Brad Parscale, il pezzo che mancava

Osservatorio dei Media di Cubadebate

Le due puntate precedenti dell’Osservatorio dei Media di Cubadebate hanno seguito le tracce di Fernando Cerimedo. La prima ha ricostruito la sua base societaria a Miami e il circuito di pressione che lo ha collegato, attraverso Damián Merlo e la società Latin America Advisory Group, con uffici del Congresso, del Dipartimento di Stato e dell’entourage di Marco Rubio. La seconda ha esaminato l’altra estremità del processo: come ogni paese ha incorporato l’ideologia MAGA nel proprio conflitto nazionale, quando l’operazione è esplosa nella conversazione pubblica latinoamericana attraverso Cerimedo.

Rimaneva un pezzo da aprire. In quel primo lavoro apparve, quasi di sfuggita, un nome statunitense: Brad Parscale, ex capo della campagna di Donald Trump e socio tecnologico di Cerimedo in America Latina. Questa terza puntata è dedicata a lui, perché la sua traiettoria permette di rispondere a una domanda che le due precedenti avevano lasciato aperta: se Cerimedo ha comprato accesso politico a Miami e Washington, da dove proveniva la tecnologia con cui lavorava?

La risposta che offrono i documenti è scomoda per quanto prosaica. Non c’è una cospirazione con organigramma segreto. C’è un affare: un fornitore che ha impacchettato software, database e reputazione politica e li ha venduti, con la stessa logica commerciale, a candidati conservatori USA, a campagne latinoamericane e a un ministero straniero.

Chi è Brad Parscale? Imprenditore statunitense. Fino al 2015 dirigeva a San Antonio, Texas, una piccola società di web design, Giles-Parscale. È stato a capo dell’operazione digitale della campagna di Donald Trump nel 2016 e capo della campagna per la rielezione del 2020. Oggi vende piattaforme tecnologiche per campagne politiche e opera, attraverso la sua azienda Clock Tower X, come agente straniero registrato.

Metodologia: cosa misura questo lavoro e cosa no

Questo articolo incrocia due tipi di materiale. Il primo è un database quantitativo: 2925 pubblicazioni di pagine pubbliche di Facebook che menzionano Brad Parscale tra il 2016 e il 2026, depurato per escludere omonimi e menzioni incidentali, con 2809571 azioni accumulate — commenti, reazioni e condivisioni —. Su questa base sono state misurate due cose: il volume annuale di pubblicazioni e interazioni, e la frequenza di co-menzioni, cioè quante volte ogni attore appare nominato nella stessa pubblicazione di Parscale, per osservare le sue associazioni con il potere statunitense e la rete di Cerimedo.

Il secondo materiale sono fonti documentali: i fascicoli del Foreign Agents Registration Act (FARA) del Dipartimento di Giustizia statunitense — in particolare il registro 7649, di Clock Tower X LLC, e il 6898, del Latin America Advisory Group —, insieme a servizi giornalistici d’inchiesta di The New York Times, Associated Press, Bloomberg, ProPublica, Drop Site News, El País de Bolivia, il giornale Tiempo dell’Honduras e altri.

Cos’è il FARA? Il Foreign Agents Registration Act obbliga persone e società che agiscono negli USA per conto di governi o entità straniere a dichiarare clienti, contratti, attività e pagamenti. Essere registrati ai sensi del FARA non è un reato né implica spionaggio: è un meccanismo di trasparenza. Il suo valore giornalistico sta nel fatto che lascia una traccia documentale verificabile, firmata e datata.

Un avvertimento necessario, lo stesso che abbiamo applicato in tutta la serie. Il conteggio delle menzioni non è un’analisi del sentiment: misura presenza e associazione di nomi, non adesione né rifiuto. Molte delle pubblicazioni che menzionano Parscale lo criticano.

Sono state applicate le tre categorie di evidenza che usa questo Osservatorio: dimostrato (fonte primaria diretta), contestuale o dedotto (coincidenze consistenti senza prova bilaterale) e non corroborato (accuse senza riscontro indipendente). Nel grafico annuale, i valori del 2020 e i totali sono quelli riportati esplicitamente nel database; il resto della serie annuale riproduce la distribuzione di quella stessa fonte e va letto come approssimativo.

Dieci anni compressi in un solo anno

La prima lettura del campione rivela un modello chiaro: la visibilità pubblica di Parscale non è cresciuta in modo sostenuto, ma si è concentrata quasi completamente nel 2020, l’anno in cui ha diretto la campagna per la rielezione di Trump e in cui la sua carriera politica è crollata.

Quell’unico anno concentra 1616 pubblicazioni, il 55,2% dell’intero campione di un decennio, e circa 1,5 milioni di interazioni. All’interno del 2020, i due picchi sono eloquenti: il maggior volume di pubblicazioni si è registrato a settembre — il mese della sua crisi personale — e il maggior volume di interazioni a luglio, quando Trump lo ha sollevato dalla guida della sua campagna.

Tabella 1. Metriche del corpus di Facebook, 2016-2026.

Indicatore

Valore Lettura
Pubblicazioni analizzate 2.925

Base depurata da omonimi e menzioni incidentali

Interazioni accumulate

2.809.571

Commenti, reazioni e condivisioni

Anno di maggior volume

2020 (1.616)

55,2% del campione in un solo anno

Mese di maggior volume Settembre 2020 (619)

Coincide con la sua ospedalizzazione e crisi personale

Mese di maggior interazione Luglio 2020 (501.164)

Coincide con il suo avvicendamento con Bill Stepien

Tra il 2021 e il 2024 la curva quasi scompare, il che significa che Brad Parscale esce dall’occhio del pubblico. E risale, moderatamente, nel 2025 e 2026, quando vengono resi noti i suoi contratti con lo Stato di Israele e la sua alleanza latinoamericana con Fernando Cerimedo.

Qui conviene ripetere la distinzione che abbiamo già usato nella seconda puntata, perché vale anche per Parscale: visibilità non è attività. I quattro anni di silenzio su Facebook non sono di inattività; sono, precisamente, gli anni in cui ha ricostruito la sua attività lontano dai riflettori. La curva misura quando si è parlato di lui, non quando ha lavorato.

L’orbita di un solo nome

La seconda misurazione è più rivelatrice della prima. Se si conta con quali altri attori Parscale appare nominato in quelle 2925 pubblicazioni, il risultato è enormemente asimmetrico.

Donald Trump e la sua famiglia appaiono in 2635 pubblicazioni: il 90% del campione. Il dato non è aneddotico: indica che l’esistenza pubblica di Parscale è interamente derivata dal potere statunitense. Non si parla di lui per i suoi prodotti, ma per il suo legame con una famiglia. Quel legame è, allo stesso tempo, il suo principale asset commerciale: ciò che vende non è solo software, è la promessa che quel software ha vinto un’elezione presidenziale.

A grande distanza seguono il Partito Repubblicano (310) e Bill Stepien (284).

