E’entrata dalla porta sul retro della Casa Bianca. I mezzi di comunicazione non hanno avuto accesso alla cerimonia, sebbene si tratti – a detta di Trump – del paese della vera libertà di stampa. Oltre al mandatario repubblicano ospitante, ha partecipato solo il suo cagnolino da grembo, Marco Rubio.
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L’ordine internazionale è andato in frantumi e il tramonto di un impero
L’aspirante imperatore è nudo, finalmente, un’azione predatoria senza scrupoli da parte di Donald Trump e del suo gruppo — il vile sequestro del presidente Nicolas Maduro in un attacco militare notturno, il 3 gennaio, a Caracas — ha proiettato il 2026 in un momento cruciale, non solo per l’America Latina, ma per la politica mondiale.
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Nobel regalato a Trump: “Gesto vergognoso e senza senso” di Machado
L’atto dell’estremista e golpista dell’opposizione venezuelana María Corina Machado (ci rifiutiamo di definirla leader visto lo scarso apprezzamento di cui gode in Venezuela come confermato dallo stesso Trump), che ha consegnato al presidente statunitense Donald Trump la medaglia del Premio Nobel per la Pace ricevuta solo lo scorso dicembre, ha provocato un’ondata di indignazione in Norvegia, paese custode di quello che veniva considerato nel passato un prestigioso riconoscimento. La scena, dove Trump ha l’onorificenza tra le mani, è stata definita “un colpo basso indegno” da Sigurd Falkenberg Mikkelsen, giornalista che si occupa degli esteri per l’emittente pubblica NRK, in un articolo dedicato alla vicenda.
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Bilancio a Washington: come l’establishment politico ha letto il 3 gennaio
Il 3 gennaio ha segnato un nuovo punto di svolta nella politica dell’amministrazione di Donald Trump verso il suo Paese e una reazione immediata all’interno dell’establishment USA. Membri del Congresso di entrambi i partiti, funzionari dell’Esecutivo, ex autorità e figure di riferimento dell’ambito strategico e giuridico hanno iniziato a esprimersi sulla portata dell’operazione, sul suo inquadramento legale e sulle possibili implicazioni per la politica estera e la sicurezza nazionale di Washington.
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Corina Machado incontra Trump
Grazie Donald Trump per la sincerità: perché non c’è petrolio a Cuba?
Oggi a Cuba le luci che tremolano, i lunghi blackout, le code ai distributori di benzina e la paralisi di settori chiave dell’economia non sono il frutto del caso o di una presunta cattiva gestione del governo, come si ostinano a far credere; sono il risultato calcolato e diretto di una politica di assedio economico, finanziario e commerciale sostenuta e inasprita dagli USA, il cui obiettivo principale è strangolare Cuba fino a piegarla per asfissia. Il carburante è uno dei bersagli preferiti e tagliarne l’ingresso mira a paralizzare un’intera nazione, impedendo non solo il funzionamento dei bisogni di base, ma anche il suo sviluppo.
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Oggi per Cuba non esiste altro cammino che quello di sempre
Nel mezzo delle circostanze complesse che attraversa il mondo e particolarmente l’America Latina, dopo la recente operazione militare contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, Washington esprime le sue minacce verso Cuba.
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Tutta la carne sul fuoco:
La strategia di Trump perché gli USA tornino a essere l’unica potenza padrona del mondo
Il 14 giugno compirà 80 anni e non ha più possibilità di un nuovo mandato presidenziale. La Costituzione USA non glielo consente. Incalzato dal calendario e stordito dalla propria egolatria, Donald Trump ha deciso di oltrepassare ogni limite politico e morale per tentare l’impossibile: invertire il declino dell’Impero e tornare a «rendere grande l’America».
Venezuela e il nuovo disordine mondiale
Nel suo ritratto ufficiale del 2025, si vede Donald Trump fermo, energico, con lo sguardo implacabile, ornato da una cravatta rossa e dalla bandiera statunitense sul risvolto della sua giacca blu. Nella didascalia si presenta come “presidente ad interim del Venezuela”, carica che ricopre da gennaio di quest’anno.
Venezuela. La presidentessa ad interim Rodriguez risponde così “all’autoproclamazione” di Trump
La Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha affermato oggi che il Paese è sotto il pieno controllo delle sue autorità costituzionali, respingendo qualsiasi narrazione di un governo influenzato dall’estero. Le dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di una visita ufficiale nella località di Catia La Mar, nello Stato di La Guaira.
Il doppio gioco di Trump e il petrolio venezuelano: tra sanzioni e promesse
Da agente del blocco a operatore degli investimenti
Pochi giorni fa, Donald Trump ha tenuto un incontro alla Casa Bianca con un gruppo di rappresentanti di compagnie petrolifere USA, europee e di altri paesi. L’obiettivo dell’incontro era discutere le “opportunità” di investimento nel settore petrolifero venezuelano.
La riunione in sé fa parte dello stile e dell’agenda geopolitica del presidente. Nonostante abbia fatto dichiarazioni positive sull’attuale governo venezuelano, nessun suo rappresentante era presente. In sostanza, Trump ha assunto personalmente il ruolo, simile a quello di un agente immobiliare-petrolifero, in uno sforzo per evidenziare “risultati” a vantaggio “degli USA e del Venezuela”.
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Fino a quando il mondo dovrà sopportare tanti scempi?
Nel 2016, quando Donald Trump si presentò come candidato presidenziale per il Partito Repubblicano, denunciò la guerra contro l’Iraq ordinata dall’allora presidente USA George W. Bush. Allo stesso modo, si espresse contro Joe Biden per il sostegno all’Ucraina nella sua guerra con la Russia, affermando che lui l’avrebbe evitata.
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L’azione militare come nostalgia egemonica
La recente intervento militare e il sequestro del presidente Nicolás Maduro in Venezuela, portati avanti in modo unilaterale dagli USA, costituiscono una violazione dei principi che reggono il diritto internazionale, in quanto vulnerano direttamente la Carta delle Nazioni Unite, in particolare i principi sanciti nei suoi articoli 1 e 2.
Miguel Diaz Canel risponde a Trump
“Non ci sono colloqui con il governo degli Stati Uniti, tranne contatti tecnici in campo migratorio”.
“Siamo sempre stati disponibili a sostenere un dialogo serio e responsabile con i vari governi degli Stati Uniti, compreso quello attuale, sulla base della sovrana uguaglianza, del rispetto reciproco, dei principi del diritto internazionale, del reciproco vantaggio senza ingerenza negli affari interni e nel pieno rispetto della nostra indipendenza.
“Illustrissimo Donald”: la cosa che a noi cubani non piace
Quando Fidel Castro Ruz afferma che ai cubani c’è una cosa che non piace, nel tono e nei gesti di un dirigente come lui, non sta facendo una dimostrazione personale di quella che in questa terra si chiama “spavalderia da quartiere”. Quando conclude che quella “cosa” che non ci piace è “che ci minaccino”, non lo fa come il classico spaccone di strada, a volte senza grandi conseguenze, ma come una figura centrale della nostra storia che piuttosto proclama, alla sua statura e per i nemici che a volte si rifiutano di ascoltarlo, il mandato imperturbabile delle lotte del suo popolo.
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