L’Esercito di Lula si attiva suille reti

Osservatorio dei Media di Cubadebate

Il punto di partenza è stato avverso in Brasile. Il 4 ottobre, Flávio Bolsonaro ha chiuso il primo turno con il 47,03% dei voti validi e Lula con il 45,16%, una differenza di 1,87 punti percentuali, secondo il Tribunale Superiore Elettorale. La reazione non è cominciata unicamente nella sede del PT. Tra il 5 e il 9 ottobre sono apparse iniziative civiche, studentesche, culturali e digitali che si sono organizzate prima che la campagna finisse di ridefinire il suo comando e la sua linea di comunicazione.

Quest’ordine degli avvenimenti è importante. I media hanno descritto una mobilitazione di base che si è anticipata all’apparato elettorale: studenti, sindacati, movimenti sociali, artisti, influencer e comunità di fan hanno occupato i social e anche le strade. L’obiettivo più ripetuto è stato attivare chi non ha votato al primo turno —circa 33 milioni di persone— e contendere indecisi o elettori di candidature eliminate.

  1. Dalla campagna al “fai da te” digitale

Il primo cambio è stato organizzativo. Dopo il risultato, Lula ha contestato internamente la conduzione del primo turno e la campagna ha rafforzato la sua struttura: Rafael Fonteles è rimasto a capo della comunicazione, Camilo Santana ha assunto il coordinamento politico, Rui Costa è passato a organizzare l’agenda e Jerônimo Rodrigues ha ricevuto compiti di articolazione politica. Parallelamente, sono stati chiamati a Brasília dirigenti e parlamentari con alta capacità digitale, tra cui Ana Elisa, Erika Hilton, Sâmia Bomfim, Jones Manoel, Guilherme Cortez, Renato Freitas e Luna Zarattini.

Anche la logica è cambiata. La campagna, che al primo turno aveva privilegiato contenuti più istituzionali e esplicativi, ha cominciato a produrre video selfie, messaggi diretti e contenuti con minore apparenza di produzione. Agência Pública ha contabilizzato circa 20 pubblicazioni di questo tipo fino al 12 ottobre.

L’obiettivo comunicazionale è chiaro: ridurre la distanza tra candidato e utente e avvicinarsi al linguaggio del “creatore-persona”, un formato dove la destra brasiliana veniva mostrando maggiore efficacia.

Lo stesso entourage di Lula ha convertito quell’adattamento in simbolo della nuova fase. Janones ha difeso mostrare “più strada e meno elicottero”. Cioè, scene quotidiane, caffè, conversazioni con elettori e video fatti con un telefono, invece di un’estetica esclusivamente presidenziale. La forma del messaggio è passata a essere quasi tanto importante quanto il suo contenuto.

Dato chiave di mobilitazione: Tra il 4 e l’11 ottobre, le azioni accumulate negli universi digitali di Lula e Flávio Bolsonaro sono rimaste praticamente in parità (266,5 milioni contro 268,2 milioni), ma con chiare differenze di portata per piattaforma.

  1. “Exército do Lula”: WhatsApp come quartier generale distribuito

L’iniziativa più spettacolare della prima settimana è stato l'”Exército do Lula”, canale WhatsApp amministrato dal deputato André Janones. Il canale esisteva da aprile e aveva circa 50000 follower prima del primo turno. Dopo la votazione ha cambiato funzione ed è diventato un centro di distribuzione di video, testi, slogan e “missioni” perché i partecipanti replicassero contenuti in altri spazi digitali.

Figura 1. Crescita pubblica riportata del canale “Exército do Lula”.

Il salto è stato straordinario: ha superato i 2 milioni il 7 ottobre, è arrivato a 2,5 milioni in tre giorni, era intorno a 3,2 milioni il giorno 10 e 3,3 milioni l’11. In una settimana, il canale è passato da essere uno strumento secondario di Janones a un’infrastruttura di mobilitazione con una base molto superiore a quella del canale ufficiale del presidente.

Il meccanismo riproduce pratiche note dell’attivismo digitale, ma a una scala poco abituale dentro il campo lulista. Janones utilizza audio frequenti, propone compiti concreti e convoca influencer con grandi pubblici per ampliare la circolazione di contenuti. Secondo quanto raccontato da Folha de S.Paulo, ha chiesto a ogni partecipante di incorporare altre tre persone e ha cercato che account con più di 500000 follower realizzassero pubblicazioni collaborative con lui. La logica è moltiplicatrice: ogni nuovo membro può attrarne altri tre, che a loro volta incorporano più partecipanti. Così, il messaggio smette di dipendere da un unico emittente e comincia a circolare attraverso successivi gruppi di follower, ognuno con le proprie reti di contatti. Il risultato cercato è una struttura di diffusione a cascata, capace di portare contenuti comuni tra diverse comunità digitali e ampliare la loro portata senza dipendere unicamente dai profili ufficiali della campagna.

La novità politica non sta solo nella dimensione. Il canale ha trasformato i simpatizzanti in nodi di distribuzione. Non ricevono unicamente propaganda, ricevono istruzioni per farla circolare. Quella logica è stata sufficientemente rilevante da provocare una reazione immediata della campagna rivale, che ha rafforzato il proprio canale, “Tropa do Flávio”, e ha cominciato a seguire e giudizializzare la mobilitazione di Janones.

