I più realisti pronosticavamo un vantaggio di Jara, risicato, attorno al 28%, con la destra al secondo, terzo e quarto posto. Altri, un po’ più ottimisti, si aspettavano che la candidata dell’ufficialismo “vincesse” con oltre il 35% per passare al ballottaggio con maggiore tranquillità. Ma lo stretto margine ha tolto il fiato a molti.
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Fine di un ciclo politico: analisi speciale sulle elezioni in Bolivia
Risultato tragico, ma non sorprendente
Le elezioni presidenziali e parlamentari in Bolivia hanno prodotto un sostanziale e totale rovescio nella politica del paese andino.
Il senatore Rodrigo Paz Pereira e l’ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga si contenderanno la presidenza della Bolivia al ballottaggio del 19 ottobre.
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Oltre il voto: il 27 luglio spiegato in tutta la sua portata
Il chavismo controllerebbe l’85% delle municipalità
Nel quadro delle elezioni municipali celebrate il 27 giugno, il chavismo ha ottenuto una vittoria generale e schiacciante, consolidando una maggioranza travolgente nei posti di sindaco e nei consigli municipali delle 335 circoscrizioni del paese.
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Bolivia: un MAS diviso e con prospettive incerte
Con un partito di governo frammentato e il voto degli indecisi in aumento, la Bolivia si prepara a un’elezione segnata da tensioni interne e da un esito imprevedibile.
A un mese dalle elezioni generali del 17 agosto, la Bolivia si trova nel mezzo di uno dei processi elettorali più incerti e frammentati degli ultimi due decenni. Il Movimento per il Socialismo (MAS), l’unico partito di sinistra con una formula consolidata, affronta il rettilineo finale con gravi difficoltà: una divisione interna senza precedenti, livelli storicamente bassi di intenzioni di voto e una cittadinanza segnata da disincanto e incertezza.
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Bolivia: incertezza, lotte interne e stanchezza popolare
La disputa tra l’ex presidente Evo Morales e l’attuale capo di Stato Luis “Lucho” Arce diventa ogni settimana più virulenta. I cambi straordinari che lo Stato Plurinazionale di Bolivia ha compiuto, a partire dal 2006, rischiano di andare perduti. Si teme persino un ritorno al potere di quella destra che aveva trasformato la Bolivia in un paese senza dignità. Dopo il colpo di Stato del 2019, Evo, interdetto, scelse come candidato presidenziale per il Movimento al Socialismo (MAS) il suo ex ministro dell’Economia, Arce. La formula Luis Arce-David Choquehuanca ottenne il 55% dei voti e la maggioranza assoluta nell’Assemblea Legislativa. Un anno dopo iniziarono le tensioni all’interno del MAS.
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Venezuela: una vittoria chiara e l’astensionismo oltre le narrazioni superficiali
Analisi oltre i luoghi comuni: perché l’astensione riflette la crisi dell’opposizione, non la delegittimazione del processo
Le elezioni regionali e legislative del 25 maggio in Venezuela hanno tracciato un panorama politico inequivocabile. Il Gran Polo Patriottico Simón Bolívar (GPPSB), l’alleanza guidata dal PSUV che sostiene il presidente Nicolás Maduro, ha ottenuto una vittoria schiacciante. Con il 93% dei seggi scrutinati, il GPPSB si è aggiudicato l’82,68% dei voti per l’Assemblea Nazionale e 23 delle 24 governatorati in palio, lasciando solo lo Stato di Cojedes all’oppositore Alberto Galíndez.
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Una lettura sociopolitica dei risultati del 25 maggio
Analisi congiunturale (di fondo)
La sera del 25 maggio, dopo la giornata elettorale per eleggere i governatori e i deputati all’Assemblea Nazionale, il vicepresidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Carlos Quintero, ha annunciato il primo bollettino con il 93,01% dei risultati trasmessi.
