’uomo che non aveva alcun diploma o non parlava inglese, ha fatto, in termini economici, la miglior presidenza della storia del Brasile: è riuscito a stabilizzare l’economia, ciò che ha permesso di crescere ad un tasso medio del 4,1% all’anno, pagare tutti i debiti del paese con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ridurre il tasso di disoccupazione, che è passato dal 10,5%, del dicembre 2002, al 5,7% al termine dei suoi mandati.

Lula significa queste cose, tra molte altre. Ecco perché non lo sopportano. Gli hanno dato tregua per alcuni anni fino a quando si sono resi conto di ciò che Lula aveva generato e di ciò che può generare.

(Tratto da CELAG)


¿Qué significa Lula?

Por: Camila Vollenweider, Amílcar Salas Oroño, Ava Gómez

¿Por qué está en prisión este hombre? Si hasta hace unos años era un ejemplo de estadista, un ejemplo para región y para el mundo –la revista Time le dedicó en su momento una portada elogiosa–. Los empresarios brasileños y extranjeros se golpeaban las manos con sus intervenciones: “que hombre tan sabio, que capacidad de articulación de intereses”, “justo lo que Brasil necesita, más en este país, con todas las diferencias que hay”.

Los medios de comunicación tradicionales publicaban sin escamotear sus altos índices de popularidad, lo invitaban a sus celebraciones, ponían las mejores fotos en la portada; la clase política lo imitaba y lo acompañaba en bloque. Lula sabía que podía formar otra sociedad, otro país, otro Brasil posible, otra idea de Brasil: “soy una idea, una idea mezclada con las ideas de ustedes”, dijo antes de entregarse. La tregua con él duró unos años, pero volvieron a la carga porque se dieron cuenta de que Lula significó:

– Que la riqueza del petróleo puede ser para los pueblos. Si hay un momento de quiebre en la relación de Lula con EE. UU. y otros países centrales es cuando se modificaron los marcos regulatorios de la explotación de petróleo de los campos de pre-sal. Coincide justo: a partir del 2010 toda esa “simpatía” por Lula comienza a declinar. Brasil pasaba a convertirse, con los descubrimientos de los yacimientos, en uno de los mayores exportadores del mundo, definidor de los precios de cotización. Entre 2003 y 2014, Petrobras lideró un salto cualitativo en la industria del ramo sin precedentes y logró financiar el mayor plan de exploración de petróleo del mundo (224 mil millones de dólares para el período 2010-2014).

– Que la política puede modificar desigualdad racial. No es un imposible revertir la desigualdad racial en un país como Brasil (el país fuera de África con más población negra del mundo); eso sí, requiere constancia y osadía en las medidas a ser realizadas. Se requiere el desarrollo de un pedagogía cultural (Lula en cada acto, en cada conversación pública, colocaba ese punto en la pauta de sus mensajes: el mercado laboral está atravesado por la herencia de un pasado colonial); de nuevos diseños institucionales, (como la Secretaría de Políticas de Promoción de la Igualdad Racial y el Estatuto de la Igualdad racial); y una batería de políticas públicas que impidan la reproducción de una dialéctica histórica sustentada en espacios sociales de desarrollo personal con destaque para blancos y no para negros, mulatos y mestizos (como el PROUNI, que permitió un cambios sustantivos de la posibilidad de la Universidad para todos).

– Que se puede hacer una diplomacia solidaria y multipolar. Con él se terminaron las relaciones diplomáticas de manejo delicado con los países centrales y desinteresadas y abusivas con los países más pobres. Con Lula se desarrolló la solidaridad como principio del vínculo entre los Estados, como con Bolivia al momento de su nacionalización de los hidrocarburos, como con la red de convenios que se estableció con los países africanos, los intercambios con Cuba, entre tantas otras medidas. Promovió la creación del UNASUR y, luego, cuando Brasil ingresa a los BRICS y el país se convierte en un actor fundamental de la geopolítica mundial, la irritación con la proyección de la figura de Lula se vuelve insoportable.

– Que se puede terminar con el hambre. Una de las cuestiones claves que Lula logró terminar en Brasil es el hambre. El programa Bolsa Familia es reconocido internacionalmente por haber conseguido que aproximadamente 29 millones de personas lograran salir de la pobreza y con ello la clase media pasó a ser el 51 % de la población. En ese período (2004/2014), hubo un 60% de reducción de la pobreza, y un 75 % de la pobreza extrema. Según cálculos realizados por el prestigioso Instituto de Pesquisa Económica Aplicada (IPEA), si Brasil hubiera seguido con ese ritmo y extensión de la política social, en pocos años se alcanzarían índices de pobreza propios de países desarrollados.

– Que alguien que viene del pueblo puede ser un excelente administrador. No es cierto que Brasil sólo puede ser gobernado por sus élites; todo lo contrario. Los números macro y microeconómicos de su Gobierno no resisten las acusaciones de irresponsabilidad e inutilidad. Lula, ese hombre que no tenía diploma ni hablaba inglés hizo, en términos económicos, la mejor presidencia de la historia brasileña: logró estabilizar la economía, lo que le permitió crecer a un ritmo promedio de 4,1 % anual, pagar toda la deuda del país con el Fondo Monetario Internacional (FMI) y reducir la tasa de desempleo, que pasó del 10,5 % en diciembre de 2002 al 5,7 % cuando terminan sus mandatos.

Lula significa estas cosas, entre muchas otras. Por eso no lo soportan. Le entregaron una tregua por unos años hasta que se dieron cuenta de lo que Lula había generado y lo que puede generar.

(Tomado de CELAG)

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