Observatorio de Medios de Cubadebate
Non c’è una piramide né un comando unico. L’indagine rivela un ecosistema distribuito che collega MAGA, Madrid, Miami e l’America Latina mediante organizzazioni, operatori, media e piattaforme autonome, ma coese da forti affinità ideologiche capaci di attivare e amplificare narrazioni simili alla velocità di un clic.
Le tre puntate precedenti di questa indagine hanno seguito le tracce di Fernando Cerimedo e delle sue connessioni politiche, imprenditoriali, mediatiche e tecnologiche. Prima è apparso Fernando Cerimedo: un consulente argentino che aveva lavorato attorno a campagne della nuova destra latinoamericana e che, allo stesso tempo, aveva costruito connessioni imprenditoriali, mediatiche e politiche negli USA.
Poi abbiamo osservato come le narrazioni associate a quell’universo diventavano locali in Argentina, Brasile, Bolivia, Honduras e altri scenari. La terza puntata ha seguito la traccia tecnologica fino a Brad Parscale, l’uomo che ha diretto l’operazione digitale di Donald Trump nel 2016.
Nel collocare tutti quei pezzi sulla mappa è apparsa, tuttavia, una struttura diversa da quella che potrebbe suggerire una lettura lineare. Non abbiamo trovato una rete verticale, organizzata mediante una catena di comando che discende dagli USA verso l’America Latina. Ciò che appare è una rete distribuita, un ecosistema formato da organizzazioni, dirigenti, fondazioni, piattaforme politiche, operatori tecnologici e media che conservano autonomia, ma si connettono in determinati punti e possono agire in modo convergente.
Rete centralizzata. La struttura dipende da un nodo centrale che concentra le connessioni e articola il resto. I nodi periferici si relazionano principalmente attraverso quel centro, per cui questo accumula capacità di coordinamento, controllo e distribuzione di informazioni. La sua principale vulnerabilità è proprio quella concentrazione: se il nodo centrale scompare o fallisce, gran parte della rete può rimanere disconnessa.
Rete decentralizzata. Non esiste un unico centro, ma diversi nodi principali o centri secondari che organizzano gruppi diversi della rete e si connettono tra loro. Il potere, l’informazione e la capacità di coordinamento sono più ripartiti che in una rete centralizzata, sebbene persistano gerarchie locali e determinati nodi abbiano un’importanza molto superiore ad altri.
Rete distribuita. Non dipende da un centro unico né da una catena gerarchica stabile. I nodi dispongono di molteplici connessioni ed esistono diverse rotte affinché l’informazione circoli nel sistema. Questo non significa che tutti abbiano lo stesso peso: alcuni possono esercitare maggiore influenza di altri. La sua caratteristica fondamentale è che la rete può mantenere il suo funzionamento e produrre comportamenti convergenti senza necessità di una direzione centrale.
*La differenziazione classica tra reti procede fondamentalmente da Paul Baran, ricercatore della RAND Corporation (1964).
Il fatto che sia distribuita non significa che i suoi componenti siano semplicemente giustapposti né che le loro coincidenze siano casuali. Esistono relazioni istituzionali, politiche, imprenditoriali e personali documentabili, sebbene con intensità e nature diverse. Ma esiste inoltre un elemento che fornisce all’insieme una straordinaria capacità di articolazione: un’affinità ideologica molto forte, costruita attorno a cornici condivise, avversari comuni e un’interpretazione simile dei conflitti politici.
Quell’affinità funziona come un meccanismo di attivazione. Non serve che un centro impartisca un ordine perché partiti, dirigenti, media, influencer o attivisti particolarmente intensi sulle reti sociali reagiscano allo stesso stimolo, adottino cornici simili e le facciano circolare simultaneamente da paesi e piattaforme diversi. La coesione ideologica sostituisce parzialmente la gerarchia, perché permette di produrre comportamenti convergenti senza che necessariamente esista un coordinamento centralizzato.
Siamo davanti a una catena che scende dagli USA fino all’America Latina, o a qualcosa di più complesso: varie reti che si incrociano, condividono scenari, linguaggi, media e attori, senza rispondere necessariamente a un unico centro?
Per rispondere, l’Osservatorio ha ampliato il fuoco.
L’indagine ha ricostruito documenti e relazioni tra Steve Bannon, la Heritage Foundation, Atlas Network, CPAC, VOX, Fundación Disenso, Foro Madrid, Brad Parscale, Fernando Cerimedo e attori legati all’agenda contro Cuba in Florida, Madrid e Bruxelles. Quel lavoro documentale è stato incrociato con 59033 registri che menzionano questi attori e Cuba tra il 2022 e il 13 settembre 2026.
Il risultato obbliga a evitare due semplificazioni. La prima sarebbe affermare che tutti formano un’organizzazione segreta e gerarchica. La seconda sarebbe trattarli come fenomeni isolati che semplicemente pensano in modo simile. Ciò che appare è un ecosistema distribuito composto da reti parzialmente connesse: nodi distinti che possono condividere dirigenti, eventi, cornici ideologiche, media, tecnologie e piattaforme istituzionali senza rispondere necessariamente a un unico centro.
E Cuba non è ai margini di quel sistema. In uno dei suoi rami più istituzionalizzati —VOX, Fundación Disenso e Foro Madrid—, l’Isola appare espressamente come parte dell’avversario che dà senso all’articolazione transnazionale.
Da una campagna a un ecosistema
Per capire la mappa bisogna tornare al 2016. Nella campagna presidenziale di Donald Trump coincisero due figure che poi avrebbero seguito traiettorie diverse. Steve Bannon occupò la direzione politica della campagna nella sua parte finale. Brad Parscale diresse l’operazione digitale. I fascicoli della Commissione Federale Elettorale degli USA documentano, inoltre, pagamenti all’azienda Giles-Parscale e a Cambridge Analytica, così come l’integrazione del personale di quest’ultima firma con il gruppo digitale.
Quel dispositivo concentrava all’interno di una campagna varie funzioni: narrativa politica, dati, pubblicità, segmentazione, mobilitazione e comunicazione. Un decennio dopo, quelle funzioni appaiono distribuite tra istituzioni e operatori diversi.
Bannon rappresenta soprattutto la continuità politica e narrativa del trumpismo. Parscale, lo strato tecnologico. Il Conservative Political Action Conference (CPAC), la piattaforma nata dal movimento conservatore statunitense, funziona come scenario di incontro e legittimazione internazionale. In Spagna, VOX, Fundación Disenso e Foro Madrid apportano una struttura politica e ideologica molto più istituzionalizzata. Fernando Cerimedo appare a un altro livello, quello dell’operazione regionale e della costruzione di media partitici.
