Cerimedo: quando il MAGA diventa locale

Osservatorio dei Media di Cubadebate

L’indagine pubblicata dall’Osservatorio dei Media di Cubadebate il 24 agosto 2026 ha ricostruito una trama di relazioni imprenditoriali, comunicazionali e politiche che collega l’imprenditore argentino Fernando Cerimedo a Miami e Washington. Registri societari, dossier di pressioni, consulenti, media ideologizzati e legami con figure dell’ecosistema repubblicano USA hanno permesso di identificare l’infrastruttura situata dietro queste connessioni.

Questo secondo lavoro esamina l’altra estremità del circuito: cosa è accaduto quando il nome di Cerimedo è irrotto nella conversazione pubblica latinoamericana.

Conviene ricordare chi è Fernando Cerimedo. Consulente politico, imprenditore della comunicazione e stratega digitale argentino, è fondatore di La Derecha Diario e dirigente della società di consulenza Numen. La sua partecipazione a campagne associate a Javier Milei, Jair Bolsonaro, Rodrigo Paz e Nasry Asfura, insieme alle sue connessioni con attori dell’ecosistema MAGA statunitense, lo hanno reso uno degli operatori più visibili delle nuove destre latinoamericane.

Diverse indagini giornalistiche e giudiziarie lo hanno anche collegato a strategie di disinformazione e manipolazione della conversazione digitale. Attualmente si trova in detenzione preventiva in Bolivia, imputato per il presunto tentativo di femminicidio contro la sua ex compagna, Nadia Beller. Inoltre, affronta indagini per presunto arricchimento illecito e per presunti legami con attività di narcotraffico e insabbiamento.

Il quadro teorico di questa analisi proviene dall’articolo di Olga Rosa González Martín e Hilda Saladrigas Medina: “Il complesso militare industriale culturale: le sue ramificazioni tra l’imperialismo e l’assolutismo culturale”, pubblicato nel 2026.

Le ricercatrici del Centro di Studi Emisferici e sugli Stati Uniti dell’Università dell’Avana ampliano il concetto classico di Complesso Militare-Industriale per incorporare le sue articolazioni con i media, Hollywood, lo sport, i videogiochi e le reti sociali. Sviluppano la nozione di assolutismo culturale per descrivere una fase più profonda della semplice esportazione di prodotti culturali: l’omogeneizzazione delle narrazioni e la colonizzazione delle cornici mediante le quali una società interpreta la realtà.

Il caso Cerimedo permette di trasferire questa riflessione al terreno della comunicazione politica digitale. L’ipotesi di questo lavoro è che una rete transnazionale di consulenti, tecnologie, media e operatori legati all’ecosistema MAGA adatti e amplifichi in America Latina quadri politici sorti o rafforzati negli USA fino a presentarli come espressioni apparentemente proprie di ogni realtà nazionale.

 

“L’assolutismo culturale raggiunge la sua massima efficacia quando non ha più bisogno di presentarsi come statunitense”.

 

Quando un discorso proveniente dalla guerra culturale nordamericana può apparire in Argentina come argentino, in Brasile come brasiliano, in Honduras come honduregno o in Bolivia come boliviano — sebbene in questi paesi circolino attori, tecnologie, simboli e quadri interpretativi simili —, non siamo più unicamente di fronte all’esportazione di un’ideologia. Siamo di fronte alla costruzione di un sistema transnazionale di produzione del senso politico che opera secondo la logica dell’assolutismo culturale.

Il modello cessa di essere percepito come importato e riesce a naturalizzarsi come un’espressione autonoma di ogni contesto nazionale. Non si limita a diffondere determinati messaggi, ma contribuisce a stabilire le categorie attraverso le quali si identificano i problemi, si legittimano gli attori e si definiscono le alternative considerate possibili.

A partire dal caso Cerimedo, l’Osservatorio dei Media di Cubadebate si chiede se un attore rilevante di questo intreccio possa inserirsi in scenari nazionali diversi ed essere reinterpretato in modo funzionale in ogni contesto politico. I dati analizzati indicano di sì: Cerimedo appare incorporato in racconti diversi a seconda del paese.

Metodologia: cosa misura — e cosa non misura — questa base

 

Sono state esportate le pubblicazioni delle pagine pubbliche di Facebook che menzionavano Fernando Cerimedo o la sua azienda, Numen. Dopo aver eliminato i duplicati e le righe di riepilogo generate dalla piattaforma, la base è risultata composta da 5286 pubblicazioni uniche, datate tra il 1 gennaio 2022 e il 30 agosto 2026. Nel loro insieme, hanno accumulato 4716893 azioni — commenti, reazioni e condivisioni — e 38956924 visualizzazioni di video fino alla data di estrazione.