Un limite che deve essere chiaro: una rete coordinata non è automaticamente una rete inautentica. L'”Exército do Lula” è composto da follower reali e la sua dimensione non dimostra da sola disinformazione né illegalità. La campagna di Flávio lo ha denunciato al TSE; il canale è stato sospeso e riattivato in poche ore.

Il 12 ottobre, un rapporto tecnico del TSE non ha trovato nella revisione dei contenuti dal 2 all’11 ottobre le falsità segnalate nella denuncia, sebbene abbia osservato linguaggio polarizzante e avvertito che parte del contenuto era stato eliminato.

“La novità del secondo turno non è solo che la campagna di Lula pubblichi di più. La cosa più significativa è che una parte della mobilitazione digitale è nata fuori dal comando ufficiale e dopo ha cominciato a essere assorbita, articolata o riconosciuta dalla struttura elettorale.”

  1. I “fandom”: l’organizzazione della cultura pop entra in campagna

Il secondo fenomeno nuovo è più difficile da riprodurre da una sede di partito: comunità di fan di artisti pop e K-pop hanno messo la loro esperienza di organizzazione digitale al servizio della mobilitazione elettorale.

“Fandoms com Lula” ha riunito pagine dedicate ad Anitta, Luísa Sonza, BTS, BLACKPINK, Taylor Swift, Beyoncé, Lady Gaga e altri artisti.

È fondamentale distinguere tra i fan club e gli artisti. Che una pagina di fan partecipi non significa che l’artista abbia dichiarato sostegno.

Figura 2. Dimensione pubblica della mobilitazione dei fandom fino all’11 ottobre.

La portavoce del movimento parlava di più di 1000 collaborazioni tra fandom. Il coordinatore di “Fandoms pela Democracia” ha informato i media che contabilizzava più di 250 fan club. Il rilevante è la scala organizzativa. Il movimento è arrivato a 21000 follower su X e 22000 su Instagram, ha creato formulari di incorporazione, ha coordinato pubblicazioni simultanee e ha diffuso guide per conversare con gli elettori.

Il suo vantaggio è l’esperienza precedente. I grandi fandom funzionano già con designer, traduttori, moderatori, analisti di dati e organizzatori di campagne di streaming o votazioni. Nel secondo turno, quella divisione informale del lavoro è stata trasferita alla politica: creazione di card, slogan, etichette, materiali personalizzati per ogni comunità e calendari di pubblicazione.

L’azione ha smesso di essere puramente digitale. L’11 ottobre, rappresentanti dei principali fandom si sono incontrati con Geraldo Alckmin; il movimento ha partecipato alla mobilitazione di Avenida Paulista e l’etichetta “FandomsNoMasp” è arrivata al sesto posto tra gli argomenti più commentati su X. Una parte della strategia, ha spiegato uno dei suoi coordinatori, non cerca unicamente i giovani: pretende che questi conversino con familiari over 60 che si sono astenuti al primo turno.

Il fenomeno ha avuto inoltre un secondo strato di espansione, la circolazione internazionale. Capricho ha documentato reazioni di fandom dal Messico, dagli USA e dall’Italia e di account internazionali di cultura pop.

Si sono anche viralizzati montaggi creati con intelligenza artificiale che collocavano Lula in videoclip di artisti come Taylor Swift, Ariana Grande, Bad Bunny, Kendrick Lamar, Ca7riel e Paco Amoroso o Jennie. Il repertorio elettorale si è mescolato così con i codici globali dell’intrattenimento.

“In questo secondo turno, le campagne stanno imparando a convertire comunità digitali in strutture di mobilitazione politica, trascendendo le frontiere tradizionali dei partiti.”

  1. Dalla spontaneità a un’architettura digitale più formale

Mentre quelle iniziative crescevano dal basso, la campagna ufficiale ha cominciato ad assemblare la propria infrastruttura.

Il sito “Pode Espalhar” concentra video, card e testi pronti da condividere; il chatbot “LuIA” aiuta a localizzare materiali; e “Porta-Vozes do Lula” permette ai simpatizzanti di distribuire link, partecipare a classifiche e sbloccare “missioni” di mobilitazione.

Il TSE ha mantenuto quegli strumenti in funzionamento il 7 ottobre, sebbene abbia esigito aggiustamenti di identificazione della propaganda e trasparenza sull’uso dell’intelligenza artificiale.

Quell’ecosistema mostra un cambio di filosofia. La propaganda smette di dipendere solo da un account centrale ed è progettata perché migliaia di persone la ridistribuiscano. Inoltre, la campagna ha lanciato “Bora Lula! Bora Brasil!”, un portale per ricevere idee di simpatizzanti, e ha affermato di aver investito 13 milioni di real per promuovere l’ecosistema digitale. È la combinazione di tre strati: produzione ufficiale, amplificazione organizzata e creazione cittadina.

Sono anche entrati con maggiore forza artisti e influencer. Agência Pública ha contabilizzato più di 200 nomi che avevano pubblicato video o manifestato sostegno dal primo turno, con una somma lorda di più di 400 milioni di follower. Quella somma non rappresenta persone uniche —i pubblici si sovrappongono—, ma sì mostra la dimensione potenziale della rete culturale che ha cominciato a coinvolgersi in modo più visibile nel secondo turno. Il collettivo 342 Artes, per esempio, ha diffuso testimonianze di attori e pezzi propri su politiche sociali e rischi attribuiti a un eventuale governo rivale.

Sono persino apparsi formati poco convenzionali, come il gioco satirico “Super Flávio”. Il modello comune è convertire argomenti politici in oggetti nativi di internet: meme, giochi, montaggi, video brevi, collaborazioni, sfide e materiali pensati per essere inoltrati, non solamente visti.