La mappa non è una piramide. Assomiglia più a una rete distribuita, formata da moduli che possono collaborare, coincidere o circolare negli stessi spazi senza dipendere gli uni dagli altri. Alcuni nodi concentrano più risorse, istituzionalizzazione, capacità di agenda o accesso politico di altri. Il decisivo è che il funzionamento dell’insieme non richiede una catena unica di comando.
Figura 1. Architettura analitica dell’ecosistema. Gli strati indicano funzioni diverse; non implicano una catena di comando.
Bannon: il ponte politico, non il padrone della rete
Steve Bannon è una delle figure che permettono di seguire l’internazionalizzazione politica del trumpismo. Il suo legame con Trump 2016 e con l’ambiente di Cambridge Analytica è ampiamente documentato. Dopo quell’elezione ha promosso contatti con forze nazionaliste e populiste europee.
Nel caso spagnolo, le fonti riviste collocano contatti con VOX dal 2017-2018. Lo stesso Bannon ha parlato successivamente di quegli avvicinamenti. Nel campione studiato da questo Osservatorio, Bannon appare in 1512 registri. Le sue associazioni nominali più visibili includono Marco Rubio, CPAC, Heritage Foundation e VOX.
Ciò che può essere documentato è l’interlocuzione, il sostegno politico e l’affinità strategica. Non troviamo prove sufficienti per affermare che Bannon finanziasse, controllasse o dirigesse organizzativamente VOX. Questa differenza è importante. Una rete di influenza non ha bisogno di funzionare come un’azienda con capo, dipendenti e organigramma. Può espandersi perché determinati attori condividono diagnosi, nemici, linguaggi, spazi di incontro e meccanismi di articolazione digitale.
Madrid: dove la rete diventa istituzione
Il tratto più nitido di tutta l’indagine non è a Miami né in una società di consulenza tecnologica. È a Madrid.
VOX, la Fundación Disenso e Foro Madrid formano il nucleo più chiaramente istituzionalizzato di questo intreccio. VOX è il partito politico; Disenso è la fondazione legata al suo ambiente che produce e diffonde cornici ideologiche e strategiche; e Foro Madrid è una piattaforma internazionale promossa da quello spazio per articolare partiti, dirigenti e organizzazioni di diverse parti dell’Iberoamerica. Non siamo, quindi, davanti a una relazione dedotta semplicemente perché condividono messaggi simili: esiste una connessione organica e pubblica tra queste strutture. La stessa Fundación Disenso definisce Foro Madrid come un’alleanza internazionale contro il socialismo, mentre la Carta de Madrid funziona come uno dei suoi principali documenti politici di riferimento e fissa la cornice comune dalla quale interpretano i conflitti di Spagna e America Latina.
Il concetto di “Iberosfera” svolge una funzione semplice da capire: converte conflitti nazionali di Spagna e America Latina in capitoli di una stessa disputa politica transnazionale. In quella narrativa, avversari diversi possono essere raggruppati sotto una categoria comune.
Ed è proprio lì che Cuba acquisisce una funzione centrale. La Carta de Madrid colloca l’Isola, insieme al Foro de São Paulo e al Grupo de Puebla, dentro la cornice antagonista che utilizza per descrivere una minaccia regionale. Cuba smette di essere solamente un tema di politica estera: si converte in un pezzo narrativo capace di connettere dibattiti su Venezuela, sinistra latinoamericana e politica spagnola.
CPAC aggiunge un altro strato. Nel 2024 Santiago Abascal è figurato tra i dirigenti presenti a CPAC Hungary e quell’organizzazione USA ha poi annunciato la sua cooperazione con VOX per Europa Viva 24 a Madrid. In questi casi sì esiste evidenza istituzionale diretta di spazi condivisi.
Cos’è la «Iberosfera» in questo contesto?
Non è solo una denominazione culturale. Fundación Disenso e Foro Madrid la utilizzano come cornice geopolitica per articolare attori di Spagna e America Latina attorno a una lettura comune del confronto con il socialismo e le sinistre regionali.
Figura 2. Evoluzione annuale degli attori menzionati nei registri su Cuba. I dati del 2026 arrivano fino al 13 settembre.
Atlas e Heritage: simili non significa uguali
Un altro errore sarebbe collocare Atlas Network, Heritage Foundation e Steve Bannon dentro la stessa scatola.
Atlas Network funziona come una rete internazionale di centri studi e organizzazioni orientate al liberalismo classico, alla “libertà” economica, all'”imprenditorialità” e alla limitazione del potere governativo. Nel 2025 ha informato di 493 organizzazioni associate in 106 paesi e 15,7 milioni di $ in sovvenzioni. La sua infrastruttura combina finanziamento, formazione, consulenza e collaborazione in rete.
Per il ricercatore spagnolo Julián Macías Tovar, Atlas Network non deve essere intesa semplicemente come una somma di dentri studi indipendenti, ma come un’infrastruttura transnazionale che connette fondazioni, dirigenti politici, media, influencer e spazi di formazione in America Latina. Nelle sue ricerche ha segnalato come attori ricorrenti dell’ambiente di Atlas Alejandro Chafuen, Fundación Libertad, José Antonio Kast, Guillermo Lasso, Agustín Laje, Javier Milei e altri riferimenti ultraconservatori, e ha documentato la presenza di alcuni di questi attori in campagne digitali contro governi progressisti e in conversazioni politiche su Cuba.
Heritage Foundation è un’altra cosa: un centro studi USA con un’agenda programmatica propria. Nei suoi documenti su America Latina, Cuba e Venezuela appaiono in modo ricorrente, e le sue proposte politiche hanno difeso il mantenimento o il rafforzamento del blocco statunitense contro l’Isola.
La vicinanza ideologica, da sola, non dimostra che esista coordinamento operativo. Ma può funzionare come una molla comune che permette di attivare con grande rapidità attori diversi quando appare un obiettivo condiviso. Quella differenza è chiave per capire questo ecosistema. Non tutti i suoi integranti svolgono la stessa funzione né dipendono gli uni dagli altri. Alcuni producono idee e formano quadri; altri articolano partiti e alleanze; altri apportano tecnologia elettorale; e altri trasformano quelle cornici in contenuti politici, mediatici e digitali.