Chi è Bill Stepien? Nella campagna di Trump del 2016, è stato direttore nazionale del campo (national field director), mentre Parscale dirigeva l’operazione digitale. Cioè, entrambi appartenevano allo stesso ecosistema elettorale, ma svolgevano funzioni diverse. Dopo la vittoria di Trump, Stepien è entrato alla Casa Bianca come direttore degli Affari Politici, incarico che ha ricoperto tra il 2017 e il 2018. In seguito è tornato nella struttura elettorale di Trump. Nel maggio 2020 accadde qualcosa di particolarmente significativo: Parscale, allora campaign manager, annunciò la promozione di Stepien a deputy campaign manager. Ma meno di due mesi dopo la gerarchia si invertì. Il 15 luglio 2020 Trump destituì Parscale come campaign manager e mise Stepien al suo posto. Parscale rimase inizialmente come senior adviser incaricato delle aree digitale e dei dati.

C’è un secondo riscontro nello stesso grafico. Il Governo di Israele appare in 90 pubblicazioni; Fernando Cerimedo, in appena 16.

Cioè, il cliente statale del Medio Oriente ha quasi sei volte più presenza pubblica del socio latinoamericano. Detto in altro modo: l’operazione latinoamericana è la parte meno visibile del suo affare, e proprio per questo la meno scrutinata. Cambridge Analytica, la società che nel 2018 protagonizzò il più grande scandalo mondiale su dati ed elezioni, appare solo 15 volte.

Dal “fontanaro della campagna” al proprietario della macchina

Per capire cosa è stato venduto in America Latina bisogna soffermarsi su cosa è stato costruito prima negli USA.

Il rapporto iniziò essendo strettamente commerciale e privato. Nel 2010, l’azienda Giles-Parscale ottenne il contratto per sviluppare siti web immobiliari dei marchi della famiglia Trump. Il “Giles” della società deriva da Jill Giles, una designer e specialista in branding (identità di campagna) di San Antonio, Texas, che fu socia di Brad Parscale. Non è un secondo cognome di Parscale né un’azienda della sua famiglia.

Quel rapporto di fornitore — anteriore di diversi anni a qualsiasi funzione politica — fu quello che gli aprì l’accesso all’allora candidato repubblicano. Nel dicembre 2015, quando l’infrastruttura digitale della campagna primaria fallì, i consiglieri politici proposero di sostituirlo, ma la decisione fu bloccata da Michael Glassner, un veterano stratega e operatore politico repubblicano USA, e da membri della famiglia Trump: lo consideravano parte della cerchia ristretta.

Nel 2016 il suo apporto non fu strategico né scientifico, ma operativo. Da un quartier generale a San Antonio battezzato Project Alamo, coordinò l’acquisto massiccio di pubblicità digitale a basso costo, la segmentazione degli annunci e la raccolta di microdonazioni via digitale. Lui stesso si descrisse come “il fontanaro della campagna”, e riassunse il suo metodo in una frase che divenne celebre: “Twitter fu il modo in cui Trump parlò alla gente, ma Facebook fu il veicolo con cui vinse”.

Conviene sottolineare di cosa era fatta quell’operazione, perché smonta il mito del genio solitario: il database degli elettori fu fornito dal Comitato Nazionale Repubblicano; Cambridge Analytica dispiegò 13 specialisti sotto la sua supervisione; e Facebook incastonò personale tecnico proprio negli uffici della campagna per fornire supporto quotidiano. La direzione politica era nelle mani di Jared Kushner, genero di Trump, e di Steve Bannon, capo della campagna e colui che collega Parscale a Cambridge Analytica.

Microsegmentazione e “dark posts”. Segmentare significa dividere la popolazione in piccoli gruppi in base all’età, all’ubicazione, ai consumi o agli interessi, e inviare a ciascun gruppo un messaggio diverso. Un dark post è un annuncio che vede solo il gruppo scelto e che non viene pubblicato nel muro dell’inserzionista: nessuno al di fuori di quel gruppo sa che esiste. Servizi di Bloomberg e The Washington Post documentarono che la campagna del 2016 usò quel formato non per convincere, ma per demobilizzare: generare frustrazione e apatia negli elettori che potevano propendere per Hillary Clinton.

Lo stesso Parscale negò sempre di aver usato la psicografia — la tecnica di profilazione psicologica promossa da Cambridge Analytica — e la liquidò dicendo che era la stessa cosa che si faceva già nel marketing commerciale, “solo con nomi più sofisticati”.

La psicografia era precisamente una delle grandi promesse commerciali di Cambridge Analytica e del suo allora amministratore delegato, Alexander Nix: costruire profili psicologici degli elettori — frequentemente associati al modello di personalità OCEAN — e adattare il messaggio politico in base a tratti come apertura, responsabilità, estroversione, amabilità o nevrosi. Nix presentava quella capacità come un vantaggio distintivo rispetto alla segmentazione politica convenzionale: non bastava sapere chi fosse l’elettore o cosa avesse votato in precedenza; l’aspirazione era dedurre che tipo di personalità avesse e formulare il messaggio in modo che risultasse psicologicamente più persuasivo.

Parscale sostenne una versione molto diversa. Nella sua intervista con Lesley Stahl per 60 Minutes, trasmessa originariamente l’8 ottobre 2017, la CBS spiegò che Cambridge Analytica utilizzava la psicografia per indirizzare messaggi diversi a seconda della personalità del destinatario. Parscale rispose che la campagna non aveva utilizzato quella tecnica perché, semplicemente, non credeva che funzionasse. Stahl gli chiese espressamente se l’avesse rifiutata perché la considerava manipolatoria o sinistra; Parscale rispose che non la considerava sinistra, ma inefficace: “I just don’t think it works” (Semplicemente non credo che funzioni).

Questa negativa non significa, tuttavia, che Parscale rifiutasse la segmentazione intensiva degli elettori. Al contrario. Nella stessa intervista mostra come il suo team potesse inviare annunci praticamente identici con modifiche di messaggio, colore, oggetto o creatività a pubblici diversi e verificare quali reagissero meglio. Spiegava, per esempio, che due vicini della stessa strada potevano ricevere annunci diversi perché uno era stato classificato all’interno di un pubblico interessato a tasse e l’altro all’interno di un pubblico preoccupato per l’energia o le infrastrutture.

Cioè, Parscale rifiutava l’etichetta e la pretesa scientifica specifica della psicografia, non la logica generale di identificare differenze tra individui e adattare i messaggi ad esse.

Per Parscale la vittoria del 2016 moltiplicò la scala del suo affare: la sua società canalizzò più di 170 milioni di $ del budget elettorale attraverso strutture opache come Red State Data & Digital. Nel 2018 fu nominato capo della campagna per la rielezione e dichiarò: “Il vecchio Partito Repubblicano è scomparso; ora è il partito di Trump”.

Il crollo di Parscale cominciò a diventare visibile nel giugno 2020, con il comizio di Trump a Tulsa, Oklahoma, concepito come il grande ritorno del presidente agli eventi di massa dopo mesi di restrizioni per la pandemia. Nei giorni precedenti, Parscale sollevò straordinariamente le aspettative: annunciò pubblicamente che la campagna aveva ricevuto più di un milione di richieste di biglietti e Trump parlò di un’affluenza record.

