Gli studi sulla vita e l’opera del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz sono andati acquisendo rilevanza con il passare degli anni, con un livello superiore a partire dalla creazione, nel novembre 2021, del Centro che porta il suo nome e della Cattedra di Studi Storici a lui dedicata; così come gli spazi per approfondire la sua opera nelle università, così come altri centri di educazione superiore e organismi.
La continuità di eventi come il recentemente concluso Primo Colloquio Internazionale “Fidel: legato e futuro” è garanzia di una sistematica identificazione di temi sui quali si va approfondendo, al fine di ottenere una maggiore scientificità nella conoscenza e precisione di aspetti che saranno vitali nella lotta dei popoli per un mondo migliore.
Particolare importanza conferiamo all’approfondimento del sapere circa le azioni che contro di lui realizzarono i suoi avversari e le misure di risposta, in un ampio spettro, sia nei dibattiti teorici –le battaglie delle idee– sia nel campo pratico della politica e, dentro di essa, dell’attività sovversiva.
Fu così totale il protagonismo di Fidel nella gestazione e conduzione della Rivoluzione, dall’attacco alla Caserma Moncada fino alla sua partenza fisica che, metodologicamente, possiamo interpretare come azioni contro di lui, come persona, praticamente, tutte quelle che si diressero, durante quel lasso di tempo, contro la Rivoluzione, come parte delle operazioni coperte del Governo USA volte a impedirne il trionfo e, non essendoci riusciti, dal 1959, a distruggerla.
Ricerche successive ci permetteranno di approfondire in altri momenti, a partire dalla preparazione della gesta del Granma dal Messico e importanti azioni di quel periodo sulle quali la nostra storiografia, fino ad ora, non ha approfondito. In questo articolo affronteremo ciò che riguarda quanto accaduto nel secondo semestre del 1958, e in uno successivo, che gli dà continuità, a quanto accaduto nel primo semestre del 1959, che non sempre viene affrontato dall’ottica con cui ora lo facciamo, mostrandolo come un risultato delle azioni coperte della Central Intelligence Agency (CIA).
Le azioni del secondo semestre del 1958
Con frequenza, le azioni che si conclusero con l’invasione marittima e aerea per Bahía de Cochinos il 17 aprile 1961 della Brigata 2506 —e il trionfo rivoluzionario a Playa Girón sessantasei ore più tardi— vengono qualificate, erroneamente, come la prima operazione sovversiva della Central Intelligence Agency (CIA) contro Fidel Castro. [1]
Approfondendo il tema, si può constatare che, prima di ciò, ci furono numerose azioni precedenti da parte di quell’organo di intelligence e sovversione, in tappe in cui il trionfo era ancora lontano.
La prima, volta a evitare il trionfo, quando lo stesso si trovava molto vicino, si iniziò quando, nell’agosto del 1958, divenne evidente l’incapacità militare del batistato di farlo da solo, dopo il fallimento del cosiddetto Piano FF (Fase Finale, o Fine di Fidel), iniziato nel maggio di quell’anno, e concluso in vergognosa sconfitta all’inizio di agosto. Quell’impossibilità segnò il momento in cui il Governo USA si rese conto della necessità di assumere un ruolo protagonista, attraverso azioni coperte e diplomatiche della CIA e del Dipartimento di Stato, volte a impedire l’avanzata vittoriosa dell’Esercito Ribelle.
Fu l’inizio di un’importante tappa nella quale, per la forza dimostrata dalla Rivoluzione, ancora transitiamo.
La bibliografia declassificata della CIA e del Dipartimento di Stato, di documenti anteriori al 1° gennaio 1959, è prolissa nel sottolineare le valutazioni e i criteri negativi circa la lotta del MR-26-7 e dell’Esercito Ribelle contro la dittatura batistiana; la preoccupazione circa il ruolo e il posto dei comunisti in quella lotta; l’avversione verso Fidel Castro; così come la necessità statunitense di evitare il trionfo rivoluzionario a Cuba.
Una linea di azione, che caratterizza pienamente l’essenza dell’operazione sovversiva iniziata in quel mese di agosto, appare già abbozzata in una valutazione dell’organo di Intelligence e Ricerche del Dipartimento di Stato (INR), del 1° aprile 1958: all’alternativa che Batista continuasse al potere, ma che alla fine fosse sostituito da un regime rivoluzionario guidato da Fidel Castro, vedevano con buoni occhi che fosse una “terza forza” ad assumere il potere a Cuba, “con il sorgere di una Giunta Civico-Militare che espellesse Batista, ma non permettesse a Castro di assumere una posizione dominante”.
In quel pensiero la CIA coincideva, per la stessa causa, con i partiti riformisti opposti alla dittatura: evitare l’accesso al potere da parte di forze progressiste e rivoluzionarie che colpissero lo status quo di sfruttamento esistente. [2]
Con l’approvvigionamento di mezzi di guerra offerti dagli USA lungo gli anni ’50, e il consiglio della missione militare USA, fino all’estate del 1958, la responsabilità di sconfiggere l’Esercito Ribelle era spettata all’esercito della dittatura. Il fallimento di questo nelle battaglie di Santo Domingo (28-30 giugno 1958), El Jigüe (11-21 luglio) e Las Mercedes (31 luglio-6 agosto), resero evidente che il crollo della dittatura non era lontano.