L’affinità ideologica risulta particolarmente importante per mobilitare gli “intensi” dell’ecosistema digitale: utenti comuni, troll, comunicatori, influencer e piccoli media con un’elevata disposizione a intervenire, condividere e amplificare contenuti politici. Non hanno bisogno di ricevere istruzioni comuni. Basta loro riconoscere uno stimolo dentro una cornice ideologica precedentemente condivisa perché molteplici nodi possano attivarsi quasi simultaneamente. In un’architettura distribuita, questi attori forniscono capillarità, velocità, ripetizione e volume a narrazioni prodotte o legittimate ad altri livelli dell’ecosistema.
La logica assomiglia, fatte le debite distanze, a quella di certe muffe mucillaginose cellulari, come quelle del genere Dictyostelium. Sono organismi formati da migliaia di amebe indipendenti che, davanti a un segnale di stress o scarsità, smettono di comportarsi in modo isolato e si raggruppano fino ad agire come una struttura collettiva.
Sul terreno politico-comunicazionale, le cornici ideologiche condivise possono svolgere una funzione simile. Agiscono come segnali riconoscibili che permettono a organizzazioni e operatori relativamente autonomi —e, soprattutto, a una periferia digitale di attivisti, comunicatori e influencer intensamente mobilitati— di reagire a uno stesso avvenimento senza bisogno di ricevere un ordine comune.
L’architettura distribuita converte così l’affinità ideologica in velocità. Davanti a determinati stimoli, la rete può mobilitarsi praticamente alla velocità di un clic, riproducendo e adattando narrazioni simili da paesi, media e piattaforme diversi.
Parscale e Cerimedo
La terza puntata di questa serie ha collocato Brad Parscale come un pezzo tecnologico fondamentale per comprendere il salto dalla campagna Trump 2016 verso un’industria di strumenti di campagna basati su dati e intelligenza artificiale. Quella parte rimane documentata. Dopo il suo passaggio nella campagna di Trump, Parscale ha sviluppato Campaign Nucleus e altre strutture orientate a servizi tecnologici per campagne conservatrici.
Indagini che riproducono registri societari argentini ricostruiscono la partecipazione di Fernando Cerimedo in Madero Media Group e l’ingresso di Javier Negre nel 2024. Quella struttura ha convertito La Derecha Diario e i suoi satelliti, tra cui UHNPlus, in un ponte imprenditoriale e mediatico tra Argentina e Spagna.
Ciò che sì può essere ricostruito è come le traiettorie di tutti questi personaggi convergono in uno stesso processo più ampio: la circolazione internazionale di tecnologie, metodi di campagna, operatori e media che connette il trumpismo statunitense con l’America Latina e, con intensità sempre maggiore, con la nuova destra spagnola.
Figura 3. Menzioni di attori selezionati nei registri su Cuba del 2022-2026.
Miami, Madrid e Bruxelles: tre funzioni diverse
Quando si osserva specificamente la componente Cuba, appaiono tre nodi geografici con funzioni diverse.
Miami concentra organizzazioni di estrema nell’ecosistema politico e mediatico anticubano, con media, influencer e una rappresentanza politica cubanoamericana con capacità di accesso al sistema politico statunitense. Nel campione, l’attuale segretario di Stato Marco Rubio appare in 616 registri e la deputata María Elvira Salazar in 189.
Madrid apporta qualcosa di diverso: istituzionalizzazione. Lì si concentrano VOX, Disenso, Foro Madrid, la produzione della Carta de Madrid e eventi che connettono dirigenti europei e latinoamericani. È il punto dove l’idea di una “Iberosfera” acquisisce organizzazione e media propri.
Bruxelles svolge una terza funzione: legittimazione e internazionalizzazione istituzionale. Sono documentati i forti legami dell’eurodeputato di VOX Hermann Tertsch con operatori politici cubanoamericani, alcuni finanziati da agenzie governative USA, che hanno protagonizzato varie azioni congiunte contro il Governo cubano nel Parlamento Europeo. Quel fatto non dimostra una campagna generale coordinata, ma sì documenta un ponte concreto tra lo spazio politico spagnolo, attori cubani ed eurodeputati dello spettro ultradestrorso.
Per questo la sequenza Miami-Madrid-Bruxelles non deve essere immaginata come un tubo attraverso il quale viaggia sempre lo stesso messaggio. L’evidenza mostra rotte ridondanti. Un attore di Miami può arrivare direttamente a Bruxelles; Madrid può funzionare come piattaforma politica; Miami e Washington possono fornire visibilità, contatti e amplificazione. L’esistenza di varie vie possibili è, precisamente, una delle caratteristiche di un’architettura distribuita.
La distribuzione geografica del campione aiuta a capire perché Madrid occupa una posizione particolarmente rilevante in questo ecosistema transnazionale. La Spagna concentra 17700 registri, molto al di sopra degli USA (4501) e del resto dei paesi analizzati.
Il dato non dimostra di per sé che Madrid sia il centro di direzione di una rete unica —né permette di attribuire tutti i registri spagnoli alla capitale—, ma acquisisce maggiore significato incrociandolo con le connessioni documentate: a Madrid confluiscono VOX, la Fundación Disenso e Foro Madrid, oltre a spazi di interlocuzione con organizzazioni e riferimenti dell’universo liberale-conservatore latinoamericano; mentre Atlas Network apporta un’altra rete transnazionale di centri strudi e organizzazioni con presenza in Spagna e America Latina.
A ciò si aggiunge l’articolazione politica di VOX e Foro Madrid con attori cubanoamericani e organizzazioni contrarie al Governo cubano radicate a Miami.
Così, più che un semplice nodo geografico, Madrid appare come uno spazio di articolazione e internazionalizzazione. È un luogo dove cornici ideologiche, organizzazioni politiche, attori latinoamericani e agende costruite anche da Miami possono incontrarsi, acquisire proiezione iberoamericana e circolare poi verso altri scenari, inclusa Bruxelles.
Figura 4. Paese attribuito nel campione studiato. L’attribuzione può corrispondere all’autore, al media o a inferenza geografica e non necessariamente al pubblico.
Cosa dice lo studio quantitativo?
La parte quantitativa di questo lavoro utilizza 59033 registri corrispondenti agli attori identificati lungo l’indagine sul caso Cerimedo e descritti nei paragrafi precedenti. Il campione è stato costruito precedentemente attorno a Cuba. In esso, VOX concentra 42456 registri, seguito a grande distanza da Santiago Abascal, con 4372; Bannon, con 1512; Iberosfera, con 1489; Hermann Tertsch, con 1068; Marco Rubio, con 616; e Foro Madrid, con 544. Cerimedo appare 48 volte e Parscale appena sei.