L’organizzazione preparò persino un palco esterno per un secondo intervento davanti alla folla che, presumibilmente, non sarebbe potuta entrare nel BOK Center, un impianto con capacità vicina alle 19000 persone. La realtà fu molto diversa: il corpo dei vigili del fuoco di Tulsa contò meno di 6200 presenti e ampie zone delle gradinate rimasero vuote; l’evento esterno dovette essere cancellato. The Washington Post definì in seguito l’episodio, secondo gli stessi parametri stabiliti dalla campagna, una “debacle”.

Fu un fallimento di modellazione dei dati trasformato in umiliazione pubblica. Il 15 luglio, Trump lo destituì. Il 27 settembre, dopo una chiamata d’emergenza della moglie per violenza domestica, la polizia di Fort Lauderdale, in Florida, intervenne e fu ricoverato in un centro ospedaliero per valutazione psicologica. Quella crisi personale — che spiega il picco di settembre nella Figura 1 — lo allontanò definitivamente dalla campagna.

Ciò che è decisivo è ciò che venne dopo. Parscale non tornò come consulente: tornò come produttore. Il suo prodotto, Campaign Nucleus, cominciò a essere venduto come un sistema integrato che riunisce invio automatizzato di email, analisi del sentiment sui social, identificazione predittiva di elettori persuadibili e generazione massiccia di contenuti e pagine web mediante intelligenza artificiale, con un argomento commerciale calibrato per la sua clientela: indipendenza dalle grandi piattaforme e protezione contro la “cancellazione”.

Nel 2024, registri federali mostrarono pagamenti superiori a 2,2 milioni di $ a Nucleus da parte di comitati di azione politica repubblicani.

Lo spostamento costituisce uno dei riscontri centrali di questa evoluzione: Parscale passò da fornire un servizio dipendente da piattaforme altrui a cercare di diventare proprietario dell’infrastruttura da cui si dirige la campagna.

Nel 2016, il suo vantaggio competitivo consisteva fondamentalmente nel saper sfruttare meglio di altri quegli strumenti che appartenevano a terzi. Facebook forniva la piattaforma pubblicitaria e i suoi meccanismi di segmentazione; il Comitato Nazionale Repubblicano (RNC) forniva una parte sostanziale dei dati elettorali; Cambridge Analytica e altri fornitori offrivano servizi di analisi e modellizzazione; aziende esterne fornivano software, database e strumenti di comunicazione. Parscale integrava questi pezzi, amministrava enormi budget pubblicitari e trasformava i dati disponibili in pubblici, annunci, raccolta di fondi e mobilitazione. Era un operatore straordinariamente importante, ma operava su infrastrutture che non controllava.

Campaign Nucleus rappresenta un cambio di modello. Parscale non si presenta più semplicemente come il consulente capace di comprare meglio la pubblicità su Facebook o combinare dati provenienti da diversi fornitori, ma come il fondatore di una piattaforma SaaS (Software as a Service) che pretende di concentrare all’interno di uno stesso ecosistema funzioni tradizionalmente disperse tra numerosi appaltatori: gestione dei contatti, pagine web, email, SMS, fundraising (raccolta fondi), analisi dei dati, identificazione e segmentazione degli elettori e, successivamente, strumenti di intelligenza artificiale.

Associated Press descrisse precisamente Campaign Nucleus come una sorta di “one-stop shop” (negozio dove si trova tutto in un unico posto) che cerca di automatizzare compiti che prima svolgevano lavoratori, volontari e diversi fornitori di campagna.

Per questo Parscale non abbandonò il modello che lo portò al successo nel 2016; cercò di internalizzarlo. Se allora il suo potere derivava dal saper utilizzare meglio dei suoi avversari le piattaforme altrui, con Campaign Nucleus cercò che candidati e organizzazioni dovessero utilizzare la sua. Il salto fu da operatore digitale a proprietario dell’infrastruttura politica principale per la disinformazione delle reti della destra.

Il braccio latinoamericano: cosa apporta ciascun socio

Quell’infrastruttura è quella che arrivò in America Latina. L’alleanza con Fernando Cerimedo divenne pubblica nel dicembre 2025, quando il giornale Tiempo dell’Honduras dettagliò la cooperazione tra i due. La descrizione più nitida la diede lo stesso Cerimedo, per iscritto, al New York Times: “Brad ha montato tutta l’infrastruttura con cui lavoro”.

La ripartizione delle funzioni è da manuale. Parscale apportava l’ingegneria: supporto software, licenze di Campaign Nucleus e dello strumento di monitoraggio EyesOver, la metodologia di segmentazione predittiva e il prestigio del marchio Trump. Cerimedo apportava il terreno: conoscenza politica locale, una rete propria di media di destra — La Derecha Diario e i suoi satelliti, tra cui UHNPlus, sostenuto quest’ultimo da rabbiosi anticomunisti cubani — e capacità di esecuzione.

C’è inoltre una traccia finanziaria. Allegati presentati al registro FARA, riportati da media come realpolitik e Informador Público, mostrano che la campagna di Clock Tower X per lo Stato di Israele ha subappaltato operazioni in Argentina e nella regione e ha trasferito pagamenti combinati per 702002,50 $ a società associate a Cerimedo, con la dicitura di produzione di contenuti globali. È un dato che merita di essere letto due volte: denaro di un contratto di diplomazia pubblica di Israele che finanzia produzione di contenuti nel Cono Sud.

Ora, il rigore obbliga a distinguere con precisione i livelli di prova paese per paese.

Tabella 2. Presenza di Parscale in America Latina e livello di evidenza.

Paese

Cosa stabiliscono le fonti

Categoria

Honduras

Ha fornito infrastruttura e consulenza remota diretta al team del candidato Nasry Asfura (The New York Times, dicembre 2025) Dimostrato

Bolivia

Consulenza tecnologica alla campagna di Rodrigo Paz e viaggi di coordinamento; è stato riportato lo spiegamento di “mini fattorie di bot” (El País de Bolivia)

Dimostrato

Argentina Il registro FARA 6898 del LAAG dichiara la collaborazione della società di consulenza Numen nella campagna presidenziale di Milei nel 2023

Documentato nel registro ufficiale

Brasile Denunce della Polizia Federale e servizi giornalistici su disinformazione elettorale attribuita a Cerimedo

Parscale appare in rassegne stampa come fornitore tecnico.

Progetto 545: quando l’obiettivo smette di essere l’elettore

Uno dei documenti più rilevanti di tutto il fascicolo non ha a che fare con l’America Latina. Nel settembre 2025, la società di Parscale, Clock Tower X LLC, si registrò formalmente presso il Dipartimento di Giustizia — numero 7649 — come agente straniero della Repubblica di Israele, agendo come subappaltatore del gigante pubblicitario Havas Media.

Il contratto, inizialmente di 6 milioni di $ e ampliato a 9 milioni mediante un allegato del 26 dicembre 2025, corrisponde a una campagna digitale denominata Progetto 545, diretta operativamente dal capo di gabinetto del Ministero degli Affari Esteri israeliano, Eran Shayovich. I suoi obiettivi sono scritti nel fascicolo: almeno 100 pezzi di contenuto mensili, l’80% destinati ai giovani su TikTok, Instagram e YouTube, e 50 milioni di impressioni al mese.