  1. Cosa mostrano le statistiche dal 4 all’11 ottobre

Nell’aggregato delle tre piattaforme misurate, entrambi gli universi restano praticamente in parità in azioni: 266,5 milioni attorno a Lula e 268,2 milioni attorno a Flávio Bolsonaro. In visualizzazioni video, l’universo di Flávio registra 679,8 milioni e quello di Lula 656,3 milioni. La differenza globale è piccola, ma la distribuzione per piattaforma rivela due mappe distinte di forza.

Lula presenta un chiaro vantaggio su Facebook: 46,7 milioni di azioni contro 37,5 milioni nell’universo di Flávio, una differenza del 24,3%. Supera anche in azioni su TikTok, 31,8 milioni contro 28,0 milioni (+13,7%). La situazione si inverte su Instagram, dove l’universo di Flávio raggiunge 202,7 milioni di azioni contro 188,0 milioni di Lula. In visualizzazioni TikTok c’è praticamente un pareggio: 281,9 milioni contro 282,9 milioni.

Figura 3. Evoluzione giornaliera delle azioni registrate dal 4 all’11 ottobre.

L’evoluzione giornaliera aiuta a ubicare il momento della mobilitazione. L’universo associato a Flávio è stato maggiore in azioni dal 4 al 6 ottobre; Lula è passato in testa il giorno 7, lo ha fatto di nuovo il 9 e ha aperto la sua maggiore differenza l’11. Quel ultimo giorno si sono registrate 31,8 milioni di azioni nel campione di Lula contro 18,1 milioni in quello di Flávio.

La coincidenza temporale con l’espansione dell'”Exército do Lula”, la mobilitazione dei fandom e l’atto di Avenida Paulista è coerente con un’accelerazione dell’attività lulista, sebbene i dati da soli non permettano di attribuire causalità.

Figura 4. Azioni accumulate per attori selezionati dentro ogni universo monitorato.

Il risultato più utile per comprendere l’architettura di campagna è chi concentra l’interazione. Nell’universo di Lula, André Janones ha accumulato 12,66 milioni di azioni in 34 pubblicazioni, al di sopra dell’account del PT (8,26 milioni in 31 pubblicazioni) e dello stesso account di Lula (5,78 milioni in 36). Nell’universo di Flávio, il candidato ha concentrato 12,02 milioni di azioni in 35 pubblicazioni, mentre il Partito Liberale ha riunito 3,07 milioni in 69. Il modello quantitativo rafforza una differenza già visibile nella copertura: il campo lulista sta trovando alto rendimento in nodi di mobilitazione esterni all’account presidenziale; quello di Flávio mantiene maggiore centralità nella figura del candidato.

La misurazione permette anche di mettere numeri alle iniziative più nuove. Dentro l’universo di Lula, le pubblicazioni che menzionano in modo esplicito l'”Exército do Lula” o i suoi “soldati” sommano almeno 316 contenuti diversi e 11,48 milioni di azioni; i riferimenti a fandom, fan club e comunità di artisti riuniscono almeno 114 pezzi e 5,79 milioni di azioni.

Nell’universo di Flávio, 23 pubblicazioni menzionano espressamente la “Tropa do Flávio” e accumulano 1,12 milioni di azioni. Sono coincidenze testuali, non un censimento esaustivo, ma mostrano che queste strutture hanno smesso di essere aneddoti e sono passate a occupare uno spazio misurabile nella campagna digitale.

Le cifre di interazioni non rappresentano utenti unici né permettono di identificare automaticamente adesioni politiche. Una stessa persona può interagire varie volte con contenuti diversi, mentre alcune pubblicazioni possono ricevere risposte critiche o contrarie al messaggio diffuso. Pertanto, i dati servono per comparare l’attività e la circolazione di contenuti dentro gli universi analizzati, ma non permettono di misurare direttamente il sostegno elettorale né di predire il risultato del secondo turno.

“Una campagna può avere candidato, partito e comando; ma sempre più necessita qualcosa di più difficile da controllare: comunità disposte ad appropriarsi del messaggio, trasformarlo e farlo circolare come proprio.”

  1. La disputa per la visibilità è diventata anche notizia

La stessa distribuzione algoritmica è passata a far parte della campagna. Il PT ha denunciato un calo della portata di contenuti legati a Lula e ha portato la questione al TSE. Meta ha riconosciuto “problemi tecnici”, ma ha negato di favorire Flávio Bolsonaro e ha sostenuto che i guasti non hanno colpito esclusivamente il Brasile né account specifici. Il TSE ha chiesto spiegazioni su distribuzione, raccomandazioni, annunci e possibili restrizioni geografiche.

La campagna di Lula ha affermato che la pagina di Flávio registrava 2,96 volte più engagement nonostante avesse il 17,2% in meno di follower. L’episodio, tuttavia, mostra che in questa elezione non si contende più unicamente quale messaggio circola: si contende anche chi controlla la visibilità, come funzionano gli algoritmi e quali decisioni delle piattaforme influenzano la portata.