Anche il tipo di media importa. X/Twitter concentra 37179 registri, circa due terzi del campione; le notizie sommano 15308. Vale a dire, stiamo osservando soprattutto un ecosistema di circolazione rapida sulle reti sociali, accompagnato da uno strato giornalistico significativo.
Questo predominio di X/Twitter risulta particolarmente rilevante per comprendere il funzionamento di una rete distribuita. Le piattaforme digitali riducono il tempo necessario perché un inquadramento prodotto in un nodo dell’ecosistema sia riconosciuto, reinterpretato e amplificato da altri. È lì che gli attori più intensi acquisiscono una funzione sproporzionata rispetto al loro peso istituzionale: possono apportare ripetizione, velocità e volume, facendo sì che una narrativa condivisa appaia simultaneamente in comunità e spazi geografici diversi.
Figura 5. Composizione del campione per tipo di media. X/Twitter rappresenta circa due terzi dei registri.
Le cooccorrenze permettono di rilevare zone di densità. Abascal appare insieme a VOX in 4242 registri; Tertsch insieme a VOX in 1021; Iberosfera insieme a VOX in 876; Foro Madrid insieme a VOX in 479. María Elvira Salazar appare insieme a Foro Madrid in 183. Marco Rubio e Bannon coincidono in 49. Cerimedo e La Derecha Diario, in 34.
Figura 6. Rete di co-occorrenze. Una linea indica presenza congiunta in uno stesso registro; non implica coordinamento.
I veri ponti
Quando si distingue tra visibilità e funzione dentro la rete, alcuni attori risultano molto più rilevanti di quanto il loro volume di menzioni suggerisca.
Visibilità = quanto appare un attore nel campione: numero di menzioni, presenza mediatica, volume di pubblicazioni.
Funzione = quale ruolo strutturale svolge quell’attore dentro la rete. Se riesce a connettere comunità, servire da ponte tra paesi, trasferire narrazioni da uno spazio a un altro, apportare tecnologia, istituzionalizzare relazioni, ecc. Per esempio, Cerimedo ha solamente 48 registri e Parscale sei, mentre VOX ha 42456. Tuttavia, un volume piccolo non significa necessariamente poca rilevanza strutturale: Cerimedo può risultare significativo come ponte imprenditoriale e mediatico e Parscale come connettore tecnologico.
Santiago Abascal connette VOX, Fundación Disenso, Foro Madrid e CPAC. Hermann Tertsch connette quello spazio con Bruxelles e con attori cubani. Bannon connette storicamente la campagna di Trump con settori della nuova destra europea. I politici cubanoamericani connettono il fascicolo Cuba con la politica statunitense. Cerimedo funziona come operatore mediatico-regionale e come ponte imprenditoriale tra America Latina e Spagna.
Parscale occupa una posizione diversa: è un ponte tecnologico dentro l’ecosistema Trump e l’industria di campagne successiva. Questo cambia il modo di disegnare la mappa. Non c’è una freccia unica che vada da Bannon a Parscale, da lì a Cerimedo e a Cuba. Ci sono varie rotte che si toccano in determinati momenti e si separano in altri.
Cuba come nemico coesivo
La Carta de Madrid presenta Cuba dentro un antagonista regionale insieme al Foro de São Paulo e al Grupo de Puebla. Quella formulazione permette di convertire conflitti politici molto diversi in parti di una stessa storia, con l’idea che esista un’espansione continentale del socialismo che deve essere affrontata mediante un’articolazione ugualmente transnazionale.
Il meccanismo comunicazionale è efficace perché semplifica. Un dibattito elettorale in Spagna, una campagna presidenziale latinoamericana o una discussione su Cuba possono essere narrati con lo stesso vocabolario: libertà contro comunismo, democrazia contro socialismo, Occidente contro una minaccia regionale.
Poi, quella narrativa dispone di diverse vie di circolazione: partiti e fondazioni che la producono o legittimano; fori internazionali che connettono dirigenti; media propri o affini che la convertono in contenuto; politici che la trasferiscono in parlamenti; e social network che moltiplicano la sua portata.
In quel senso, Cuba funziona come un nodo narrativo. Non perché tutti gli attori studiati lavorino specificamente contro Cuba né perché esista un ordine centrale, ma perché determinati settori hanno convertito l’Isola in un riferimento utile per coesionare avversari diversi sotto una stessa categoria politica. L’avversario condiviso svolge così una funzione di riconoscimento. Permette che attori diversi sappiano rapidamente da che parte situarsi e quale repertorio narrativo attivare.
Allora, quale rete troviamo?
L’indagine permette di scartare, con l’evidenza disponibile, la spiegazione più semplice e anche la più spettacolare: non appare un’organizzazione unica che coordini gerarchicamente Bannon, Atlas Network, Heritage, CPAC, VOX, Disenso, Parscale, Cerimedo e gli attori del cluster Cuba.
Ma non siamo nemmeno davanti a una semplice coincidenza ideologica. Esistono relazioni istituzionali documentate: VOX-Disenso-Foro Madrid; VOX-CPAC; Bannon-VOX sul piano politico; Tertsch-Rosa María Payá e altri nel Parlamento Europeo; Cerimedo-La Derecha Diario sul piano imprenditoriale-mediatico; e il nucleo storico Bannon-Parscale-Cambridge Analytica dentro l’universo MAGA.
Il modello che meglio spiega l’insieme è quello di un ecosistema distribuito composto da reti parzialmente connesse. La sua forza non dipende necessariamente da un centro unico, ma dalla capacità di far circolare idee, dirigenti, tecnologie, media e cornici interpretative tra Stati Uniti, Europa e America Latina. Dipende, anche, da qualcosa di meno visibile: una forte coesione ideologica che permette che numerosi attori periferici, specialmente i più intensi dell’ecosistema digitale, riconoscano rapidamente un avversario comune e si mobilitino senza aspettare un’istruzione centrale.
In quel modello, l’ideologia non è solamente un elemento di identità. Funziona anche come protocollo di riconoscimento e attivazione.
Questa quarta puntata amplia così la domanda iniziale della serie. Fernando Cerimedo rimane importante, ma non è il centro del macchinario. È un pezzo dentro un’infrastruttura più grande, disuguale, distribuita e flessibile. E precisamente quella flessibilità può essere uno dei suoi principali vantaggi: quando una narrativa attraversa frontiere, smette di sembrare importata. A Madrid può parlare il linguaggio dell’Iberosfera; a Miami, quello dell’anticomunismo cubanoamericano; a Bruxelles, quello dei diritti umani e dell’istituzionalità europea; in America Latina, quello di ogni disputa nazionale.