Su questo universo sono state identificate anche le referenze a MAGA e al suo repertorio politico e ideologico associate a Cerimedo e Numen. A tal fine sono stati impiegati gruppi riproducibili di parole chiave relative, tra gli altri temi, a Donald Trump, MAGA, il confronto tra “libertà” e “comunismo”, le denunce di frode elettorale, il rifiuto della sinistra e altre cornici ricorrenti della guerra culturale statunitense.

Queste categorie possono sovrapporsi e permettono di misurare la presenza di determinati termini e associazioni, ma non costituiscono un’analisi del sentiment, non determinano la posizione politica di ogni pubblicazione né provano l’adesione ideologica. Questi elementi non sono oggetto di questa analisi.

Il paese indicato nella base è quello attribuito dal fornitore alla pagina o proprietà che ha pubblicato il contenuto; non corrisponde necessariamente all’ubicazione del suo pubblico. In 286 pubblicazioni questo campo non contiene informazioni. La base, quindi, permette di studiare come le menzioni a Cerimedo e Numen si relazionino con attori, simboli e quadri interpretativi dell’ecosistema MAGA in diversi spazi nazionali.

Cinque anni compressi in tredici giorni

 

La prima evidenza non mostra un’espansione regolare, ma una concentrazione straordinaria. Tra il 2022 e il 2025 appaiono 690 pubblicazioni; tra gennaio e giugno 2026, appena 42; e tra luglio e agosto, 4554. Ancora di più: 4545 pubblicazioni — l’85,98% dell’intera base — sono state diffuse tra il 18 e il 30 agosto 2026.

Pubblicazioni uniche su Fernando Cerimedo e Numen distribuite per periodo

Figura 1. Pubblicazioni uniche per periodo. Fonte: elaborazione propria.

Questo comportamento permette di distinguere tra attività e visibilità. Per buona parte del periodo compreso tra il 2022 e il primo semestre del 2026, Cerimedo operò con un’esposizione pubblica relativamente limitata, nonostante partecipasse a campagne, imprese di comunicazione e reti politiche di portata regionale. La scarsità di menzioni non significa che rimanesse inattivo, ma che il suo lavoro si sviluppava principalmente dietro candidati, media digitali, società di consulenza e dispositivi di intervento nelle reti sociali.

Come ha mostrato la ricerca precedente dell’Osservatorio dei Media di Cubadebate, mentre Cerimedo conservava questo basso profilo pubblico, la sua infrastruttura imprenditoriale e comunicazionale era in funzione. Numen, La Derecha Diario, le sue alleanze con altri consulenti e le sue connessioni con attori dell’ecosistema MAGA statunitense costituivano una rete capace di fornire servizi politici, produrre contenuti, intervenire nelle conversazioni digitali e trasferire metodi di campagna tra diversi paesi. A ciò si aggiungevano le dichiarazioni dello stesso Cerimedo sull’impiego di troll e la creazione di account artificiali, nonché denunce e indagini successive su possibili fattorie di bot. Queste evidenze permettono di parlare di un macchinario attivo, sebbene non autorizzino ad attribuire automaticamente tutte le sue operazioni a una direzione centralizzata dagli USA.

Il salto registrato a luglio e, soprattutto, ad agosto 2026 coincide con l’arresto di Cerimedo in Bolivia e con le denunce pubbliche formulate contro di lui. A partire da quel momento, un operatore che aveva lavorato con relativa discrezione divenne oggetto di scrutinio regionale. La conversazione non si limitò più al processo giudiziario boliviano: iniziò a ricostruire retrospettivamente la sua traiettoria come consulente, la sua relazione con Javier Milei, la sua azione in Brasile e le sue connessioni con campagne, imprese e attori politici di Messico, Cile, Honduras e altri paesi.

 

L’evento non creò improvvisamente le connessioni transnazionali: rese visibili relazioni che già esistevano.

 

L’evento funzionò così come un rivelatore. Non creò improvvisamente le connessioni transnazionali, ma rese visibili relazioni locali che già esistevano, ma rimanevano disperse ed erano osservate in modo frammentario in ogni paese. Ciò che in Argentina poteva sembrare una struttura legata al mileismo; in Brasile, un dispositivo associato al bolsonarismo; in Bolivia, una consulenza integrata nella politica nazionale; e in Honduras, un intervento elettorale specifico, iniziò a essere percepito come parte di un intreccio regionale più ampio.

