Cubainformacion: prima Vzla, poi Cuba

Venezuela prima, poi Cuba?

 

Cubainformación – La macchina propagandistica del governo USA e i suoi media mercenari mostrano ancora una volta senza vergogna il loro piano: prima il Venezuela, poi Cuba. La narrativa mediatica fabbricata da Miami, Madrid e altri enclavi dell’anticastrismo professionale celebra, giustifica e amplifica un’operazione di ingerenza e aggressione imperialista, trasformando il desiderio politico della Casa Bianca in “notizia” e il più plateale crimine contro il diritto internazionale in “impresa storica”.

Questo nuovo episodio di “Miami Fake” smonta, ancora una volta, come i grandi titoli sul Venezuela funzionino come anticamera narrativa dell’attacco finale contro Cuba.

1. Media incorporati nei bombardieri USA

I media a “tema cubano”, pagati dalle agenzie federali del governo USA, agiscono come corrispondenti incorporati, non già negli eserciti, ma direttamente nei bombardieri ideologici di Washington.

Il media Cubanos por el Mundo presenta come fatto compiuto un copione di finzione giudiziaria, parlando de “il processo legale contro il narcodittatore” Nicolás Maduro, che segna “una pietra miliare storica data l’entità delle accuse” contro “chi ha usurpato il potere a Caracas per anni”. Il diritto internazionale scompare e la giurisdizione USA viene data per universale, senza alcun imbarazzo.

Sotto il titolo “Álvaro Uribe lamenta che il castrismo continui a Cuba dopo la caduta di Maduro”, di nuovo Cubanos por el Mundo amplifica la voce di un ex presidente colombiano associato al paramilitarismo, diventato ora analista autorizzato che si duole che Cuba non sia ancora stata distrutta. Allo stesso modo, nella notizia “José Luis Rodríguez ‘El Puma’ ringrazia Trump per l’operazione in Venezuela e assicura che ‘anche Cuba deve cadere’”, lo stesso mezzo trasforma un cantante in portavoce politico che ringrazia per un’operazione militare e reclama apertamente la caduta di Cuba, normalizzando il discorso di guerra.

Diario de Cuba si compiace nell’umiliazione dell’aggresso e ride della vittima del criminale imperialista. È il vigliacco che va a braccetto con il bullo della scuola. “Quando si brandisce la spada di Bolívar (…) non ci si deve poi far catturare come un topo”, scrive Miguel Sales. Si paragona Maduro ad Allende, al Che o a Maurice Bishop per concludere che il suo epilogo è stato altrettanto “tragico”. Si aggiunge che “Trump gli offrì la possibilità di lasciare l’incarico attraverso una negoziazione ragionevole”, ma che “preferì, come disse Marco Rubio, ‘fare il duro’”. L’aggressore appare ragionevole; la vittima, colpevole.

E, naturalmente, il mantra del “broglio elettorale” in Venezuela che, in realtà, fu dell’opposizione. Secondo Diario de Cuba, Maduro “rubò le elezioni al suo popolo”, che “votò maggioritariamente per l’oppositore Edmundo González”. Nessuna prova, ma il mantra si ripete fino a convertire la menzogna in verità assunta. Infatti, 39 partiti (chavisti e di opposizione) presentarono i verbali al Tribunale Supremo di Giustizia. L’unica formazione che si rifiutò di farlo fu, precisamente, l’estrema destra di González e Machado.

2. Cuba prossima alla “caduta”

Dopo il Venezuela, l’attenzione si sposta immediatamente sull’Avana. Leggiamo titoli ripetuti e ossessivi come “Trump: ‘Cuba è prossima alla caduta’” (Cubanos por el Mundo), “Rick Scott sulla caduta del regime: ‘Probabilmente accadrà quest’anno’” (Cubanet) o “Nervoso, il regime cubano convoca plenum straordinari dei comitati provinciali del PCC” (Diario de Cuba).

E il fatto è che Cuba “crollerà” presto per mancanza di petrolio, ci dicono. “Jorge Piñón: Se Cuba perde il petrolio del Venezuela sarà ‘il grande collasso’”, leggiamo in Martí Noticias, che diffonde l’avvertimento catastrofista di un “esperto” allineato con la politica energetica USA, al quale “preoccupa (…) che i cubani non sopportino più e scendano davvero in strada come fecero nel 2021”. Gli preoccupa? Se ci lavorano da tanti anni! Sono le conseguenze accumulate del blocco economico, che ora si aggraverà ulteriormente se il flusso petrolifero dal Venezuela si riduce o scompare, come anticipano come realtà senza sfumature.