In quei momenti non era ancora disponibile una “terza forza” (cioè, che si opponesse sia al tiranno Batista sia a Fidel Castro), capace di compiere il doppio ruolo di sostituire il batistato e ricevere appoggio militare esterno per sconfiggere l’Esercito Ribelle. L’operazione sovversiva che si iniziò avrebbe cercato di creare le condizioni per riuscirci.
Primo atto, protagonista l’Ispettore Generale della CIA Lyman Kirkpatric
Convenzionalmente consideriamo, come il momento di inizio dell’operazione, l’intervista dell’Ispettore Generale dell’Agenzia, Lyman Kirkpatrick con il rappresentante del M-26-7 all’estero, residente in Venezuela, Luis M. Buch, richiesta allo stesso dall’ambasciata USA in Venezuela. Si identificava Kirkpatric come un membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale in viaggio per la regione.
Evidentemente, l’obiettivo fu realizzare un molto ampio approvvigionamento informativo di intelligence, che permettesse loro di progettare i compiti per impedire il trionfo ribelle.
I numerosi interessi informativi lì richiesti mostrarono gli aspetti sui quali la CIA e il Dipartimento di Stato cominciarono a pianificare azioni: precisazioni riguardo al comando nell’Esercito Ribelle; il ruolo dei comunisti; le posizioni ideologiche dei principali capi ribelli; le relazioni dei leader tra loro, all’interno del movimento rivoluzionario e con altre organizzazioni oppositive. Estremamente rilevante, per ciò che accadde dopo –come vedremo più avanti, ciò che fino ad ora non è stato evidenziato con la forza richiesta– fu l’interesse a conoscere l’opinione del comando ribelle, su una mediazione latinoamericana nella situazione che si affrontava. Non fu una “mediazione” ciò che si pretese attraverso l’OSA, ma qualcosa di molto più grave.
I funzionari a capo sul terreno: la stazione CIA nell’ambasciata USA a L’Avana
In settembre la stazione CIA, a L’Avana fu rafforzata, con la designazione come capo della stessa dell’ufficiale di lunga data James Noel. Esistono evidenze di, inusuali, incontri suoi con David Atlee Phillips, ufficiale di copertura profonda della CIA stabilito a L’Avana: ciò che si gestiva obbligava a passare sopra le norme per quella categoria di ufficiali, che non dovevano evidenziare legami con l’ambasciata, e tanto meno con l’organo della CIA che vi funzionava.
Anche in settembre l’Ispettore Generale della CIA Lyman Kirkpatric visitò Cuba, il che permette di ipotizzare sessioni di lavoro con la stazione locale nella pianificazione, organizzazione e controllo dei compiti dell’operazione in corso. Fu mese anche di una esaustiva ricerca di informazioni di intelligence, a Cuba e in paesi con forti nuclei di emigrazione cubana, sulla presenza comunista nel movimento rivoluzionario.
Scatenamento dell’Operazione
Le misure cominciarono a scatenarsi a partire dalla seconda metà di novembre. Per compiere le raccomandazioni dell’INR del 1° aprile, citate prima –che nella loro essenza erano ottenere che fosse una “terza forza” in grado di contenere le forze di Fidel Castro– fu selezionato l’antico funzionario del Dipartimento di Stato William Pawley. In interviste con lui realizzate da parte del capo della divisione dell’Emisfero Occidentale della CIA J. C. King e i sottosegretari di Stato William P. Snow e Henry F. Holland, a metà-fine novembre 1958, gli fu indicato che appoggiandosi alla sua vecchia relazione con Batista dagli anni ’30, in cui era stato stabilito come imprenditore sull’isola, doveva influenzare lo stesso al fine che abbandonasse il paese, prima del quale doveva trasferire il potere a una Giunta Civico-Militare.
Quell’informazione fu offerta da Pawley in testimonianza davanti al Sottocomitato di Sicurezza Interna del Senato, in settembre del 1960, che la rese pubblica nei suoi rapporti sulle udienze sulla minaccia comunista verso gli USA attraverso i Caraibi iniziate in luglio del 1959, udienze che si iniziarono in luglio del 1959 –come vedremo più avanti– come parte della stessa operazione sovversiva contro Cuba.
Secondo Pawley la Giunta era opposta sia a Batista sia a Fidel Castro, “ma soddisfacente per noi, che dovevamo immediatamente riconoscere e brindarle l’assistenza militare che permettesse che Fidel Castro non accedesse al potere”. I membri di quella “terza forza” erano “il colonnello Barquín, il colonnello Borbonet, il Generale Díaz Tamayo, Bosch della famiglia Bacardí e un nome che ho dimenticato. Erano cinque uomini, tutti avversari di Batista”.
L’incontro tra Pawley e Batista si realizzò l’11 dicembre.
Batista negò l’offerta, data l’errata credenza di potersi mantenere al potere fino al 24 febbraio, in cui doveva consegnare la carica al presidente eletto nelle spurie elezioni di novembre. Esistono informazioni che mostrano che in fondo ciò che esisteva erano interessi economici di Batista al fine di incrementare la sua fortuna.
L’errore della CIA e del Dipartimento di Stato fu, nel più puro stile mafioso del quale erano maestri, non aver garantito che l’unica opzione che avesse avuto Batista fosse trasferire il potere alla Giunta che gli si informava e abbandonare la presidenza.
Quella negativa mandò all’aria l’operazione elaborata dalla CIA e dal Dipartimento di Stato, che impedì si dispiegassero altri importanti compiti, come vedremo di seguito.
