La battaglia per la coerenza

Dissonanza cognitiva e guerra multiforme

Raúl Antonio Capote

La dissonanza cognitiva è la confusione che può sorgere quando qualcuno sostiene due idee che non combaciano. Leon Festinger l’ha descritta nel 1957; un fumatore sa che la sigaretta lo uccide e ne accende un’altra, allora cerca una via d’uscita: lascia il vizio, nega il danno o si inventa una ragione, quella tensione è puramente umana, ma è anche un bersaglio.

Sappiamo che la guerra cognitiva non si limita a mentire, manipolare o disinformare, cerca di rompere la coerenza di una persona, di un esercito, di un paese. Non vuole solo che lei creda a qualcosa di falso, vuole che non possa sostenere nessuna interpretazione stabile della realtà, lì entra la dissonanza, si induce, si amplifica, si sfrutta.

È un manuale conosciuto. Si lanciano messaggi che si contraddicono; la persona resta intrappolata tra racconti che non tornano; se non può risolvere la contraddizione, si disconnette, si radicalizza o si aggrappa a una sola verità semplice; le tre reazioni servono a chi attacca.

Poi viene la saturazione: bot, troll, filtrazioni, video falsi, notizie vere mescolate a falsità, non con l’obiettivo di convincere, ciò che cercano è esaurire.

Una popolazione stanca di dubitare accetta qualsiasi racconto che le restituisca un po’ di calma, e una società arresa è una società più facile da maneggiare.

Si trasforma in un’arma di guerra cognitiva quando si usa per creare un conflitto interno insopportabile nell’individuo, forzandolo a scegliere tra le sue credenze e la sua sopravvivenza. Nel caso di Cuba, la strategia cerca di fratturare la psiche del cittadino facendogli sentire che la sua lealtà e la sua realtà materiale sono incompatibili.

Uno degli esempi più chiari è la creazione di una narrativa in cui la sofferenza materiale del popolo cubano viene presentata come conseguenza esclusiva del suo proprio Governo, occultando deliberatamente l’impatto del blocco economico esterno.

Nella guerra cognitiva contro Cuba, la dissonanza cognitiva non è un effetto collaterale, ma un obiettivo strategico; pretende che il cittadino cubano viva in uno stato di contraddizione permanente che esaurisca la sua capacità di analisi e di azione collettiva. La meta non è convincerlo di un’idea, ma impedire che possa sostenere nessuna idea con coerenza, lasciandolo isolato, diffidente di sé stesso ed emotivamente esaurito.

Come si esprime la dissonanza: il cittadino sperimenta scarsità, blackout e mancanza di medicine; la sua credenza è che un nemico esterno (gli USA) sia il responsabile principale. Tuttavia, l’ecosistema mediatico ostile ripete fino alla sazietà che la colpa è del Governo cubano, che “non sa amministrare” o che “ruba” le risorse.

L’obiettivo è che il cittadino cominci a dubitare della propria capacità di interpretare la realtà e della legittimità della sua resistenza. In quel campo di battaglia, la coerenza non è un lusso, è una forma di resistenza.

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