3. L'”invasione militare” di Cuba in Venezuela

“I morti che smentirono il regime: L’Avana invia militari in Venezuela”, diceva Cubanet, che mentiva di nuovo su presunte truppe cubane… che nessun satellite USA ha fotografato in tutti questi anni?

Diario de Cuba accusa Cuba di violare il principio di non intervento perché aveva e ha personale militare in Venezuela per proteggere la presidenza, su richiesta di Caracas, da anni. 32 membri furono assassinati il 3 gennaio scorso nell’attacco omicida degli USA. Sono accordi di cooperazione sovrana tra due paesi, che nemmeno svolgono esercitazioni militari congiunte, come fanno altri stati.

Questi media, tuttavia, non dicono una parola sul fatto che gli USA hanno 750 basi militari nel mondo, con 170000 marines in 80 paesi, e solo a Rota e Morón (Spagna) 3700 effettivi statunitensi.

L’influencer estremista di Miami Alex Otaola celebrava la morte dei 32 eroi cubani, che qualificava come “repressori al servizio di un’ideologia macabra”. Otaola, ricorda: a ogni porco arriva il suo San Martino.

4. La cooperazione medica cubana in Venezuela è “schiava”

Di nuovo, media come Asere e Diario de Cuba presentano i cooperanti della salute di Cuba in Venezuela come “medici cubani schiavizzati”. Le fonti, organizzazioni come Archivo Cuba, finanziate dagli USA, per parlare di “sfruttamento lavorativo”.

Inoltre, la stampa mercenaria cerca di estendere il terrore in questa comunità, per ottenere la loro “fuga” dall’alta missione sociale che svolgono. Titoli come “Medici cubani in Venezuela: a rischio o in ‘piena operatività’?”, “Incertezza nella Brigata Medica Cubana in Venezuela dopo le azioni militari degli USA” o “Paura degli USA? Il regime di Cuba ritira i suoi medici dal Venezuela” riflettono questo approccio allarmista.

Questo nuovo capitolo di “Miami Fake” evidenzia, ancora una volta, come la guerra mediatica prepari il terreno dell’aggressione reale. Prima il Venezuela, poi Cuba. La propaganda non informa: legittima il crimine.


Venezuela primero, ¿Cuba después?

 

Cubainformación – La maquinaria de propaganda del Gobierno de Estados Unidos y sus medios mercenarios vuelve a mostrar su hoja de ruta sin disimulo: primero Venezuela, después Cuba. El relato mediático fabricado desde Miami, Madrid y otros enclaves del anticastrismo profesional celebra, justifica y amplifica una operación de injerencia y agresión imperial, convirtiendo el deseo político de la Casa Blanca en “noticia” y el más burdo delito contra el derecho internacional en “hazaña histórica”.

Este nuevo programa de “Miami Fake” desmonta, una vez más, cómo los grandes titulares sobre Venezuela funcionan como antesala narrativa del ataque final contra Cuba.

1.Medios incrustados en los bombarderos de EEUU

Los medios de “temática cubana”, pagados por las agencias federales del Gobierno de EEUU, actúan como corresponsales incrustados, no ya en ejércitos, sino directamente en los bombarderos ideológicos de Washington.

El medio Cubanos por el Mundo presenta como hecho consumado un guion de ficción judicial, hablando de “el proceso legal contra el narcodictador” Nicolás Maduro, que marca “un hito histórico dada la magnitud de los cargos” contra “quien usurpó el poder en Caracas durante años”. El derecho internacional desaparece y la jurisdicción estadounidense se da por universal, sin rubor alguno.

Bajo el titular “Álvaro Uribe lamenta que el castrismo continúe en Cuba tras caída de Maduro”, de nuevo Cubanos por el Mundo amplifica la voz de un expresidente colombiano asociado al paramilitarismo, convertido ahora en analista autorizado que se lamenta de que Cuba aún no haya sido destruida. De igual modo, en la noticia “José Luis Rodríguez ‘El Puma’ agradece a Trump por operación en Venezuela y asegura que ‘Cuba tiene que caer también’”, el mismo medio convierte a un cantante en vocero político que agradece una operación militar y reclama abiertamente la caída de Cuba, normalizando el discurso de guerra.