Ruolo dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) nelle azioni per impedire il trionfo dell’Esercito Ribelle
L’informazione esistente mostra che la CIA e il Dipartimento di Stato avevano creato condizioni per il più elevato avallo giuridico emisferico alle azioni che si derivassero dalla conversazione Pawley-Batista dato che, parallelamente, si davano i passi perché in quei momenti si trovasse a Cuba una delegazione di alto livello dell’OSA.
Oltre ad avallare la sottrazione del trionfo all’Esercito Ribelle, che già lo aveva nelle sue mani, l’OSA era in grado di influire decisivamente nell’eliminazione del pericolo che rappresentava la presenza comunista nel movimento rivoluzionario, data la sua paternità dei documenti rettori dell’anticomunismo nel sistema interamericano, emanati dalla nona e decima conferenza panamericana (Bogotá, 1948; Caracas, 1954), così come dalla IV Riunione di Consulta dei Ministri degli Esteri dei paesi membri dell’OAS (Washington, 1952, in occasione della guerra in Corea). La progettata presenza a Cuba di una delegazione di alto livello dell’OSA, in momenti in cui assumeva il potere presidenziale la Giunta Civico-Militare, permetteva il suo rinvigorimento e applicazione.
Quella presenza permetterebbe alla Commissione, anche, di assumere funzioni “di Consulta”, secondo quanto stabilito nel Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR), che invocava “la solidarietà continentale” per affrontare un’aggressione armata comunista, che fosse potuta essere canalizzata speditamente dalla Commissione.
La sistematica e abbracciante ricerca di informazioni sul segno ideologico dei dirigenti rivoluzionari sembra tributare in quella direzione, e nei suoi testi si esprimono dubbi riguardo a Fidel Castro, ma non con Ernesto Che Guevara e Raúl Castro. Documenti declassificati mostrano che sulla filiazione ideologica di Fidel si realizzò un’ampia ricerca in gennaio del 1958; in febbraio sul comandante Ernesto Che Guevara; in luglio, direttamente dal Segretario di Stato, che evidentemente perseguiva una finalità più abbracciante, perché si realizzasse uno studio speciale circa l’incremento dell’influenza comunista in leader potenziali del movimento rivoluzionario, partiti politici, circoli studenteschi e intellettuali, movimento operaio e mezzi di comunicazione. In agosto, fu uno degli interessi informativi dell’Ispettore Generale della CIA Lyman Kirkpatrick nella sua intervista a Caracas con Luis Buch. L’ultimo dei documenti, di fine settembre, impressiona come un tentativo di consolidamento di tutta l’informazione. La “politica di contenimento” del dopoguerra si metteva alla prova nel caso cubano.
Non è illogico pensare che l’inclusione, nella Giunta Civico-Militare, del colonnello Ramón Barquín López, si dirigesse a facilitare misure relate al TIAR, dato il rilevante ruolo che aveva svolto Barquín nel seno della Giunta Interamericana di Difesa quando, dopo essere stato aggregato militare nell’ambasciata cubana negli USA, dal 1949 fu vicecapo dello Stato Maggiore di quella Giunta. Nel 1955 gli USA lo avevano insignito con la Medaglia Legione di Merito. Quando più indietro ci riferivamo ad aspetti sui quali risulta necessario approfondire, avevamo in mente il ruolo di Barquín nella sua relazione con la comunità di intelligence degli USA in quel periodo, e il ruolo di leadership, a lui richiesto dai militari onesti della cosiddetta “congiura dei puri” del 1956. [3] È provata la relazione con la stazione della CIA a L’Avana, in quei momenti, da Justo Carrillo, che si caratterizzava allora come la faccia civile di quella congiura.
I falliti tentativi di attrazione dell’OSA
L’8 dicembre 1958, in comunicazione del Dipartimento di Stato inviata a tutti i suoi ambasciatori nei paesi latinoamericani, si indicava che in rapidi contatti personali con i presidenti degli stessi si invocasse “qualche sentimento di responsabilità emisferica nell’occuparsi della deteriorata situazione cubana, che ha creato problemi umanitari e complicazioni internazionali”.
Crediamo che l’impossibilità di portare a vie di fatto i risultati che si attendevano dall’intervista Pawley-Batista, fu ciò che portò con sé i magri risultati ottenuti da quella comunicazione, e spiega la poca documentazione esistente dopo i suoi primi momenti: l’OSA non potrebbe avallare trasferimento di potere alcuno da parte del tiranno Batista; e tanto meno avallare richiesta di aiuto militare esterno alcuno, per eliminare l’Esercito Ribelle, dato che non ci fu Giunta Civico-Militare che lo facesse.
I risultati, conosciuti, furono:
-La cancelleria ecuadoriana si mostrò in disposizione di indagare, attraverso l’ambasciata cubana a Quito, se il tiranno Batista avrebbe accettato che viaggiasse a L’Avana una delegazione dell’OSA per mediare nella problematica politica esistente.
-L’indagine ecuadoriana ebbe tardiva risposta positiva da Batista, a fine dicembre. Il fallimento della missione di William Pawley già non lo rendeva necessario.
-Almeno in un’occasione, si esprime che l’ex presidente ecuadoriano Galo Plaza poteva far parte della Commissione che si creasse.