Per questo sarebbe errato presentare la curva come prova di una presenza digitale che è cresciuta in modo sostenuto dal 2022. Mostra qualcosa di diverso: la distanza tra il funzionamento silenzioso di un’infrastruttura politica e il momento in cui un evento critico permette di riconoscere pubblicamente le sue connessioni. Il caso giudiziario ha innescato la visibilità di Cerimedo, ma ha anche permesso di osservare come una stessa rete di consulenti, media, tecnologie e quadri ideologici avesse acquisito espressioni nazionali diverse in America Latina.

In questo senso, il picco di menzioni non misura la data di nascita della rete, ma il momento della sua esposizione pubblica. Il macchinario operava prima che la conversazione regionale potesse vederlo come un macchinario.

Conversazione transnazionale con accenti nazionali

 

Le pagine attribuite all’Argentina hanno pubblicato 2264 pezzi (42,83%); quelle della Bolivia, 1480 (28,00%); Messico, 402 (7,61%); Brasile, 243; Cile, 188; e Honduras, 128. La distribuzione non misura l’interesse delle popolazioni: misura quali pagine incluse dal fornitore hanno prodotto contenuto.

Una precisazione importante: il paese attribuito a ogni pubblicazione corrisponde alla pagina o proprietà che ha prodotto il contenuto, non necessariamente all’ubicazione del suo pubblico. Ciò che è significativo è la localizzazione narrativa. In Argentina, Cerimedo appare legato a Milei e a La Derecha Diario; in Bolivia, al caso giudiziario e alla politica locale; in Messico, a dichiarazioni su un eventuale intervento elettorale e ad attori nazionali; in Brasile, alle narrazioni di frode successive al 2022; in Cile, a controversie su campagne digitali e account di “trolling”; e in Honduras, all’elezione contestata del 2025.

I conteggi di parole rafforzano questa pluralità: “Bolivia” o “Rodrigo Paz” appaiono in 2313 pubblicazioni; “Milei”, “Argentina” o “libertario”, in 1532; “Bolsonaro” o “Brasile”, in 411; termini di frode o elezione, in 327; Honduras e nomi associati, in 115; Trump o MAGA, in 63. Una pubblicazione può appartenere a diverse categorie.

Volume giornaliero di pubblicazioni tra il 18 e il 30 agosto 2026

Figura 2. Volume giornaliero, 18-30 agosto 2026. Fonte: elaborazione propria.

Dall’imperialismo culturale all’assolutismo culturale

 

Il punto decisivo non è che tutte le pubblicazioni ripetano un messaggio statunitense. In effetti, molte mettono in discussione Cerimedo. Il punto è che un repertorio politico nato o rafforzato nella guerra culturale nordamericana — frode elettorale, antipolitica, capi plebiscitari, media militanti, segmentazione, troll, “libertà” contro “comunismo” — può essere tradotto da attori locali fino a smettere di sembrare importato. Da qui la tesi dell’assolutismo culturale risulta utile come ipotesi interpretativa.

Foreign Policy ha chiamato “caudillo courtship” (corteggiamento del caudillo) lo spostamento di dirigenti latinoamericani che cercano accesso e validazione nell’ecosistema MAGA attraverso relazioni personalizzate con Donald Trump. Il concetto descrive il grande centro di legittimazione. Il caso Cerimedo permette di guardare il livello intermedio: consulenti, aziende digitali, media, influencer e operatori che adattano i quadri politici della destra transnazionale alle campagne nazionali.

La ricerca precedente di Cubadebate ha documentato questa infrastruttura attraverso registri societari, fascicoli FARA e un memorandum NUMEN–Latin America Advisory Group. Fonti giornalistiche hanno inoltre ricostruito la partecipazione di Cerimedo alla strategia digitale di Milei e la diffusione di affermazioni infondate sulle urne brasiliane. In Brasile, autorità e osservatori non hanno trovato evidenze di frode in grado di invalidare l’elezione del 2022; separare questa verifica dalle narrazioni politiche è indispensabile.

I big data ottenuti da Facebook aggiungono il livello che mancava: quando il nome dell’operatore diventa notizia, ogni paese lo incorpora nel proprio conflitto. Questa localizzazione è compatibile con la tesi che l’assolutismo culturale raggiunge maggiore efficacia quando non ha più bisogno di presentarsi come statunitense.

Co-occorrenze di categorie costruite mediante parole chiave

Figura 3. Categorie non esclusive basate su parole chiave. Fonte: elaborazione propria.

