Alejandro Osvaldo Anzardo Álvarez
Per decenni e persino in mezzo a limitazioni economiche, Cuba ha presentato tassi di mortalità infantile comparabili con quelli dei Paesi sviluppati. Quel risultato fu sostenuto, tra altri aspetti, da un sistema di salute pubblica di copertura universale e da una politica statale incentrata sulla prevenzione e sul monitoraggio materno-infantile.
Tuttavia, tra il 2018 e il 2025 si è prodotto un deterioramento sostenuto di quell’indicatore. Il tasso di mortalità infantile è passato da 4,0 morti per ogni mille nati vivi nel 2018 a 9,9 per ogni mille nel 2025, secondo i dati del Ministero della Salute Pubblica (MINSAP).
L’incremento rappresenta un aumento del 148% in 7 anni e segna uno dei momenti più complessi per il Programma di Attenzione Materno Infantile (PAMI) dalla sua creazione.
L’evoluzione delle cifre riflette l’impatto combinato della crisi economica e dell’intensificazione delle sanzioni imposte dagli USA contro Cuba.
Una curva ascendente
La traiettoria della mortalità infantile a Cuba negli ultimi anni mostra un cambio significativo rispetto al comportamento storico dell’indicatore.
Sebbene tra il 2021 e il 2023 ci sia stata una certa stabilizzazione, la cifra è tornata ad aumentare fino a raggiungere nel 2025 il livello più alto degli ultimi decenni.
Secondo il Center for Economic and Policy Research (CEPR) con sede a Washington se Cuba avesse mantenuto il tasso di mortalità infantile del 2017 e 2018 (quando si mantenne stabile a 4,0), circa 1800 bambini in meno sarebbero morti tra il 2019 e il 2025.
Il deterioramento degli indicatori sanitari coincide con l’indurimento della politica USA verso Cuba iniziato nel 2017, durante la prima amministrazione di Donald Trump.
Dopo il periodo di riavvicinamento promosso da Barack Obama, Washington ha implementato più di 240 misure restrittive volte a limitare le fonti di reddito e l’accesso di Cuba al finanziamento internazionale.
Alcune di quelle azioni includevano l’attivazione del Titolo III della Legge Helms-Burton, l’inclusione di Cuba nella lista dei paesi patrocinatori del terrorismo, l’intensificazione del blocco energetico, le restrizioni alla fornitura di carburante e le pressioni contro le missioni mediche cubane all’estero.
Queste politiche hanno impattato direttamente sulla riduzione degli ingressi e delle capacità finanziarie e, allo stesso tempo, sulla possibilità di importare medicinali, pezzi, attrezzature mediche e materie prime essenziali per il sistema sanitario.
Alla difficile situazione economica si sono aggiunte la circolazione di arbovirosi (malattie trasmesse da artropodi, come dengue, Zika, chikungunya), fenomeni meteorologici estremi come i recenti uragani e l’insufficiente copertura di risorse umane in alcuni servizi.
L’impatto sul sistema sanitario
Il sistema sanitario cubano non può importare tecnologie mediche con componenti statunitensi, a causa delle restrizioni commerciali e finanziarie imposte da quel paese sulla maggiore delle Antille. Essendo gli USA una potenza tecnologica in materia sanitaria, Cuba rimane esclusa dai benefici della sua industria.
Le interruzioni elettriche derivanti dall’intensificazione delle sanzioni impattano anche direttamente su servizi sensibili legati all’assistenza neonatale e materna.
Il rapporto del CEPR *”Sanzioni statunitensi e il forte aumento della mortalità infantile a Cuba”* ha riportato problemi come interruzioni elettriche negli ospedali, limitazioni in incubatrici e ventilatori neonatali, uscita dal servizio di ambulanze per mancanza di carburante e paralisi parziale di interventi chirurgici e servizi specializzati.
Secondo il rapporto, solo nel 2025 ci sono state 402 morti infantili che avrebbero potuto essere evitate se l’indice di mortalità infantile si fosse mantenuto a 4,0, come negli anni 2017 e 2018, prima dell’escalation delle sanzioni.
A ciò si aggiunge il ferreo blocco energetico applicato nel 2026, che potrebbe aggravare ulteriormente indicatori come la mortalità infantile, la mortalità materna e la speranza di vita.
