Dietro l’immagine di una Cuba “felice e prospera” negli anni ’50 c’è una realtà di grandi disuguaglianze, e il Dr. José Luis Rodríguez, Premio Nazionale di Scienze Sociali 2021 ed ex ministro dell’Economia e delle Finanze e dei Prezzi, l’ha smontata in “Il dovere di raccontarla”, il podcast di Cubadebate, in cui ha ripercorso chi controllava l’economia della Repubblica neocoloniale, dal 1902 fino al trionfo della Rivoluzione nel 1959.
Dra. C. Marxlenin Pérez: La memoria storica suole cancellare e rettificare i nostri ricordi, per questo la storia diventa un terreno in disputa; e qui abbiamo il dovere di raccontarla, ma di raccontarla bene. Questo è il Podcast Storico di Cubadebate e oggi parleremo proprio dell’economia cubana, ma prima del trionfo della Rivoluzione.
Quei miti e quelle leggende che fanno mettere un’immagine molte volte falsata, caricaturizzata sulla Cuba pre-rivoluzionaria, sarà il nostro tema centrale oggi in “Il dovere di raccontarla”. E per questo sono con il mio economista di fiducia, con José Luis Rodríguez, ex ministro dell’economia, ex ministro delle finanze e dei prezzi, e che è sempre stato con quel pensiero profondo sulle tracce della realtà economica cubana. Grazie, José Luis, per essere qui con noi.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Grazie per l’invito.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Com’era quella realtà della Cuba pre-59? So che ha scritto saggi su questo tema e per questo mi sembra molto opportuno, a proposito del 20 maggio, tutta questa ricostruzione della storia della Repubblica Neocoloniale, di quella presunta abbondanza in cui vivevano i cubani in quell’epoca. E da lì voglio iniziare, con una domanda generale. Era Cuba davvero prima del 1959 un paese così ricco come lo dipingono? O ci sono sfumature che non sempre si mettono in quella fotografia?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Bisogna fare la storia il più sinteticamente possibile, ma quella presunta realtà non si realizza. Per cominciare, le relazioni di Cuba con l’economia in generale, cioè il lavoro dell’economia cubana, venivano già dal XIX secolo percependo una penetrazione importante del capitale nordamericano.
Già nel 1896 c’erano 50 milioni di $ investiti dai nordamericani a Cuba. Cifra che oggi ci sembra molto piccola, ma che allora era una cifra che cominciava a essere rappresentativa. Questo momento, quando Cuba accede all’indipendenza formale nel 1902, è precisamente il momento in cui gli USA stanno passando nella fase di capitalismo a capitalismo monopolistico.
E a Cuba si sperimenta, e questo è qualcosa che bisogna sottolineare, un modello di sfruttamento non più coloniale come era il sistema di sfruttamento della Spagna con Cuba, ma un modello di sfruttamento neocoloniale.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Cosa significa questo, José Luis? Perché si dice velocemente, Repubblica Neocoloniale, ma cosa significa realmente.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Rappresenta che ci sono relazioni di dipendenza molto forti in relazione a una potenza straniera, in generale, in questo caso gli USA, e che non si produce quello sfruttamento in forma diretta, ma in forma indiretta. Da lì il neocoloniale, perché non è lo schema coloniale tipico di estrazione di risorse, potremmo dire, in forma brutale, ma una forma più sofisticata.
Per questo Cuba entrò in quel modello neocoloniale con un’indipendenza soggetta alle decisioni del governo nordamericano quando si approva, all’inizio già della Repubblica, l’Emendamento Platt, che porta il nome di un congressista nordamericano che stipulò, in poche parole, la possibilità di intervenire a Cuba militarmente ogni volta che fosse necessario per gli interessi nordamericani. Non è formulato così, ma era così ciò che funzionava realmente.
Inoltre, si approvò una convenzione, un trattato commerciale che stabilì uno schema che sarebbe perdurato durante un periodo abbastanza chiaramente. È uno schema nel quale è presente una specializzazione dell’economia cubana molto profonda nella produzione di zucchero, simultaneo con un’importazione di beni e servizi dal Nordamerica che non si danno a Cuba, avendo condizioni cubane per farlo. Questo sarà una contraddizione che sarà presente in tutto il periodo, dal 1902 al 1958.
Pertanto, Cuba entra in una tappa di libertà, di governo formale, ma soggetta all’intervento nordamericano, come primariamente successe con il governo di Estrada Palma nel 1905, quando a causa di contraddizioni interne, si reclama dal proprio presidente Estrada Palma che intervengano gli americani per normalizzare la situazione a Cuba.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Ma per qualche persona questo non necessariamente deve essere qualcosa di male, che quella libertà sia condizionata e subordinata, per alcune persone potrebbe persino essere benefico ed è proprio quelle deformazioni che importano al momento di interpretare.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Quando Cuba accede a quella libertà condizionata non si può dimenticare che esisteva a Cuba una corrente annessionista forte dal XIX secolo. Ricordiamo che la prima spedizione per lottare con la libertà di Cuba fu quella di Narciso López nel 1850, che non lottava per l’indipendenza di Cuba, ma lottava per annettere Cuba perché si convertisse in uno Stato in più degli USA.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Uscire da una metropoli ed entrare in un’altra. Da una colonia a un’altra.
