Tag Archives: Cile

La strategia di guerra non convenzionale dell’impero

e la violenza “civile” organizzata

 

In diversi paesi dell’America Latina, in Iran ed in altri luoghi in cui comandano governi non convenienti agli interessi USA, le forze speciali della CIA stabiliscono come modo di ingerenza la creazione di gruppi violenti apparentemente disorganizzati e spontanei che cercano di seminare il caos, criminalizzare le proteste sociali e giustificare l’azione omicida delle forze di sicurezza

Raúl Antonio Capote www.granma.cu

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Radiografia completa della crisi politica e sociale che scuote il Cile

http://misionverdad.com

All’inizio di ottobre, quello che è iniziato come un’evasione di massa nella metropolitana di Santiago del Cile come forma di protesta di fronte all’aumento del servizio, si è trasformata in un ciclo di proteste di 21 giorni che, nonostante la repressione, sospensione dell’aumento ed altre misure congiunturali da parte del governo di Sebastián Piñera non hanno potuto essere contenute.

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Perché protestano?

Ángel Guerra Cabrera https://lapupilainsomne.wordpress.com

A causa dell’estensione per gran parte della geografia nostra americana delle radicali proteste sociali, a volte gigantesche, i cosiddetti esperti nei media egemonici cercano di trovarvi una spiegazione.

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Il Cile resiste

Alessandra Riccio – https://nostramerica.wordpress.com

Il Presidente del Cile Sebastián Piñera dichiara lo stato di guerra e la risposta corale è: “No estamos en guerra!”. Mi sorprendo ancora di sorprendermi di fronte all’indifferenza generale quando il presidente di uno stato “democratico” si dichiara in guerra contro la sua stessa gente. Sarà che ormai siamo anestetizzati da tanti movimenti di piazza, da tante rivoluzione colorate, da tante immagini di violenza e di morte da non sentirci interpellati dalla risposta dei cileni: “Non stiamo in guerra!”.

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Bolsonaro ha tolto il Brasile dalla mappa dell’America Latina

Eric Nepomuceno  www.cubadebate.cu

Da un mese il Cile vive la crisi più grave e pericolosa dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, nel 1990.

Dopo settimane di violenza e barbarie, il presidente Sebastián Piñera ha accettato di convocare un referendum al fine di giungere ad una costituente per rimpiazzare l’attuale Magna Carta ereditata dai tempi di Pinochet.

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Bachelet si scaglia contro il Nicaragua

www.lantidiplomatico.it

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani mostra un certo strabismo. Infatti, mentre in Cile nell’ultimo mese, oltre 20 persone sono morte a causa della repressione della polizia e dei militari; in Ecuador, a settembre, circa una dozzina di morti per la repressione delle rivolte contro il pacchetto di misure neoliberiste decise dal traditore Lenin Moreno; in Bolivia, in una sola settimana 23 persone sono state uccise dal regime di fatto che ha rovesciato con un golpe civico-militare Evo Morales; in Colombia un leader sociale viene ucciso ogni tre giorni. L’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che fa? Denuncia il governo del Nicaragua per l’arresto di oppositori.

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Cubainformacion: Bolivia, Cile … dov’è Miguel Bosé?


Bolivia, Cile … dov’è Miguel Bosé?

 

In Bolivia, un presidente eletto con il 47% dei voti, ma qualificato, in non pochi media, come “dittatore”, rinuncia alla sua carica.

Il suo obiettivo: fermare la violenza dell’opposizione ed evitare tutta la repressione.

Di contro, il governo golpista che lo ha sostituito -che quegli stessi media avallano come di “transizione democratica”- ha già assassinato 24 persone.

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La Bolivia e il ritorno della questione militare

per mano di Washington e dell’ OSA

di Alvaro Verzi Rangel (*); da: rebelion.org;

Il rovesciamento del governo popolare di Evo Morales in Bolivia conferma che la questione militare è tornata in America Latina come strumento  dei piani degli Stati Uniti per il controllo civile e politico del suo “cortile posteriore” e garanzia per l’appropriazione delle enormi ricchezze naturali della regione.

