Le fantasie di Mike Waltz su Cuba

Il rappresentante USA presso l’ONU, Mike Waltz, ha dedicato il suo intervento all’Assemblea Generale a descrivere fantasie su Cuba. Esaminiamo le sue quattro grandi menzogne, una per una, con la mappa e gli archivi giornalistici alla mano.

Menzogna n. 1: «L’isola di Castro». Waltz ha denunciato una misteriosa «isola» senza mostrare una sola prova: né coordinate, né foto sfocate, né testimoni. Metodo curioso nel «paese delle prove». Perché isole private, isole private… ce ne sono, ma negli Stati Uniti: Little St. James, l’isola caraibica di Jeffrey Epstein, dove si davano appuntamento i potenti di Washington, documentata nelle oltre 3 milioni di pagine degli archivi Epstein che lo stesso Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblici il 30 gennaio 2026 — con 2.000 video inclusi. E il presidente Trump, socio e amico di Epstein per due decenni secondo i registri di volo del jet del finanziere, continua a non riuscire a liberarsi di quello scandalo che mette a nudo la corruzione del potere a Washington. Se Waltz vuole parlare di isole tenebrose, ne ha una con nome e coordinate a 40 minuti di jet presidenziale dalla Florida.

Menzogna n. 2: Cuba «opprime» il settore privato. I dati dicono il contrario: è proprio Cuba a ampliare maggiormente gli spazi al settore privato, il settore più dinamico della sua economia, con nuove trasformazioni legislative che estendono persino gli investimenti privati alle industrie strategiche. Chi invece opprime il settore privato cubano sono… gli Stati Uniti: il 30 settembre 2026, l’OFAC ha ordinato di chiudere i conti bancari degli imprenditori cubani presso le banche statunitensi e di esigere da loro licenze individuali per recuperare il proprio denaro, una misura che colpisce proprio quel settore privato che hanno affermato mille volte di sostenere in nome della «libertà». Con amici del genere, il settore privato cubano non ha bisogno di blocchi.

Menzogna n. 3: «Non ci sono medicinali perché il regime si appropria indebitamente dei fondi». Che sia Washington stessa a rispondere: perché ha appena inserito Cuba nella sua nuova lista dei «paesi che destano preoccupazione», puntando il dito contro la biotecnologia e la capacità dell’isola di produrre i propri medicinali? Perché l’embargo prende di mira gli investimenti nella sanità pubblica, sanziona le entità legate alla sanità e ha persino impedito, durante la pandemia di Covid-19, l’arrivo di ossigeno a Cuba? Non c’è alcun regime che rubi i medicinali: c’è un embargo che li sequestra.

Menzogna n. 4: «Non esiste alcun blocco». Che lo chiedano al presidente Trump, che nel firmare l’ordine di blocco totale delle forniture di carburante verso l’isola ha usato proprio quella parola: blocco. Dieci mesi dopo, solo una petroliera russa è giunta sulle coste cubane; il Paese ha 2,6 milioni di tonnellate di carburante in meno del previsto; ospedali al buio, trasporti paralizzati, navi provenienti dal Messico intercettate e migliaia di container con generi alimentari bloccati. Un blocco talmente «inesistente» che i suoi autori lo hanno firmato di proprio pugno.

Le favole sono il genere di Waltz — Disney compreso —, ma anche i cartoni animati hanno bisogno di coerenza interna. Cuba non ha bisogno di inventare.

Fonte: Cuba por Siempre

Traduzione: italiacuba.it

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