Cuba ha cominciato a costruire la sua industria biotecnologica negli anni ’80, come parte di una scommessa strategica sulla scienza e sulla sanità pubblica. In un paese con risorse limitate, sviluppare capacità proprie per ricercare, produrre vaccini e fabbricare medicinali significava ridurre la dipendenza dall’estero e ampliare le possibilità di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione.
Quella decisione ha dato luogo a istituzioni scientifiche e produttive che hanno convertito la biotecnologia in uno dei settori strategici del paese, con risultati nella prevenzione e nel trattamento delle malattie. Tuttavia, sostenere e ampliare quella capacità richiede accesso stabile a materie prime, reagenti, attrezzature, finanziamenti e mercati internazionali.
Oggi, le restrizioni derivanti dal blocco USA ostacolano quei processi, rincarano le operazioni e rendono difficili sia la fabbricazione di medicinali sia l’avanzamento delle ricerche scientifiche. Le conseguenze raggiungono la capacità produttiva dell’industria e le opzioni disponibili per i pazienti.
Cosa toglie il blocco all’industria biotecnologica e farmaceutica di Cuba? Le cifre dell’ultimo rapporto in virtù della risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, intitolato “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, permettono di dimensionare l’impatto.
°°°
Il Gruppo Imprenditoriale delle Industrie Biotecnologiche e Farmaceutiche di Cuba, BioCubaFarma, ha subito perdite associate al blocco per 134378690 $ tra il 1° marzo 2025 e il 28 febbraio 2026. Ripartiti nei 365 giorni del periodo, sono più di 368000 $ ogni giorno.
Nell’allegato del rapporto corrispondente al settore biotecnologico, quella cifra occupa una sola riga: l’ottavo posto tra i dieci settori quantificati. Per capire cosa c’è dietro bisogna leggere altre pagine, quelle della salute e delle finanze, che non nominano il gruppo ma descrivono ciò che manca all’industria: input, reagenti e medicinali.
Il rapporto presenta un dato che è palpabile da vari mesi nella realtà di tutti i cubani: dei 395 farmaci che Cuba produce dentro il suo quadro sanitario di base, 300 sono in carenza per difficoltà di accesso a materie prime e input farmaceutici.
È un fatto palpabile da un capo all’altro del paese. Visibile in ogni farmacia dagli scaffali vuoti.
Secondo il rapporto, l’Ordinanza Esecutiva 14404, firmata il 1° maggio 2026, ha aggravato il problema: è diventato impossibile comprare carichi di input per la produzione di medicinali e macchinari per l’industria cubana, “indipendentemente dal fatto che si abbiano i fondi per farlo”. Perché?
Tra marzo 2025 e febbraio 2026, 34 entità bancarie internazionali hanno sospeso o si sono rifiutate di effettuare operazioni con Cuba per timore delle sanzioni secondarie. Hanno cancellato conti o rifiutato trasferimenti destinati, tra le altre cose, ad acquistare medicinali.
Le banche che rimangono chiedono di più: il rapporto segnala che la classificazione di rischio paese ha imposto sovrattasse di interesse, e che l’impossibilità di usare rotte logistiche più rapide ha obbligato Cuba ad assumere costi aggiuntivi per acquistare input prioritari. Dopo l’ordinanza di maggio, inoltre, le compagnie navali Hapag-Lloyd e CMA CGM hanno smesso di accettare nuovi ordini legati all’isola.
°°°
Durante il 2025 è stato compromesso lo studio di 140 pazienti per la carenza di fitoemoagglutinina, un reagente prodotto dalla ditta statunitense Sigma-Aldrich. Serve per un test di laboratorio, il cariotipo postnatale, che analizza i cromosomi di un neonato per rilevare malformazioni congenite o sindromi genetiche.
Parimenti, un gruppo di farmaci innovativi contro il cancro, prodotti da farmaceutiche USA, è diventato completamente inaccessibile per Cuba.
A ciò si aggiunge una difficoltà permanente ad acquistare tecnologia medica di provenienza USA, o che contenga più del 10% di componenti di quel paese. Questa politica obbliga a usare intermediari e rincara i prezzi, a volte fino a renderli insostenibili.
Questo panorama, segnato dalle carenze provocate dalla politica di asfissia economica e commerciale, ha un impatto significativo sugli indicatori oncologici. Così lo riflette il rapporto: i decessi per cancro nel paese superano già i 70 al giorno, e la sopravvivenza di bambini e giovani con cancro è caduta dall’85% al 65%, una tendenza che coincide con i momenti più duri del blocco contro Cuba. Un dato schiacciante.
Le cifre che il blocco lascia nell’ultimo anno al settore biotecnologico sono l’evidenza schiacciante dietro ogni farmacia vuota, ogni ricerca scientifica inconclusa, ogni apparecchiatura medica irreparabile. Questa è una realtà che ci colpisce tutti i giorni. Alcuni, più di altri. E, tuttavia, dietro ognuna persiste lo sforzo di sostenere un’industria che è nata per mettere la scienza al servizio della vita.