Qui appare uno dei tratti più profondi dell’assolutismo culturale: il sistema funziona meglio quando smette di sembrare imposto. Come sottolineano Olga Rosa González e Hilda Saladrigas, a differenza dell’imperialismo culturale classico, dove risulta relativamente visibile la relazione tra un centro che produce e una periferia che riceve, qui la periferia inizia a riprodurre, adattare e legittimare da sola i codici provenienti dal centro.

 

Washington non ha più bisogno di produrre ogni messaggio. Gli attori locali li territorializzano, li mescolano con conflitti nazionali e li presentano come risposte autoctone a problemi argentini, brasiliani, honduregni o boliviani. L’universale non sostituisce il nazionale: impara a parlare con accento nazionale.

 

L’ecosistema MAGA offre numerosi esempi di questo spostamento, come ha mostrato in modo così pedagogico il caso Cerimedo. Dirigenti latinoamericani incorporano i suoi simboli e le sue categorie; alcuni intervengono direttamente nei dibattiti culturali statunitensi; altri cercano il riconoscimento di figure di quell’universo politico o trasformano la loro prossimità a Donald Trump in capitale politico interno.

Appare persino un secondo pubblico: determinate azioni realizzate in America Latina sono dirette simultaneamente all’elettorato nazionale e al mercato politico di attenzione e legittimità situato a Washington, in Florida e nell’ecosistema MAGA. Trump cessa così di funzionare unicamente come presidente USA e acquisisce, per determinati settori della destra regionale, una funzione aggiuntiva come produttore transnazionale di legittimità politica.

Il caso Cerimedo risulta particolarmente utile perché permette di osservare l’infrastruttura situata al di sotto di questa circolazione culturale. La sua importanza analitica non deriva solamente dalle sue posizioni ideologiche, ma dal trovarsi all’intersezione tra consulenza elettorale, media, reti sociali, tecnologie dei dati e relazioni politiche transnazionali.

In Cambridge Analytica, Alexander Nix parlava di personalità, comportamento e persuasione elettorale. Promuoveva la società come un emporio che utilizzava dati per “cambiare il comportamento dell’audience”. Ex dipendenti descrissero le tecniche come autentiche operazioni di “guerra psicologica”. Cerimedo invoca la narrativa, i dati, la comunicazione emotiva, gli algoritmi e la costruzione del senso comune. Il primo lo formulava principalmente dall’ingegneria comportamentale elettorale; Cerimedo lo integra in una strategia politica di lungo periodo che denomina “battaglia culturale permanente”.

La relazione documentata con Brad Parscale, socio di Cerimedo e simbolo della dimensione tecnologica dell’ecosistema MAGA, aggiunge un pezzo decisivo: collega un operatore latinoamericano con capacità professionali e tecnologiche provenienti direttamente dall’ecosistema elettorale di Trump. In questo modo, una stessa rete può trasportare non solo narrazioni, ma anche persone, tecnologie, conoscenze elettorali, meccanismi di segmentazione e relazioni di potere.

Questo introduce, inoltre, una differenza importante rispetto alla propaganda tradizionale. Nell’ambiente digitale non è necessario che milioni di persone ricevano esattamente lo stesso messaggio. Il processo di solito funziona al contrario: audience diverse ricevono messaggi adattati alle loro preoccupazioni nazionali e locali, ma questi messaggi possono condurle verso un repertorio interpretativo comune: libertà contro comunismo, popolo contro élite, patrioti contro globalisti, elezioni legittime contro frode, valori tradizionali contro wokeness.

L’omogeneizzazione non avviene necessariamente nel contenuto concreto del messaggio, ma nelle categorie mediante le quali si interpreta la realtà.

Grafico. Imperialismo culturale e assolutismo culturale: comparazione applicata al caso Cerimedo.

Conclusioni

 

Il caso Cerimedo illumina un sistema transnazionale di produzione di senso in cui convivono accesso politico, tecnologia elettorale, media ideologizzati e traduzione locale. La base di Facebook che abbiamo analizzato mostra la sua impronta pubblica: 5286 pubblicazioni, 635 pagine e una circolazione in almeno 25 categorie nazionali con dato disponibile.

La conclusione solida è duplice. Primo, l’attore è stato intelligibile simultaneamente in diverse arene nazionali: non è apparso come un agente straniero identico dappertutto, ma come un tassello di racconti argentini, boliviani, messicani, brasiliani, cileni e honduregni. Secondo, questa plasticità narrativa aiuta a spiegare come un repertorio transnazionale possa naturalizzarsi localmente.

La conclusione che i dati non sostengono sarebbe più ambiziosa: che le 5286 pubblicazioni siano state coordinate, che le metriche equivalgano a influenza elettorale o che Facebook provi una catena di comando da Trump fino a ogni telefono.