Fin qui, si tratterebbe di una campagna di diplomazia pubblica aggressiva, ma convenzionale. Ciò che è veramente nuovo è il meccanismo.

Il contratto prevede la creazione di un ecosistema di portali informativi di facciata — tra cui Factsignal.org, Cognitura e il portale video “Allies for Peace” — che non si presentano per ciò che sono: pezzi di una campagna pagata dallo Stato di Israele. In questi siti viene pubblicato contenuto ottimizzato con strumenti avanzati di posizionamento nei motori di ricerca e intelligenza artificiale.

Cos’è un “rastrellatore” o scraper? I motori di ricerca e i sistemi di intelligenza artificiale non conoscono il mondo: leggono internet. Programmi automatici chiamati rastrellatori percorrono milioni di pagine e le incorporano come fonti, sia per rispondere alle ricerche sia per addestrare i modelli, cioè per insegnare loro cosa si dice su ciascun tema. Se qualcuno fabbrica in massa testi ben strutturati su un argomento, aumenta la probabilità che quei testi vengano raccolti e ripetuti.

Questo è esattamente lo scopo descritto da report specializzati come Drop Site News e il Quincy Institute, che hanno collocato questi siti in relazione a un contratto maggiore, di 46,5 milioni di $: generare un volume massiccio di testi favorevoli a una delle parti affinché vengano indicizzati dai motori di ricerca e assorbiti dai sistemi di intelligenza artificiale — ChatGPT, Claude, Gemini o Perplexity —. Ciò permette che, di fronte a una domanda sul conflitto a Gaza, la risposta predefinita incorpori quella versione.

Qui sta il salto qualitativo di tutta questa storia.

Nel 2016 l’obiettivo era l’elettore: convincerlo o demobilizzarlo. Nel 2026 l’obiettivo è la fonte: il materiale da cui apprendono le macchine che milioni di persone consultano come se fossero neutrali. Non si tratta più di vincere una discussione, ma di scrivere il dizionario con cui la discussione si svolgerà.

Dall’imperialismo culturale all’assolutismo culturale

La seconda puntata di questa serie si è basata sul lavoro di Olga Rosa González Martín e Hilda Saladrigas Medina, del Centro di Studi Emisferici e sugli USA dell’Università dell’Avana, e sulla loro nozione di assolutismo culturale: una fase in cui non si esportano più prodotti culturali, ma si colonizzano le cornici con cui una società interpreta la realtà. A differenza dell’imperialismo culturale classico — dove si distingue con nitidezza un centro che produce e una periferia che riceve —, qui la periferia riproduce, adatta e legittima da sola i codici del centro.

Il caso Parscale aggiunge a questa ipotesi lo strato materiale. Se la seconda puntata ha mostrato che uno stesso repertorio politico poteva parlare con accento argentino, boliviano o honduregno, questa mostra chi fabbrica e affitta gli strumenti con cui quel repertorio circola: il software, i database di contatti, i sistemi di segmentazione, il monitoraggio, la generazione automatizzata di contenuti.

L’assolutismo culturale non ha bisogno di un ufficio in ogni paese. Ha bisogno di un fornitore, clienti locali che traducano e uno strato tecnico comune. L’ideologia viaggia in fattura.

Tre conseguenze si desumono dalla documentazione esaminata.

La prima è che l’infrastruttura è indifferente al contenuto. La stessa azienda che fornisce strumenti a candidati conservatori negli USA li affitta a una campagna honduregna e fattura a un ministero straniero. La causa ideologica fornisce clienti. E quella linea dottrinale è proprio ciò che la rende esportabile in qualsiasi scenario nazionale.

La seconda è che il potere si è spostato dalla piattaforma al fornitore. Nel 2016, Parscale dipendeva completamente da Facebook. Nel 2026 possiede i propri sistemi, i propri database e contatti, oltre ai propri portali di pubblicazione. Quando qualcuno è proprietario dell’infrastruttura, cessa di essere soggetto alle regole di moderazione delle piattaforme.

La terza è la più importante per il lettore cubano e latinoamericano. Come abbiamo avvertito nella prima puntata di questa serie, Miami e Washington non sono la periferia di queste operazioni: sono uno dei loro centri. La traiettoria di Parscale conferma che quel centro non fornisce solo accesso politico e lobbying, ma anche la tecnologia e il metodo. E che esiste un mercato, pienamente legale e registrato, dove entrambe le cose vengono vendute.

Ciò che i dati non permettono di affermare

Questo Osservatorio ha sostenuto in tutte e tre le puntate che la forza di un’indagine sta tanto in ciò che prova quanto in ciò che si rifiuta di affermare senza prove.

I documenti non dimostrano che Brad Parscale abbia diretto personalmente operazioni quotidiane a Buenos Aires, La Paz o Tegucigalpa. Non dimostrano una causalità diretta tra gli strumenti venduti e l’esito di alcuna elezione: stabilirlo richiederebbe accesso a database di segmentazione effettivi, registri di server, codici sorgente e contratti privati che non fanno parte dei fascicoli pubblici.

Ciò che i documenti stabiliscono è sufficientemente significativo, e non richiede alcuna esagerazione: esiste una società USA che vende infrastruttura di influenza politica, che l’ha venduta simultaneamente a campagne latinoamericane e a Israele, e che nel suo contratto più recente si propone esplicitamente di plasmare ciò che i motori di ricerca e i sistemi di intelligenza artificiale rispondono su un conflitto in corso.

Conclusioni

La serie su Cerimedo ha cominciato chiedendosi come un consulente argentino sia arrivato negli uffici del potere a Washington. Termina, provvisoriamente, in un luogo diverso da quello che ci si aspettava: non in una cospirazione, ma in un catalogo di prodotti.

Brad Parscale rappresenta la professionalizzazione di un mestiere. Ha trasformato la sua vicinanza a una famiglia presidenziale in un marchio; quel marchio in un prodotto software; e quel prodotto in un servizio esportabile che oggi fattura a governi. Il database digitale lo conferma con crudezza: il 90% delle pubblicazioni che lo menzionano lo fanno insieme a Trump.

Per l’America Latina, la lezione è concreta. Le campagne della nuova destra regionale non improvvisano i loro strumenti: li affittano, e li affittano da un fornitore situato negli USA che lavora anche per Israele. Quando Cerimedo disse “Brad ha montato tutta l’infrastruttura con cui lavoro”, descrisse con esattezza la divisione internazionale del lavoro politico: l’ingegneria al nord, l’esecuzione e il volto locale al sud.

E per il dibattito pubblico in generale, c’è un avvertimento che supera qualsiasi paese. Per vent’anni abbiamo discusso se le reti sociali manipolassero gli elettori. Il fascicolo del Progetto 545 mostra che la disputa si è spostata di un gradino più in alto: verso le fonti da cui apprendono i sistemi che sempre più persone usano per informarsi. Se l’imperialismo culturale spiegava come viaggiano le idee, e l’assolutismo culturale come smettono di sembrare importate, questa terza puntata indica una fase aggiuntiva: quella in cui le idee non hanno più bisogno di convincere nessuno, perché arrivano incorporate nella risposta di una macchina che si presume imparziale.