-Di altri paesi partecipanti, all’unico che si menziona è Panama, e si menziona l’ex presidente e ambasciatore presso l’OSA Arnulfo Arias non solo come membro di quella Commissione dell’OSA, ma come suo presidente. Questo appare così in documento della direzione di Panama e affari centroamericani del Dipartimento di Stato, non come un interesse panameño. Teniamolo come antecedente, al momento di valutare l’offensiva misura della CIA, contro la Rivoluzione, attraverso vicini familiari di Arnulfo Arias, appena quattro mesi più tardi.
-Quella richiesta provocò la decisione del tiranno dominicano Rafael L. Trujillo Molina di offrire, al suo pari Batista, un aiuto militare di diecimila effettivi. Una commissione dominicana di alto livello, per precisare tale aiuto, si trovava a Cuba il 31 dicembre, in attesa di riunirsi con il tiranno, ciò che non arrivò a realizzarsi.
In riunione del 26 dicembre del Consiglio di Sicurezza Nazionale, il presidente Eisenhower espresse che non desiderava che le operazioni coperte contro Cuba si valutassero in riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Che sappiamo, dato il fallimento dell’operazione sovversiva descritta, in quei momenti erano in corso solamente due importanti azioni di quel tipo. Una di esse, il lancio, per via aerea, da parte della divisione paramilitare della CIA, di potenti mezzi di guerra al II Fronte Nazionale dell’Escambray, perché fosse in condizioni di competere con l’Esercito Ribelle, come “terza opzione” di carattere militare, che non arrivò a realizzarsi perché si pianificò per il 2 gennaio, e già la Rivoluzione aveva trionfato.
Altra azione coperta che si stava realizzando in quel momento, quando già erano falliti tutti i tentativi, era il piano magnicida in corso, contro Fidel Castro, attraverso lo statunitense, agente dell’FBI, Robert Allen Nye, del quale apparve come organizzatore a Cuba il capo della Forza Aerea del batistato, Carlos Tabernilla Palmero, figlio del capo delle forze armate batistiane Francisco Tabernilla Dolz, che risulta impossibile si facesse senza la conoscenza —e anche il sostegno— della CIA, dell’FBI e della missione militare USA a Cuba.
Le misure che in realtà si applicarono, nella notte del 31 dicembre in cui il tiranno Batista si vide obbligato ad abbandonare Cuba, furono solo una pallida mostra di ciò che attraverso l’operazione elaborata si era pianificato dalla CIA e dal Dipartimento di Stato. Apparentemente, la testardaggine del tiranno portò con sé che il realmente realizzato fu una caricatura di ciò che si era preteso. La debolezza della “terza forza” guidata dal generale Eulogio Cantillo, che suppostamente avrebbe assunto l’autorità presidenziale, non poté resistere nemmeno per ore la possanza rivoluzionaria. Ramón Barquín non fu tenuto in conto con il livello previsto, e fu assente in tutto il processo il manto protettore dell’OSA.
Origine della campagna di propaganda affrontata dopo gennaio del 1959 dall’Operazione Verità
La volontà demonizzatrice dell’Esercito Ribelle, presente nelle comunicazioni del Dipartimento di Stato, quando cercava di ottenere la “responsabilità emisferica”, esprimendo che era necessario impedire il trionfo rivoluzionario “per evitare il bagno di sangue che avrebbe implicato”, senza ampliare, si stravolse in contenuto fondamentale delle azioni contro la Rivoluzione, provenienti dagli USA, immediatamente dopo il trionfo di gennaio del 1959, per affrontare e tentare di impedire l’applicazione della giustizia ai torturatori e assassini della tirannia.
La responsabilità governativa USA in quella campagna mediatica –della quale sempre si è incolpato, in forma superficiale e poco precisa, “giornalisti” o “agenzie di stampa”–, si evidenzia nelle parole del sottosegretario di Stato per gli Affari Latinoamericani Roy Rubbotom davanti al Congresso, la mattina del 31 dicembre 1958 –un giorno prima del trionfo– essendo stato convocato davanti al Comitato di Relazioni Estere del Senato per spiegare i passi che si davano dall’Esecutivo per affrontare la deteriorata situazione politica a Cuba. Alla domanda di cosa faceva l’Esecutivo davanti alla situazione esistente a Cuba, Rubbotom si riferì solo all’opera mediatrice dell’OSA (che, in realtà, era inesistente), facendo enfasi sul fatto che si sarebbe realizzata per evitare il trionfo e con ciò evitare il bagno di sangue che avrebbe implicato.
Alcuni dei legislatori che lì lo ascoltarono, furono i più importanti promotori della campagna di propaganda contro la Rivoluzione di pochi giorni più tardi, realizzata con il protagonismo della cosiddetta Operazione Mockingbird, della CIA, responsabilizzata dal 1948, molto segretamente, con l’attrazione dei mezzi di stampa e i più rinomati giornalisti alle necessità propagandistiche del Governo USA.
Quanto espresso prima è una nuova sguardo alle azioni governative degli USA contro la Rivoluzione nel periodo immediatamente anteriore al trionfo di gennaio del 1959, per evitarlo.
Il fatto che non potessero riuscirci fu la base di una nuova tappa, superiore di quelle azioni coperte, che permette di spiegare molto importanti fatti accaduti nel primo semestre del 1959, fino ad ora non valutati come parte delle azioni coperte del Governo degli USA contro Fidel Castro e la Rivoluzione, sui quali fisseremo l’attenzione in un altro articolo successivo.