Cosa lascia la battaglia digitale del secondo turno

La mobilitazione in sostegno a Lula ha mostrato che una campagna elettorale può acquisire una forza inaspettata quando migliaia di persone decidono di organizzarsi per iniziativa propria. Mentre il team ufficiale cercava di correggere gli errori del primo turno, studenti, movimenti sociali, artisti, influencer e comunità di fan hanno cominciato a produrre contenuti, convocare mobilitazioni e contendere spazi sui social. La campagna non ha aspettato che il partito le indicasse come agire. Una parte importante di quel movimento è nata fuori dalle sue strutture e ha finito per influenzare la strategia elettorale.

L’Exército do Lula, organizzato da André Janones, è uno degli esempi più visibili di questa trasformazione. WhatsApp ha smesso di funzionare unicamente come canale di distribuzione di messaggi per diventare uno strumento di organizzazione. I suoi follower ricevono proposte di azione, condividono contenuti e cercano di incorporare nuove persone. La comunicazione non dipende più esclusivamente da ciò che pubblica il candidato. Si estende attraverso una rete di simpatizzanti che contribuiscono a moltiplicare la sua portata.

L’incorporazione dei fandom rivela un’altra dimensione del fenomeno. Comunità giovanili abituate a organizzare campagne per promuovere artisti, coordinare pubblicazioni e mobilitare follower hanno trasferito quelle capacità alla politica. Non hanno avuto bisogno di imparare da zero come costruire una tendenza, produrre contenuti o distribuire compiti. Disponevano già di quelle esperienze e le hanno messe al servizio di una causa elettorale. La loro partecipazione dimostra anche che la politica può arrivare a spazi dove i partiti tradizionali hanno appena presenza, utilizzando linguaggi e riferimenti culturali condivisi da milioni di giovani.

I dati del monitoraggio permettono di apprezzare la portata di questa mobilitazione, ma anche i suoi limiti. Tra il 4 e l’11 ottobre, gli universi digitali associati a Lula e Flávio Bolsonaro hanno registrato volumi di interazioni molto vicini, con vantaggi diversi secondo la piattaforma. Non può nemmeno essere identificato un vincitore assoluto sui social. La disputa si sviluppa in condizioni mutevoli, dove la popolarità di un contenuto, la distribuzione algoritmica e la capacità di convocazione non sempre avanzano nella stessa direzione.

Per la sinistra, l’esperienza brasiliana lascia un insegnamento che va oltre queste elezioni. Non basta avere presenza sulle reti, aprire account istituzionali o pubblicare messaggi in modo costante. I partiti devono imparare ad ascoltare, dialogare e condividere protagonismo con le comunità che già esistono nello spazio digitale, specialmente con i giovani.

La mobilitazione attorno a Lula dimostra il potenziale di una comunicazione che non si limita a trasmettere orientamenti dall’alto, ma riconosce l’iniziativa dei suoi simpatizzanti, incorpora i loro linguaggi e permette che partecipino alla costruzione e diffusione dei messaggi. Non si tratta di sostituire l’organizzazione politica con influencer o tendenze virali, ma di comprendere che le nuove generazioni costruiscono anche i loro legami politici attraverso la cultura, i social e le comunità a cui appartengono.

Questa esperienza obbliga anche a rivedere la relazione tra comunicazione digitale e partecipazione politica. La sfida non consiste solamente nel riuscire che un video arrivi a milioni di persone. Consiste nel riuscire che quel contenuto generi conversazioni, rafforzi legami, stimoli la partecipazione e aiuti a connettere le preoccupazioni quotidiane della popolazione con le proposte politiche. Le reti possono ampliare la capacità di convocazione, ma la loro vera portata dipende da ciò che accade dopo la pubblicazione, quando le conversazioni digitali arrivano alle famiglie, ai centri di studio, ai luoghi di lavoro e alle strade.

Niente di tutto questo garantisce la vittoria di Lula nel secondo turno del 25 ottobre. I milioni di follower, interazioni e visualizzazioni non equivalgono a voti, e il risultato dipenderà da fattori economici, sociali e politici che vanno molto oltre internet. La mobilitazione digitale può contribuire a persuadere elettori, combattere l’astensione e rafforzare l’organizzazione, ma non sostituisce il lavoro politico né assicura una maggioranza elettorale.

Tuttavia, indipendentemente dal risultato delle urne, ciò che sta accadendo in Brasile può lasciare un’impronta duratura nel modo di fare campagne. L’esperienza mostra che i partiti che aspirino a connettersi con i popoli, e specialmente con le nuove generazioni, dovranno imparare a comunicarsi in un altro modo. Non solo parlare loro, ma ascoltarli; non solo chiedere loro di condividere contenuti, ma riconoscere la loro capacità di crearli; non solo convocarli quando arrivano le elezioni, ma costruire relazioni di partecipazione che perdurino dopo.

La grande lezione di questa battaglia digitale forse non sta in chi riesce ad avere più follower, ma in chi riesce a convertirli in una comunità che si riconosce, si organizza e partecipa.

Il Brasile sta mostrando che la comunicazione politica del futuro non si costruirà esclusivamente dalle sedi dei partiti. Si costruirà anche dai telefoni cellulari, dalle conversazioni quotidiane e dagli spazi culturali dove milioni di persone, soprattutto giovani, trovano oggi le loro forme di espressione e appartenenza.

Nota metodologica

Fonti e raccolta dati: Il presente analisi si basa sul monitoraggio delle reti sociali e fonti giornalistiche e ufficiali corrispondenti al periodo compreso tra il 4 e l’11 ottobre 2026. Le principali fonti consultate includono comunicati e decisioni del Tribunale Superiore Elettorale (TSE), report di media specializzati come UOL Notícias, Folha de S.Paulo, Agência Pública, Agência Brasil, CNN Brasil, Capricho, R7 e Correio Braziliense.