Dr. C. José Luis Rodríguez: E era già stato formulato un concetto che era “L’America per gli americani”, intendendo per americani quelli che vivevano negli USA, che si proclama dal presidente James Monroe nel 1823, che porrà un precedente di dominazione che si andrà sviluppando per la via economica, per la via politica, fino a che Cuba accede formalmente a un’indipendenza, ma che entra nel momento in cui il modello di capitalismo nordamericano è nella sua propria transizione verso il monopolio e andrà a un modello di sfruttamento differente che si denomina neocoloniale.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Allora arrivano “gli americani”, gli statunitensi, l’economia comincia ad avere variazioni e ad avere cambiamenti importanti. Quali sono quelle caratteristiche che definivano l’economia in una tappa abbastanza estesa che è dal 1902 al 1958?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Primo, prima che me lo dimentichi, la penetrazione e il dominio non entrarono solamente per la via dell’economia, entrarono per la via dei valori istituzionali, per la cultura. Per esempio, i primi maestri a Cuba, dopo questo periodo di libertà o di indipendenza di Cuba, si formano negli USA, in scuole nordamericane. Cioè, c’è tutto un processo di penetrazione che non è solo nell’economia, ma che si darà in tutte le sfere sociali, politiche, ecc.
Il processo di Cuba in questi anni, che abbraccerà dal 1902 al 1958, ha due tappe, molto chiaramente differenziate e il perno di entrambe le tappe, a favore o contro, sarà nello zucchero tutto il tempo. Una prima tappa di espansione della produzione zuccheriera per il mercato nordamericano, che durerà dal 1902 al 1933, propriamente. Con processi dove chiaramente c’è una funzione definita per l’economia cubana, che è nutrire a prezzi competitivi lo zucchero che consumano gli USA. Non è solo lo zucchero di Cuba che penetra in quel mercato. Gli USA nel loro proprio territorio producono zucchero di canna, ma anche altri paesi. E a Cuba si dà un livello di partecipazione importante, arrivò a essere più del 50% del mercato nordamericano. In quel periodo le zafre crescono da meno di un milione di tonnellate di zucchero a cinque milioni di tonnellate di zucchero nel 1925.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Questo ci conveniva?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Questo dà crescita, ma non dà sviluppo.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Questo è sottile, ma non è sottile nella realtà, voglio anche che lo approfondisca.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Si produce una crescita in funzione degli interessi nordamericani, che beneficia Cuba, tra virgolette, perché offre impiego, offre un determinato livello di stabilità, ma soggetto a un meccanismo di dominazione dove i benefici essenziali non sono a Cuba o non si danno per Cuba, ma si danno per la potenza dominante o egemonica in questo caso, che sono gli USA.
Dra. C. Marxlenin Pérez: E quegli impieghi associati allo zucchero erano tutto l’anno o era solamente in epoca di zafra?
Dr. C. José Luis Rodríguez: No, era nel periodo di zafra.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Ovvero, che anche era relativo.
Dr. C. José Luis Rodríguez: È stagionale e continuò a essere così. Il raccolto della canna si produce, a parte il periodo di semina, che non cattura tanta forza di lavoro, il periodo di raccolto si produce tra la fine dell’anno, approssimativamente novembre, dicembre, e durerà fino al primo trimestre, forse un po’ di più, dell’anno. E il resto del tempo, si dedica alla semina della canna e entra in quello che si chiama il tempo morto, perché non funziona con la stessa intensità, non produce gli stessi benefici del periodo di raccolto della canna. Così siamo in una situazione nel 1925 dove tutto sembrava brillare per Cuba.
È l’anno precisamente che entra un governante che segnerà la storia in quegli anni, che fu il generale Gerardo Machado, che inoltre pretenderà di esercitare una politica attiva dello Stato nell’economia, cosa che non è caratteristica di tutti i governi fino al 1958, ma in questo caso sì.
Cosa succede a partire dal 1925? Succede che entrano nel mercato nordamericano come fornitori di zucchero altri prodotti e scende la partecipazione cubana. La partecipazione cubana in questo senso già alla fine di questo primo periodo, fino al 1932-33, sarà solamente di circa il 29-30% del mercato nordamericano, quando arrivò a essere più del 50% in alcuni anni, soprattutto dal 1922-1925.
Ovvero che c’è un momento nel quale quel processo che era incastrato con lo zucchero e sembrava espandersi illimitatamente con zafra di 5 milioni di tonnellate, non sarà così. La zafra comincia a cadere e potremmo dire che inoltre per la coincidenza con la crisi economica del 1929, sarà più colpita ancora sopra questa politica di spostamento per la caduta del consumo negli USA e ciò porterà a che si produca una caduta del 67% nella produzione zuccheriera.