Il risultato non è una voce unica né una catena di comando facilmente identificabile. È qualcosa di più difficile da rintracciare: una rete integrata da molte voci, provenienti da nodi diversi e con gradi diversi di autonomia, capaci di raccontare, con accenti diversi, una storia politica sorprendentemente simile.
Nota metodologica
Il campione comprende 59033 registri tra il 2022 e il 13 settembre 2026. L’unità di analisi sono le menzioni che sono state identificate nel titolo e nelle etichette. Il campione è stato prefiltrato su Cuba e attori selezionati; per questo, i conteggi descrivono la sua struttura interna attorno ad attori legati al caso Cerimedo.
Cerimedo y la red que conecta MAGA, Madrid, Miami y la guerra contra Cuba
Por: Observatorio de Medios de Cubadebate
No hay una pirámide ni un mando único. La investigación revela un ecosistema distribuido que conecta MAGA, Madrid, Miami y América Latina mediante organizaciones, operadores, medios y plataformas autónomas, pero cohesionadas por fuertes afinidades ideológicas capaces de activar y amplificar narrativas semejantes a la velocidad de un clic.
Las tres entregas anteriores de esta investigación siguieron el rastro de Fernando Cerimedo y de sus conexiones políticas, empresariales, mediáticas y tecnológicas. Primero apareció Fernando Cerimedo: un consultor argentino que había trabajado alrededor de campañas de la nueva derecha latinoamericana y que, al mismo tiempo, había construido conexiones empresariales, mediáticas y políticas en Estados Unidos.
Después observamos cómo las narrativas asociadas a ese universo se volvían locales en Argentina, Brasil, Bolivia, Honduras y otros escenarios. La tercera entrega siguió el rastro tecnológico hasta Brad Parscale, el hombre que dirigió la operación digital de Donald Trump en 2016.
Al colocar todas esas piezas sobre el mapa apareció, sin embargo, una estructura diferente de la que podría sugerir una lectura lineal. No encontramos una red vertical, organizada mediante una cadena de mando que descienda desde Estados Unidos hacia América Latina. Lo que aparece es una red distribuida, un ecosistema formado por organizaciones, dirigentes, fundaciones, plataformas políticas, operadores tecnológicos y medios que conservan autonomía, pero se conectan en determinados puntos y pueden actuar de manera convergente.
Red centralizada. La estructura depende de un nodo central que concentra las conexiones y articula al resto. Los nodos periféricos se relacionan principalmente a través de ese centro, por lo que este acumula capacidad de coordinación, control y distribución de información. Su principal vulnerabilidad es precisamente esa concentración: si el nodo central desaparece o falla, gran parte de la red puede quedar desconectada.
Red descentralizada. No existe un único centro, sino varios nodos principales o centros secundarios que organizan diferentes grupos de la red y se conectan entre sí. El poder, la información y la capacidad de coordinación están más repartidos que en una red centralizada, aunque persisten jerarquías locales y determinados nodos tienen una importancia muy superior a otros.
Red distribuida. No depende de un centro único ni de una cadena jerárquica estable. Los nodos disponen de múltiples conexiones y existen diferentes rutas para que la información circule por el sistema. Esto no significa que todos tengan el mismo peso: algunos pueden ejercer mayor influencia que otros. Su característica fundamental es que la red puede mantener su funcionamiento y producir comportamientos convergentes sin necesidad de una dirección central.
*La diferenciación clásica entre redes procede fundamentalmente de Paul Baran, investigador de RAND Corporation (1964).
Que sea distribuida no significa que sus componentes estén simplemente yuxtapuestos ni que sus coincidencias sean casuales. Existen relaciones institucionales, políticas, empresariales y personales documentables, aunque con intensidades y naturalezas diferentes. Pero existe además un elemento que proporciona al conjunto una extraordinaria capacidad de articulación: una afinidad ideológica muy fuerte, construida alrededor de marcos compartidos, adversarios comunes y una interpretación semejante de los conflictos políticos.
Esa afinidad funciona como un mecanismo de activación. No hace falta que un centro imparta una orden para que partidos, dirigentes, medios, influencers o activistas especialmente intensos en redes reaccionen ante el mismo estímulo, adopten marcos similares y los hagan circular simultáneamente desde distintos países y plataformas. La cohesión ideológica sustituye parcialmente a la jerarquía, porque permite producir comportamientos convergentes sin que necesariamente exista una coordinación centralizada.
¿Estamos ante una cadena que baja desde Estados Unidos hasta América Latina, o ante algo más complejo: varias redes que se cruzan, comparten escenarios, lenguajes, medios y actores, sin responder necesariamente a un único centro?
Para responderla, el Observatorio amplió el foco.
La investigación reconstruyó documentos y relaciones entre Steve Bannon, la Heritage Foundation, Atlas Network, CPAC, VOX, Fundación Disenso, Foro Madrid, Brad Parscale, Fernando Cerimedo y actores vinculados a la agenda contra Cuba en Florida, Madrid y Bruselas. Ese trabajo documental se cruzó con 59.033 registros que mencionan a estos actores y a Cuba entre 2022 y el 13 de septiembre de 2026.
El resultado obliga a evitar dos simplificaciones. La primera sería afirmar que todos forman una organización secreta y jerárquica. La segunda sería tratarlos como fenómenos aislados que simplemente piensan parecido. Lo que aparece es un ecosistema distribuido compuesto por redes parcialmente conectadas: nodos distintos que pueden compartir dirigentes, eventos, marcos ideológicos, medios, tecnologías y plataformas institucionales sin responder necesariamente a un único centro.
Y Cuba no está en los márgenes de ese sistema. En una de sus ramas más institucionalizadas —VOX, Fundación Disenso y Foro Madrid—, la Isla aparece expresamente como parte del adversario que da sentido a la articulación transnacional.
De una campaña a un ecosistema
Para entender el mapa hay que regresar a 2016. En la campaña presidencial de Donald Trump coincidieron dos figuras que después seguirían trayectorias diferentes. Steve Bannon ocupó la dirección política de la campaña en su tramo final. Brad Parscale dirigió la operación digital. Los expedientes de la Comisión Federal Electoral de Estados Unidos documentan, además, pagos a la empresa Giles-Parscale y a Cambridge Analytica, así como la integración de personal de esta última firma con el equipo digital.
Aquel dispositivo concentraba dentro de una campaña varias funciones: narrativa política, datos, publicidad, segmentación, movilización y comunicación. Una década después, esas funciones aparecen distribuidas entre instituciones y operadores diferentes.