Metriche quantitative: I dati su azioni (reazioni, commenti, condivisioni o altre interazioni), visualizzazioni e pubblicazioni raccolgono registri aggregati su Facebook, Instagram e TikTok. Le misurazioni di universi associati a ogni candidato riflettono coincidenze testuali e menzioni esplicite (come “Exército do Lula”, “Fandoms” o “Tropa do Flávio”), costituendo indicatori di attività digitale e non sondaggi di intenzione di voto né conteggio di utenti unici.


El Ejército de Lula se activa en las redes

 Por: Observatorio de Medios de Cubadebate     

 

El punto de partida fue adverso en Brasil. El 4 de octubre, Flávio Bolsonaro terminó la primera vuelta con 47,03% de los votos válidos y Lula con 45,16%, una diferencia de 1,87 puntos porcentuales, según el Tribunal Superior Electoral. La reacción no comenzó únicamente en la sede del PT. Entre el 5 y el 9 de octubre aparecieron iniciativas ciudadanas, estudiantiles, culturales y digitales que se organizaron antes de que la campaña terminara de redefinir su mando y su línea de comunicación. 

Ese orden de los acontecimientos es importante. Medios describieron una movilización de base que se adelantó al aparato electoral: estudiantes, sindicatos, movimientos sociales, artistas, influenciadores y comunidades de fans ocuparon las redes y también las calles. El objetivo más repetido fue activar a quienes no votaron en la primera vuelta —alrededor de 33 millones de personas— y disputar a indecisos o electores de candidaturas eliminadas.

 

  1. De la campaña al “hazlo tú mismo” digital

 

El primer cambio fue organizativo. Después del resultado, Lula cuestionó internamente la conducción de la primera vuelta y la campaña reforzó su estructura: Rafael Fonteles quedó al frente de la comunicación, Camilo Santana asumió la coordinación política, Rui Costa pasó a organizar la agenda y Jerônimo Rodrigues recibió tareas de articulación política. Paralelamente, fueron llamados a Brasília dirigentes y parlamentarios con alta capacidad digital, entre ellos Ana Elisa, Erika Hilton, Sâmia Bomfim, Jones Manoel, Guilherme Cortez, Renato Freitas y Luna Zarattini. 

La lógica también cambió. La campaña, que en la primera vuelta había privilegiado contenidos más institucionales y explicativas, empezó a producir videos selfie, mensajes directos y contenidos con menor apariencia de producción. Agência Pública contabilizó alrededor de 20 publicaciones de este tipo hasta el 12 de octubre.

 El objetivo comunicacional es claro: reducir la distancia entre candidato y usuario y acercarse al lenguaje del “creador-persona”, un formato donde la derecha brasileña venía mostrando mayor eficacia. 

El propio entorno de Lula convirtió esa adaptación en símbolo de la nueva fase. Janones defendió mostrar “más calle y menos helicóptero”. Es decir, escenas cotidianas, café, conversaciones con electores y videos hechos con un teléfono, en lugar de una estética exclusivamente presidencial. La forma del mensaje pasó a ser casi tan importante como su contenido. 

Dato clave de movilización: Entre el 4 y el 11 de octubre, las acciones acumuladas en los universos digitales de Lula y Flávio Bolsonaro quedaron prácticamente empatadas (266,5 millones frente a 268,2 millones), pero con claras diferencias de alcance por plataforma.

 

  1. “Exército do Lula”: el WhatsApp como cuartel general distribuido

 

La iniciativa más espectacular de la primera semana fue el “Exército do Lula”, canal de WhatsApp administrado por el diputado André Janones. El canal existía desde abril y tenía alrededor de 50.000 seguidores antes del primer turno. Tras la votación cambió de función y se convirtió en un centro de distribución de videos, textos, consignas y “misiones” para que los participantes replicaran contenidos en otros espacios digitales. 

Figura 1. Crecimiento público reportado del canal “Exército do Lula”. 

El salto fue extraordinario: superó los dos millones el 7 de octubre, llegó a 2,5 millones en tres días, rondaba 3,2 millones el día 10 y 3,3 millones el 11. En una semana, el canal pasó de ser una herramienta secundaria de Janones a una infraestructura de movilización con una base muy superior a la del canal oficial del presidente. 

El mecanismo reproduce prácticas conocidas del activismo digital, pero a una escala poco habitual dentro del campo lulista. Janones utiliza audios frecuentes, propone tareas concretas y convoca a influenciadores con grandes audiencias para ampliar la circulación de contenidos. Según relató Folha de S.Paulo, pidió a cada participante incorporar a otras tres personas y buscó que cuentas con más de 500.000 seguidores realizaran publicaciones colaborativas con él. La lógica es multiplicadora: cada nuevo integrante puede atraer a otros tres, que a su vez incorporan a más participantes. Así, el mensaje deja de depender de un único emisor y comienza a circular a través de sucesivos grupos de seguidores, cada uno con sus propias redes de contactos. El resultado buscado es una estructura de difusión en cascada, capaz de llevar contenidos comunes entre diferentes comunidades digitales y ampliar su alcance sin depender únicamente de los perfiles oficiales de la campaña. 

La novedad política no radica solo en el tamaño. El canal transformó a los simpatizantes en nodos de distribución. No reciben únicamente propaganda, reciben instrucciones para circularla. Esa lógica fue suficientemente relevante para provocar una reacción inmediata de la campaña rival, que reforzó su propio canal, “Tropa do Flávio”, y comenzó a seguir y judicializar la movilización de Janones. 

