Era il 6 ottobre 1976 e un aereo della Cubana de Aviación decollò da Barbados per rimanere, minuti dopo, spezzato in due dall’esplosione di due bombe C-4. Non ci furono sopravvissuti.
Settantatré persone caddero nell’oceano: cinquantasette cubani, undici guyanesi e cinque coreani. Tra loro, ventiquattro giovani schermidori che tornavano da un campionato in Venezuela dove avevano vinto tutte le medaglie d’oro. Erano ragazzi/e dalle mani veloci e dal futuro lungo, con le sciabole riposte nei loro foderi e l’inno ancora tiepido in gola. Li hanno uccisi prima che potessero raccontare come avevano vinto.