Proprio perché evita queste affermazioni, l’analisi rafforza la domanda teorica di González Martín e Saladrigas: il potere culturale contemporaneo non opera solo dicendo cosa pensare; contesta anche le categorie con le quali diventa possibile pensare la politica.

 

L’imperialismo culturale spiega come viaggiano le idee. L’assolutismo culturale, come appare sviluppato in questo lavoro, aiuta a spiegare come smettono di sembrare idee importate.

 


Cerimedo: cuando MAGA se vuelve local

Por: Observatorio de Medios de Cubadebate

 

La investigación publicada por el Observatorio de Medios de Cubadebate el 24 de agosto de 2026 reconstruyó una trama de relaciones empresariales, comunicacionales y políticas que conecta al empresario argentino Fernando Cerimedo con Miami y Washington. Registros societarios, expedientes de lobby, consultores, medios ideologizados y vínculos con figuras del ecosistema republicano estadounidense permitieron identificar la infraestructura situada detrás de esas conexiones.

Este segundo trabajo examina el otro extremo del circuito: qué ocurrió cuando el nombre de Cerimedo irrumpió en la conversación pública latinoamericana.

Conviene recordar quién es Fernando Cerimedo. Consultor político, empresario de la comunicación y estratega digital argentino, es fundador de La Derecha Diario y directivo de la consultora Numen. Su participación en campañas asociadas con Javier Milei, Jair Bolsonaro, Rodrigo Paz y Nasry Asfura, junto con sus conexiones con actores del ecosistema MAGA estadounidense, lo convirtió en uno de los operadores más visibles de las nuevas derechas latinoamericanas.

Diversas investigaciones periodísticas y judiciales también lo han relacionado con estrategias de desinformación y manipulación de la conversación digital. Actualmente se encuentra bajo detención preventiva en Bolivia, imputado por la presunta tentativa de feminicidio contra su expareja, Nadia Beller. Además, enfrenta investigaciones por supuesto enriquecimiento ilícito y por presuntos vínculos con actividades de narcotráfico y encubrimiento.

El marco teórico de este análisis procede del artículo de Olga Rosa González Martín e Hilda Saladrigas Medina: “El complejo militar industrial cultural: sus ramificaciones entre el imperialismo y el absolutismo cultural”, publicado en 2026.

Las investigadoras del Centro de Estudios Hemisféricos y sobre Estados Unidos de la Universidad de La Habana amplían el concepto clásico de Complejo Militar-Industrial para incorporar sus articulaciones con los medios de comunicación, Hollywood, los deportes, los videojuegos y las redes sociales. Desarrollan la noción de absolutismo cultural para describir una fase más profunda que la simple exportación de productos culturales: la homogeneización de las narrativas y la colonización de los marcos mediante los cuales una sociedad interpreta la realidad.

El caso Cerimedo permite trasladar esa reflexión al terreno de la comunicación política digital. La hipótesis de este trabajo es que una red transnacional de consultores, tecnologías, medios y operadores vinculados al ecosistema MAGA adapta y amplifica en América Latina marcos políticos surgidos o reforzados en Estados Unidos hasta presentarlos como expresiones aparentemente propias de cada realidad nacional.

“El absolutismo cultural alcanza su mayor eficacia cuando ya no necesita presentarse como estadounidense”.

Cuando un discurso procedente de la guerra cultural norteamericana puede aparecer en Argentina como argentino, en Brasil como brasileño, en Honduras como hondureño o en Bolivia como boliviano —aunque en esos países circulen actores, tecnologías, símbolos y marcos interpretativos semejantes—, ya no estamos únicamente ante la exportación de una ideología. Estamos ante la construcción de un sistema transnacional de producción del sentido político que opera bajo la lógica del absolutismo cultural.

El modelo deja de percibirse como importado y consigue naturalizarse como una expresión autónoma de cada contexto nacional. No se limita a difundir determinados mensajes, sino que contribuye a establecer las categorías desde las cuales se identifican los problemas, se legitiman los actores y se definen las alternativas consideradas posibles.

A partir del caso Cerimedo, el Observatorio de Medios de Cubadebate se pregunta si un actor relevante de este entramado puede insertarse en escenarios nacionales diferentes y ser reinterpretado de manera funcional en cada contexto político. Los datos analizados indican que sí: Cerimedo aparece incorporado a relatos distintos según el país.