Un límite que debe quedar claro: una red coordinada no es automáticamente una red inauténtica. El “Exército do Lula” está compuesto por seguidores reales y su tamaño no demuestra por sí solo desinformación ni ilegalidad. La campaña de Flávio lo denunció ante el TSE; el canal fue suspendido y reactivado en pocas horas. 

El 12 de octubre, un informe técnico del TSE no encontró en la revisión de contenidos del 2 al 11 de octubre las falsedades señaladas en la denuncia, aunque observó lenguaje polarizador y advirtió que parte del contenido había sido eliminado. 

“La novedad de la segunda vuelta no es solo que la campaña de Lula publique más. Lo más significativo es que una parte de la movilización digital nació fuera del comando oficial y después empezó a ser absorbida, articulada o reconocida por la estructura electoral.”

 

  1. Los “fandoms”: la organización de la cultura pop entra en campaña

 

El segundo fenómeno novedoso es más difícil de reproducir desde una sede partidaria: comunidades de fans de artistas pop y K-pop pusieron su experiencia de organización digital al servicio de la movilización electoral. 

“Fandoms com Lula” reunió páginas dedicadas a Anitta, Luísa Sonza, BTS, BLACKPINK, Taylor Swift, Beyoncé, Lady Gaga y otros artistas. 

Es fundamental distinguir entre los fã-clubes y los artistas. Que una página de fans participe no significa que el artista haya declarado apoyo. 

Figura 2. Dimensión pública de la movilización de fandoms hasta el 11 de octubre. 

La portavoz del movimiento hablaba de más de 1.000 colaboraciones entre fandoms. El coordinador de “Fandoms pela Democracia” informó a medios que contabilizaba más de 250 fã-clubes. Lo relevante es la escala organizativa. El movimiento llegó a 21.000 seguidores en X y 22.000 en Instagram, creó formularios de incorporación, coordinó publicaciones simultáneas y difundió guías para conversar con electores. 

Su ventaja es la experiencia previa. Grandes fandoms ya funcionan con diseñadores, traductores, moderadores, analistas de datos y organizadores de campañas de streaming o votaciones. En la segunda vuelta, esa división informal del trabajo fue trasladada a la política: creación de tarjetas, lemaas, etiquetas, materiales personalizados para cada comunidad y calendarios de publicación. 

La acción dejó de ser puramente digital. El 11 de octubre, representantes de los principales fandoms se reunieron con Geraldo Alckmin; el movimiento participó en la movilización de la Avenida Paulista y la etiqueta “FandomsNoMasp” llegó al sexto lugar entre los asuntos más comentados en X. Una parte de la estrategia, explicó uno de sus coordinadores, no busca únicamente a los jóvenes: pretende que estos conversen con familiares mayores de 60 años que se abstuvieron en la primera vuelta. 

El fenómeno tuvo además una segunda capa de expansión, la circulación internacional. Capricho documentó reacciones de fandoms de México, Estados Unidos e Italia y de cuentas internacionales de cultura pop. 

También se viralizaron montajes creados con inteligencia artificial que colocaban a Lula en videoclips de artistas como Taylor Swift, Ariana Grande, Bad Bunny, Kendrick Lamar, Ca7riel y Paco Amoroso o Jennie. El repertorio electoral se mezcló así con los códigos globales del entretenimiento. 

“En esta segunda vuelta, las campañas están aprendiendo a convertir comunidades digitales en estructuras de movilización política, trascendiendo las fronteras tradicionales de los partidos.”

 

  1. De la espontaneidad a una arquitectura digital más formal

 

Mientras esas iniciativas crecían desde abajo, la campaña oficial comenzó a ensamblar su propia infraestructura. 

El sitio “Pode Espalhar” concentra videos, cards y textos listos para compartir; el chatbot “LuIA” ayuda a localizar materiales; y “Porta-Vozes do Lula” permite a los simpatizantes distribuir enlaces, participar en rankings y desbloquear “misiones” de movilización. 

El TSE mantuvo esas herramientas en funcionamiento el 7 de octubre, aunque exigió ajustes de identificación de propaganda y transparencia sobre el uso de inteligencia artificial. 

Ese ecosistema muestra un cambio de filosofía. La propaganda deja de depender solo de una cuenta central y se diseña para que miles de personas la redistribuyan. Además, la campaña lanzó “Bora Lula! Bora Brasil!”, un portal para recibir ideas de simpatizantes, y afirmó haber invertido 13 millones de reales para impulsar el ecosistema digital. Es la combinación de tres capas: producción oficial, amplificación organizada y creación ciudadana. 

También entraron con mayor fuerza artistas e influenciadores. Agência Pública contabilizó más de 200 nombres que habían publicado videos o manifestado apoyo desde el primer turno, con una suma bruta de más de 400 millones de seguidores. Esa suma no representa personas únicas —las audiencias se superponen—, pero sí muestra el tamaño potencial de la red cultural que empezó a involucrarse de forma más visible en la segunda vuelta. El colectivo 342 Artes, por ejemplo, difundió testimonios de actores y piezas propias sobre políticas sociales y riesgos atribuidos a un eventual gobierno rival. 

Incluso aparecieron formatos poco convencionales, como el juego satírico “Super Flávio”. El patrón común es convertir argumentos políticos en objetos nativos de internet: memes, juegos, montajes, videos cortos, colaboraciones, retos y materiales pensados para ser reenviados, no solamente vistos.