(Questo lavoro è la terza puntata dell’indagine dell’Osservatorio dei Media di Cubadebate sulla transnazionalizzazione delle operazioni della destra, con un nucleo negli USA. Le due precedenti — “Come ha costruito Fernando Cerimedo un ponte tra Miami e il potere politico di Washington?” (24 agosto 2026) e “Cerimedo: quando MAGA diventa locale” (1 settembre 2026) — sono disponibili in questa stessa sezione.)


Brad Parscale, la pieza que faltaba

Por: Observatorio de Medios de Cubadebate

 

Las dos entregas anteriores del Observatorio de Medios de Cubadebate siguieron el rastro de Fernando Cerimedo. La primera reconstruyó su base societaria en Miami y el circuito de cabildeo que lo conectó, a través de Damián Merlo y la firma Latin America Advisory Group, con oficinas del Congreso, del Departamento de Estado y del entorno de Marco Rubio. La segunda examinó el otro extremo del proceso: cómo cada país incorporó la ideología MAGA a su propio conflicto nacional, cuando la operación estalló en la conversación pública latinoamericana vía Ceremido.

Quedaba una pieza sin abrir. En aquel primer trabajo apareció, casi al pasar, un nombre estadounidense: Brad Parscale, exjefe de campaña de Donald Trump y socio tecnológico de Cerimedo en América Latina. Esta tercera entrega se dedica a él, porque su trayectoria permite responder una pregunta que las dos anteriores dejaron planteada: si Cerimedo compró acceso político en Miami y Washington, ¿de dónde salió la tecnología con la que trabajaba?

La respuesta que ofrecen los documentos es incómoda por lo prosaica. No hay una conspiración con organigrama secreto. Hay un negocio: un proveedor que empaquetó software, bases de datos y reputación política y los vendió, con la misma lógica comercial, a candidatos conservadores estadounidenses, a campañas latinoamericanas y a un ministerio extranjero.

¿Quién es Brad Parscale? Empresario estadounidense. Hasta 2015 dirigía en San Antonio, Texas, una pequeña firma de diseño web, Giles-Parscale. Estuvo al frente de la operación digital de la campaña de Donald Trump en 2016 y jefe de la campaña de reelección de 2020. Hoy vende plataformas tecnológicas para campañas políticas y opera, a través de su empresa Clock Tower X, como agente extranjero registrado.

Metodología: qué mide este trabajo y qué no

Este artículo cruza dos tipos de material. El primero es una base de datos cuantitativa: 2.925 publicaciones de páginas públicas de Facebook que mencionan a Brad Parscale entre 2016 y 2026, depurado para excluir homónimos y menciones incidentales, con 2.809.571 acciones acumuladas —comentarios, reacciones y compartidos—. Sobre esa base se midieron dos cosas: el volumen anual de publicaciones e interacciones, y la frecuencia de co-menciones, es decir, cuántas veces cada actor aparece nombrado en la misma publicación que Parscale, para observar sus asociaciones con el poder estadounidense y la red de Cerimedo.

El segundo material son fuentes documentales: los expedientes de la Ley de Registro de Agentes Extranjeros (FARA) del Departamento de Justicia estadounidense —en particular el registro 7649, de Clock Tower X LLC, y el 6898, del Latin America Advisory Group—, junto con reportajes de investigación de The New York Times, Associated Press, Bloomberg, ProPublica, Drop Site News, El País de Bolivia, el diario Tiempo de Honduras y otros.

¿Qué es FARA? La Ley de Registro de Agentes Extranjeros obliga a personas y firmas que actúan en Estados Unidos por cuenta de gobiernos o entidades extranjeras a declarar clientes, contratos, actividades y pagos. Estar registrado bajo FARA no es un delito ni implica espionaje: es un mecanismo de transparencia. Su valor periodístico está en que deja una huella documental verificable, firmada y fechada.

Una advertencia necesaria, la misma que hemos aplicado en toda la serie. El conteo de menciones no es un análisis de sentimiento: mide presencia y asociación de nombres, no adhesión ni rechazo. Muchas de las publicaciones que mencionan a Parscale lo critican.

Se aplicaron las tres categorías de evidencia que usa este Observatorio: demostrado (fuente primaria directa), contextual o inferido (coincidencias consistentes sin prueba bilateral) y no corroborado (acusaciones sin respaldo independiente). En el gráfico anual, los valores de 2020 y los totales son los consignados de forma explícita en la base de datos; el resto de la serie anual reproduce la distribución de esa misma fuente y debe leerse como aproximada.

Diez años comprimidos en un solo año

La primera lectura de la muestra arroja un patrón claro: la visibilidad pública de Parscale no creció de manera sostenida, sino que se concentró casi por completo en 2020, el año en que dirigió la campaña de reelección de Trump y en que su carrera política se derrumbó.

Figura 1.

Ese único año concentra 1.616 publicaciones, el 55,2 % de toda la muestra de una década, y alrededor de 1,5 millones de interacciones. Dentro de 2020, los dos picos son elocuentes: el mayor volumen de publicaciones se registró en septiembre —el mes de su crisis personal— y el mayor volumen de interacción en julio, cuando Trump lo relevó de la jefatura de su campaña.

Tabla 1. Métricas del corpus de Facebook, 2016-2026.

Indicador      Valor   Lectura

Publicaciones analizadas     2.925  Base depurada de homónimos y menciones incidentales

Interacciones acumuladas   2.809.571     Comentarios, reacciones y compartidos

Año de mayor volumen       2020 (1.616) 55,2 % de la muestra en un solo año

Mes de mayor volumen      Septiembre de 2020 (619)  Coincide con su hospitalización y crisis personal

Mes de mayor interacción   Julio de 2020 (501.164)     Coincide con su relevo por Bill Stepien

Entre 2021 y 2024 la curva casi desaparece, lo que significa que Brad Parscale sale del ojo público. Y vuelve a subir, moderadamente, en 2025 y 2026, cuando se divulgan sus contratos con el Estado de Israel y su alianza latinoamericana con Fernando Cerimedo.

Aquí conviene repetir la distinción que ya usamos en la segunda entrega, porque vale igual para Parscale: visibilidad no es actividad. Los cuatro años de silencio en Facebook no son de inactividad; son, precisamente, los años en que reconstruyó su negocio lejos de los reflectores. La curva mide cuándo se habló de él, no cuándo trabajó.

La órbita de un solo nombre

La segunda medición es más reveladora que la primera. Si se cuenta con qué otros actores aparece nombrado Parscale en esas 2.925 publicaciones, el resultado es abrumadoramente asimétrico.

Figura 2. Frecuencia de co-menciones, 2016-2026. Elaboración propia a partir del informe base.