A questo punto bisogna dire che il governo di Machado, che ha alcune persone che conoscono di questi affari, propone una prima riforma tariffaria nel 1927. Riforma tariffaria che pretendeva difendere un livello di produzione dell’industria nazionale, non sostituendo completamente l’importazione di prodotti nordamericani, ma dando uno spazio a quella che sarebbe stata, che mai fu, una borghesia industriale non zuccheriera.
Cuba in questo senso si differenzia dal resto dei paesi dell’America Latina. Non solo per le caratteristiche del suo processo di ottenimento dell’indipendenza, che fu differente da, per esempio, il Cono Sud; ma anche presenterà caratteristiche proprie nel senso che non svilupperà mai una borghesia nazionale che difenda gli interessi della gente che lavora, che è nativa, che vive e produce a Cuba.
Dra. C. Marxlenin Pérez: E questo perché, cosa successe?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Perché il processo di neocolonizzazione di Cuba la collocò in una circostanza di dominazione di tale livello con gli USA che fu impossibile che ciò accadesse. Gli USA non erano disposti a che un’economia che era monoproduttrice di zucchero fondamentalmente, aveva tabacco, aveva legname, aveva altre cose, ma girava il paese attorno allo zucchero: monoproduzione zuccheriera, monoesportazione zuccheriera e inoltre quello, multiimportazione di prodotti nordamericani. Quest’ultima componente non è poco. Ovvero, dominavano il mercato interno di Cuba e non faceva loro la minima grazia cedere una parte di quel mercato a concorrenti europei.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Avevano il dominio completo del paese, perché avevano il dominio politico attraverso come maneggiare in modo fantoccio quei governi e attraverso l’economia e quella produzione culturale, produzione di psicologia delle masse.
Dr. C. José Luis Rodríguez: In quel periodo già, fine degli anni ’20 e inizi degli anni ’30, gli USA modificano la forma di partecipazione dei produttori di zucchero negli USA con una legge di quote, la Legge Costigan-Jones.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Le famose quote zuccheriere.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Le famose quote zuccheriere, che come ti dicevo, già in quel momento si fissa attorno al 29-30% e quella proporzione sarà uguale fino alla fine degli anni ’50.
Ovvero, già Cuba non espanderà la sua produzione in funzione di un’espansione del mercato nordamericano, perché non glielo permettono le quote zuccheriere.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Sulla quota si parla anche molto e si mette come se la quota fosse un vantaggio. Era solamente un vantaggio? Era un freno all’economia? Come interpretare la quota?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Era un freno all’economia perché quando tu fai la proporzione in termini di capacità di produrre zucchero e in termini di realtà, la dimensione della zafra, ti accorgi che è sottoutilizzata la capacità.
Cuba avrà, già negli anni ’50, capacità per produrre più di 7 milioni di tonnellate di zucchero e il mercato nordamericano ciò che assorbirà sono 2 milioni o 2 milioni e un po’ di più di tonnellate di zucchero. Allora, è un’economia che si focalizzò in una direzione, quella direzione cambia per la composizione del mercato nordamericano di zucchero e si resta installata la capacità che aveva fino al 1925 con una domanda di zucchero da parte degli USA molto ridotta in quel senso. E tutto il secondo periodo dal 1934 al 1958 girerà attorno a vedere cosa si fa perché quella contraddizione non faccia esplodere l’economia cubana, perché si converte in una crisi permanente in quel senso.
Gli USA cambiano un po’ i meccanismi di dominazione, è l’epoca di Franklin Delano Roosevelt, in quel senso di un trattamento differente verso i paesi con i quali si vincola, particolarmente quelli dell’America Latina e molto specialmente nel caso di Cuba e si produce in primo luogo la deroga dell’Emendamento Platt che dava la possibilità di intervenire ogni volta che lo intendesse conveniente a Cuba. Ci fu sempre un contenzioso anche con regioni di Cuba, per esempio, quello che oggi conosciamo come Isola della Gioventù, l’Isola dei Pini, fu in disputa se sarebbe appartenuta o no direttamente agli USA o sarebbe rimasta come Cuba. Cuba riuscì a trattenere quella parte del suo territorio, fu un’impresa, una vittoria diplomatica perché non permise che le mutilassero una parte dell’arcipelago che compone Cuba.
Così si crea una situazione differente, si toglie l’Emendamento Platt, il che non vuol dire che non intervenissero in forma più indiretta, ma intervennero infine, l’ambasciatore nordamericano continua a essere il factotum dell’economia, del paese e della politica cubana e d’altro canto si darà un nuovo trattato commerciale che include le quote zuccheriere, ma include anche una partecipazione del mercato nordamericano nell’economia cubana dove la dominazione della multiimportazione di prodotti nordamericani rimarrà lungo tutto quel periodo. Ci sono diverse circostanze che si danno lungo questi anni. Si sperimenta in qualche misura in mezzo a questa politica del “buon vicino” che stabilisce Roosevelt, il governo che domina Batista dal 1934 fino a che è eletto presidente nel 1940 introdurrà alcuni elementi economici che genereranno impiego per la via paramilitare senza generare concorrenza con i prodotti nordamericani.