 

  1. Qué muestran las estadísticas del 4 al 11 de octubre

 

En el agregado de las tres plataformas medidas, ambos universos quedan prácticamente empatados en acciones: 266,5 millones alrededor de Lula y 268,2 millones alrededor de Flávio Bolsonaro. En visualizaciones de video, el universo de Flávio registra 679,8 millones y el de Lula 656,3 millones. La diferencia global es pequeña, pero la distribución por plataforma revela dos mapas distintos de fuerza. 

Lula presenta una ventaja clara en Facebook: 46,7 millones de acciones frente a 37,5 millones en el universo de Flávio, una diferencia de 24,3%. También supera en acciones en TikTok, 31,8 millones frente a 28,0 millones (+13,7%). La situación se invierte en Instagram, donde el universo de Flávio alcanza 202,7 millones de acciones frente a 188,0 millones de Lula. En visualizaciones de TikTok hay prácticamente un empate: 281,9 millones frente a 282,9 millones. 

Figura 3. Evolución diaria de las acciones registradas del 4 al 11 de octubre. 

La evolución diaria ayuda a ubicar el momento de la movilización. El universo asociado a Flávio fue mayor en acciones del 4 al 6 de octubre; Lula pasó al frente el día 7, volvió a hacerlo el 9 y abrió su mayor diferencia el 11. Ese último día se registraron 31,8 millones de acciones en la muestra de Lula frente a 18,1 millones en la de Flávio. 

La coincidencia temporal con la expansión del “Exército do Lula”, la movilización de fandoms y el acto de la Avenida Paulista es consistente con una aceleración de la actividad lulista, aunque los datos por sí solos no permiten atribuir causalidad. 

Figura 4. Acciones acumuladas por actores seleccionados dentro de cada universo monitoreado. 

El hallazgo más útil para comprender la arquitectura de campaña es quién concentra la interacción. En el universo de Lula, André Janones acumuló 12,66 millones de acciones en 34 publicaciones, por encima de la cuenta del PT (8,26 millones en 31 publicaciones) y de la propia cuenta de Lula (5,78 millones en 36). En el universo de Flávio, el candidato concentró 12,02 millones de acciones en 35 publicaciones, mientras el Partido Liberal reunió 3,07 millones en 69. El patrón cuantitativo refuerza una diferencia ya visible en la cobertura: el campo lulista está encontrando alto rendimiento en nodos de movilización externos a la cuenta presidencial; el de Flávio mantiene mayor centralidad en la figura del candidato. 

La medición también permite poner números a las iniciativas más novedosas. Dentro del universo de Lula, las publicaciones que mencionan de forma explícita al “Exército do Lula” o a sus “soldados” suman al menos 316 contenidos diferentes y 11,48 millones de acciones; las referencias a fandoms, fã-clubes y comunidades de artistas reúnen al menos 114 piezas y 5,79 millones de acciones. 

En el universo de Flávio, 23 publicaciones mencionan expresamente a la “Tropa do Flávio” y acumulan 1,12 millones de acciones. Son coincidencias textuales, no un censo exhaustivo, pero muestran que estas estructuras dejaron de ser anécdotas y pasaron a ocupar un espacio medible en la campaña digital. 

Las cifras de interacciones no representan usuarios únicos ni permiten identificar automáticamente adhesiones políticas. Una misma persona puede interactuar varias veces con diferentes contenidos, mientras que algunas publicaciones pueden recibir respuestas críticas o contrarias al mensaje difundido. Por tanto, los datos sirven para comparar la actividad y la circulación de contenidos dentro de los universos analizados, pero no permiten medir directamente el respaldo electoral ni predecir el resultado de la segunda vuelta. 

“Una campaña puede tener candidato, partido y comando; pero cada vez más necesita algo más difícil de controlar: comunidades dispuestas a apropiarse del mensaje, transformarlo y hacerlo circular como propio.”

 

  1. La disputa por la visibilidad también se convirtió en noticia

 

La propia distribución algorítmica pasó a formar parte de la campaña. El PT denunció una caída del alcance de contenidos vinculados a Lula y llevó el asunto al TSE. Meta reconoció “problemas técnicos”, pero negó favorecer a Flávio Bolsonaro y sostuvo que las fallas no afectaron exclusivamente a Brasil ni a cuentas específicas. El TSE pidió explicaciones sobre distribución, recomendaciones, anuncios y posibles restricciones geográficas. 

La campaña de Lula afirmó que la página de Flávio registraba 2,96 veces más engagement pese a tener 17,2% menos seguidores. El episodio, sin embargo, muestra que en esta elección ya no se disputa únicamente qué mensaje circula: también se disputa quién controla la visibilidad, cómo funcionan los algoritmos y qué decisiones de las plataformas afectan el alcance.

 

Lo que deja la batalla digital de la segunda vuelta

 

La movilización en apoyo a Lula ha mostrado que una campaña electoral puede adquirir una fuerza inesperada cuando miles de personas deciden organizarse por iniciativa propia. Mientras el equipo oficial trataba de corregir los errores de la primera vuelta, estudiantes, movimientos sociales, artistas, influenciadores y comunidades de fans comenzaron a producir contenidos, convocar movilizaciones y disputar espacios en las redes. La campaña no esperó a que el partido le indicara cómo actuar. Una parte importante de ese movimiento nació fuera de sus estructuras y terminó influyendo en la estrategia electoral. 

