I blocchi stradali in Bolivia sono una colossale dimostrazione del potere operaio e indigeno contro un governo di destra impopolare. Ma finché le mobilitazioni non si unificheranno, il pericolo del vuoto politico sarà in agguato.
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Bolivia, stato di eccezione per decreto
Chi è Erik Martini, il nuovo incaricato dell'”Ambasciata” in Bolivia
Debra Hevia lascia la Bolivia e Erik Martini prende il suo posto alla guida della rappresentanza USA a La Paz. Il cambio avviene in un momento particolarmente critico per la Bolivia, con tutto il potere del movimento sociale mobilitato nel Paese per evitare le misure neoliberali che Rodrigo Paz ha voluto implementare dal primo giorno del suo mandato, in modo grossolano.
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Lo “Scudo di Trump” esce in difesa di Paz e definisce le proteste in Bolivia “golpe narco”
Gli Stati membri del neonato blocco regionale “Scudo delle Americhe“, piattaforma promossa dall’amministrazione del presidente USA Donald Trump, hanno emesso venerdì una dichiarazione congiunta di sostegno al governo del presidente boliviano, Rodrigo Paz.
Dal “Piano Cóndor giudiziario” al ricatto del litio
le voci di Evo Morales e Wilma Colque nella Bolivia in lotta
Geraldina Colotti
Mentre il continente latinoamericano affronta una nuova ondata di controffensiva reazionaria, la Bolivia si conferma l’epicentro di uno scontro di classe senza quartiere, dove le logiche del capitale transnazionale tentano di piegare la sovranità di una nazione che ha osato rifondarsi su basi plurinazionali. Da oltre un mese, il paese è attraversato da proteste, mobilitazioni e più di novanta blocchi stradali in almeno sette dipartimenti.
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La multicrisi della Bolivia e il “loop” (circolo vizioso), strutturale in diretta
Chiavi delle nuove proteste sociali
L’attuale crisi in Bolivia potrebbe definirsi come un’emergenza multidimensionale e sistemica. Nuovamente, il Paese è immerso in un’esplosione sociale e impera una severa crisi di legittimità per il governo in carica. Rodrigo Paz, il presidente, è in carica da appena pochi mesi e già le mobilitazioni premono per le sue dimissioni.
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La Bolivia si ribella
Bolivia e campagna contro Cuba
Per mezzo di calunnie e infamie, “l’Ambasciata” cerca di piegare la sovranità boliviana e di trascinarla nella campagna contro Cuba
Decisamente, l’anno in corso è segnato dal bellicismo di Trump. Primo con l’incursione militare illegale in Venezuela per sequestrare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e appropriarsi delle maggiori riserve di petrolio del pianeta e di altre risorse naturali; e recentemente con il saccheggio contro l’Iran, che finora è costato la vita a migliaia di civili.
Due media contro-egemonici e una bussola che punta a “Nord”
Telesur e RT attentano contro il blindaggio mediatico dell’estrema destra?
La bussola della nuova amministrazione boliviana sembra non puntare ai popoli del Sud Globale né ai media contro-egemonici che si rifiutano di fare il gioco dei grandi conglomerati (dis)informativi.
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La chiusura del Ministero della Giustizia: egos presidenziali vs Diritti Umani?
Il recente presidente eletto della Bolivia, Rodrigo Paz, nel suo abituale stile discorsivo – fatto di slogan per i titoli dei giornali – ha deciso di chiudere il Ministero della Giustizia sotto lo slogan: «è finito il ministero della persecuzione, dell’ingiustizia», promettendo che «non sarebbe tornato il terrorismo di Stato».
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La grande sfida: mantenere la sovranità
Una volta noti i risultati delle elezioni generali —al primo e al secondo turno—, dopo la sorpresa del primo turno (dove è emerso il cosiddetto “voto Lara”), le sorprese si sono dissolte nel secondo. In fondo, è stato lo stesso Lara a sottrarre voti, ma l’apporto di Juan Pablo contro Tuto ha pesato di più. Tuttavia, ciò che colpisce è la quantità di sostenitori del MAS che si attribuisce la vittoria: nemmeno Evo Morales ne è rimasto fuori, anche se lo fa in tono di avvertimento… dietro al quale, però, si intravede il riconoscimento che il suo voto duro si è spostato a destra —una constatazione anche dura, dolorosa (con una ridondanza più che giustificata).
Il ritorno al passato della Bolivia
Paz batte Quiroga al ballottaggio e interrompe il ciclo del Movimento al Socialismo
La Bolivia volta pagina. Ma il risultato non ci racconta di una netta sconfitta sul campo. La vittoria alle urne di Rodrigo Paz, che con il 54,6% dei voti ha sconfitto l’avversario Jorge ‘Tuto’ Quiroga, segna il ritorno della destra al potere dopo due decenni. Una svolta quasi epocale, resa possibile non tanto dal carisma del nuovo presidente, economista e figlio d’arte in politica, quanto da un clamoroso suicidio politico del Movimento al Socialismo (MAS).
Fine di un ciclo politico: analisi speciale sulle elezioni in Bolivia
Risultato tragico, ma non sorprendente
Le elezioni presidenziali e parlamentari in Bolivia hanno prodotto un sostanziale e totale rovescio nella politica del paese andino.
Il senatore Rodrigo Paz Pereira e l’ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga si contenderanno la presidenza della Bolivia al ballottaggio del 19 ottobre.
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Bolivia 200: due secoli di indipendenza
Felicitamos al Gobierno y Pueblo bolivianos en ocasión del 200 aniversario de la Declaración de Independencia de #Bolivia.
Reiteramos la permanente solidaridad y apoyo de #Cuba a esa hermana nación. pic.twitter.com/4amACTYDM6
— Bruno Rodríguez P (@BrunoRguezP) August 6, 2025
Dalle guerre di liberazione allo Stato Plurinazionale, il cammino di una nazione
6 ago – La Bolivia celebra oggi il suo Bicentenario dell’Indipendenza con una serie di cerimonie ufficiali nella storica città di Sucre, cuore simbolico della liberazione nazionale. A guidare i festeggiamenti, il presidente Luis Arce, accompagnato da autorità nazionali, delegazioni internazionali e rappresentanti di paesi vicini, riuniti nella Plaza 25 de Mayo per rendere omaggio ai due secoli di vita sovrana del paese.
Bolivia: un MAS diviso e con prospettive incerte
Con un partito di governo frammentato e il voto degli indecisi in aumento, la Bolivia si prepara a un’elezione segnata da tensioni interne e da un esito imprevedibile.
A un mese dalle elezioni generali del 17 agosto, la Bolivia si trova nel mezzo di uno dei processi elettorali più incerti e frammentati degli ultimi due decenni. Il Movimento per il Socialismo (MAS), l’unico partito di sinistra con una formula consolidata, affronta il rettilineo finale con gravi difficoltà: una divisione interna senza precedenti, livelli storicamente bassi di intenzioni di voto e una cittadinanza segnata da disincanto e incertezza.
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