Metodología: qué mide —y qué no mide— esta base

Se exportaron las publicaciones de páginas públicas de Facebook que mencionaban a Fernando Cerimedo o a su empresa, Numen. Después de eliminar duplicados y filas de resumen generadas por la plataforma, la base quedó integrada por 5.286 publicaciones únicas, fechadas entre el 1 de enero de 2022 y el 30 de agosto de 2026. En conjunto, acumularon 4.716.893 acciones —comentarios, reacciones y compartidos— y 38.956.924 vistas de video hasta la fecha de extracción.

Sobre este universo se identificaron también las referencias a MAGA y a su repertorio político e ideológico asociadas con Cerimedo y Numen. Para ello se emplearon grupos reproducibles de palabras clave relacionados, entre otros temas, con Donald Trump, MAGA, la confrontación entre “libertad” y “comunismo”, las denuncias de fraude electoral, el rechazo de la izquierda y otros encuadres recurrentes de la guerra cultural estadounidense.

Estas categorías pueden solaparse y permiten medir la presencia de determinados términos y asociaciones, pero no constituyen un análisis de sentimiento, no determinan la posición política de cada publicación ni prueban adhesión ideológica. Esos elementos no son objeto de este análisis.

El país consignado en la base es el atribuido por el proveedor a la página o propiedad que publicó el contenido; no corresponde necesariamente a la ubicación de su audiencia. En 286 publicaciones este campo no contiene información. La base, por tanto, permite estudiar cómo las menciones a Cerimedo y Numen se relacionan con actores, símbolos y marcos interpretativos del ecosistema MAGA en diferentes espacios nacionales.

Cinco años comprimidos en trece días

La primera evidencia no muestra una expansión regular, sino una concentración extraordinaria. Entre 2022 y 2025 aparecen 690 publicaciones; entre enero y junio de 2026, apenas 42; y entre julio y agosto, 4.554. Más aún: 4.545 publicaciones —el 85,98% de toda la base— se difundieron entre el 18 y el 30 de agosto de 2026.

Publicaciones únicas sobre Fernando Cerimedo y Numen distribuidas por período

Figura 1. Publicaciones únicas por período. Fuente: elaboración propia.

Este comportamiento permite distinguir entre actividad y visibilidad. Durante buena parte del período comprendido entre 2022 y el primer semestre de 2026, Cerimedo operó con una exposición pública relativamente limitada, pese a participar en campañas, empresas de comunicación y redes políticas de alcance regional. La escasez de menciones no significa que permaneciera inactivo, sino que su trabajo se desarrollaba principalmente detrás de candidatos, medios digitales, consultoras y dispositivos de intervención en redes sociales.

Como mostró la investigación anterior del Observatorio de Medios de Cubadebate, mientras Cerimedo conservaba ese bajo perfil público, su infraestructura empresarial y comunicacional se encontraba en funcionamiento. Numen, La Derecha Diario, sus alianzas con otros consultores y sus conexiones con actores del ecosistema MAGA estadounidense conformaban una red capaz de prestar servicios políticos, producir contenidos, intervenir en conversaciones digitales y trasladar métodos de campaña entre distintos países. A ello se sumaban las declaraciones del propio Cerimedo sobre el empleo de trolls y la creación de cuentas artificiales, así como denuncias e investigaciones posteriores sobre posibles granjas de bots. Estas evidencias permiten hablar de una maquinaria activa, aunque no autorizan a atribuir automáticamente todas sus operaciones a una dirección centralizada desde Estados Unidos.

El salto registrado en julio y, sobre todo, en agosto de 2026 coincide con la detención de Cerimedo en Bolivia y con las denuncias públicas formuladas en su contra. A partir de ese momento, un operador que había trabajado con relativa discreción se convirtió en objeto de escrutinio regional. La conversación ya no se limitó al proceso judicial boliviano: comenzó a reconstruir retrospectivamente su trayectoria como consultor, su relación con Javier Milei, su actuación en Brasil y sus conexiones con campañas, empresas y actores políticos de México, Chile, Honduras y otros países.

El acontecimiento no creó de repente las conexiones transnacionales: hizo visibles relaciones que ya existían.

El acontecimiento funcionó así como un revelador. No creó de repente las conexiones transnacionales, sino que hizo visibles relaciones locales que ya existían, pero permanecían dispersas y eran observadas de manera fragmentaria en cada país. Lo que en Argentina podía parecer una estructura vinculada al mileísmo; en Brasil, un dispositivo asociado al bolsonarismo; en Bolivia, una consultoría integrada a la política nacional; y en Honduras, una intervención electoral específica, comenzó a percibirse como parte de un entramado regional más amplio.

