E risulta che il grande alleato —l’unico che merita ringraziamenti davanti al mondo—, della ricostruzione morale e materiale del Venezuela, è nientemeno che l’amministrazione di Donald Trump, che ha invaso il paese al costo di un centinaio di vite e ha sequestrato il presidente che Delcy Rodríguez non menziona, come non menziona nemmeno Hugo Chávez.
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Altro che liberazione
Il 91% dei venezuelani non si sente rappresentato da Rodriguez all’Onu e boccia l’accordo sul petrolio con Trump.
È quanto emerge da un sondaggio della società venezuelana Meganálisis realizzato online tra il 15 e il 19 settembre su 1.627 adulti in tutto il Paese. In programma l’incontro tra le presidente a interim a il tycoon a margine dell’Assemblea Onu.
Il pasticcio dell’accordo USA / Venezuela
Oggi è molto difficile parlare della questione Venezuela, come dichiara Luis Britto Garcia, scrittore e saggista venezuelano, ci sono molti elementi oscuri e notevoli contraddizioni. Si tratta di un vero pasticciaccio, se vogliamo ispirarci al titolo del famoso romanzo incompiuto di Carlo Emilio Gadda (Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, 1957). E’ disponibile un documento nel sito della Casa bianca (https://www.whitehouse.gov/fact-sheets/2026/08/fact-sheet-president-donald-j-trump-announces-historic-oil-agreement-t), la dichiarazione di Delcy Rodrguez su Telegram e un documento molto breve nel sito del Ministero del Potere popolare delle relazioni internazionali (https://MPPRE.Gob.VE/publicacion/7980).
La doppia cancellazione
Delcy Rodríguez riscrive il suo passato di potere davanti all’ONU e converte Maduro nell’unico cattivo
Con un vocabolario che fino a poco tempo fa apparteneva all’avversario, la funzionaria ha trasformato la tribuna delle Nazioni Unite in un esercizio di sostituzione narrativa: l’unico cattivo con un nome è Nicolás Maduro, mentre lei si proietta come la dirigente di transizione che salva le istituzioni e restituisce la speranza ai venezuelani.
Redazione: La Tabla / Piattaforma di Giornalismo di Dati
Tra Manhattan e Brooklyn: pararealtà alla presidenza in Venezuela
Se l’America Latina conosceva già il lawfare, le invasioni e i colpi di Stato, oggi conosce un nuovo tipo politico, che non è nemmeno la “vacanza” così familiare in Perù: chiamare “supplenza” o “incarico” la sostituzione nella forma e nella sostanza. Ora la pararealtà ha reso possibile, per ragioni ancora da spiegare, che questa settimana ci fossero in una stessa città, New York, due presidenze del Venezuela.
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Senza parole
🇻🇪 DELCY RODRÍGUEZ en la ONU anuncia “transformación democrática en Venezuela” y luego agradece a Donald Trump: pic.twitter.com/nSLoo6MVTi
— El Necio (@ElNecio_Cuba) September 24, 2026
Il “non colpevole” è durato poco, Saab cambia la sua dichiarazione negli USA
L’ex ministro del governo di Nicolás Maduro, Alex Saab, ha cambiato la sua dichiarazione in “colpevole” in una corte di Miami, Florida, USA. L’utilità della sua cooperazione sarà valutata dai procuratori nel quadro delle indagini in corso e qualsiasi decisione riguardo alla sua condanna dipenderà dal fatto che i suoi contributi risultino sostanziali.
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Storia cronaca di un assedio economico: il dispiegamento USA nei Caraibi
Blocco marittimo, aereo e invasione militare
Con questa puntata concludiamo questa serie intitolata “Storia cronaca di un assedio economico e finanziario”, in cui abbiamo sistematizzato tutte le aggressioni contro l’economia nazionale con effetti dannosi per il funzionamento dello Stato e con conseguenze negative, persino letali, per la società nel suo insieme.
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Venezuela e l’OPEC

Ken Ramírez
Magister in Scienze Politiche e Laureato in Educazione
L’errore storico di rinunciare alla sovranità, alla rendita e alla protezione del pianeta
Non fu un regalo
Ottolina TV: ENI incassa per il sostegno Italiano al Golpe in Venezuela
Il tabellone dell’Orinoco
geopolitica, sovranità e realismo nel nuovo accordo petrolifero tra Venezuela e USA
Geraldina Colotti
Cedimento o avanzata tattica? La firma del recente accordo energetico tra lo Stato venezuelano e gli Stati Uniti rappresenta una delle inflessioni più profonde e complesse della storia contemporanea del Paese. La decisione si produce in una congiuntura di estrema tensione, attraversata dall’assedio imperiale, dalle sequele del blocco finanziario, dal bombardamento di gennaio e dal drammatico sequestro del presidente Nicolás Maduro e della “prima combattente” Cilia Flores. Questo intendimento ha scatenato un intenso dibattito in seno al pensiero antiimperialista e alla sinistra globale.
Dalla frode valutaria del 2012 all’«accordo storico» del 2026
come il saccheggio di PDVSA ha preparato la ricolonizzazione petrolifera
Il punto di partenza, che non è origine
Il 6 marzo 2012, il comitato esecutivo di PDVSA autorizzò un credito di 17490 milioni di bolívares concesso da Administradora Atlantic 17107, C.A. PDVSA riceveva bolívares per spese operative e li restituiva settimane dopo in dollari al tasso di cambio ufficiale privilegiato — molto inferiore a quello del mercato parallelo —, generando profitti milionari per i prestatori.
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Venezuela: un punto provvisorio
Geraldina Colotti
Dal Venezuela si susseguono notizie più o meno importanti. L’ultima, in ordine di tempo, è quella dell’«accordo del secolo» stipulato con gli Stati Uniti, riguardante lo sfruttamento e la commercializzazione delle enormi riserve di petrolio presenti nel paese sudamericano. Molto risalto è stato dato ai ringraziamenti espressi da Delcy Rodriguez nei confronti di Donald Trump e di Marco Rubio per il loro contributo alla sottoscrizione delle intese. A benedizione del trattato, sono state inoltre diffuse fotografie di Nicolás Maduro risalenti alla fine di giugno, accompagnate da un breve messaggio del prigioniero, nel quale spiccano toni concilianti, complicati in realtà da una sibillina citazione paolina.
Dalla sovranità al “controllo maggioritario”
cosa c’è dietro il nuovo accordo USA-Venezuela
Cinquant’anni dopo la nazionalizzazione del petrolio, il Venezuela si ritrova davanti a un paradosso che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione la natura dei nuovi rapporti con Washington: il Paese che nel 1975 sottrasse le proprie risorse al controllo delle compagnie straniere concede oggi agli Stati Uniti un ruolo maggioritario nella gestione di oltre 65 miliardi di barili di riserve provate. Donald Trump lo ha presentato come un accordo “senza precedenti”, arrivando a definirlo il più importante della storia mondiale. Ma dietro la retorica trionfalistica c’è una realtà molto più concreta: il ritorno degli interessi statunitensi nel cuore dell’industria petrolifera venezuelana. Il tempismo, poi, è perfetto per la politica interna nordamericana.
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