La victoria de Fidel Castro frente a la operación de la CIA para impedir el triunfo de la Revolución
Por: Dr.C. Andrés Zaldívar Diéguez
Los estudios sobre la vida y la obra del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz han ido adquiriendo relevancia con el paso de los años, con un nivel superior a partir de la creación, en noviembre de 2021, del Centro que lleva su nombre y de la Cátedra de Estudios Históricos a él dedicada; así como los espacios para profundizar en su obra en las universidades, así como otros centros de educación superior y organismos. La continuidad de eventos como el recién concluido Primer Coloquio Internacional “Fidel: legado y futuro” es garantía de una sistemática identificación de temas sobre los que se va profundizando, en aras de lograr una mayor cientificidad en el conocimiento y precisión de aspectos que serán vitales en la lucha por los pueblos por un mundo mejor.
Particular importancia conferimos a la profundización del saber acerca de las acciones que contra él realizaron sus adversarios y las medidas de respuesta, en un amplio espectro, tanto en debates teóricos –las batallas de ideas- como en el campo práctico de la política y, dentro de ella, de la actividad subversiva.
Fue tan cabal el protagonismo de Fidel en la gestación y conducción de la Revolución, desde el ataque al Cuartel Moncada hasta su partida física que, metodológicamente, podemos interpretar como acciones en su contra, como persona, prácticamente, todas aquellas que se dirigieron, durante ese lapso de tiempo, contra la Revolución, como parte de las operaciones encubiertas del Gobierno de Estados Unidos encaminadas a impedir su triunfo y, como no pudieron evitarlo, a partir de 1959, destruirla.
Investigaciones posteriores nos posibilitarán ahondar en otros momentos, a partir de la preparación de la gesta del Granma desde México e importantes acciones de aquel período sobre las que nuestra historiografía, hasta ahora, no ha profundizado. En este artículo abordaremos lo referido a lo acaecido en el segundo semestre de 1958, y en uno posterior, que le da continuidad, a lo sucedido en el primer semestre de 1959, que no siempre se aborda desde la óptica que ahora lo hacemos, mostrándolo como un resultado de las acciones encubiertas de la Agencia Central de Inteligencia (CIA).
Las acciones del segundo semestre de 1958
Con frecuencia, las acciones que concluyeron con la invasión marítima y aérea por Bahía de Cochinos el 17 de abril de 1961 de la Brigada 2506 —y el triunfo revolucionario en Playa Girón sesenta y seis horas más tarde— se califican, erróneamente, como la primera operación subversiva de la Agencia Central de Inteligencia (CIA) contra Fidel Castro. [1]
Al profundizarse en el tema, puede constatarse que, antes de aquello, hubo numerosas acciones previas por parte de aquel órgano de inteligencia y subversión, en etapas en que el triunfo aún se encontraba lejano.
La primera encaminada a evitar el triunfo, cuando el mismo se encontraba muy cercano, se inició cuando, en agosto de 1958, se hizo evidente la incapacidad militar del batistato de hacerlo por su cuenta, tras el fracaso del denominado Plan FF (Fase Final, o Fin de Fidel), iniciado en mayo de aquel año, y concluido en vergonzosa derrota a inicios de agosto. Aquella imposibilidad marcó el momento en que, el Gobierno de Estados Unidos, se percató de la necesidad de asumir un rol protagónico, a través de acciones encubiertas y diplomáticas de la CIA y el Departamento de Estado, encaminado a impedir el avance victorioso del Ejército Rebelde.
Fue el inicio de importante etapa en la que, por la fortaleza demostrada por la Revolución, aun transitamos.
La bibliografía desclasificada de la CIA y del Departamento de Estado, de documentos anteriores al 1ro de enero de 1959, es prolija en destacar las evaluaciones y criterios negativos acerca de la lucha del MR-26-7 y el Ejército Rebelde contra la dictadura batistiana; la preocupación acerca del papel y lugar de los comunistas en aquella lucha; la animadversión hacia Fidel Castro; así como la necesidad estadounidense de evitar el triunfo revolucionario en Cuba.
Una línea de actuación, que caracteriza plenamente la esencia de la operación subversiva iniciada en aquel mes de agosto, aparece ya esbozada en una evaluación del órgano de Inteligencia e Investigaciones del Departamento de Estado (INR, según sus siglas en inglés), del 1ro. de abril de 1958: a la alternativa de que Batista continuase en el poder, pero que a la postre fuese sustituido por un régimen revolucionario encabezado por Fidel Castro, veían con buenos ojos que fuese una “tercera fuerza” quien asumiera el poder en Cuba, “con el surgimiento de una Junta Cívico-Militar que expulsara a Batista, pero no permitiera a Castro asumir una posición dominante”.
En aquel pensamiento la CIA coincidía, por la misma causa, con los partidos reformistas opuestos a la dictadura: evitar el acceso al poder por fuerzas progresistas y revolucionarias que afectaran el statu quo de explotación existente. [2]
Con el abastecimiento de medios de guerra ofrecidos por Estados Unidos a lo largo de los años 50, y el asesoramiento de la misión militar estadounidense, hasta el verano de 1958, la responsabilidad de derrotar al Ejército Rebelde había correspondido al ejército de la dictadura. El fracaso de éste en las batallas de Santo Domingo (28-30 de junio de 1958), El Jigüe (11-21 de julio) y Las Mercedes (31 de julio-6 de agosto), hicieron evidente que el desplome de la dictadura no estaba lejano.