Donald Trump y su familia aparecen en 2.635 publicaciones: el 90 % de la muestra. El dato no es anecdótico: indica que la existencia pública de Parscale es enteramente derivada del poder estadounidense. No se habla de él por sus productos, sino por su vínculo con una familia. Ese vínculo es, a la vez, su principal activo comercial: lo que vende no es solo software, es la promesa de que ese software ganó una elección presidencial.

A enorme distancia siguen el Partido Republicano (310) y Bill Stepien (284).

¿Quién es Bill Stepien? En la campaña de Trump de 2016, fue director nacional de campo (national field director), mientras Parscale dirigía la operación digital. Es decir, ambos pertenecían al mismo ecosistema electoral, pero cumplían funciones diferentes. Fox News Después de la victoria de Trump, Stepien entró en la Casa Blanca como director de Asuntos Políticos, cargo que desempeñó entre 2017 y 2018. Más tarde regresó a la estructura electoral de Trump. En mayo de 2020 ocurrió algo particularmente significativo: Parscale, entonces campaign manager, anunció la promoción de Stepien a deputy campaign manager. Pero menos de dos meses después se invirtió la jerarquía. El 15 de julio de 2020 Trump destituyó a Parscale como campaign manager y colocó a Stepien en su lugar. Parscale permaneció inicialmente como senior adviser encargado de las áreas digital y de datos.

Hay un segundo hallazgo en la misma gráfica. El Gobierno de Israel aparece en 90 publicaciones; Fernando Cerimedo, en apenas 16.

Es decir, el cliente estatal de Medio Oriente tiene casi seis veces más presencia pública que el socio latinoamericano. Dicho de otro modo: la operación latinoamericana es la parte menos visible de su negocio, y por eso mismo la menos escrutada. Cambridge Analytica, la firma que en 2018 protagonizó el mayor escándalo mundial sobre datos y elecciones, aparece solo 15 veces.

Del «fontanero de la campaña» al dueño de la máquina

Para entender qué se vendió en América Latina hay que detenerse en qué se construyó antes en Estados Unidos.

Figura 3. Hitos documentados, 2010-2026. Elaboración propia.

La relación comenzó siendo estrictamente comercial y privada. En 2010, la empresa Giles-Parscale obtuvo el contrato para desarrollar sitios web inmobiliarios de las marcas de la familia Trump. El “Giles” de la compañía procede de Jill Giles, una diseñadora y especialista en branding (identidad de campaña) de San Antonio, Texas, que fue socia de Brad Parscale. No es un segundo apellido de Parscale ni una empresa de su familia.

Esa relación de proveedor —anterior en varios años a cualquier función política— fue la que le abrió el acceso al entonces candidato republicano. En diciembre de 2015, cuando la infraestructura digital de la campaña primaria falló, los asesores políticos propusieron reemplazarlo, pero la decisión fue vetada por Michael Glassner, un veterano estratega y operador político republicano estadounidense, y por integrantes de la familia Trump: lo consideraban parte del círculo íntimo.

En 2016 su aporte no fue estratégico ni científico, sino operativo. Desde un cuartel en San Antonio bautizado Project Alamo, coordinó la compra masiva de publicidad digital barata, la segmentación de anuncios y la recaudación de microdonaciones vía digital. Él mismo se describió como «el fontanero de la campaña», y resumió su método en una frase que se hizo célebre: «Twitter fue la forma en que Trump habló a la gente, pero Facebook fue el vehículo con el que ganó».

Conviene subrayar de qué estaba hecha esa operación, porque desmonta el mito del genio solitario: la base de datos de votantes la aportó el Comité Nacional Republicano; Cambridge Analytica desplegó 13 especialistas bajo su supervisión; y Facebook incrustó personal técnico propio en las oficinas de la campaña para dar soporte diario. La dirección política estaba en manos de Jared Kushner, yerno de Trump, y de Steve Bannon, jefe de la campaña y quien conecta a Parscale con Cambridge Analytica.

Microsegmentación y «dark posts». Segmentar es dividir a la población en grupos pequeños según su edad, ubicación, consumos o intereses, y enviarle a cada grupo un mensaje distinto. Un dark post es un anuncio que solo ve el grupo elegido y que no queda publicado en el muro del anunciante: nadie fuera de ese grupo sabe que existe. Reportajes de Bloomberg y The Washington Post documentaron que la campaña de 2016 usó ese formato no para convencer, sino para desmovilizar: generar frustración y apatía en votantes que podían inclinarse por Hillary Clinton.

El propio Parscale negó siempre haber usado psicografía —la técnica de perfilado psicológico que promovía Cambridge Analytica— y la despachó diciendo que era lo mismo que ya se hacía en el marketing comercial, «solo que con nombres más sofisticados».

La psicografía era precisamente una de las grandes promesas comerciales de Cambridge Analytica y de su entonces consejero delegado, Alexander Nix: construir perfiles psicológicos de los electores —frecuentemente asociados al modelo de personalidad OCEAN— y adaptar el mensaje político según rasgos como apertura, responsabilidad, extraversión, amabilidad o neurosis. Nix presentaba esa capacidad como una ventaja distintiva frente a la segmentación política convencional: no bastaba con saber quién era el elector o qué había votado anteriormente; la aspiración era inferir qué tipo de personalidad tenía y formular el mensaje de manera que resultara psicológicamente más persuasivo.

Parscale sostuvo una versión muy diferente. En su entrevista con Lesley Stahl para 60 Minutes, emitida originalmente el 8 de octubre de 2017, CBS explicó que Cambridge Analytica utilizaba psicografía para dirigir mensajes diferentes según la personalidad del destinatario. Parscale respondió que la campaña no había utilizado esa técnica porque, sencillamente, no creía que funcionara. Stahl le preguntó expresamente si la había rechazado por considerarla manipuladora o siniestra; Parscale respondió que no la consideraba siniestra, sino ineficaz: “I just don’t think it works”.

Esta negativa no significa, sin embargo, que Parscale rechazara la segmentación intensiva de electores. Al contrario. En la misma entrevista muestra cómo su equipo podía enviar anuncios prácticamente idénticos con modificaciones de mensaje, color, asunto o creatividad a audiencias distintas y comprobar cuáles reaccionaban mejor. Explicaba, por ejemplo, que dos vecinos de la misma calle podían recibir anuncios diferentes porque uno había sido clasificado dentro de una audiencia interesada en impuestos y otro dentro de una audiencia preocupada por energía o infraestructuras.

Es decir, Parscale rechazaba la etiqueta y la pretensión científica específica de la psicografía, no la lógica general de identificar diferencias entre individuos y adaptar los mensajes a ellas.

Para Parcale la victoria de 2016 multiplicó la escala de su negocio: su firma canalizó más de 170 millones de dólares del presupuesto electoral a través de estructuras opacas como Red State Data & Digital. En 2018 fue nombrado jefe de la campaña de reelección y declaró: «El viejo Partido Republicano ha desaparecido; ahora es el partido de Trump».

El derrumbe de Parscale comenzó a hacerse visible en junio de 2020, con el mitin de Trump en Tulsa, Oklahoma, concebido como el gran regreso del presidente a los actos multitudinarios después de meses de restricciones por la pandemia. Durante los días previos, Parscale elevó extraordinariamente las expectativas: anunció públicamente que la campaña había recibido más de un millón de solicitudes de entradas y Trump habló de una asistencia récord.