El Exército do Lula, organizado por André Janones, es uno de los ejemplos más visibles de esta transformación. WhatsApp dejó de funcionar únicamente como un canal de distribución de mensajes para convertirse en una herramienta de organización. Sus seguidores reciben propuestas de acción, comparten contenidos y buscan incorporar a nuevas personas. La comunicación ya no depende exclusivamente de lo que publica el candidato. Se extiende a través de una red de simpatizantes que contribuyen a multiplicar su alcance. 

La incorporación de los fandoms revela otra dimensión del fenómeno. Comunidades juveniles acostumbradas a organizar campañas para promover artistas, coordinar publicaciones y movilizar seguidores trasladaron esas capacidades a la política. No necesitaron aprender desde cero cómo construir una tendencia, producir contenidos o distribuir tareas. Ya disponían de esas experiencias y las pusieron al servicio de una causa electoral. Su participación también demuestra que la política puede llegar a espacios donde los partidos tradicionales apenas tienen presencia, utilizando lenguajes y referencias culturales compartidos por millones de jóvenes. 

Los datos del monitoreo permiten apreciar el alcance de esta movilización, pero también sus límites. Entre el 4 y el 11 de octubre, los universos digitales asociados a Lula y Flávio Bolsonaro registraron volúmenes de interacciones muy próximos, con ventajas diferentes según la plataforma. Tampoco puede identificarse un vencedor absoluto en las redes. La disputa se desarrolla en condiciones cambiantes, donde la popularidad de un contenido, la distribución algorítmica y la capacidad de convocatoria no siempre avanzan en la misma dirección. 

Para la izquierda, la experiencia brasileña deja una enseñanza que va más allá de estas elecciones. No basta con tener presencia en las redes, abrir cuentas institucionales o publicar mensajes de manera constante. Los partidos necesitan aprender a escuchar, dialogar y compartir protagonismo con las comunidades que ya existen en el espacio digital, especialmente con los jóvenes. 

La movilización en torno a Lula demuestra el potencial de una comunicación que no se limita a transmitir orientaciones desde arriba, sino que reconoce la iniciativa de sus simpatizantes, incorpora sus lenguajes y permite que participen en la construcción y difusión de los mensajes. No se trata de sustituir la organización política por influenciadores o tendencias virales, sino de comprender que las nuevas generaciones también construyen sus vínculos políticos a través de la cultura, las redes y las comunidades a las que pertenecen. 

Esta experiencia también obliga a revisar la relación entre comunicación digital y participación política. El desafío no consiste solamente en conseguir que un video llegue a millones de personas. Consiste en lograr que ese contenido genere conversaciones, fortalezca vínculos, estimule la participación y ayude a conectar las preocupaciones cotidianas de la población con las propuestas políticas. Las redes pueden ampliar la capacidad de convocatoria, pero su verdadero alcance depende de lo que ocurra después de la publicación, cuando las conversaciones digitales llegan a las familias, los centros de estudio, los lugares de trabajo y las calles. 

Nada de esto garantiza la victoria de Lula en la segunda vuelta del 25 de octubre. Los millones de seguidores, interacciones y visualizaciones no equivalen a votos, y el resultado dependerá de factores económicos, sociales y políticos que van mucho más allá de internet. La movilización digital puede contribuir a persuadir electores, combatir la abstención y reforzar la organización, pero no sustituye el trabajo político ni asegura una mayoría electoral. 

Sin embargo, independientemente del resultado de las urnas, lo que está ocurriendo en Brasil puede dejar una huella duradera en la forma de hacer campañas. La experiencia muestra que los partidos que aspiren a conectar con los pueblos, y especialmente con las nuevas generaciones, tendrán que aprender a comunicarse de otra manera. No solo hablarles, sino escucharlos; no solo pedirles que compartan contenidos, sino reconocer su capacidad para crearlos; no solo convocarlos cuando llegan las elecciones, sino construir relaciones de participación que perduren después. 

La gran lección de esta batalla digital quizá no esté en quién consigue más seguidores, sino en quién logra convertirlos en una comunidad que se reconoce, se organiza y participa. 

Brasil está mostrando que la comunicación política del futuro no se construirá exclusivamente desde las sedes de los partidos. También se construirá desde los teléfonos móviles, las conversaciones cotidianas y los espacios culturales donde millones de personas, sobre todo jóvenes, encuentran hoy sus formas de expresión y pertenencia.

 

Nota metodológica

 

Fuentes y recopilación de datos: El presente análisis se basa en el monitoreo de redes sociales y fuentes periodísticas y oficiales correspondientes al periodo comprendido entre el 4 y el 11 de octubre de 2026. Las principales fuentes consultadas incluyen comunicados y decisiones del Tribunal Superior Electoral (TSE), reportes de medios especializados como UOL Notícias, Folha de S.Paulo, Agência Pública, Agência Brasil, CNN Brasil, Capricho, R7 y Correio Braziliense.

Métricas cuantitativas: Los datos sobre acciones (reacciones, comentarios, compartidos u otras interacciones), visualizaciones y publicaciones recogen registros agregados en Facebook, Instagram y TikTok. Las mediciones de universos asociados a cada candidato reflejan coincidencias textuales y menciones explícitas (como “Exército do Lula”, “Fandoms” o “Tropa do Flávio”), constituyendo indicadores de actividad digital y no encuestas de intención de voto ni conteo de usuarios únicos.

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