È un primo saggio in quel senso di quello che sarebbe stato, passato il tempo, le teorie keynesiane di generazione di domanda senza includere nuove offerte che competano con il capitale straniero. E questo è ciò che si darà in questo periodo. I t Con lo stivale di Golia su Davide visse Cuba da quando si rese indipendente dalla Spagna e cadde sotto il controllo del vicino nordamericano.ecnologici militari, tutto un processo di scuole in quel senso che si danno nel paese molto affini con gli interessi nordamericani ma che permettono, diciamo, di distribuire in modo differente i prodotti che si vanno creando nell’economia cubana sempre soggetti agli interessi predominanti degli USA.
[Conversazione con José Luis Rodríguez, prestigioso intellettuale cubano, Dottore in Scienze Economiche, Premio Nazionale di Scienze Sociali 2021 ed ex Ministro dell’Economia e delle Finanze e dei Prezzi.]
Dra. C. Marxlenin Pérez: Economia cubana prima della Rivoluzione, quel grande mito, quella grande immagine costruita con molta cura per mettere una Cuba totalmente ricca, di splendore; ma che qui stiamo vedendo realmente com’era la realtà economica e sociale del nostro paese prima del ’59 con tutta la tappa della Repubblica Neocoloniale.
E ora stiamo arrivando a quel momento sinistro anche della storia dell’umanità, molto opportuno ricordarlo in queste condizioni in cui stiamo vivendo, della Seconda Guerra Mondiale e come ciò cambiò la correlazione di forze nel mondo e come allora impattò nell’economia cubana e nel paese.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Il 1° settembre 1939 si scatena la Seconda Guerra Mondiale. In primo luogo, in quel periodo non parteciperanno gli americani. Gli americani si preserveranno fino a che sono già combinati dalle circostanze con l’attacco a Pearl Harbor che si produce il 7 dicembre 1941, e devono già rispondere al reclamo di difendere il paese davanti a un attacco di una potenza emergente in quel momento che è il Giappone. E questo logicamente collocherà Cuba in un piano differente in funzione della guerra.
In funzione della guerra dove si mantiene la produzione zuccheriera a livelli più o meno simili di medie di più di 2 milioni di tonnellate di zucchero ma che eleverà la domanda di minerali, fondamentalmente di nichel. È quando si comincia già a sviluppare una produzione di ferro, una produzione di ogni tipo di minerali necessari per la macchinaria dell’industria bellica.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Qui voglio fare una “pausetta”, perché a me piace polemizzare con gli economisti di mercato che dicono che il mercato “si regola da solo”. Questo è un modo in cui il mercato non cade dal cielo e come la domanda di quei minerali era favorita da una situazione di guerra mondiale.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Sì, così è.
Dra. C. Marxlenin Pérez: E Cuba allora entra a partecipare indirettamente in quel mercato mondiale?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Questo ha due effetti. Uno, il cambiamento di composizione delle esportazioni cubane dove guadagna peso il non zuccheriero, il che favorisce il paese. E anche perde peso l’importazione di prodotti dagli USA che è forzato a dirigere un maggiore sforzo ogni volta all’industria bellica nella stessa misura in cui si va sviluppando la guerra.
Gli USA cominciano la guerra sviluppandola nel settore del Pacifico e non entreranno nello scenario primario della Seconda Guerra Mondiale fino a giugno 1944. E questo porta a tutta una serie di aggiustamenti nell’economia nordamericana dove Cuba comincia a giocare un ruolo maggiore e comincia ad avere saldi positivi nella sua bilancia commerciale.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Per noi.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Per noi. Che arriverà a 500 milioni di dollari al concludere la Seconda Guerra Mondiale, una cifra molto forte per Cuba in quel periodo. Ma cosa succede? Succede che lo Stato, che fino a quel momento aveva un intervento molto indiretto, si vede pressato ad avere una partecipazione nell’economia e si crea la Giunta di Economia di Guerra, nel 1943.
Potremmo dire che è la prima organizzazione statale di intervento nell’economia in forma organica in quel momento. Dopo avrà vari nomi in quel senso e continuerà come Consiglio Nazionale di Economia, eccetera, lungo gli anni. Questo si manterrà fino al Programma Economico di Cuba, di Batista, nel 1955, che è l’ultima tappa di quell’intervento – tra virgolette –, che andrà sviluppando prima…
Dra. C. Marxlenin Pérez: Parentesi: un’economia di guerra non nel socialismo, continuiamo a parlare di prima del ’59.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Sì.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Perché il termine poi lo associano solamente alla Cuba post-rivoluzionaria.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Allora, Cuba ha in quel momento, già con la Seconda Guerra Mondiale e con la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, un saldo commerciale positivo. A Cuba la favorisce la guerra, cosa molto peculiare, che non solo nel caso di Cuba.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Molto ironica.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Molto ironica. È la disgrazia per l’umanità per la forma in cui siamo imbricati con gli interessi nordamericani, che Cuba ha un saldo commerciale positivo.
