per il caso dell’hotel Las Américas
Nel 2009 fu effettuata un’operazione contro un gruppo di mercenari separatisti nell’hotel Las Américas a Santa Cruz, in cui morirono tre dei suoi membri e altri due furono arrestati. Ora il procuratore generale della Bolivia ha accettato le accuse del partito conservatore Alianza Libre per indicare l’ex presidente Evo Morales e il suo vicepresidente Álvaro García Linera come responsabili dei fatti
Il procuratore generale dello Stato José Armando Urioste ha informato il Tribunale Supremo di Giustizia che sono state avviate le indagini contro l’ex presidente Evo Morales e l’ex vicepresidente Álvaro García Linera, come parte dell’accusa presentata dal partito Alianza Libre (AL) per presunte violazioni dei diritti umani nel caso dell’Hotel Las Américas.
La mattina del 16 aprile 2009, un contingente dell’Unità Tattica di Risoluzione delle Crisi, gruppo d’élite della Polizia, entrò nell’hotel Las Américas a Santa Cruz, effettuò detonazioni al quarto piano e irruppe nelle sue stanze sparando con le armi da fuoco.
Di conseguenza Eduardo Rózsa Flores, Arpad Magyaroisi e Michel Dwyer furono uccisi; Elöd Tóásó e Mario Tadic furono arrestati con l’accusa di far parte della cellula terroristica la cui funzione era dinamizzare il movimento che avrebbe scatenato una guerra civile in Bolivia.
Evo Morales, presidente in carica in quel momento, era allora in viaggio in Venezuela e riconobbe aver ordinato l’azione. Álvaro García Linera era il presidente in esercizio.
L’imputazione si basa su una denuncia presentata dal partito conservatore AL e presuppone l’apertura di un giudizio di responsabilità che sarà supervisionato dal Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) in qualità di giudice di garanzia, informa l’emittente boliviana Erbol. In concreto vengono imputati i reati di omicidio, vessazioni e torture, privazione della libertà.
La proposta accusatoria segnala i presunti reati di omicidio, vessazioni e torture, e privazione della libertà. Una volta conclusa l’analisi, la procura generale dello Stato (FGE) emetterà un rapporto alla Sala Penale del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ).
Il procuratore generale Urioste ha precisato che la richiesta è pervenuta al Ministero Pubblico il 10 ottobre e che questo lunedì 12 sarà presentata davanti al TSJ e ha chiesto ai magistrati di “far conoscere ulteriori atti, provvedimenti, risoluzioni e quanta attività o determinazione processuale si produca nell’ambito del procedimento del processo dell’esordio”.
Il deputato Antonio Pino ha spiegato che la decisione risponde alle conclusioni della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) sull’operazione di polizia in quell’hotel, dove sono morte tre persone e altre sono state arrestate. “Questa non è una richiesta di vendetta, né di persecuzione politica, in nessun modo. È una richiesta di giustizia”, ha affermato il legislatore nel difendere l’iniziativa.
Alianza Libre ha inoltre anticipato che sta valutando di presentare una seconda proposta accusatoria contro Morales per i fatti accaduti a La Calancha, a Sucre, una volta che la CIDH emetta il suo pronunciamento formale su quel caso.
Chi erano Eduardo Rózsa Flores, Michael Dwyer e Árpád Magyarosi?
Secondo un’indagine realizzata dal giornalista Koldo Salazar, “Eduardo Rózsa Flores è nato a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, il 31 marzo 1960. Figlio di un immigrato ungherese ebreo e di una boliviana di origine spagnola. Ha studiato nel paese ed è diventato giornalista, molto legato all’Opus Dei, era conosciuto in Ungheria come Rózsa-Flores Eduardo o Rózsa György Eduardo. Il suo soprannome durante la Guerra d’Indipendenza della Croazia era “Chico”.
È stato membro dei servizi segreti ungheresi e croati nella guerra dei Balcani, e il suo ruolo come miliziano e successivamente mercenario è stato ciò che ha segnato la sua vita.