Bannon representa sobre todo la continuidad política y narrativa del trumpismo. Parscale, la capa tecnológica. El Conservative Political Action Conference (CPAC), la plataforma nacida del movimiento conservador estadounidense, funciona como escenario de encuentro y legitimación internacional. En España, VOX, Fundación Disenso y Foro Madrid aportan una estructura política e ideológica mucho más institucionalizada. Fernando Cerimedo aparece en otro nivel, el de la operación regional y la construcción de medios partidarios.
El mapa no es una pirámide. Se parece más a una red distribuida, formada por módulos que pueden colaborar, coincidir o circular por los mismos espacios sin depender unos de otros. Algunos nodos concentran más recursos, institucionalización, capacidad de agenda o acceso político que otros. Lo decisivo es que el funcionamiento del conjunto no requiere una cadena única de mando.
Figura 1. Arquitectura analítica del ecosistema. Las capas indican funciones diferentes; no implican una cadena de mando.
Bannon: el puente político, no el dueño de la red
Steve Bannon es una de las figuras que permiten seguir la internacionalización política del trumpismo. Su vínculo con Trump 2016 y con el entorno de Cambridge Analytica está ampliamente documentado. Después de aquella elección impulsó contactos con fuerzas nacionalistas y populistas europeas.
En el caso español, las fuentes revisadas sitúan contactos con VOX desde 2017-2018. El propio Bannon habló posteriormente de esos acercamientos. En la muestra estudiada por este Observatorio, Bannon aparece en 1.512 registros. Sus asociaciones nominales más visibles incluyen a Marco Rubio, CPAC, Heritage Foundation y VOX.
Lo que puede documentarse es interlocución, apoyo político y afinidad estratégica. No encontramos evidencia suficiente para afirmar que Bannon financiara, controlara o dirigiera organizativamente a VOX. Esta diferencia es importante. Una red de influencia no necesita funcionar como una empresa con jefe, empleados y organigrama. Puede expandirse porque determinados actores comparten diagnósticos, enemigos, lenguajes, espacios de encuentro y mecanismos de articulación digital.
Madrid: donde la red se vuelve institución
El tramo más nítido de toda la investigación no está en Miami ni en una consultora tecnológica. Está en Madrid.
VOX, laFundación Disenso y Foro Madrid forman el núcleo más claramente institucionalizado de este entramado. VOX es el partido político; Disenso es la fundación vinculada a su entorno que produce y difunde marcos ideológicos y estratégicos; y Foro Madrid es una plataforma internacional impulsada desde ese espacio para articular partidos, dirigentes y organizaciones de distintas partes de Iberoamérica. No estamos, por tanto, ante una relación deducida simplemente porque compartan mensajes similares: existe una conexión orgánica y pública entre estas estructuras. La propia Fundación Disenso define a Foro Madrid como una alianza internacional frente al socialismo, mientras que la Carta de Madrid funciona como uno de sus principales documentos políticos de referencia y fija el marco común desde el que interpretan los conflictos de España y América Latina.
El concepto de “Iberosfera” cumple una función sencilla de entender: convierte conflictos nacionales de España y América Latina en capítulos de una misma disputa política transnacional. En esa narrativa, adversarios distintos pueden ser agrupados bajo una categoría común.
Y es precisamente ahí donde Cuba adquiere una función central. La Carta de Madrid coloca a la Isla, junto al Foro de São Paulo y el Grupo de Puebla, dentro del marco antagonista que utiliza para describir una amenaza regional. Cuba deja de ser solamente un tema de política exterior: se convierte en una pieza narrativa capaz de conectar debates sobre Venezuela, la izquierda latinoamericana y la política española.
CPAC añade otra capa. En 2024 Santiago Abascal figuró entre los dirigentes presentes en CPAC Hungary y esa organización estadounidense anunció después su cooperación con VOX para Europa Viva 24 en Madrid. En estos casos sí existe evidencia institucional directa de espacios compartidos.
¿Qué es la «Iberosfera» en este contexto?
No es solo una denominación cultural. Fundación Disenso y Foro Madrid la utilizan como marco geopolítico para articular actores de España y América Latina alrededor de una lectura común de la confrontación con el socialismo y las izquierdas regionales.
Figura 2. Evolución anual de actores mencionados en los registros sobre Cuba. Los datos de 2026 llegan hasta el 13 de septiembre.
Atlas y Heritage: parecidos no significa iguales
Otro error sería colocar a Atlas Network, Heritage Foundation y Steve Bannondentro de una misma caja.
Atlas Network funciona como una red internacional de think tanks y organizaciones orientadas al liberalismo clásico, la “libertad” económica, el “emprendimiento” y la limitación del poder gubernamental. En 2025 informó de 493 organizaciones asociadas en 106 países y 15,7 millones de dólares en subvenciones. Su infraestructura combina financiamiento, formación, consultoría y colaboración en red.
Para el investigador español Julián Macías Tovar, Atlas Network no debe entenderse simplemente como una suma de think tanks independientes, sino como una infraestructura transnacional que conecta fundaciones, dirigentes políticos, medios, influencers y espacios de formación en América Latina. En sus investigaciones ha señalado como actores recurrentes del entorno de Atlas a Alejandro Chafuen, Fundación Libertad, José Antonio Kast, Guillermo Lasso, Agustín Laje, Javier Milei y otros referentes ultraconservadores, y ha documentado la presencia de algunos de estos actores en campañas digitales contra gobiernos progresistas y en conversaciones políticas sobre Cuba.
Heritage Foundation es otra cosa: un think tank estadounidense con una agenda programática propia. En sus documentos sobre América Latina, Cuba y Venezuela aparecen de manera recurrente, y sus propuestas de política han defendido mantener o reforzar el bloqueo estadounidense contra la Isla.
La cercanía ideológica, por sí sola, no demuestra que exista coordinación operativa. Pero sí puede funcionar como un resorte común que permite activar con gran rapidez a actores distintos cuando aparece un objetivo compartido. Esa diferencia es clave para entender este ecosistema. No todos sus integrantes cumplen la misma función ni dependen unos de otros. Algunos producen ideas y forman cuadros; otros articulan partidos y alianzas; otros aportan tecnología electoral; y otros transforman esos marcos en contenidos políticos, mediáticos y digitales.
La afinidad ideológica resulta especialmente importante para movilizar a los “intensos” del ecosistema digital: usuarios comunes, trolles, comunicadores, influencers y pequeños medios con una elevada disposición a intervenir, compartir y amplificar contenidos políticos. No necesitan recibir instrucciones comunes. Les basta con reconocer un estímulo dentro de un marco ideológico previamente compartido para que múltiples nodos puedan activarse casi simultáneamente. En una arquitectura distribuida, estos actores proporcionan capilaridad, velocidad, repetición y volumen a narrativas producidas o legitimadas en otros niveles del ecosistema.