En aquellos momentos aún no estaba disponible una “tercera fuerza” (esto es, que adversara tanto al tirano Batista como a Fidel Castro), capaz de cumplir el doble rol de sustituir al batistato y recibir apoyo militar externo para derrotar al Ejército Rebelde. La operación subversiva que se inició intentaría crear las condiciones para lograrlo.
Primer acto, protagonizado por el Inspector General de la CIA Lyman Kirkpatric
Convencionalmente consideramos, como el momento de inicio de la operación, la entrevista del Inspector General de la Agencia, Lyman Kirkpatrick con el representante del M-26-7 en el exterior, radicado en Venezuela, Luis M. Buch, solicitada al mismo desde la embajada de Estados Unidos en Venezuela. Se identificaba a Kirkpatric como un integrante del Consejo de Seguridad Nacional de viaje por la región.
Evidentemente, el objetivo fue realizar un muy amplio abastecimiento informativo de inteligencia, que les posibilitase diseñar las tareas para impedir el triunfo rebelde.
Los numerosos intereses informativos allí solicitados mostraron los aspectos sobre los que la CIA y el Departamento de Estado comenzaron a planificar acciones: precisiones con respecto al mando en el Ejército Rebelde; el papel de los comunistas; las posiciones ideológicas de los principales jefes rebeldes; las relaciones de los líderes entre ellos, al interior del movimiento revolucionario y con otras organizaciones opositoras. En extremo relevante, para lo que sucedió después -como veremos más adelante, lo que hasta ahora no se ha destacado con la fuerza requerida- fue el interés en conocer la opinión del mando rebelde, sobre una mediación latinoamericana en la situación que se encaraba. No fue una “mediación” lo que se pretendió a través de la OEA, sino algo de mucha más gravedad.
Los funcionarios a cargo en el terreno: la estación de la CIA en la embajada de Estados Unidos en La Habana
En septiembre la estación de la CIA, en La Habana fue fortalecida, con la designación como jefe de la misma del oficial de larga data James Noel. Existen evidencias de, inusuales, encuentros suyos con David Atlee Phillips, oficial de fachada profunda de la CIA establecido en La Habana: lo que se gestaba obligaba a pasar por encima de las normas para aquella categoría de oficial, que no debían evidenciar nexos con la embajada, y mucho menos con el órgano de la CIA que allí funcionaba.
También en septiembre el Inspector General de la CIA Lyman Kirkpatric visitó Cuba, lo que posibilita versionar sesiones de trabajo con la estación local en la planificación, organización y control de las tareas de la operación en marcha. Fue mes también de una exhaustiva búsqueda de información de inteligencia, en Cuba y en países con fuertes núcleos de emigración cubana, sobre la presencia comunista en el movimiento revolucionario.
Desencadenamiento de la Operación
Las medidas comenzaron a desencadenarse a partir de la segunda mitad de noviembre. Para cumplir las recomendaciones del INR del 1ro. de abril, citadas antes –que en su esencia eran lograr que fuese una “tercera fuerza” en capacidad de contener las fuerzas de Fidel Castro- fue seleccionado el antiguo funcionario del Departamento de Estado William Pawley. En entrevistas con él realizadas por parte del jefe de la división del Hemisferio Occidental de la CIA J. C. King y los subsecretarios de Estado William P. Snow y Henry F. Holland, a mediados-finales de noviembre de 1958, se le indicó que amparándose en su vieja relación con Batista desde los años 30, en que había estado establecido como empresario en la isla, debía influir sobre el mismo en aras de que abandonara el país, antes de lo cual debía trasladar el poder a una Junta Cívico-Militar.
Esa información fue ofrecida por Pawley en testimonio ante el Sub Comité de Seguridad Interna del Senado, en septiembre de 1960, que lo hizo público en sus reportes sobre las audiencias sobre la amenaza comunista hacia Estados Unidos a través del Caribe iniciadas en julio de 1959, audiencias que se iniciaron en julio de 1959 –como veremos más adelante- como parte de la misma operación subversiva contra Cuba.
Según Pawley la Junta era opuesta tanto a Batista como a Fidel Castro, “pero satisfactoria para nosotros, que debíamos inmediatamente reconocer y brindarle la asistencia militar que permitiera que Fidel Castro no accediera al poder”. Los integrantes de aquella “tercera fuerza” eran “el coronel Barquín, el coronel Borbonet, el General Díaz Tamayo, Bosch de la familia Bacardí y un nombre que he olvidado. Eran cinco hombres, todos adversarios de Batista”.
El encuentro entre Pawley y Batista se realizó el 11 de diciembre.
Batista negó el ofrecimiento, dada la equivocada creencia de que podría mantenerse en el poder hasta el 24 de febrero, en que debía entregar el cargo al presidente electo en las espurias elecciones de noviembre. Existen informaciones que muestran que en el fondo lo que existían eran intereses económicos de Batista en aras de incrementar su fortuna.
El error de la CIA y el Departamento de Estado fue, en el más puro estilo mafioso del que eran maestros, no haber garantizado que la única opción que hubiera tenido Batista fuese trasladar el poder a la Junta que se le informaba y abandonar la presidencia.
Aquella negativa echó por tierra la operación elaborada por la CIA y el Departamento de Estado, que impidió se desplegaran otras importantes tareas, como veremos a continuación.