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Cile: il problema di fondo

In questi giorni osserviamo la manipolazione dell’opinione pubblica da parte di importanti mezzi di comunicazione in relazione agli eventi attuali e proprio quando il popolo ha detto basta ed ha cominciato a camminare, esigendo di cambiare il modello della società in Cile.

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Il risultato, lo decideranno i popoli

Angel Guerra Cabrera  www.cubadebate.cu

Una potente controffensiva popolare percorre nostra America e oltre. Nelle terre latinocaraibiche, potrebbe dirsi che è iniziata da Haiti nel gennaio di quest’anno, la fiamma della lotta si è ravvivata in Honduras, che a ottobre ha ottenuto un’importante dimostrazione su scala nazionale, mentre in Ecuador scoppiava una sollevazione indigena e popolare contro un pacchetto del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

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La nuova strategia della destra

essere carne e pesce allo stesso tempo

Carlos Fonseca Terán

È notevole lo sforzo mediatico volto ad equiparare le rivolte popolari in Ecuador, Cile, Honduras ed Haiti contro le politiche neoliberali dei loro governi e di un modello socio-economico e politico che risponde agli interessi dell’imperialismo USA, con gli episodi di destabilizzazione politica vissuti in Nicaragua, Venezuela e Bolivia, il cui scopo è stato quello di rovesciare i governi di quei paesi, e che sono stati promossi da forze orientate e sponsorizzate dalle agenzie interventiste al servizio di quegli stessi interessi a cui risponde il modello neoliberale difeso dai governi dei primi quattro paesi menzionati.

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Cubainformacion: l’Avana non è Quito né S.go del Cile


L’ Avana non è stata Quito … né Santiago del Cile

 

Cuba, senza dubbio, non è un paese “normale”. Cioè, obbediente alle ricette dei “saggi dell’economia” che scrivono sulla stampa.

Da giugno 2017, il governo di Donald Trump ha applicato 179 nuove misure che rafforzano l’accerchiamento economico dell’isola. Tra esse un blocco navale selettivo del combustibile che arriva al paese.

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Agonia e morte del neoliberismo in America Latina

Atilio Boron, Internationalist 360°

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Nelle ultime settimane, il neoliberismo ha affrontato una serie di sconfitte che ne accelerano l’agonia portandone la morte tra sconvolgimenti grandi e violenti.

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Perché a Cuba non ci sono esplosioni sociali?

Iroel Sánchez https://lapupilainsomne.wordpress.com

Un’amica brasiliana che, come giornalista, è stata a Cuba per alcuni giorni mi commentava del suo stupore circa il fatto di come tutti i cubani con cui ha parlato sapessero chi è Bolsonaro, chi è Dilma e chi è Lula, cosa che non succedeva in altri paesi dell’America Latina che aveva recentemente visitato. L’eccezionale interesse con cui i cubani seguono gli eventi internazionali è qualcosa di molto particolare che di solito passa inosservato per quelli di noi che vivono sull’isola.

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Rivolta in America Latina: l’auge e la caduta del consenso neoliberale

di Bruno Sgarzini da misionverdad.com

Traduzione di Marco PondrelliMarx XXI

“Un programma d’urto di drastici tagli alla spesa pubblica eliminerebbe l’inflazione in mesi e porrebbe le basi per una libera economia di mercato in Cile”, così scrisse Milton Friedman in una lettera inviata ad Augusto Pinochet dopo un breve incontro di 45 minuti con il dittatore. Fin dall’inizio, Friedman capì che Pinochet sapeva poco di economia, e “approfittando” di ciò gli inviò la lettera. Lo fece come leader della corrente di pensiero del libero mercato, fondata presso la University of Chicago’s School of Economics.

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