Diario de Cuba se recrea en la humillación del agredido y se ríe de la víctima del criminal imperial. Es el cobarde que va de la mano del matón del colegio. “Cuando uno blande la espada de Bolívar (…) no debe dejarse atrapar luego como un ratón”, escribe Miguel Sales. Se compara a Maduro con Allende, el Che o Maurice Bishop para concluir que su desenlace ha sido igual de “trágico”. Se añade que “Trump le ofreció la posibilidad de dejar el cargo mediante una negociación razonable”, pero que “prefirió, como dijo Marco Rubio, ‘hacerse el duro’”. El agresor aparece como razonable; la víctima, como culpable.

Y por supuesto, el mantra del “fraude electoral” en Venezuela que, realmente, fue opositor. Según Diario de Cuba, Maduro “le robó las elecciones a su pueblo”, que “votó mayoritariamente por el opositor Edmundo González”. Ninguna prueba, pero el mantra se repite hasta convertir la mentira en verdad asumida. De hecho, 39 partidos (chavistas y de oposición) presentaron actas al Tribunal Supremo de Justicia. La única formación que se negó a hacerlo fue, precisamente, la ultraderecha de González y Machado.

  1. Cuba a punto de “caer”

Tras Venezuela, el foco gira inmediatamente hacia La Habana. Leemos titulares repetidos y obsesivos como “Trump: ‘Cuba está a punto de caer’” (Cubanos por el Mundo), “Rick Scott sobre la caída del régimen: ‘Probablemente ocurrirá este año’” (Cubanet) o “Nervioso, el régimen cubano convoca plenos extraordinarios de los comités provinciales del PCC” (Diario de Cuba).

Y es que Cuba “colapsará” pronto por falta de petróleo, nos dicen. “Jorge Piñón: Si Cuba pierde el petróleo de Venezuela será ‘el gran colapso’”, leemos en Martí Noticias, que difunde la advertencia catastrofista de un “experto” alineado con la política energética de EEUU, al que le “preocupa (…) que los cubanos ya no aguanten más y salgan de verdad a la calle como lo hicieron en el año 2021”. ¿Le preocupa? ¡Si están trabajando en ello desde hace tantos años! Son las consecuencias acumuladas del bloqueo económico, que ahora se recrudecerá aún más si el flujo petrolero de Venezuela se reduce o desaparece, como anticipan como realidad sin matices.

  1. La “invasión militar” de Cuba en Venezuela

“Los muertos que desmintieron al régimen: La Habana sí envía militares a Venezuela”, decía Cubanet, que mentía de nuevo sobre unas supuestas tropas cubanas… ¿que no fotografió ningún satélite de EEUU en todos estos años?

Diario de Cuba acusa a Cuba de violar el principio de no intervención porque tenía y tiene personal militar en Venezuela para proteger a la presidencia, a petición de Caracas, desde hace años. 32 miembros fueron asesinados el pasado 3 de enero por el ataque asesino de EEUU. Son acuerdos de cooperación soberana entre dos países, que ni siquiera realizan ejercicios militares conjuntos, como sí hacen otros estados.

Estos medios, sin embargo, no dicen una palabra de que EEUU tiene 750 bases militares en el mundo, con 170.000 marines en 80 países, y solo en Rota y Morón (España) 3.700 efectivos estadounidenses.

El influencer extremista de Miami Alex Otaola celebraba la muerte de los 32 héroes cubanos, a los calificaba de “represores al servicio de una ideología macabra”. Otaola, recuerda: a todo cerdo le llega su San Martín.

  1. Cooperación médica cubana en Venezuela es “esclava”

De nuevo, medios como Asere y Diario de Cuba presentan a las y los cooperantes de la salud de Cuba en Venezuela como “médicos cubanos esclavizados”. Las fuentes, organizaciones como Archivo Cuba, financiada por EEUU, para hablar de “explotación laboral”.

Además, la prensa mercenaria trata de extender el terror entre esta comunidad, para lograr su “espantada” de la nobre misión social que cumplen. Titulares como “Médicos cubanos en Venezuela: ¿en riesgo o en ‘plena operatividad’?”, “Incertidumbre en la Brigada Médica Cubana en Venezuela tras las acciones militares de EEUU” o “¿Miedo a EEUU? Régimen de Cuba retira sus médicos de Venezuela” reflejan este enfoque alarmista.

Este nuevo capítulo de “Miami Fake” evidencia, una vez más, cómo la guerra mediática prepara el terreno de la agresión real. Primero Venezuela, después Cuba. La propaganda no informa: legitima el crimen.

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