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Elezioni Venezuela: vince il chavismo
Il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) del Venezuela ha reso noti i risultati delle elezioni per i deputati dell’Assemblea Nazionale e per i governatori, svoltesi domenica 25 maggio. Con un’affluenza del 42,63% e il 93,01% delle sezioni scrutinate, l’Alleanza del Gran Polo Patriottico, coalizione bolivariana che sostiene il presidente Nicolás Maduro, ha conquistato l’82,68% dei voti, consolidando la maggioranza chavista sia nel parlamento che nelle amministrazioni regionali.
Venezuela: candidature di base contro nodi cospirativi
Non si vedono battaglioni che sorvegliano o reprimono nessuno, come accade in altri Paesi. In Venezuela i candidati camminano a piedi, visitano le case, dove la gente li accoglie come se si conoscessero da sempre, li saluta con abbracci e baci e li tratta per nome. Chi è in corsa per la rielezione viene più volte interrogato sui miglioramenti e, poiché l’elettorato è per lo più informato, chiede spiegazioni fondate.
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Cosa cerca Capriles Radonski nelle elezioni del 25 maggio?
L’abilitazione di Henrique Capriles Radonski a candidarsi a cariche pubbliche dopo otto anni riporta al centro dell’attenzione due temi strettamente collegati: il ripetuto ciclo di astensione contro partecipazione elettorale e, di conseguenza, la profonda divisione delle organizzazioni politiche ed elettorali dell’universo delle opposizioni.
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Il Nostro Uomo in Ecuador
Così può essere chiamato dalla CIA e dal regime dittatoriale USA il presidente ecuadoriano Daniel Roy Gilchrist Noboa Azín, il quale, con l’appoggio degli yankee, ha messo in atto una scandalosa frode nel secondo turno delle recenti elezioni presidenziali in Ecuador, senza che le organizzazioni internazionali, l’Unione Europea o la stampa occidentale abbiano lanciato una campagna di accuse come quella fatta contro il Venezuela. Ciò dimostra una totale complicità con la frode, orchestrata in modo occulto dagli USA per impedire che la candidata di sinistra assumesse la presidenza del paese.
Ecuador: González denuncia un “golpe camuffato da elezioni”
Le elezioni presidenziali in Ecuador si sono concluse con un ballottaggio segnato da accuse gravissime di brogli elettorali, irregolarità procedurali e un clima di crescente tensione politica. La candidata del movimento Revolución Ciudadana (RC), Luisa González, ha rifiutato categoricamente di riconoscere i risultati ufficiali che attribuiscono la vittoria all’attuale presidente Daniel Noboa, definendo l’esito delle urne “la più grottesca frode della storia ecuadoriana” e denunciando l’instaurazione di una vera e propria “dittatura”.
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Quel denaro si è perso
Dopo i risultati scontati dell’evento elettorale, del luglio 2024 in Venezuela, è iniziato un nuovo ciclo della strategia permanente, noiosa e per nulla nuova, di disconoscimento delle istituzioni venezuelane nella costruzione internazionale di nuovi parametri di misura accettabile per le relazioni tra l’impero dominante e gli Stati che gli tributano a livello mondiale.
Riconosce la sconfitta e fugge: le contraddizioni di Edmundo Gonzalez
Si è probabilmente conclusa l’ennesima farsa golpista orchestrata dall’opposizione venezuelana in seguito alla nuova sconfitta elettorale dello scorso 28 luglio. Questo mercoledì, come riferito da teleSUR, è stato rivelato un documento firmato dall’ex candidato dell’opposizione Edmundo González Urrutia, riconosciuto da alcuni governi anti-venezuelani come presidente eletto nonostante la sua sconfitta. Nel documento, González Urrutia riconosce la vittoria di Nicolás Maduro. Il testo è stato firmato il 7 settembre presso l’ambasciata spagnola a Caracas, e pare esistano due copie identiche.
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Cubainformacion: frode elettorale in Francia
La frode elettorale è stata in Francia
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
La dittatura mediatica europea ha impresso a fuoco, nell’opinione pubblica, senza una sola prova, il messaggio di una presunta frode elettorale in Venezuela. Senza alcun margine per chi dica -se si azzarda- il contrario (1) (2) (3).
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