Gli USA ed il fallito proposito di piegare Cuba

Lester D. Mallory non poteva immaginare nel 1960 che a Cuba, più di sei decenni dopo, il processo rivoluzionario avrebbe mantenuto la sua validità e persino lavorato al perfezionamento del modello socioeconomico socialista.

Le misure attuate dagli Stati Uniti fin dall’inizio del trionfo ribelle nel gennaio 1959, avrebbero dovuto essere sufficienti per stravolgere il corso e provocare il fallimento del progetto che già mostrava la sua vocazione patriottica e popolare, con la promulgazione delle prime leggi.

Il 6 aprile 1960, Mallory, allora vice assistente segretario per gli affari interamericani, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato, definì gli obiettivi del blocco economico, commerciale e finanziario che Washington avrebbe imposto alla nazione caraibica.

Tutti i mezzi possibili devono essere impiegati rapidamente per indebolire la vita economica di Cuba, aveva dichiarato nel documento in cui proponeva azioni per privare il paese del denaro e delle forniture, per provocare la fame, la disperazione e il rovesciamento del governo.

“La maggioranza dei cubani sostiene Castro… l’unico modo prevedibile per minare il suo sostegno interno è attraverso il disincanto e l’insoddisfazione derivanti dal malessere economico e dalle difficoltà materiali…”, aveva detto.

Iniziò così un’escalation di ostilità che continua ancora oggi. Il 3 febbraio 1962, il presidente John F. Kennedy (1961-1963) firmò l’ordine esecutivo che imponeva il blocco, che divenne legge nel 1992 e nel 1996.

Da quella prima data, il blocco statunitense è stato il principale ostacolo allo sviluppo di questa nazione caraibica. Nessun cittadino o settore dell’economia è sfuggito agli effetti di questa politica.

Secondo il Ministero degli Affari Esteri cubano, ai prezzi attuali, i danni accumulati fino al 2020 a causa dell’applicazione del blocco ammontano a 144.413,4 milioni di dollari.

Tenendo conto del deprezzamento del dollaro rispetto al valore dell’oro sul mercato internazionale, questa politica ha causato danni quantificabili in più di un trilione e 98 miliardi di dollari.

Al di là delle cifre, il blocco si traduce in una mancanza di cibo e di medicine, di materiale scolastico, di attrezzature e forniture per gli ospedali e, in generale, in un notevole danno al tenore di vita della gente.

Una spietata guerra economica contro Cuba

“(…) l’embargo è una parola pia, il blocco è il termine che più si avvicina, ma non è né un embargo né un blocco, è una guerra economica contro il nostro paese. Fidel Castro, 25 ottobre 1995.

Nonostante il fatto che la Casa Bianca non abbia mai dichiarato un’emergenza nazionale rispetto a Cuba, con la quale non ha conflitti militari, le successive amministrazioni statunitensi hanno esteso tale pratica e ampliato il suo campo di applicazione.

L’assedio si inserisce in un quadro che comprende leggi e regolamenti amministrativi, come la Legge sull’Assistenza Straniera (1961) e la Legge sull’Amministrazione delle Esportazioni  (1979), la Legge Torricelli (1992), la Legge Helms-Burton (1996).

Il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba si qualifica come un atto di genocidio, in virtù dell’articolo 2, paragrafo c, della Convenzione di Ginevra sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio del 1948. È anche considerato un atto di guerra economica, secondo la Conferenza Navale di Londra del 1909.

Il blocco è rafforzato nonostante il rifiuto mondiale

Nonostante il rifiuto universale dell’imposizione del più lungo blocco della storia, gli Stati Uniti non solo insistono, ma rafforzano questa politica.

Questa nazione caraibica presenterà la risoluzione intitolata “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba” all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la 29a volta il prossimo maggio.

Questo ripudio si esprime anche nelle espressioni di solidarietà di personalità, organizzazioni, movimenti e attivisti sociali di paesi di tutte le latitudini, compresi gli Stati Uniti, che esigono la fine dell’ostilità di Washington contro Cuba.

Trump e il nuovo giro di vite

Dall’arrivo del presidente Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017, l’assedio contro Cuba ha conosciuto un’intensificazione senza precedenti.

Sotto questa amministrazione furono imposte più di 240 nuove misure volte a soffocare economicamente il paese, a sovvertire l’ordine interno, a creare una situazione di ingovernabilità e a rovesciare la rivoluzione.

La chiusura dell’ambasciata di Washington a L’Avana; l’applicazione del Titolo 3 della Legge Helms-Burton, che permette azioni legali nei tribunali statunitensi contro lo Stato cubano e le imprese con investimenti nell’isola; restrizioni ai viaggi e alle rimesse; e milioni di dollari in multe contro le banche straniere che fanno affari con Cuba, sono tra queste azioni.

Si è anche intensificata la persecuzione di navi, compagnie di navigazione, compagnie di assicurazione e riassicurazione legate al trasporto di combustibile a Cuba, ed è stata ampliata la lista delle “Entità cubane limitate”, con le quali i cittadini statunitensi non possono effettuare transazioni finanziarie dirette.

Di conseguenza, per la prima volta in sei decenni questa politica ostile ha causato perdite per più di cinque miliardi di dollari in un anno (2020), nel mezzo della complessa situazione sanitaria derivante dalla pandemia Covid-19 e l’impatto della crisi economica globale.

Questo rappresenta un aumento di circa un miliardo e 226 milioni di dollari rispetto al periodo precedente.

Qualche giorno prima della fine del suo mandato, Trump ha incluso Cuba nelle liste dei paesi che sponsorizzano il terrorismo e degli avversari stranieri del Dipartimento del Commercio, decisioni volte a legare le mani del nuovo presidente, Joe Biden, riguardo alle relazioni con il vicino caraibico.

Sei decenni di ostilità, aggressione e blocco non hanno potuto cambiare la rotta scelta da Cuba, che oggi è immersa in un processo di trasformazioni socio-economiche per consolidare e garantire la sostenibilità del suo modello di sviluppo socialista, qualcosa che Lester Mallory e 12 presidenti statunitensi non avrebbero potuto prevedere.

di Ernesto Vera Mellado – Giornalista della redazione nazionale di Prensa Latina.

I giornalisti Orlando Oramas e Isaura Diez, della redazione nazionale di Prensa Latina, David Reyes, editore di PLTV, e il webmaster Rey Dani Hernández Marreros hanno collaborato a questo lavoro.

Fonte: Prensa Latina

Traduzione: italiacuba.it

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