Papel de la Organización de Estados Americanos (OEA) en las acciones para impedir el triunfo del Ejército Rebelde
La información existente muestra que la CIA y el Departamento de Estado habían creado condiciones para el más elevado aval jurídico hemisférico a las acciones que se derivaran de la conversación Pawley-Batista dado que, paralelamente, se daban los pasos para que en aquellos momentos se encontrase en Cuba una delegación de alto nivel de la OEA.
Además de avalar el despojo del triunfo al Ejército Rebelde, que ya lo tenía en sus manos, la OEA estaba en capacidad de influir decisivamente en la eliminación del peligro que representaba la presencia comunista en el movimiento revolucionario, dada su paternidad de los documentos rectores del anticomunismo en el sistema interamericano, emanados de la novena y décima conferencias panamericanas (Bogotá, 1948; Caracas, 1954), así como de la IV Reunión de Consulta de Ministros de Relaciones Exteriores de países miembros de la OEA (Washington, 1952, en ocasión de la guera en Corea). La proyectada presencia en Cuba de una delegación de alto nivel de la OEA, en momentos en que asumía el poder presidencial la Junta Cívico-Militar, posibilitaba su reverdecimiento y aplicación.
Aquella presencia le posibilitaría a la Comisión, incluso, asumir funciones “de Consulta”, de acuerdo con lo establecido en el Tratado Interamericano de Asistencia Recíproca (TIAR), que invocaba “la solidaridad continental” para enfrentar una agresión armada comunista, que hubiese podido ser canalizado expeditamente por la Comisión.
La sistemática y abarcadora búsqueda de información sobre el signo ideológico de los dirigentes revolucionarios parece tributar en esa dirección, y en sus textos se expresan dudas con respecto a Fidel Castro, pero no con Ernesto Che Guevara y Raúl Castro. Documentos desclasificados muestran que sobre la filiación ideológica de Fidel se realizó una amplia búsqueda en enero de 1958; en febrero sobre el comandante Ernesto Che Guevara; en julio, directamente por el Secretario de Estado, que evidentemente perseguía una finalidad más abarcador, para que se realizase un estudio especial acerca del incremento de la influencia comunista en líderes potenciales del movimiento revolucionario, partidos políticos, círculos estudiantiles e intelectuales, movimiento obrero y medios de comunicación. En agosto, fue uno de los intereses informativos del Inspector General de la CIA Lyman Kirkpatrick en su entrevista en Caracas con Luis Buch. El último de los documentos, de finales de septiembre, impresiona como un intento de consolidación de toda la información. La “política de contención” de la posguerra se ponía a prueba en el caso cubano.
No es ilógico pensar que la inclusión, en la Junta Cívico-Militar, del coronel Ramón Barquín López, se encaminaba a facilitar medidas relacionadas con el TIAR, dado el relevante papel que había desempeñado Barquín en el seno de la Junta Interamericana de Defensa cuando, después de haber sido agregado militar en la embajada cubana en Estados Unidos, desde 1949 fue vicejefe del Estado Mayor de aquella Junta. En 1955 Estados Unidos lo había galardonado con la Medalla Legión de Mérito. Cuando más atrás nos referíamos a aspectos sobre los que resulta necesario profundizar, teníamos en mente el papel de Barquín en su relación con la comunidad de inteligencia de Estados Unidos en aquel período, y el papel de liderazgo, a él solicitado por los militares honestos de la denominada “conspiración de los puros” de 1956.[3] Está probada la relación con la estación de la CIA en La Habana, en aquellos momentos, por Justo Carrillo, que se caracterizaba entonces como la cara civil de aquella conspiración.
Los fracasados intentos de atracción de la OEA
El 8 de diciembre de 1958, en comunicación del Departamento de Estado enviado a todos sus embajadores en los países latinoamericanos, se indicaba que en rápido contactos personales con los presidentes de los mismos se invocara “algún sentimiento de responsabilidad hemisférica en ocuparse de la deteriorada situación cubana, que ha creado problemas humanitarios y complicaciones internacionales”.
Creemos que la imposibilidad de llevar a vías de hecho los resultados que se esperaban de la entrevista Pawley-Batista, fue lo que trajo consigo los magros resultados obtenidos de aquella comunicación, y explica la poca documentación existente tras sus primeros momentos: la OEA no podría avalar traslado de poder alguno por parte del tirano Batista; y mucho menos avalar solicitud de ayuda militar externa alguna, para eliminar al Ejército Rebede, dado que no hubo Junta Cívico-Militar que lo hiciera.
Los resultados, conocidos, fueron:
La cancillería ecuatoriana se mostró en disposición de indagar, a través de la embajada cubana en Quito, si el tirano Batista aceptaría que viajase a La Habana una delegación de la OEA para mediar en la problemática política existente.
La indagación ecuatoriana tuvo tardía respuesta positiva por Batista, a fines de diciembre. El fracaso de la misión de William Pawlwy ya no lo hacía necesario.
Al menos en una oportunidad, se expresa que el expresidente ecuatoriano Galo Plaza podía formar parte de la Comisión que se crease.
De otros países participantes, al único que se menciona es a Panamá, y se menciona al expresidente y embajador en la OEA Arnulfo Arias no solo como integrante de aquella Comisión de la OEA, sino como su presidente. Esto aparece así en documento de la dirección de Panamá y asuntos centroamericanos del Departamento de Estado, no como un interés panameño. Tengámoslo como antecedente, a la hora de valorar la ofensiva medida de la CIA, contra la Revolución, a través de cercanos familiares de Arnulfo Arias, apenas cuatro meses más tarde.