Dra. C. Marxlenin Pérez: A cui, naturalmente, ha favorito moltissimo la Seconda Guerra Mondiale agli USA.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Esattamente, gli USA finiscono per essere, già indiscutibilmente, la potenza egemonica che ancora aveva contendenti come l’Inghilterra, come in generale l’Europa, emergerà il Giappone prima della Seconda Guerra Mondiale, come potenza emergente, potremmo dire. Già in questo momento, con il trionfo delle forze alleate i risultati sono molto differenti.
Gli USA non hanno subito nessuna aggressione nel proprio territorio, terminano la guerra essendo il fornitore di armamento, il fornitore di beni di consumo per l’Europa, che è stata distrutta durante la guerra, e anche il Giappone. Ricordiamo la distruzione del Giappone che culmina con il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945, che è una forma brutale di esprimersi il nuovo potere nordamericano in quel momento.
Si producono cambiamenti nella tutela dell’economia mondiale a partire da due istituzioni che si creano nel 1944, le istituzioni di Bretton Woods, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, e logicamente questo genera determinate aspettative per Cuba che è uscita bene, potremmo dire, da quella congiuntura bellica per il ruolo che svolge con gli USA, con risorse in questo caso, e viene l’affiorare di certi segmenti di quella che avrebbe potuto essere la borghesia industriale non zuccheriera, quando nel 1947-48, non ricordo esattamente l’anno, si convoca la Conferenza per lo sviluppo dell’economia nazionale, che è una conferenza che pretende andare a un grado di sostituzione di importazioni, soprattutto in prodotti agricoli, riso, patata, uova, tutto ciò che si importava di alimenti dagli USA, cerca di marciare per lì.
Si produce anche un’espansione della produzione nichelifera del paese e di minerali in generale, e tutto questo si proclama in un contesto di un nazionalismo in embrione, che avrebbe dovuto arrivare a una partecipazione politica della borghesia nazionale inesistente in quel momento. Questo non accade. Perché non accade? Perché gli americani dicono che, se si approvano le raccomandazioni di quella Conferenza, Cuba subirà la perdita della quota zuccheriera con gli USA, e lì stesso termina tutto.
Ovvero, uccidono prima di nascere la borghesia nazionale, e questo non sarà più. Vedemmo alcuni affioramenti nella riforma tariffaria del ’27, la politica di sviluppo di produzioni che non competano con gli USA, ma che creino domanda nel paese e permettano di mantenere l’impiego negli anni ’30 e ’40, soprattutto con la guerra anche, aumenta l’impiego nel paese. Questa situazione è chiusa.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Ma che interessante questo, perché il capitalismo non crede in nessuno, nemmeno nella sua propria borghesia.
Dr. C. José Luis Rodríguez: No, non c’è spazio per quella borghesia nazionale, che logicamente entrerà in contraddizione con alcuni interessi nordamericani, nonostante che fu molto cauta nelle proposte. Questo porterà persino a che venga una revisione a partire dalla Banca Internazionale di Ricostruzione e Sviluppo, che si crea in quegli anni stessi, e nel 1950 mandano una missione a Cuba, presieduta da un economista di molto prestigio, Francis Truslow, che fa uno studio dell’economia cubana con una quantità di materiali enormi, dove cerca di compatibilizzare, cerca un po’ di trovare la quadratura del cerchio dell’economia cubana con produzioni che potessero uscire, ma che non entrino ancora in contraddizione con gli americani, con la promozione di settori di servizio, come è il turismo negli anni ’50, eccetera, che sarà assunta dal governo cubano. Prima dal governo di Carlos Prío, e dopo dal governo della dittatura di Batista.
Tutto ciò che quel programma proclama, in una fase ancora più conservatrice, per non scontrarsi con gli americani, nemmeno per caso, nel programma economico di Cuba di Batista del 1955. Qui ci sono vari economisti che già stanno formulando tesi in quel senso. È interessante menzionare gli studi che si fecero su Cuba.
Io consiglio a tutti coloro che vogliono studiare questa tappa di consultare una serie di libri che si fecero da economisti cubani e da economisti, soprattutto, nordamericani. Tutti questi riflettono preoccupazioni dei nordamericani sull’instabilità, soprattutto negli anni ’30, per la Rivoluzione del ’30, di Cuba, e verrà dopo con la Conferenza per l’Economia Nazionale, per l’Industria dell’Economia Nazionale, del 1948, e verrà con questi programmi che si tentano di implementare. Ci sono libri di tre vertenti di autori cubani o vicini a Cuba.