La organización incluso preparó un escenario exterior para una segunda intervención ante la multitud que, supuestamente, no podría entrar en el BOK Center, un recinto con capacidad cercana a las 19.000 personas. La realidad fue muy distinta: el servicio de bomberos de Tulsa contabilizó menos de 6.200 asistentes y quedaron amplias zonas de las gradas vacías; el acto exterior tuvo que ser cancelado. The Washington Post calificó posteriormente el episodio, según los propios parámetros establecidos por la campaña, como una “debacle”.

Fue una falla de modelado de datos convertida en humillación pública. El 15 de julio, Trump lo destituyó. El 27 de septiembre, tras una llamada de emergencia de su esposa por violencia doméstica, la policía de Fort Lauderdale, en la Florida, intervino y fue ingresado en un centro hospitalario para evaluación psicológica. Esa crisis personal —que explica el pico de septiembre en la Figura 1— lo apartó definitivamente de la campaña.

Lo decisivo es lo que vino después. Parscale no volvió como asesor: regresó como fabricante. Su producto, Campaign Nucleus, se comenzó a vender como un sistema integrado que reúne envío automatizado de correos, análisis de sentimiento en redes, identificación predictiva de votantes persuadibles y generación masiva de contenidos y páginas web mediante inteligencia artificial, con un argumento comercial calibrado para su clientela: independencia frente a las grandes plataformas y protección contra la «cancelación».

En 2024, registros federales mostraron pagos superiores a 2,2 millones de dólares a Nucleus por parte de comités de acción política republicanos.

El desplazamiento constituye uno de los hallazgos centrales de esta evolución: Parscale pasó de prestar un servicio dependiente de plataformas ajenas a intentar convertirse en propietario de la infraestructura desde la que se dirige la campaña.

En 2016, su ventaja competitiva consistía fundamentalmente en saber explotar mejor que otros aquellas herramientas que pertenecían a terceros. Facebook proporcionaba la plataforma publicitaria y sus mecanismos de segmentación; el Comité Nacional Republicano (RNC, por sus siglas en inglés) aportaba una parte sustancial de los datos electorales; Cambridge Analytica y otros proveedores ofrecían servicios de análisis y modelización; empresas externas suministraban software, bases de datos y herramientas de comunicación. Parscale integraba esas piezas, administraba enormes presupuestos publicitarios y convertía los datos disponibles en audiencias, anuncios, captación de fondos y movilización. Era un operador extraordinariamente importante, pero operaba sobre infraestructuras que no controlaba.

Campaign Nucleus representa un cambio de modelo. Parscale ya no se presenta simplemente como el consultor capaz de comprar mejor publicidad en Facebook o combinar datos procedentes de distintos proveedores, sino como el fundador de una plataforma SaaS (Software as a Service, en español software como servicio) que pretende concentrar dentro de un mismo ecosistema funciones tradicionalmente dispersas entre numerosos contratistas: gestión de contactos, páginas web, correo electrónico, SMS, fundraising (recaudación de fondos), análisis de datos, identificación y segmentación de electores y, posteriormente, herramientas de inteligencia artificial.

Associated Press describió precisamente a Campaign Nucleus como una especie de “one-stop shop” («tienda donde se encuentra todo en un solo lugar») que busca automatizar tareas que antes realizaban trabajadores, voluntarios y distintos proveedores de campaña.

Por eso Parscale no abandonó el modelo que lo llevó al éxito en 2016; trató de internalizarlo. Si entonces su poder provenía de saber utilizar mejor que sus adversarios las plataformas de otros, con Campaign Nucleus buscó que candidatos y organizaciones tuvieran que utilizar la suya. El salto fue de operador digital a propietario de la infraestructura política principal para la desinformación de las redes de la derecha.

El brazo latinoamericano: qué aporta cada socio

Esa infraestructura es la que llegó a América Latina. La alianza con Fernando Cerimedo se hizo pública en diciembre de 2025, cuando el diario Tiempo, de Honduras, detalló la cooperación entre ambos. La descripción más nítida la dio el propio Cerimedo, por escrito, al New York Times: «Brad montó toda la infraestructura con la que trabajo».

El reparto de funciones es de manual. Parscale aportaba la ingeniería: soporte de software, licencias de Campaign Nucleus y de la herramienta de monitoreo EyesOver, la metodología de segmentación predictiva y el prestigio de la marca Trump. Cerimedo aportaba el terreno: conocimiento político local, una red propia de medios de derecha —La Derecha Diario y sus satélites, entre los que se encuentra UHNPlus, sostenido este último por rabiosos anticomunistas cubanos— y capacidad de ejecución.

Hay además un rastro financiero. Anexos presentados ante el registro FARA, reportados por medios como realpolitik e Informador Público, muestran que la campaña de Clock Tower X para el Estado de Israel subcontrató operaciones en Argentina y la región y transfirió pagos combinados por 702.002,50 dólares a firmas asociadas a Cerimedo, bajo el concepto de producción de contenidos globales. Es un dato que merece leerse dos veces: dinero de un contrato de diplomacia pública de Israel financiando producción de contenidos en el Cono Sur.

Ahora bien, el rigor obliga a distinguir con precisión los niveles de prueba país por país.

Tabla 2. Presencia de Parscale en América Latina y nivel de evidencia.

País    Qué establecen las fuentes Categoría

Honduras      Proveyó infraestructura y asesoría remota directa al equipo del candidato Nasry Asfura (The New York Times, diciembre de 2025)      Demostrado

Bolivia Asesoría tecnológica a la campaña de Rodrigo Paz y viajes de coordinación; se reportó el despliegue de «mini granjas de bots» (El País de Bolivia) Demostrado

Argentina      El registro FARA 6898 del LAAG declara la colaboración de la consultora Numen en la campaña presidencial de Milei en 2023     Documentado en el registro oficial.

Brasil  Denuncias de la Policía Federal y reportajes sobre desinformación electoral atribuidos a Cerimedo        Parscale aparece en reseñas de prensa como proveedor técnico.

Proyecto 545: cuando el objetivo deja de ser el votante

Uno de los documentos más relevante de todo el expediente no tiene que ver con América Latina. En septiembre de 2025, la empresa de Parscale, Clock Tower X LLC, se registró formalmente ante el Departamento de Justicia —número 7649— como agente extranjero de la República de Israel, actuando como subcontratista del gigante publicitario Havas Media.

El contrato, inicialmente de 6 millones de dólares y ampliado a 9 millones mediante un anexo del 26 de diciembre de 2025, corresponde a una campaña digital denominada Proyecto 545, dirigida operativamente por el jefe de gabinete del Ministerio de Asuntos Exteriores israelí, Eran Shayovich. Sus metas están escritas en el expediente: al menos 100 piezas de contenido mensuales, el 80 % dirigidas a jóvenes en TikTok, Instagram y YouTube, y 50 millones de impresiones al mes.

Hasta ahí, se trataría de una campaña de diplomacia pública agresiva, pero convencional. Lo verdaderamente nuevo es el mecanismo.

