Quando il primo ministro del Canada riconosce, quasi con tono tecnico e un certo pudore accademico, che il diritto internazionale ha sempre funzionato in modo asimmetrico, assistiamo a una confessione tardiva e forzata, purtroppo, dalla paura e non dall’etica. Paura che l’ordine che l’Occidente ha progettato per dominare il mondo non protegga più nemmeno sé stesso, dinanzi alla voracità del capitale che, come Rosa Luxemburg avvertì, ha l’imperiosa necessità di prendersi tutto. In diritto, la confessione di parte esonera dalla prova; in politica, denuda un’ipocrisia strutturale che i popoli del Sud e in particolare le sinistre, denunciano da decenni.
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