C’è il gruppo nella Banca Nazionale di Cuba, che è stata creata nel 1950 da un economista spagnolo che venne a Cuba, Julián Alienes, che fece uno dei primi libri che cercò di ricostruire le statistiche di tutta la tappa repubblicana di Cuba, cosa che non si era fatta fino a quel momento, e che promuove la visione keynesiana in questo senso. Quella è una corrente forte in questa direzione. Sarà assunta anche da altri economisti cubani, Felipe Pazos, e Regino Boti, che faranno lavori in quella direzione, anche per il Movimento Rivoluzionario 26 Luglio, che fanno una serie di tesi, sebbene mai furono approvate come un documento ufficiale del movimento, sì ha idee economiche molto affini al keynesismo in questo caso.
Cuba ebbe un’influenza molto forte in quel senso, e questo è ciò che applicherà Batista con gli investimenti, per esempio, nel turismo, un settore che non compete con prodotti nordamericani, in un servizio, e, d’altro canto, genera tutta una serie di redditi per il proprio capitale nordamericano che investe molto forte nel turismo cubano, in quegli anni ’50, fino ad arrivare a una cifra superiore a 200 mila turisti nell’anno ’58, cosa che era già diciamo di un certo peso nell’economia nazionale.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Possiamo dire che c’è una crescita economica allora sostenuta?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Sì, con salti e alti e bassi in quel senso, ma non superava nelle tappe normali dell’economia dal 2 al 3 per cento, non ci sono alte crescite. Ci fu un piccolo periodo lì del 6 per cento impulsato dalla Seconda Guerra Mondiale, ma questo non si stabilirà già come una dinamica di crescita, ed è importante in questo senso perché perché ci sia sviluppo deve esserci crescita, ma non solo crescita, deve esserci sviluppo sociale.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Per questo, perché molto all’inizio José Luis menzionava che c’era crescita economica, ma ciò non implicava sviluppo, e in quei saggi che lei ha scritto, menziona anche che Cuba in quella tappa, non aveva una politica di sviluppo nazionale. Questi sono elementi che a volte costa lavoro decodificarli per quelli che non siamo economisti, no? Cosa significa che, pur essendoci crescita, non si rappresentava quello per lo sviluppo? Perché non abbiamo nemmeno parlato di quell’altra parte importante della foto, che è le condizioni di vita dei cubani in quell’epoca. E come stava quell’equilibrio con un paese che cresceva economicamente, ma che poi quello non era supportato dalle condizioni di vita della maggioranza, o sì. Come viveva la gente in quell’epoca?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Lì c’è una cosa che è importante segnalare. In primo luogo, il proprio sviluppo del turismo creò un’immagine di paese, potremmo dire, simpatica a che vengano visitatori a Cuba.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Un paradiso.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Un paradiso con hotel di prima linea, con spiagge di prima linea, è l’epoca in cui si sviluppa Varadero, per esempio, molto fortemente, e con un turismo nordamericano che va crescendo in forma esponenziale.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Gli hotel con i casinò anche, no?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Esattamente, l’industria del gioco viene insieme con quello, ovvero, a Cuba penetra il capitale nordamericano a partire dalle sue esperienze a Las Vegas, e vengono a Cuba a investire precisamente quei personaggi.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Uno dei miti che ci sono anche è che volevano convertire l’Avana in Las Vegas, o Cuba in un grande casinò, è vero questo?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Esattamente.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Erano le aspirazioni?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Erano le aspirazioni e ciò che supportava Batista nella sua politica, ovvero, quello era disegnato per complementarsi con una politica affine agli interessi nordamericani, che non attaccasse altri settori, come l’industria zuccheriera, o come altri settori, la mineraria, eccetera, di proprietà nordamericana a Cuba, e che, d’altro canto, mantenesse un certo livello di impiego dentro la società in questi settori, che non provocasse un’esplosione sociale.
Cosa succede in questo caso? L’Avana era una cosa, il resto del paese, era un’altra, completamente differente.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Da lì esce la famosa frase che il resto sono aree verdi, no? L’Avana è L’Avana…
Dr. C. José Luis Rodríguez: Sì. Lì abbiamo, per esempio, i tassi di mortalità infantile, 23 per mille nati vivi, il livello di disoccupazione, secondo come lo misuri in epoca di zafra, ti dà una cifra, ma se lo misuri in epoca di tempo morto, ti dà un’altra, dal 16% al 23% di disoccupazione. Ovvero, nulla di particolarmente visibile di quella crescita che si sta dando nell’economia, si riversa nella popolazione.
C’è uno studio dell’Associazione Cattolica di Giovani, che nel 1956 fece un’analisi di tutti questi elementi sociali, e mise alla luce, continua a essere un documento di riferimento, mise alla luce pubblica, il vero stagnamento, la vera crisi che c’era nello sviluppo, tra virgolette, della società cubana. Esisteva, e questo è ciò che si vuole oggi sfruttare molto, un segmento che è associato all’immagine esterna del paese, molto vincolato al turismo, molto vincolato agli interessi nordamericani che ti presenta un paese in evoluzione favorevole per la sua popolazione. Ricordiamo, per esempio, che quella popolazione che lavora, solo il 53% ha sicurezza sociale, ovvero, non c’è assicurazione di disoccupazione, non ci sono pensioni, per quando tu termini la tua vita lavorativa, è il 53% solamente, solo la Rivoluzione dopo sarebbe venuta e l’avrebbe assicurata al 100% dei lavoratori, la sicurezza sociale e l’assistenza sociale.