Figura 4. Cadena operativa del Proyecto 545. Elaboración propia a partir del expediente FARA.

El contrato contempla la creación de un ecosistema de portales informativos de fachada —entre ellos Factsignal.org, Cognitura y el portal de videos «Allies for Peace»— que no se presentan como lo que son: piezas de una campaña pagada por el Estado de Israel. En esos sitios se publica contenido optimizado con herramientas avanzadas de posicionamiento en buscadores e inteligencia artificial.

¿Qué es un «rastreador» o scraper? Los buscadores y los sistemas de inteligencia artificial no conocen el mundo: leen internet. Programas automáticos llamados rastreadores recorren millones de páginas y las incorporan como fuentes, tanto para responder búsquedas como para entrenar a los modelos, es decir, para enseñarles qué se dice sobre cada tema. Si alguien fabrica de forma masiva textos bien estructurados sobre un asunto, aumenta la probabilidad de que esos textos sean recogidos y repetidos.

Ese es exactamente el propósito descrito por reportes especializados como Drop Site News y el Instituto Quincy, que situaron estos sitios en relación con un contrato mayor, de 46,5 millones de dólares: generar un volumen masivo de textos favorables a una de las partes para que sean indexados por los buscadores y absorbidos por los sistemas de inteligencia artificial —ChatGPT, Claude, Gemini o Perplexity—. Esto permite que, ante una pregunta sobre el conflicto en Gaza, la respuesta por defecto incorpore esa versión.

Aquí está el salto cualitativo de toda esta historia.

En 2016 el objetivo era el votante: convencerlo o desmovilizarlo. En 2026 el objetivo es la fuente: el material del que aprenden las máquinas que millones de personas consultan como si fueran neutrales. Ya no se trata de ganar una discusión, sino de escribir el diccionario con el que la discusión se va a dar.

Del imperialismo cultural al absolutismo cultural

La segunda entrega de esta serie se apoyó en el trabajo de Olga Rosa González Martín e Hilda Saladrigas Medina, del Centro de Estudios Hemisféricos y sobre Estados Unidos de la Universidad de La Habana, y en su noción de absolutismo cultural: una fase en la que ya no se exportan productos culturales, sino que se colonizan los marcos con los que una sociedad interpreta la realidad. A diferencia del imperialismo cultural clásico —donde se distingue con nitidez un centro que produce y una periferia que recibe—, aquí la periferia reproduce, adapta y legitima por sí misma los códigos del centro.

El caso Parscale añade a esa hipótesis la capa material. Si la segunda entrega mostró que un mismo repertorio político podía hablar con acento argentino, boliviano u hondureño, esta muestra quién fabrica y alquila las herramientas con que ese repertorio circula: el software, las bases de contactos, los sistemas de segmentación, el monitoreo, la generación automatizada de contenidos.

El absolutismo cultural no necesita una oficina en cada país. Necesita un proveedor, clientes locales que traduzcan y una capa técnica común. La ideología viaja en factura.

Tres consecuencias se desprenden de la documentación examinada.

La primera es que la infraestructura es indiferente al contenido. La misma empresa que provee herramientas a candidatos conservadores en Estados Unidos las alquila a una campaña hondureña y factura a un ministerio extranjero. La causa ideológica provee clientes. Y esa línea doctrinal es precisamente lo que la vuelve exportable a cualquier escenario nacional.

La segunda es que el poder se desplazó de la plataforma al proveedor. En 2016, Parscale dependía por completo de Facebook. En 2026 posee sus propios sistemas, sus propias bases de datos y contactos, además de sus propios portales de publicación. Cuando alguien es dueño de la infraestructura, deja de estar sujeto a las reglas de moderación de las plataformas.

La tercera es la más importante para el lector cubano y latinoamericano. Como advertimos en la primera entrega de esta serie, Miami y Washington no son la periferia de estas operaciones: son uno de sus centros. La trayectoria de Parscale confirma que ese centro no solo aporta acceso político y cabildeo, sino también la tecnología y el método. Y que existe un mercado, plenamente legal y registrado, donde ambas cosas se venden.

Lo que los datos no permiten afirmar

Este Observatorio ha sostenido en las tres entregas que la fuerza de una investigación está tanto en lo que prueba como en lo que se niega a afirmar sin pruebas.

Los documentos no demuestran que Brad Parscale haya dirigido personalmente operaciones diarias en Buenos Aires, La Paz o Tegucigalpa. No demuestran una causalidad directa entre las herramientas vendidas y el resultado de ninguna elección: establecer eso exigiría acceso a bases de segmentación efectivas, registros de servidores, códigos fuente y contratos privados que no forman parte de los expedientes públicos.

Lo que sí establecen los documentos es suficientemente significativo, y no requiere exageración alguna: existe una empresa estadounidense que vende infraestructura de influencia política, que la ha vendido simultáneamente a campañas latinoamericanas y a Israel, y que en su contrato más reciente se propone explícitamente moldear lo que los buscadores y los sistemas de inteligencia artificial responden sobre un conflicto en curso.

Conclusiones

La serie sobre Cerimedo comenzó preguntando cómo un consultor argentino llegó a las oficinas del poder en Washington. Termina, provisionalmente, en un lugar distinto del que se esperaba: no en una conspiración, sino en un catálogo de productos.

Brad Parscale representa la profesionalización de un oficio. Transformó su cercanía con una familia presidencial en una marca; esa marca en un producto de software; y ese producto en un servicio exportable que hoy factura a gobiernos. La base digital lo confirma con crudeza: el 90 % de las publicaciones que lo mencionan lo hacen junto a Trump.

Para América Latina, la lección es concreta. Las campañas de la nueva derecha regional no improvisan sus herramientas: las alquilan, y las alquilan a un proveedor situado en Estados Unidos que también trabaja para Israel. Cuando Cerimedo dijo «Brad montó toda la infraestructura con la que trabajo», describió con exactitud la división internacional del trabajo político: la ingeniería en el norte, la ejecución y el rostro local en el sur.

Y para el debate público en general, hay una advertencia que excede a cualquier país. Durante veinte años discutimos si las redes sociales manipulaban a los votantes. El expediente del Proyecto 545 muestra que la disputa se ha trasladado un escalón más arriba: hacia las fuentes de las que aprenden los sistemas que cada vez más personas usan para informarse. Si el imperialismo cultural explicaba cómo viajan las ideas, y el absolutismo cultural cómo dejan de parecer importadas, esta tercera entrega apunta a una fase adicional: aquella en la que las ideas ya no necesitan convencer a nadie, porque llegan incorporadas a la respuesta de una máquina que se presume imparcial.

(Este trabajo es la tercera entrega de la investigación del Observatorio de Medios de Cubadebate sobre la transnacionalización de las operaciones de la derecha, con un núcleo en Estados Unidos. Las dos anteriores —«¿Cómo construyó Fernando Cerimedo un puente entre Miami y el poder político de Washington?» (24 de agosto de 2026) y «Cerimedo: cuando MAGA se vuelve local» (1 de septiembre de 2026)— están disponibles en esta misma sección.)

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