Territori che sono riusciti a contenere la mortalità
Persino in mezzo a questo scenario, alcune province e comuni hanno ottenuto risultati favorevoli nel 2025.
Secondo il MINSAP, 17 comuni non hanno registrato morti di minori di un anno; Pinar del Río, Sancti Spíritus, Cienfuegos e Holguín hanno registrato i tassi di mortalità infantile più bassi del paese; e Artemisa, Camagüey e Isla de la Juventud non hanno registrato morti materne.
Altri dati incoraggianti sono stati che più di un centinaio di comuni hanno chiuso l’anno senza decessi legati a gravidanza, parto o puerperio, e 321 pazienti con morbilità materna estremamente grave sono riuscite a sopravvivere grazie all’assistenza medica specializzata.
Nel bilancio del 2025 pubblicato sul suo sito web, il MINSAP ha evidenziato tra le strategie implementate il monitoraggio di malattie preesistenti in gestanti, la vigilanza intensiva di gravidanze ad alto rischio, l’attenzione al basso peso alla nascita e al parto pretermine, le interconsulenze specializzate e il ricovero tempestivo di casi complessi.
Nel 2025 sono state inoltre aggiornate le strategie per ridurre la gravidanza adolescenziale e ampliata la formazione del personale sanitario.
Tra le misure più rilevanti è spiccata l’introduzione, per la prima volta a Cuba, del vaccino contro il pneumococco e l’incorporazione del vaccino contro il Virus del Papilloma Umano.
La sfida di proteggere la vita
L’evoluzione della mortalità infantile avviene anche in mezzo a una profonda trasformazione demografica.
Secondo la Direzione dei Registri Medici e delle Statistiche del Ministero della Salute Pubblica, nel 2025 Cuba ha registrato 68051 nascite, 3108 in meno rispetto al 2024.
La riduzione della natalità si mantiene come tendenza sostenuta che contribuisce ad accelerare l’invecchiamento demografico, uno dei fenomeni demografici distintivi della società cubana attuale.
In parole del MINSAP, “la priorità continuerà a essere la stessa: garantire che nascere e crescere a Cuba siano sinonimi di cura, speranza e futuro”.
Ma le cifre riflettono che sostenere questo proposito avviene oggi in uno dei contesti più complessi, segnato da aggressioni esterne che si sono accanite particolarmente sui servizi più sensibili, quelli che garantiscono la vita di un Paese.
Cuba en Datos: ¿Por qué la mortalidad infantil en Cuba aumentó en siete años?
Por: Alejandro Osvaldo Anzardo Álvarez
Durante décadas y aun en medio de limitaciones económicas, Cuba presentó tasas de mortalidad infantil comparables con las de países desarrollados. Ese resultado fue sostenido, entre otros aspectos, por un sistema de salud pública de cobertura universal y una política estatal enfocada en la prevención y el seguimiento materno-infantil.
Sin embargo, entre 2018 y 2025 se produjo un deterioro sostenido de ese indicador. La tasa de mortalidad infantil pasó de 4.0 muertes por cada mil nacidos vivos en 2018 a 9.9 por cada mil en 2025, de acuerdo con datos del Ministerio de Salud Pública (Minsap).
El incremento representa un aumento de 148% en siete años y marca uno de los momentos más complejos para el Programa de Atención Materno Infantil (PAMI) desde su creación.
La evolución de las cifras refleja el impacto combinado de la crisis económica y el recrudecimiento de las sanciones impuestas por Estados Unidos contra Cuba.
Una curva ascendente
La trayectoria de la mortalidad infantil en Cuba durante los últimos años muestra un cambio significativo respecto al comportamiento histórico del indicador.
Aunque entre 2021 y 2023 hubo cierta estabilización, la cifra volvió a incrementarse hasta alcanzar en 2025 el nivel más alto de las últimas décadas.
Según el Center for Economic and Policy Research (CPER) con sede en Washington, Estados Unidos, si Cuba hubiese mantenido la tasa de mortalidad infantil de 2017 y 2018 (cuando se mantuvo estable en 4.0), aproximadamente 1 800 bebés menos habrían fallecido entre 2019 y 2025.
El deterioro de los indicadores sanitarios coincide con el endurecimiento de la política estadounidense hacia Cuba iniciado en 2017, durante la primera administración de Donald Trump.