La distribuzione della terra non era in mano ai contadini, era in mano ai latifondisti. L’8% dei proprietari, che sono latifondisti, controllavano il 70% della terra, e il contadino, ciò che era un mezzadro, che forse con il permesso o senza il permesso del latifondista, lavorava la terra in quei luoghi con la speranza che gli lasciassero beneficiare dei frutti dei suoi raccolti. A volte succedeva che l’uomo seminava e quando andava a raccogliere, tutto quello se lo portava la guardia rurale o se lo portavano le persone che difendevano gli interessi di quei latifondisti.
Perché a Cuba esistono tre classi, non l’ho specificato anteriormente. C’è il latifondista molto chiaro nello zucchero, molto chiaro nel resto dell’agricoltura. C’è la grande borghesia commerciale importatrice, che è quella che vive del business con gli americani, e la grande borghesia zuccheriera.
Nota che non appare da nessuna parte la borghesia industriale non zuccheriera, non esisté.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Non si riuscì.
Dr. C. José Luis Rodríguez: A differenza del resto dell’America Latina, uno guarda per l’Argentina e in quegli anni l’Argentina era un paese che aveva un’industria importante, Cile, Brasile, di proprietari brasiliani, ma non erano penetrati con uno schema di neocolonialità simile a quello che aveva Cuba con gli USA.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Significa che non siamo mai arrivati a industrializzare il paese?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Non siamo mai arrivati ad avere una borghesia e un’industria nazionale, questa è la realtà.
Al di là dello schermo che fornisce il turismo con i cabaret, con il gioco, con la spiaggia, e questo all’Avana, forse qualcosa in qualche capoluogo di provincia, a Santiago, ma non è generale per il paese. Quella era una foto dell’Avana.
Dra. C. Marxlenin Pérez: La foto che si usa sempre, quella degli edifici appena costruiti, quella delle strade pavimentate, ma voglio collegare quest’ultima domanda allora con la prima che feci all’inizio della conversazione.
Eravamo un paese ricco e allo stesso tempo perché allora ci fu una Rivoluzione? E perché persiste quell’immagine di una Cuba gloriosa, prospera, di un livello di vita elevatissimo?
Dr. C. José Luis Rodríguez: Tutto dipende da chi tu prendi per fare la storia, in quel senso. Ci sono economisti, Gustavo Gutiérrez, per esempio, che era totalmente affine alla dittatura batistiana, che presenta tutto un programma di sviluppo del paese, tra virgolette, che mai fruttificò, perché il problema non sta nei programmi che si fecero, nelle posizioni che si assunsero nei governi, in ciò che si concretò quei programmi, non esisteva sviluppo. Non esisteva sviluppo nella stessa misura in cui era montato su una struttura di non danneggiare gli interessi con gli USA.
E si faceva ciò che dicevano gli americani, lo dimostrarono negli anni ’30, lo dimostrarono con la conferenza del ’48, lo dimostrarono con il programma per l’economia nazionale di Batista del 1955. Allora, non possiamo dimenticarci di tutto questo, e questo fu ciò che diede come risultato un’economia in crisi permanente, che comincia a elevare il suo livello di contraddizione nella stessa misura in cui il livello di sfruttamento della forza di lavoro va incrementandosi, perché questo non rimane costante, non c’è, un aumento dei salari, non c’è niente di questo, e, inoltre, il furto delle risorse pubbliche è una cosa così violenta che già si scontra con gli interessi della piccola borghesia, per esempio, nel paese. E questo va creando tutto un brodo di coltura che porterà, in definitiva, allo scontro di quella realtà da parte delle forze rivoluzionarie, che comincia con il 26 luglio 1953, e culminerà con la sconfitta dell’esercito batistiano nel 1958, processo che costò molte vite.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Si suppone che più di 20.000 vite.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Si parlava in quegli anni di 20.000 vite, in quel senso, perché si applicò brutalmente. Il rimedio fu reprimere, ovvero, evitare che le contraddizioni esplodessero per via della repressione, non per via di un trattamento per dare sviluppo e canalizzare democraticamente l’esistenza di quelle possibilità.
Cuba ciò che aveva erano buone possibilità, buone potenzialità. Come produttore di zucchero, continuava a essere molto redditizio. Cuba portò una zafra convenzionata con gli USA, a partire dalla guerra di Corea, che di nuovo cambia la situazione un po’ dell’industria zuccheriera, a una zafra maggiore di 7 milioni di tonnellate, ma immediatamente dopo dissero a Cuba, no, no, questo fu un anno, per questa necessità, da qui in avanti torni alla quota del 29 per cento, che era quella che avevamo nell’anno ’56. Quando scompare quella congiuntura, scompare la partecipazione nel mercato nordamericano.
