Tag Archives: guerra mediatica

Quello che i media USA non vi dicono sulle proteste a Cuba

Le autorità e i media USA  hanno dato ampio spazio alle proteste nell’est di Cuba per il deterioramento delle condizioni che, secondo i cubani, sono il risultato delle politiche USA.

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Una realtà che gli USA non possono nascondere sotto il tappeto

Un noto aforisma dice che chi dice mezze verità mente due volte. La crociata della Casa Bianca, recentemente denunciata dal membro dell’Ufficio Politico e Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parilla, è un esempio concreto della verità di questo detto.

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Il solito copione contro “il cattivo esempio” Cuba

Geraldina Colotti

Cuba è nuovamente sotto i riflettori, al centro di una gogna mediatica che si ripete periodicamente con un identico schema: la gente protesta, il socialismo è alla canna del gas (che, però, manca, perché manca il carburante).

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Los Farad distorce il ruolo di Cuba nella guerra dell’Angola

La serie Los Farad, creata dal regista spagnolo Mariano Barroso e dallo sceneggiatore cubano Alejandro Hernández, per la piattaforma USA Amazon Prime Video, è ambientata negli anni ’80 del secolo scorso e segue il trafficante d’armi Leo Farad.

Julio Martinez Molina

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La Cuba di Netflix

L’emporio audiovisivo USA, Netflix, ha presentato  /La madre/, thriller d’azione della  neozelandese Niki Caro al servizio di Jennifer López, che ambienta in un’inesistente Cuba parte della sua trama

 

Il 12 maggio scorso l’emporio audiovisivo USA, Netflix, ha presentato  /La madre/, thriller d’azione della  neozelandese Niki Caro al servizio di Jennifer López, che ambienta in una inesistente Cuba parte della sua trama.

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Menzogne e attacchi cibernetici ci ricordano i giorni di Girón

Omar Pérez Salomón

La storia di Cuba e di quanto accade nell’isola, scritta sotto gli ordini dei centri di potere dell’imperialismo yankee, è piena di falsità e menzogne, lontanissima dalla verità e dall’etica. È vero che le piattaforme e le reti sociali digitali hanno aggiunto nuovi canali di comunicazione e modi per manipolare e travisare la realtà cubana; ma non significa che sia qualcosa di nuovo.

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Censura ai media cubani nelle reti sociali

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Guerra mediatica: non l’abbiamo capito

Fernando Buen Abad

Alcuni dubitano che siamo nell’epicentro di una “guerra mediatica” ibrida. Non vedono che tutte le armi ideologiche, finanziarie e militari del capitalismo sono dispiegate. Alcuni non si rendono conto che parliamo i linguaggi colonizzanti che ci impongono; che acquistiamo compulsivamente le sue tecnologie; che raccontiamo la storia con le sue premesse logiche; che finanziamo i suoi monopoli mediatici; che governiamo le nostre vite con “valori” e “cultura” che ci infiltrano. Pensano che sia cospiranoia. In quale guerra le vittime finanziano i loro carnefici?

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Polis digitale

Michel E Torres Corona

La tecnologia, come tutta l’opera umano, ha un lato chiaro e un rovescio oscuro. Allo stesso modo in cui la scissione degli atomi può fornire l’energia necessaria a tutta l’umanità, una reazione a catena a livello atomico può anche innescare la forza cosmica di una stella morente e causare un genocidio, come a Hiroshima e Nagasaki.

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Cubainformacion: CIA ed opinione pubblica

La CIA e l’opinione pubblica interna di Cuba

 

La guerra mediatica contro Cuba, fino a poco tempo fa, colpiva menti e cuori nell’opinione pubblica internazionale. Con quasi nessuna influenza nell’opinione interna dell’isola.

Negli ultimi anni, con lo sviluppo di Internet e delle reti sociali, un processo rallentato – di certo – dal blocco tecnologico di Washington, la situazione è cambiata.

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Cubainformacion: prevalga il silenzio

Che prevalga il silenzio davanti al piano dell’impero contro Cuba?

 

Sì, i media internazionali vogliono che prevalga il silenzio di fronte al piano dell’impero di piegare Cuba per fame, insalubrità, carenza energetica e mancanza di rifornimenti.

Il piano dell’impero è soffocare la sua economia e provocare enormi sofferenze alla sua popolazione. Con un obiettivo: che, sull’Isola, da alcune occasionali proteste per i blackout, si passi ad uno scenario insurrezionale contro il Governo Rivoluzionario.

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Chi è il giovane “protetto” della Casa Bianca che attacca Cuba dalla Bolivia?

Helena Paz www.cubadebate.cu

Lunedì scorso, 11 luglio, il giornalista Gustavo Veiga ha pubblicato sul quotidiano argentino Pagina 12 l’articolo: “La campagna 2.0 per l’11 luglio raggiungerà le strade di Cuba?” Lì ha fatto una rassegna delle ultime aggressioni USA contro Cuba, dedicando un buon spazio al ruolo preminente giocato dalle reti sociali in quella strategia destabilizzante e sovversiva. E qualcosa di importante: ha scritto i nomi di alcune persone che sono pagate – immagino non poco – per un lavoro così triste.

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Gli USA e le proteste dell’11 luglio a Cuba

Testo pubblicato nel libro: ¿Qué ha pasado en Cuba? Jóvenes de la Isla opinan a partir de los sucesos del 11 y 12 de julio de 2021, (Cosa è successo a Cuba? Giovani dell’isola esprimono la loro opinione a partire dagli eventi dell’11 e 12 luglio 2021), Ocean Sur, 2021.

www.cubadebate.cu

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#ConFilo100

Michel E Torres Corona

C’è un detto che dice: “La carta supporta tutto ciò che ci metti sopra”. È un detto analogico, naturalmente, perché nel mondo moderno la carta è stata di gran lunga superata. Oggi le reti digitali sono il luogo ideale per dire qualsiasi cosa, senza apparenti conseguenze. Questa condizione, estremamente libera, propizia negli utenti una sensazione di impunità che, a sua volta, determina, in gran parte, che si esasperino i peggiori istinti e comportamenti degli esseri umani.

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Cubainformacion: reportage e labirinto

Reportage di viaggi e il labirinto di una Cuba indecifrabile

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

Vada alla sezione viaggi di un giornale. Di “El País”, per esempio (1). Scoprirà le “spiagge caraibiche, gastronomia e patrimonio” dello Yucatan (2). Il “Porto Rico più musicale” (3). La “fucina culturale ed etnica” di Trebisonda, Turchia (4). Le “otto ragioni per cui Chicago merita un viaggio”, tra esse vedere “la prigione più curiosa”, perché ha “le finestre così strette che non hanno bisogno di sbarre” (5). Prigione “curiosa” tranne per i detenuti che la abitano, immaginiamo. E sulla Colombia, scopriremo Cali, “la capitale della salsa”, tra molti altri materiali (6).

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