Aquella solicitud provocó la decisión del tirano dominicano Rafael L. Trujillo Molina de ofrecer, a su par Batista, una ayuda militar de diez mil efectivos. Una comisión dominicana de alto nivel, para precisar tal ayuda, se encontraba en Cuba el 31 de diciembre, pendiente de reunirse con el tirano, lo que no llegó a realizarse.
En reunión del 26 de diciembre del Consejo de Seguridad Nacional, el presidente Eisenhower expresó que no deseaba que las operaciones encubiertas contra Cuba se valorasen en reunión del Consejo de Seguridad Nacional. Que sepamos, dado el fracaso de la operación subversiva descrita, en aquellos momentos estaban en curso solamente dos importantes acciones de ese tipo. Una de ellas, el lanzamiento, por vía aérea, por parte de la división paramilitar de la CIA, de potentes medios de guerra al II Frente Nacional del Escambray, para que estuviera en condiciones de competir con el Ejército Rebelde, como “tercera opción” de carácter militar, que no llegó a realizarse porque se planificó para el 2 de enero, y ya la Revolución había triunfado.
Otra acción encubierta que se estaba realizando en aquel momento, cuando ya habían fracaso todos los intentos, era el plan magnicida en marcha, contra Fidel Castro, a través del estadounidense, agente del FBI, Robert Allen Nye, del que apareció como organizador en Cuba el jefe de la Fuerza Aérea del batistato, Carlos Tabernilla Palmero, hijo del jefe de las fuerzas armadas batistianas Francisco Tabernilla Dolz, que resulta imposible se hiciera sin el conocimiento —e incluso respaldo— de la CIA, del FBI y de la misión militar estadounidense en Cuba.
Las medidas que en realidad se aplicaron, en la noche del 31 de diciembre en que el tirano Batista se vio obligado abandonar Cuba, fueron solo una pálida muestra de lo que a través de la operación elaborada se había planificado por la CIA y el Departamento de Estado. Aparentemente, la tozudez del tirano trajo consigo que lo realmente realizado fue una caricatura de lo que se había pretendido. La endeblez de la “tercera fuerza” encabezada por el general Eulogio Cantillo, que supuestamente asumiría la autoridad presidencial, no pudo resistir ni siquiera durante horas la pujanza revolucionaria. Ramón Barquín no fue tenido en cuenta con el nivel previsto, y estuvo ausente en todo el proceso el manto protector de la OEA.
Origen de la campaña de propaganda enfrentada después de enero de 1959 por la Operación Verdad
La voluntad demonizadora del Ejército Rebelde, presente en las comunicaciones del Departamento de Estado, cuando intentaba lograr la “responsabilidad hemisférica”, al expresar que era necesario impedir el triunfo revolucionario “para evitar el baño de sangre que hubiera implicado”, sin ampliar, se trastocó en contenido fundamental de las acciones contra la Revolución, provenientes de Estados Unidos, inmediatamente después del triunfo de enero de 1959, para enfrentar e intentar impedir la aplicación de la justicia a los torturadores y asesinos de la tiranía.
La responsabilidad gubernamental estadounidense en aquella campaña mediática –de la que siempre se ha culpado, de forma superficial y poco precisa, a “periodistas” o “agencias de prensa”-, se evidencia en las palabras del subscretario de Estado para Asuntos Latinoamericanos Roy Rubbotom ante el Congreso, en la mañana del 31 de diciembre de 1958 –un día antes del triunfo- al haber sido convocado ante el Comité de Relaciones Exteriores del Senado para explicar los pasos que se daban por el Ejecutivo para encarar la deteriorada situación política en Cuba. A la pregunta de qué hacía el Ejecutivo ante la situación existente en Cuba, Rubbotom solo se refirió a la labor mediadora de la OEA (que, en realidad, era inexistente), haciendo énfasis en que se realizaría para evitar el triunfo y con ello evitar el baño de sangre que implicaría.
Algunos de los legisladores que allí le escucharon, fueron los más importantes impulsores de la campaña de propaganda contra la Revolución de pocos días más tarde, realizada con el protagonismo de la denominada Operación Mockinbird, de la CIA, responsabilizada desde 1948, muy secretamente, con la atracción de los medios de prensa y los más renombrados periodistas a las necesidades propagandísticas del Gobierno de Estados Unidos.
Lo expresado antes es una nueva mirada a las acciones gubernamentales de Estados Unidos contra la Revolución en el período inmediatamente anterior al triunfo de enero de 1959, para evitarlo.
El hecho de que no pudieran lograrlo fue la base de una nueva etapa, superior de aquellas acciones encubiertas, que posibilita explicar muy importantes hechos acaecidos en el primer semestre de 1959, hasta ahora no valorados como parte de las acciones encubiertas del Gobierno de Estados Unidos contra Fidel Castro y la Revolución, sobre lo que fijaremos la atención en otro artículo posterior.
Notas
[1] Ver, de Juan Carlos Rodríguez: La batalla inevitable. La más colosal operación de la CIA contra Fidel Castro, Editora Política, la Habana, 1996.
[2] Se explica en extenso por Jorge Ibarra Guitart en El fracaso de los moderados en Cuba. Las alternativas reformistas de 1957 a 1958, Editora Política, La Habana, 2000.
[3] Ver José Ramón Fernández: Un hombre afortunado, Casa Editorial Verde Olivo, La Habana, 2018.