La lógica se parece, salvando las distancias, a la de ciertos mohos mucilaginosos celulares, como los del género Dictyostelium. Son organismos formados por miles de amebas independientes que, ante una señal de estrés o escasez, dejan de comportarse de forma aislada y se agrupan hasta actuar como una estructura colectiva.
En el terreno político-comunicacional, los marcos ideológicos compartidos pueden cumplir una función parecida. Actúan como señales reconocibles que permiten que organizaciones y operadores relativamente autónomos —y, sobre todo, una periferia digital de activistas, comunicadores e influencers intensamente movilizados— reaccionen ante un mismo acontecimiento sin necesidad de recibir una orden común.
La arquitectura distribuida convierte así la afinidad ideológica en velocidad. Ante determinados estímulos, la red puede movilizarse prácticamente a la velocidad de un clic, reproduciendo y adaptando narrativas semejantes desde distintos países, medios y plataformas.
Parscale y Cerimedo
La tercera entrega de esta serie colocó a Brad Parscale como una pieza tecnológica fundamental para comprender el salto desde la campaña Trump 2016 hacia una industria de herramientas de campaña basadas en datos e inteligencia artificial. Esa parte permanece documentada. Después de su paso por la campaña de Trump, Parscale desarrolló Campaign Nucleus y otras estructuras orientadas a servicios tecnológicos para campañas conservadoras.
Investigaciones que reproducen registros societarios argentinos reconstruyen la participación de Fernando Cerimedo en Madero Media Group y la entrada de Javier Negre en 2024. Esa estructura convirtió a La Derecha Diario y sus satélites, entre ellos UHNPlus, en un puente empresarial y mediático entre Argentina y España.
Lo que sí puede reconstruirse es cómo las trayectorias de todos estos personajes convergen en un mismo proceso más amplio: la circulación internacional de tecnologías, métodos de campaña, operadores y medios que conecta el trumpismo estadounidense con América Latina y, cada vez con mayor intensidad, con la nueva derecha española.
Figura 3. Menciones de actores seleccionados. VOX se excluye de esta gráfica para evitar que sus 42.456 registros oculten visualmente al resto.
Miami, Madrid y Bruselas: tres funciones diferentes
Cuando se observa específicamente el componente Cuba, aparecen tres nodos geográficos con funciones distintas.
Miami concentra organizaciones de extrema en el ecosistema político y mediático anticubano, con medios, influenciadores y una representación política cubanoamericana con capacidad de acceso al sistema político estadounidense. En la muestra, el actual secretario de Estado Marco Rubio aparece en 616 registros y la congresista María Elvira Salazar en 189.
Madrid aporta algo diferente: institucionalización. Allí se concentran VOX, Disenso, Foro Madrid, la producción de la Carta de Madrid y eventos que conectan dirigentes europeos y latinoamericanos. Es el punto donde la idea de una “Iberosfera” adquiere organización y medios propios.
Bruselas cumple una tercera función: legitimación e internacionalización institucional. Están documentados los fuertes vínculos del eurodiputado por VOX Hermann Tertsch con operadores políticos cubanoamericanos, algunos financiados por agencias gubernamentales estadounidenses, que han protagonizado varias acciones conjuntas contra el Gobierno cubano en el Parlamento Europeo. Ese hecho no demuestra una campaña general coordinada, pero sí documenta un puente concreto entre el espacio político español, actores cubanos y eurodiputados del espectro ultraderechista.
Por eso la secuencia Miami-Madrid-Bruselas no debe imaginarse como una tubería por la que siempre viaja el mismo mensaje. La evidencia muestra rutas redundantes. Un actor de Miami puede llegar directamente a Bruselas; Madrid puede funcionar como plataforma política; Miami y Washington pueden proporcionar visibilidad, contactos y amplificación. La existencia de varios caminos posibles es, precisamente, una de las características de una arquitectura distribuida.
La distribución geográfica de la muestra ayuda a entender por qué Madrid ocupa una posición especialmente relevante en este ecosistema transnacional. España concentra 17.700 registros, muy por encima de Estados Unidos (4.501) y del resto de países analizados.
El dato no demuestra por sí mismo que Madrid sea el centro de dirección de una red única —ni permite atribuir todos los registros españoles a la capital—, pero adquiere mayor significado al cruzarlo con las conexiones documentadas: en Madrid confluyen VOX, la Fundación Disenso y Foro Madrid, además de espacios de interlocución con organizaciones y referentes del universo liberal-conservador latinoamericano; mientras Atlas Network aporta otra red transnacional de think tanks y organizaciones con presencia en España y América Latina.
A ello se suma la articulación política de VOX y Foro Madrid con actores cubanoamericanos y organizaciones contrarias al Gobierno cubano radicadas en Miami.
Así, más que un simple nodo geográfico, Madrid aparece como un espacio de articulación e internacionalización. Es un lugar donde marcos ideológicos, organizaciones políticas, actores latinoamericanos y agendas construidas también desde Miami pueden encontrarse, adquirir proyección iberoamericana y circular después hacia otros escenarios, incluida Bruselas.
Figura 4. País atribuido en la muestra estudiada. La atribución puede corresponder al autor, medio o inferencia geográfica y no necesariamente a la audiencia.
¿Qué dice el estudio cuantitativo?
La parte cuantitativa de este trabajo utiliza 59.033 registros correspondientes a los actores identificados a lo largo de la investigación sobre el caso Cerimedo y descritos en los apartados anteriores. La muestra fue construida previamente alrededor de Cuba. En ella, VOX concentra 42.456 registros, seguido a gran distancia por Santiago Abascal, con 4.372; Bannon, con 1.512; Iberosfera, con 1.489; Hermann Tertsch, con 1.068; Marco Rubio, con 616; y Foro Madrid, con 544. Cerimedo aparece 48 veces y Parscale apenas seis.
El tipo de medio también importa. X/Twitter concentra 37.179 registros, aproximadamente dos tercios de la muestra; las noticias suman 15.308. Es decir, estamos observando sobre todo un ecosistema de circulación rápida en redes, acompañado por una capa periodística significativa.