Tras el período de acercamiento impulsado por Barack Obama, Washington implementó más de 240 medidas restrictivas dirigidas a limitar las fuentes de ingresos y el acceso de Cuba a financiamiento internacional.
Algunas de esas acciones incluyeron la activación del Título III de la Ley Helms-Burton, la inclusión de Cuba en la lista de países patrocinadores del terrorismo, el recrudecimiento del bloqueo energético, las restricciones al suministro de combustible, y presiones contra las misiones médicas cubanas en el exterior.
Estas políticas impactaron directamente en la reducción de ingresos y capacidades financieras y, al mismo tiempo, en la posibilidad de importar medicamentos, piezas, equipos médicos y materias primas esenciales para el sistema sanitario.
A la difícil situación económica se sumó la circulación de arbovirosis, fenómenos meteorológicos extremos como los recientes huracanes y la insuficiente cobertura de recursos humanos en algunos servicios.
El impacto sobre el sistema de salud
El sistema sanitario cubano no puede importar tecnologías médicas con componentes estadounidenses, debido a las restricciones comerciales y financieras impuestas por ese país sobre la mayor de las Antillas. Siendo Estados Unidos una potencia tecnológica en materia sanitaria, Cuba queda excluida de los beneficios de su industria.
Las afectaciones eléctricas derivadas del recrudecimiento de las sanciones también impactan directamente en servicios sensibles vinculados a la atención neonatal y materna.
El informe del CEPR Sanciones de Estados Unidos y el fuerte aumento de la mortalidad infantil en Cuba reportó problemas como interrupciones eléctricas en hospitales, limitaciones en incubadoras y ventiladores neonatales, salida de servicio de ambulancias por falta de combustible y paralización parcial de cirugías y servicios especializados.
Según el reporte, solo en 2025 hubo 402 muertes infantiles que pudieron haberse evitado si el índice de mortalidad infantil se hubiese mantenido en 4.0, como en los años 2017 y 2018, antes de la escalada de sanciones.
A ello se suma el férreo bloqueo energético aplicado en 2026, que podría agravar aún más indicadores como la mortalidad infantil, la mortalidad materna y la esperanza de vida.
Territorios que lograron contener la mortalidad
Aún en medio de ese escenario, algunas provincias y municipios lograron resultados favorables en 2025.
De acuerdo con el Minsap, 17 municipios no reportaron fallecidos menores de un año; Pinar del Río, Sancti Spíritus, Cienfuegos y Holguín registraron las menores tasas de mortalidad infantil del país; y Artemisa, Camagüey e Isla de la Juventud no reportaron muertes maternas.
Otros datos alentadores fueron que más de un centenar de municipios cerraron el año sin fallecimientos relacionados con embarazo, parto o puerperio, y 321 pacientes con morbilidad materna extremadamente grave lograron sobrevivir gracias a la atención médica especializada.
En el balance de 2025 publicado en su sitio web, el Minsap destacó entre las estrategias implementadas el seguimiento a enfermedades preexistentes en gestantes, la vigilancia intensiva de embarazos de alto riesgo, la atención al bajo peso al nacer y al parto pretérmino, las interconsultas especializadas, y el ingreso oportuno de casos complejos.
En 2025 además se actualizaron las estrategias para reducir el embarazo adolescente y se amplió la capacitación del personal sanitario.
Entre las medidas más relevantes sobresalió la introducción, por primera vez en Cuba, de la vacuna contra el neumococo y la incorporación de la vacuna contra el Virus del Papiloma Humano.
El desafío de proteger la vida
La evolución de la mortalidad infantil también ocurre en medio de una profunda transformación demográfica.
Según la Dirección de Registros Médicos y Estadísticas del Ministerio de Salud Pública, en 2025 Cuba reportó 68 051 nacimientos, 3 108 menos que en 2024.
La reducción de la natalidad se mantiene como tendencia sostenida que contribuye a acelerar el envejecimiento demográfico, uno de los fenómenos poblacionales distintivos de la sociedad cubana actual.
En palabras del Ministerio de Salud Pública, “la prioridad seguirá siendo la misma: garantizar que nacer y crecer en Cuba sean sinónimos de cuidado, esperanza y futuro”.
Pero las cifras reflejan que sostener ese propósito ocurre hoy en uno de los contextos más complejos, marcado por agresiones externas que se han ensañado particularmente con los servicios más sensibles, los que garantizan la vida de un país.