Nel 2008 è stato contattato, presumibilmente, da membri della regione di Santa Cruz in Bolivia per organizzare una difesa miliziana o, nel peggiore dei casi, indipendentizzare, nel contesto di una guerra civile, questa regione e di passaggio assassinare il presidente eletto Evo Morales. Presumibilmente l’incarico proveniva dai suoi vecchi padrini nella guerra di Jugoslavia e, presumibilmente, la CIA attraverso contatti comuni ungheresi, lo ha contattato per iniziare le rivolte nel paese.
“L’operazione consisteva nel preparare una rete di appoggio in Bolivia, iniziare proteste che sfociassero in un conflitto e, da lì, montare milizie e infiltrare elementi mercenari e volontari per rompere la Bolivia o, in mancanza, segregare il dipartimento di Santa Cruz dopo i conflitti tra il Governo e contadini e indigeni della zona” continua Salazar.
Il primo gruppo che si è recato in Bolivia era composto da Eduardo Rózsa Flores, l’ungherese Árpád Magyarosi e l’irlandese Michael Martin Dwyer, la cui funzione era dinamizzare il movimento che avrebbe scatenato il conflitto.
Presumibilmente erano consapevoli che per scatenare la guerra civile dovevano uccidere in entrambi gli schieramenti, per questo nella lista c’era Evo Morales ma anche il Governatore oppositore a Morales Rubén Costas, Branko Marinkovic (presidente del comitato civico di Santa Cruz) e il cardinale Julio Terrazas.
Durante la stessa operazione furono arrestati Elöd Tóásó e Mario Tadic. Successivamente, altri cittadini furono processati e incarcerati.
La famiglia di uno dei deceduti, l’irlandese Michael Dwyer, e i sopravvissuti si sono rivolti alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), che ha stabilito che sono stati vittime di violazioni, il che comporta un risarcimento.
Il Governo di Evo Morales ha esposto, a suo tempo, che si trattava di un’azione di polizia contro il terrorismo e che le persone decedute e gli arrestati facevano parte di una cellula terroristica che cercava di destabilizzare il governo. Tuttavia, il caso è stato oggetto di dubbi e denunce di estorsione, sebbene sia finito per chiudersi durante il Governo di Jeanine Áñez.
In caso di riscontro di indizi punibili, la Procura deve inviare una richiesta al Parlamento boliviano affinché approvi il giudizio di responsabilità a maggioranza dei due terzi.
Con informazioni di europapress.es e brujuladigital.net
La fiscalía de Bolivia inicia investigación contra Evo Morales y Álvaro García Linera por el caso hotel Las Américas
En 2009, se realizó un operativo contra un grupo de mercenarios separatistas en el hotel Las Américas en Santa Cruz, en el que murieron tres de sus integrantes y otros dos fueron detenidos. Ahora el fiscal general de Bolivia aceptó las acusaciones del partido conservador Alianza Libre para señalar al expresidente Evo Morales y a su vicepresidente Álvaro García Linera como responsables de los hechos
El fiscal general del Estado José Armando Urioste informó al Tribunal Supremo de Justicia que se iniciaron las investigaciones contra el expresidente Evo Morales y el exvicepresidente Álvaro García Linera, como parte de la acusación que presentó el partido Alianza Libre (AL) por presuntas vulneraciones de derechos humanos en el caso del Hotel Las Américas.
La madrugada del 16 de abril de 2009, un contingente de la Unidad Táctica de Resolución de Crisis, grupo de élite de la Policía, ingresó al hotel Las Américas en Santa Cruz, realizó detonaciones en el cuarto piso e irrumpió en sus habitaciones disparando sus armas de fuego.
Como consecuencia Eduardo Rózsa Flores, Arpad Magyaroisi y Michel Dwyer resultaron muertos; Elöd Tóásó y Mario Tadic fueron detenidos acusados de ser parte de la célula terrorista cuya función era dinamizar el movimiento que desataría una guerra civil en Bolivia.
Evo Morales, presidente en funciones en ese momento, estaba entonces de viaje en Venezuela y reconoció haber ordenado la acción. Álvaro García Linera era el presidente en ejercicio.
La imputación se basa en una denuncia presentada por el partido conservador AL y supone la apertura de un juicio de responsabilidades que será supervisado por el Tribunal Supremo de Justicia (TSJ) en calidad de juez de garantías, informa la emisora boliviana Erbol. En concreto se les imputan los delitos de asesinato, vejaciones y torturas, privación de libertad.