Este predominio de X/Twitter resulta especialmente relevante para comprender el funcionamiento de una red distribuida. Las plataformas digitales reducen el tiempo necesario para que un encuadre producido en un nodo del ecosistema sea reconocido, reinterpretado y amplificado por otros. Es ahí donde los actores más intensos adquieren una función desproporcionada respecto a su peso institucional: pueden aportar repetición, velocidad y volumen, haciendo que una narrativa compartida aparezca simultáneamente en comunidades y espacios geográficos diferentes.
Figura 5. Composición de la muestra por tipo de medio. X/Twitter representa aproximadamente dos tercios de los registros.
Las coocurrencias permiten detectar zonas de densidad. Abascal aparece junto a VOX en 4.242 registros; Tertsch junto a VOX en 1.021; Iberosfera junto a VOX en 876; Foro Madrid junto a VOX en 479. María Elvira Salazar aparece junto a Foro Madrid en 183. Marco Rubio y Bannon coinciden en 49. Cerimedo y La Derecha Diario, en 34.
Figura 6. Red de coocurrencias. Una línea indica presencia conjunta en un mismo registro; no implica coordinación.
Los verdaderos puentes
Cuando se distingue entre visibilidad y función dentro de la red, algunos actores resultan mucho más relevantes de lo que su volumen de menciones sugiere.
Visibilidad = cuánto aparece un actor en la muestra: número de menciones, presencia mediática, volumen de publicaciones.
Función = qué papel estructural desempeña ese actor dentro de la red. Si logra conectar comunidades, servir de puente entre países, trasladar narrativas de un espacio a otro, aportar tecnología, institucionalizar relaciones, etc. Por ejemplo, Cerimedo tiene solamente 48 registros y Parscale seis, mientras VOX tiene 42.456. Sin embargo, un volumen pequeño no significa necesariamente poca relevancia estructural: Cerimedo puede resultar significativo como puente empresarial y mediático y Parscale como conector tecnológico.
Santiago Abascal conecta VOX, Fundación Disenso, Foro Madrid y CPAC. Hermann Tertsch conecta ese espacio con Bruselas y con actores cubanos. Bannon conecta históricamente la campaña de Trump con sectores de la nueva derecha europea. Los políticos cubanoamericanos conectan el expediente Cuba con la política estadounidense. Cerimedo funciona como operador mediático-regional y como puente empresarial entre América Latina y España.
Parscale ocupa una posición distinta: es un puente tecnológico dentro del ecosistema Trump y de la industria de campañas posterior. Eso cambia la manera de dibujar el mapa. No hay una flecha única que vaya de Bannon a Parscale, de ahí a Cerimedo y a Cuba. Hay varias rutas que se tocan en determinados momentos y se separan en otros.
Cuba como enemigo cohesionador
La Carta de Madrid presenta a Cuba dentro de un antagonista regional junto al Foro de São Paulo y el Grupo de Puebla. Esa formulación permite convertir conflictos políticos muy diferentes en partes de una misma historia, con la idea de que existe una expansión continental del socialismo que debe ser enfrentada mediante una articulación igualmente transnacional.
El mecanismo comunicacional es eficaz porque simplifica. Un debate electoral en España, una campaña presidencial latinoamericana o una discusión sobre Cuba pueden ser narrados con el mismo vocabulario: libertad contra comunismo, democracia contra socialismo, Occidente contra una amenaza regional.
Después, esa narrativa dispone de diferentes vías de circulación: partidos y fundaciones que la producen o legitiman; foros internacionales que conectan dirigentes; medios propios o afines que la convierten en contenido; políticos que la trasladan a parlamentos; y redes sociales que multiplican su alcance.
En ese sentido, Cuba funciona como un nodo narrativo. No porque todos los actores estudiados trabajen específicamente contra Cuba ni porque exista una orden central, sino porque determinados sectores han convertido a la Isla en una referencia útil para cohesionar adversarios distintos bajo una misma categoría política. El adversario compartido cumple así una función de reconocimiento. Permite que actores diferentes sepan rápidamente de qué lado situarse y qué repertorio narrativo activar.
Entonces, ¿qué red encontramos?
La investigación permite descartar, con la evidencia disponible, la explicación más simple y también la más espectacular: no aparece una organización única que coordine jerárquicamente a Bannon, Atlas Network, Heritage, CPAC, VOX, Disenso, Parscale, Cerimedo y los actores del clúster Cuba.
Pero tampoco estamos ante una simple coincidencia ideológica. Existen relaciones institucionales documentadas: VOX-Disenso-Foro Madrid; VOX-CPAC; Bannon-VOX en el plano político; Tertsch-Rosa María Payá y otros en el Parlamento Europeo; Cerimedo-La Derecha Diario en el plano empresarial-mediático; y el núcleo histórico Bannon-Parscale-Cambridge Analytica dentro del universo MAGA.
El modelo que mejor explica el conjunto es el de un ecosistema distribuido compuesto por redes parcialmente conectadas. Su fuerza no depende necesariamente de un centro único, sino de la capacidad de hacer circular ideas, dirigentes, tecnologías, medios y marcos interpretativos entre Estados Unidos, Europa y América Latina. Depende, también, de algo menos visible: una fuerte cohesión ideológica que permite que numerosos actores periféricos, especialmente los más intensos del ecosistema digital, reconozcan rápidamente un adversario común y se movilicen sin esperar una instrucción central.
En ese modelo, la ideología no es solamente un elemento de identidad, Funciona también como protocolo de reconocimiento y activación.
Esta cuarta entrega amplía así la pregunta inicial de la serie. Fernando Cerimedo sigue siendo importante, pero no es el centro de la maquinaria. Es una pieza dentro de una infraestructura más grande, desigual, distribuida y flexible. Y precisamente esa flexibilidad puede ser una de sus principales ventajas: cuando una narrativa cruza fronteras, deja de parecer importada. En Madrid puede hablar el lenguaje de la Iberosfera; en Miami, el del anticomunismo cubanoamericano; en Bruselas, el de los derechos humanos y la institucionalidad europea; en América Latina, el de cada disputa nacional.
El resultado no es una voz única ni una cadena de mando fácilmente identificable. Es algo más difícil de rastrear; una red integrada por muchas voces, procedentes de nodos diferentes y con grados distintos de autonomía, capaces de contar, con acentos diferentes, una historia política sorprendentemente parecida.
Nota metodológica
La muestra comprende 59.033 registros entre 2022 y el 13 de septiembre de 2026. La unidad de análisis son las menciones que se identificaron en título y etiquetas. La muestra fue prefiltrada sobre Cuba y actores seleccionados; por ello, los conteos describen su estructura interna en torno a actores relacionados con el caso Cerimedo.