Por eso sería incorrecto presentar la curva como prueba de una presencia digital que creció de manera sostenida desde 2022. Muestra algo diferente: la distancia entre el funcionamiento silencioso de una infraestructura política y el momento en que un acontecimiento crítico permite reconocer públicamente sus conexiones. El caso judicial disparó la visibilidad de Cerimedo, pero también permitió observar cómo una misma red de consultores, medios, tecnologías y marcos ideológicos había adquirido expresiones nacionales distintas en América Latina.

En ese sentido, el pico de menciones no mide la fecha de nacimiento de la red, sino el momento de su exposición pública. La maquinaria operaba antes de que la conversación regional pudiera verla como una maquinaria.

Conversación transnacional con acentos nacionales

Las páginas atribuidas a Argentina publicaron 2.264 piezas (42,83%); las de Bolivia, 1.480 (28,00%); México, 402 (7,61%); Brasil, 243; Chile, 188; y Honduras, 128. La distribución no mide el interés de las poblaciones: mide qué páginas incluidas por el proveedor produjeron contenido.

Una precisión importante: el país atribuido a cada publicación corresponde a la página o propiedad que produjo el contenido, no necesariamente a la ubicación de su audiencia. Lo significativo es la localización narrativa. En Argentina, Cerimedo aparece ligado a Milei y a La Derecha Diario; en Bolivia, al caso judicial y a la política local; en México, a declaraciones sobre una eventual intervención electoral y a actores nacionales; en Brasil, a las narrativas de fraude posteriores a 2022; en Chile, a controversias sobre campañas digitales y cuentas de “troleo”; y en Honduras, a la elección disputada de 2025.

Los conteos de palabras refuerzan esa pluralidad: “Bolivia” o “Rodrigo Paz” aparecen en 2.313 publicaciones; “Milei”, “Argentina” o “libertario”, en 1.532; “Bolsonaro” o “Brasil”, en 411; términos de fraude o elección, en 327; Honduras y nombres asociados, en 115; Trump o MAGA, en 63. Una publicación puede pertenecer a varias categorías.

Volumen diario de publicaciones entre el 18 y el 30 de agosto de 2026

Figura 2. Volumen diario, 18–30 de agosto de 2026. Fuente: elaboración propia.

Del imperialismo cultural al absolutismo cultural

El punto decisivo no es que todas las publicaciones repitan un mensaje estadounidense. De hecho, muchas cuestionan a Cerimedo. El punto es que un repertorio político nacido o reforzado en la guerra cultural norteamericana —fraude electoral, antipolítica, líderes plebiscitarios, medios militantes, segmentación, trolls, “libertad” contra “comunismo”— puede ser traducido por actores locales hasta dejar de parecer importado. De ahí que la tesis del absolutismo cultural resulte útil como hipótesis interpretativa.

Foreign Policy llamó “caudillo courtship” al desplazamiento de dirigentes latinoamericanos que buscan acceso y validación en el ecosistema MAGA mediante relaciones personalizadas con Donald Trump. El concepto describe el gran centro de legitimación. El caso Cerimedo permite mirar el nivel intermedio: consultores, firmas digitales, medios, influenciadores y operadores que adaptan los marcos políticos de la transnacional derechista a campañas nacionales.

La investigación previa de Cubadebate documentó esa infraestructura mediante registros societarios, expedientes FARA y un memorando NUMEN–Latin America Advisory Group. Fuentes periodísticas han reconstruido además la participación de Cerimedo en la estrategia digital de Milei y la difusión de afirmaciones infundadas sobre las urnas brasileñas. En Brasil, autoridades y observadores no hallaron evidencia de fraude capaz de invalidar la elección de 2022; separar esa verificación de las narrativas políticas es indispensable.

Los macrodatos obtenidos de Facebook aportan la capa que faltaba: cuando el nombre del operador se vuelve noticia, cada país lo incorpora a su propio conflicto. Esa localización es compatible con la tesis de que el absolutismo cultural alcanza mayor eficacia cuando ya no necesita presentarse como estadounidense.

Coocurrencias de categorías construidas mediante palabras clave

Figura 3. Categorías no excluyentes basadas en palabras clave. Fuente: elaboración propia.

Aquí aparece uno de los rasgos más profundos del absolutismo cultural: el sistema funciona mejor cuando deja de parecer impuesto. Como señalan Olga Rosa González e Hilda Saladrigas, a diferencia del imperialismo cultural clásico, donde resulta relativamente visible la relación entre un centro que produce y una periferia que recibe, aquí la periferia comienza a reproducir, adaptar y legitimar por sí misma los códigos procedentes del centro.