La proposición acusatoria señala los presuntos delitos de asesinato, vejaciones y torturas, y privación de libertad. Una vez concluido el análisis, la fiscalía general del Estado (FGE) emitirá un informe a la Sala Penal del Tribunal Supremo de Justicia (TSJ).
El fiscal general Urioste precisó que la solicitud ingresó al Ministerio Público el 10 de octubre y que este lunes 12 será presentada ante el TSJ y solicitó a los magistrados que le “hagan conocer ulteriores actuados, providencias, resoluciones y cuanta actuación o determinación procesal se produzca dentro del trámite del proceso del exordio”.
El diputado Antonio Pino explicó que la decisión responde a las conclusiones de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) sobre el operativo policial en ese hotel, donde murieron tres personas y otras fueron detenidas. “Esto no es un pedido de revancha, ni de persecución política, de ninguna manera. Es un pedido de justicia”, afirmó el legislador al defender la iniciativa.
Alianza Libre anticipó, además, que analiza presentar una segunda proposición acusatoria contra Morales por los hechos ocurridos en La Calancha, en Sucre, una vez que la CIDH emita su pronunciamiento formal sobre ese caso.
¿Quiénes eran Eduardo Rózsa Flores, Michael Dwyer y Árpád Magyarosi?
De acuerdo con una investigación realizada por el periodista Koldo Salazar, “Eduardo Rózsa Flores nació en Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, el 31 de marzo de 1960. Hijo de un inmigrante húngaro judío y una boliviana de origen español. Estudió en el país y llegó a ser periodista, muy vinculado al Opus Dei, era conocido en Hungría como Rózsa-Flores Eduardo o Rózsa György Eduardo. Su apodo durante la Guerra de Independencia de Croacia era “Chico”.
Fue miembro de los servicios secretos húngaros y croatas en la guerra de los Balcanes así como su papel como miliciano y posteriormente mercenario fue lo que marcó su vida.
En 2008 fue contactado, supuestamente, por miembros de la región de Santa Cruz en Bolivia para organizar una defensa miliciana o, en el peor de los casos independizar, en el contexto de una guerra civil, esta región y de paso asesinar al presidente electo Evo Morales. Supuestamente el encargo provendría de sus antiguos patrones en la guerra de Yugoslavia y, supuestamente, la CIA a través de contactos comunes húngaros, contactaron con él para iniciar las revueltas en el país.
“La operación consistía en preparar una red de respaldo en Bolivia, iniciar protestas que desembocaran en un conflicto y, a partir de ahí, montar milicias e infiltrar elementos mercenarios y voluntarios para romper Bolivia o, en su defecto, segregar el departamento de Santa Cruz tras los conflictos entre el Gobierno y campesinos e indígenas de la zona” continúa Salazar.
El primer grupo que acudió a Bolivia estaba compuesto por Eduardo Rózsa Flores, el húngaro Árpád Magyarosi y el irlandés Michael Martin Dwyer, cuya función era dinamizar el movimiento que desataría el conflicto.
Supuestamente eran conscientes de que para desatar la guerra civil debían de matar en los dos bandos, por eso en la lista estaba Evo Morales pero, también el Gobernador opositor a Morales Rubén Costas, Branko Marinkovic (presidente del comité cívico de Santa Cruz) y al cardenal Julio Terrazas.
Durante el mismo operativo fueron detenidos Elöd Tóásó y Mario Tadic. Posteriormente, otros ciudadanos fueron procesados y encarcelados.
La familia de uno de los fallecidos, el irlandés Michael Dwyer, y los supervivientes acudieron a la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), que determinó que fueron víctima de vulneraciones, lo cual conlleva resarcimiento.
El Gobierno de Evo Morales expuso, en su momento, que era una acción policial contra el terrorismo y que las personas fallecidas y los detenidos formaban parte de una célula terrorista que buscaba desestabilizar al gobierno. Sin embargo, el caso fue objeto de dudas y denuncias de extorsión, aunque terminó cerrándose durante el Gobierno de Jeanine Áñez.
De encontrar indicios punibles, la Fiscalía debe remitir un requerimiento al Parlamento boliviano para que apruebe el juicio de responsabilidades por mayoría de dos tercios.
Con información de europapress.es y brujuladigital.net

