Ogni volta che gli autoproclamati capi dell’opposizione venezuelana fanno un tour in Spagna, non solo tutti i mezzi di comunicazione si sentono obbligati a riprodurre le loro opinioni come se fossero importantissime —cosa che non si fa con nessun’altra opposizione di nessun altro Paese—, ma, inoltre, vengono omaggiati con i più alti onori istituzionali.
Diversi poliziotti arrestavano e ammanettavano una giovane statunitense, in una strada del Michigan (1). Stava denunciando, davanti a una telecamera, il bombardamento degli USA al Venezuela, che ha causato oltre cento morti, così come il sequestro del presidente Nicolás Maduro (2). Se questa scena fosse avvenuta a Cuba o in Venezuela, avremmo il video in tutte le televisioni del mondo. Ma no. Cosa abbiamo invece sui canali di tutto il mondo? Coloro che legittimano, in misura maggiore o minore, l’operazione militare contro Caracas (3), inclusi terroristi confessi, trasformati all’improvviso in “pacifici oppositori venezuelani perseguitati” (4).
“Stronzi ce ne sono in tutto il mondo e di tutte le nazionalità, ma la peculiarità della cricca fascista venezuelana in Spagna non possiamo eluderla perché ha la capacità di spostare la società spagnola su posizioni reazionarie attraverso il suo potere economico e la sua influenza politica…”
Il quotidiano spagnolo El Mundo, nell’edizione del 1 dicembre 2025, ha lanciato un nuovo artefatto di guerra mediatica contro Cuba, con un reportage firmato da Angélica Reinosa, giornalista venezuelana allineata con l’ultradestra antichavista “maricorinista”. Si tratta di uno degli esercizi di intossicazione propagandistica di peggior livello degli ultimi tempi.
La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA, recentemente pubblicata, non è un semplice documento dell’apparato diplomatico. È la confessione ordinata di un progetto di riconfigurazione globale in un momento di crisi egemonica: Washington ammette di non poter più dominare ovunque, quindi decide dove stringere il pugno. E la mappa è chiara: priorità assoluta all’Emisfero Occidentale, disciplinamento degli alleati europei e accerchiamento strategico di Cina, Russia e Iran.
Nonostante le tensioni diplomatiche e i tentativi di ingerenza politica da parte di Madrid, i legami energetici tra Venezuela e Spagna sono rimasti saldi.
Nel marzo 2025, il paese iberico ha aumentato dell’8% le sue importazioni di greggio, raggiungendo i 5,31 milioni di tonnellate, secondo i dati della Corporación de Reservas Estratégicas de Productos Petrolíferos (Cores). Di questo totale, 296000 tonnellate (5,6%) provenivano dal Venezuela, un flusso che contraddice la retorica di pressione diplomatica da parte di Madrid a partire dalla decisione di concedere asilo a Edmundo González Urrutia, e rivela un’interdipendenza impossibile da ignorare.
Germania, Stati Uniti, Spagna e Israele: possono davvero dare lezioni di libertà a Cuba?
José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación
“Elezioni legislative e governative rinviate per mancanza di candidati” (1), ‘Nicolás Maduro rinvia le elezioni dopo le minacce di Donald Trump contro gli affari del petrolio’ (2). Leggendo questi titoli, si conclude che in Venezuela le suddette elezioni siano state rinviate… sine die.
Ripubblichiamo questo lavoro speciale dell’anno scorso per ricordare e analizzare le giornate dell’aprile 2002, ancora oggi tanto pertinenti nella prassi sociopolitica nazionale quanto fondamentali per la storiografia della Rivoluzione Bolivariana. Le tecnologie del golpe, l’ascesa del fascismo, le trame politiche e geopolitiche di quell’epoca si sono aggiornate, ma non superate, nella fase attuale di aggressioni da parte di una destra estremista, sia nazionale che statunitense, che gioca con il fuoco (economico, commerciale, violento su più piani) nel tentativo di imporre con la forza un cambio di regime.
Non sorprende tanto la presenza di Edmundo González nella piazza anti-venezuelana della Spagna, quanto indigna il riconoscimento ufficiale del candidato sconfitto.
La rotta assunta dagli USA dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio scorso è quella della pressione internazionale. Come è stato abituale in altri contesti, l’Unione Europea (UE), attraverso la voce del suo Alto Rappresentante per la Politica Estera, Josep Borrell, si è unita al tentativo di un nuovo episodio distruttivo negli affari interni del Venezuela.
L’Assemblea Nazionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha approvato una risoluzione che esorta il governo guidato dal presidente Nicolás Maduro a interrompere perentoriamente “le relazioni diplomatiche, commerciali e consolari” con la Spagna, a causa di quelle che Caracas considera – a giusta ragione – violazioni permanenti della sua sovranità e autodeterminazione.
Edmundo González, il candidato dell’opposizione venezuelana alle elezioni del 28 luglio, ha partecipato al suo primo evento pubblico dal suo arrivo in Spagna in condizione di “asilo”, in una manifestazione a Puerta del Sol insieme a centinaia di suoi connazionali. All’evento hanno partecipato anche i leader del Partito popolare spagnolo (PP), di destra, il suo principale alleato in Europa, e l’ex sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, che vive a Madrid da diversi anni.
Una lettera presentata al paese, ieri, dal deputato Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale, ha esposto le prove degli accordi e degli impegni assunti dall’ex candidato Edmundo González Urrutia prima di abbandonare il paese, a seguito della sua richiesta volontaria di asilo nel Regno di Spagna.
“Abbiamo sequestrato oltre 400 fucili di vario tipo che sarebbero serviti per atti di terrorismo nel paese, e che provengono dall’esercito statunitense”. Così, durante una conferenza stampa internazionale, il ministro venezuelano degli Interni, Giustizia e Pace, Diosdado Cabello ha illustrato ai giornalisti la scoperta di una vasta rete di mercenari pronti ad assaltare le istituzioni del paese. Le armi – ha spiegato Cabello – arrivavano in Venezuela smontate in contenitori che recavano diciture innocue come “cibo per cani”, e venivano poi prese in consegna da gruppi legati all’estrema destra, che avevano il compito di rimontarle.