Ovvero, non c’è uscita al processo di sviluppo con sviluppo sociale, e questo va creando contraddizioni molto profonde in questo senso, che non appaiono visibilmente fino a che cominciano a esplodere tutti questi movimenti e comincia a esplodere la repressione già in termini molto brutali. A Cuba, nei governi, ci fu sempre un livello di repressione, soprattutto dopo gli anni ’30, ci fu da Machado a Batista, ma già quello negli anni ’50, è un livello di repressione così brutale che semplicemente Cuba è qualificata come una delle dittature più violente della storia in America Latina, e non possiamo dimenticare questo, ovvero, non è una società nella quale tutto era sorriso, tutto era benessere, tutto erano turisti, tutto erano hotel belli. Sì, quello era così per una parte degli interessi di alcuni cubani che facevano il gioco con gli americani, o dei propri nordamericani; la classe operaia non si beneficiava di quello, i contadini, il proletariato agricolo, che era il predominante, quello che faceva la zafra, perché non erano contadini che possedevano terra in territorio latifondista, ma erano la gente che lavorava in ciò che c’era impiego, e l’impiego era tagliare canne e produrre zucchero, una volta che quello scompariva, tornavano nuovamente al tempo morto, che non per gusto si chiamava tempo morto, perché produceva morti, in quel senso, di fame, di miseria.
Una delle cose che segna anche il livello di vita della gente è il livello delle abitazioni in cattivo stato, erano più di quasi il 40, quasi il 50% delle abitazioni. Tu andavi in campagna ed erano capanne di yagua, ciò che aveva il contadino per vivere, non erano residenze né cose del genere.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Quelle sono foto anche che esistono, ma quelle foto sono trattate di essere omesse, che sono le famose immagini dei bambini denutriti, con le pance piene di parassiti, quelle immagini terribili della realtà del contadino cubano prima del ’59.
Già per salutarci, perché il tema realmente dà per molto di più, perché è molto interessante e io credo che sia poco trattato anche, con la fretta che abbiamo normalmente di occuparci dei problemi del presente, è poco trattato.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Ci sono alcuni libri, per esempio, il libro di Julio Le Riverend di Storia Economica di Cuba, che è raccomandabile perché tratta tutte queste cose, e quello che scrissi anche io, valga il commerciale, La Strategia di Sviluppo Economico a Cuba, che ha tutto un primo capitolo che analizza tutta questa parte di questa tappa e arriva fino all’anno ’90 nella tappa della Rivoluzione.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Si dice che si rubarono tutto prima del trionfo della Rivoluzione, è vero questo o è un mito che costruiamo noi?
Dr. C. José Luis Rodríguez: No, nessun mito, lì c’è il rapporto del Ministero delle Finanze su come stavano le finanze pubbliche nel 1959, di quei 500 milioni credo che rimasero 40 o una cosa così.
Sì se li rubarono, perché non è che tu dica che con queste risorse si fece questo, si fece quello, al massimo furono fondi che andarono a beneficiare gli interessi nordamericani nel turismo, per esempio, o nel nichel, ma no, niente che tu dica: quei 500 milioni sono qui in questa industria che si creò, o sono qui in questo livello di vita che si elevò, o sono qui in questo livello di impiego che si diede, niente di questo accadde, e ci sono i dati, semplicemente chi li vuole ignorare semplicemente sta manipolando la realtà, cosa alla quale stiamo soffrendo da 60 anni o più di 60 anni con l’opera della Rivoluzione, che si continua a segnalare tutti i problemi che abbiamo oggi come se fossero a partire dalla gestione della Rivoluzione, quando in realtà si dimentica il piccolo dettaglio che siamo bloccati dall’anno ’62, con 170.600 milioni di dollari di costo del blocco, ma no, nessuno vuole fare quel conto perché dicono che no, che quello è falso, che non c’è blocco.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Che è teque.
Dr. C. José Luis Rodríguez: Sì.
Dra. C. Marxlenin Pérez: Io mi rallegro molto che abbiamo affrontato questo tema, José Luis, e so che ci restano ancora molti altri aspetti della questione da affrontare, ma bene, non vogliamo spendere tutti i proiettili in questo primo incontro sulla realtà cubana prima del ’59. Quell’immagine che molte volte si mette, una fotografia di edifici appena costruiti e strade appena pavimentate, ma che nasconde tutta quella realtà maggiore, schiacciante, di un paese che da un lato cresceva economicamente, ma che, dall’altro, quello non si rifletteva in nessuno sviluppo sociale e in nessun beneficio per la maggioranza e per il popolo.
Molte grazie per essere venuto fino a Il dovere di raccontarla, perché qui, lei sa, la storia non è solo una “successione di eventi accaduti successivamente”, ma hanno una logica, hanno un senso, e per cercare proprio quel senso dietro la storia cubana, stiamo facendo questi episodi di Il dovere di raccontarla. Fino a una prossima storia.
Trascrizione: Guillermo Lázaro González Pompa, Yusleydis Seuret Gómez / IDEAS Multimedios.