Washington ya no necesita producir cada mensaje. Los actores locales los territorializan, los mezclan con conflictos nacionales y los presentan como respuestas autóctonas a problemas argentinos, brasileños, hondureños o bolivianos. Lo universal no sustituye a lo nacional: aprende a hablar con acento nacional.

El ecosistema MAGA ofrece numerosos ejemplos de este desplazamiento, como ha mostrado de manera tan pedagógica el caso Cerimedo. Dirigentes latinoamericanos incorporan sus símbolos y categorías; algunos intervienen directamente en debates culturales estadounidenses; otros buscan el reconocimiento de figuras de ese universo político o convierten su proximidad a Donald Trump en capital político interno.

Aparece incluso una segunda audiencia: determinadas acciones realizadas en América Latina están dirigidas simultáneamente al electorado nacional y al mercado político de atención y legitimidad situado en Washington, Florida y el ecosistema MAGA. Trump deja así de funcionar únicamente como presidente de Estados Unidos y adquiere, para determinados sectores de la derecha regional, una función adicional como productor transnacional de legitimidad política.

El caso Cerimedo resulta especialmente útil porque permite observar la infraestructura situada debajo de esa circulación cultural. Su importancia analítica no deriva solamente de sus posiciones ideológicas, sino de encontrarse en la intersección entre consultoría electoral, medios, redes sociales, tecnologías de datos y relaciones políticas transnacionales.

En Cambridge Analytica, Alexander Nix hablaba de personalidad, comportamiento y persuasión electoral. Promocionaba la empresa como un emporio que utilizaba datos para “cambiar el comportamiento de la audiencia”. Antiguos empleados describieron las técnicas como auténticas operaciones de “guerra psicológica”. Cerimedo invoca la narrativa, datos, comunicación emocional, algoritmos y construcción de sentido común. El primero lo formulaba principalmente desde la ingeniería conductual electoral; Cerimedo lo integra en una estrategia política de largo plazo que denomina “batalla cultural permanente”.

La relación documentada con Brad Parscale, socio de Cerimedo y símbolo de la dimensión tecnológica del ecosistema MAGA, añade una pieza decisiva: conecta a un operador latinoamericano con capacidades profesionales y tecnológicas procedentes directamente del ecosistema electoral de Trump. De este modo, una misma red puede transportar no solo narrativas, sino también personas, tecnologías, conocimientos electorales, mecanismos de segmentación y relaciones de poder.

Esto introduce, además, una diferencia importante respecto de la propaganda tradicional. En el entorno digital no es necesario que millones de personas reciban exactamente el mismo mensaje. El proceso suele funcionar a la inversa: audiencias diferentes reciben mensajes adaptados a sus preocupaciones nacionales y locales, pero esos mensajes pueden conducirlas hacia un repertorio interpretativo común: libertad frente a comunismo, pueblo frente a élite, patriotas frente a globalistas, elecciones legítimas frente a fraude, valores tradicionales frente a wokeness.

La homogeneización no ocurre necesariamente en el contenido concreto del mensaje, sino en las categorías mediante las cuales se interpreta la realidad.

Gráfico. Imperialismo cultural y absolutismo cultural: comparación aplicada al caso Cerimedo.

Conclusiones

El caso Cerimedo ilumina un sistema transnacional de producción de sentido en el que conviven acceso político, tecnología electoral, medios ideologizados y traducción local. La base de Facebook que hemos analizado muestra su huella pública: 5.286 publicaciones, 635 páginas y una circulación en al menos 25 categorías nacionales con dato disponible.

La conclusión sólida es doble. Primero, el actor fue inteligible simultáneamente en varias arenas nacionales: no apareció como un agente extranjero idéntico en todas partes, sino como pieza de relatos argentinos, bolivianos, mexicanos, brasileños, chilenos y hondureños. Segundo, esa plasticidad narrativa ayuda a explicar cómo un repertorio transnacional puede naturalizarse localmente.

La conclusión que los datos no sostienen sería más ambiciosa: que las 5.286 publicaciones fueron coordinadas, que las métricas equivalen a influencia electoral o que Facebook prueba una cadena de mando desde Trump hasta cada teléfono.

Precisamente porque evita esas afirmaciones, el análisis refuerza la pregunta teórica de González Martín y Saladrigas: el poder cultural contemporáneo no opera sólo diciendo qué pensar; también disputa las categorías con las que se vuelve posible pensar la política.

El imperialismo cultural explica cómo viajan las ideas. El absolutismo cultural, tal como aparece desarrollado en este trabajo, ayuda a explicar cómo dejan de parecer ideas importadas.

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