La Rivoluzione cubana ha raggiunto la vittoria superando molti schemi ideologici e politici (non si poteva trionfare se si combatteva contro l’esercito; a 90 miglia dagli USA nessun governo socialista avrebbe potuto sopravvivere; solo i partiti comunisti sarebbero stati in grado di guidare un processo di liberazione nazionale socialista; i proletari dovevano essere i soggetti e i protagonisti fondamentali di tali processi).
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Le parole senza tempo di Fidel
Ci sono discorsi che si perdono in un istante, e ci sono parole che, una volta pronunciate, diventano fondamenta.
Le parole che l’allora capo dell’Esercito Ribelle, Fidel Castro, pronunciò a Bayamo il 2 gennaio 1959, con la polvere da sparo della tirannia ancora nell’aria e l’emozione che traboccava per le strade, appartengono a quella seconda generazione.
Fidel Castro Ruz contro il fascismo: uno sguardo dalla prospettiva della Storia
Per Fidel il fascismo non è un elemento estraneo al capitalismo, bensì un fenomeno che ne è parte integrante, in cui l’imperialismo, nel suo processo di massima radicalizzazione, sfocia inevitabilmente nel fascismo.
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Discorso nell’inaugurazione del XI Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti
«La gioventù (…) è per la sua natura, rinnovatrice, combattente e audace. Quando queste ammirevoli qualità si pongono senza riserve al servizio dell’umanità e dei popoli, quando questa forza si alza nella lotta si rivitalizzano le speranze e s’accrescono le forze impegnate a conquistare un futuro migliore per tutti gli uomini»
Raúl e Fidel, verso la stessa stella
Questo venerdì, alla Tribuna Antimperialista, Raúl è stato sostenuto dal popolo cubano, consapevole della sua integra storia di vita, dimostrata nella sua brillante operosità come uno degli artefici della Rivoluzione Cubana
Fidel e la guerra non convenzionale: un allarme tempestivo sull’assalto alla coscienza
Il capo storico della Rivoluzione Cubana previde che il cyberspazio sarebbe diventato il principale campo di battaglia di una guerra silenziosa volta a colonizzare le menti
Molto prima che termini come fake news, post-verità o guerra cognitiva invadessero i dibattiti pubblici, il capo storico della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, aveva già svelato con precisione i meccanismi di dominazione che le grandi potenze avrebbero dispiegato attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Conversazioni all’Avana, minacce a Washington
Le immagini del gennaio 1959, con Fidel Castro che entra all’Avana, le colombe sulle sue spalle e una folla compatta, sono state spesso interpretate come la chiusura di una fase storica. Tuttavia, le parole pronunciate proprio quell’8 gennaio — «abbiamo solo conquistato il diritto a cominciare» — collocano quel momento in un’altra prospettiva. Non rappresentano la fine, ma il punto di partenza di una tensione permanente tra l’aspirazione alla pace e la necessità di difenderla.
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Yankees, remember la Baia dei Porci
Nell’aprile del 1961, Cuba sconfisse in meno di 72 ore la brigata mercenaria organizzata e finanziata dalla CIA, su indicazione del governo USA, che sognava di rrimporre il suo sistema neocoloniale nell’Isola.
Gli USA non accettano un governo sovrano a sole 90 miglia dalle loro coste e così risulta nel verbale della riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale del dicembre 1958, quando il direttore della CIA espose: “Dobbiamo evitare la vittoria di Castro”.
La Nostra Rivoluzione ha realizzato l’opera dei nostri liberatori
«A tali ingiustizie, tali lotte», disse Fidel, prima di citare date epiche nelle quali, al prezzo di grandi sacrifici, il popolo cubano si emancipò per la sua piena indipendenza. Sul 24 febbraio –una di quelle–alcuni riferimenti del Comandante in Capo
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Guerra di simboli
è così che l’impero sequestra la storia di Cuba su Wikipedia e nelle reti sociali
Nell’anno del centenario di Fidel Castro, la battaglia per la memoria storica cubana si combatte su Wikipedia, TikTok e X. Non è un dibattito accademico. È un’operazione di guerra cognitiva finanziata da agenzie USA per svuotare di contenuto emancipatore le figure fondative della nazione e preparare il terreno per l’intervento esterno. Falsificare Martí, demonizzare Fidel e fabbricare una “Crisi di Cuba del 2026” nell’enciclopedia “libera” sono gli obiettivi. L’alfabetizzazione storica è la trincea.
Il software della resistenza
come l’eredità di Fidel Castro mantiene in piedi Cuba nel suo centenario
Il 13 agosto 2026, Cuba commemora i cento anni dalla nascita di Fidel Castro Ruz. Ma lungi dall’essere un esercizio di nostalgia, il cosiddetto “fidelismo” si è trasformato in un sistema operativo di sopravvivenza: un insieme di linee guida strategiche, infrastrutture istituzionali e meccanismi di gestione delle crisi che impediscono il collasso dello Stato cubano di fronte all’asfissia finanziaria, alla carenza di energia e a un blocco aggravato.
Fidel Castro sulla guerra contro l’Iran
La grande notizia di quest’anno non è l’attacco USA-israeliano contro l’Iran (la vera notizia sarebbe che smettessero di attaccare altri Paesi), ma la resistenza iraniana. Una resistenza che smentisce tutte le voci, i cattivi presagi e gli opportunismi travestiti da “realismi” e “prudenze”.
L’etica in Fidel Castro Ruz
Nel contesto del Centenario della nascita del Comandante in Capo Fidel Castro, vale la pena sottolineare tra le sue qualità ciò che riguarda l’etica.
L’etica ha a che fare con le regole e le norme di condotta delle persone, con i loro doveri verso la società, la patria, lo Stato… È la scienza che tratta della morale, della sua origine e del suo sviluppo.
Fidel: la nascita di un capo
Jorge Luís Guach Estévez REDH-Cuba
Fidel, dalla sua nascita venne al mondo come una tempesta purificatrice che avrebbe spazzato via al suo passaggio la malvagità, l’incuria, il disonore, il tradimento, la slealtà, l’ingiustizia e le miserie umane. Nel “regno di questo mondo” la sua figura occupa un posto di rilievo come icona eretica inderogabile di fronte ai potenti.
Fonte: Rebelión
Hugo Chávez, il figlio che Cuba abbraccia dall’eternità
Ci sono date che si tatuano nella memoria collettiva dei popoli. Il 5 marzo è, per Cuba, una di quelle date. Non perché in questo giorno, tredici anni fa, perdessimo un alleato strategico. Lo ricordiamo perché quel giorno, quando la notizia della partenza fisica di Hugo Chávez percorse l’Isola, i cubani sentimmo che ci si staccava un pezzo dell’anima nazionale.
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