Díaz-Canel: «Queste trasformazioni rappresentano l’adeguamento del nostro socialismo, non una svolta verso il capitalismo».
Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha dedicato la prima puntata di *Criterio Compartido* a illustrare le trasformazioni economiche e sociali che il Paese sta iniziando ad attuare, a rispondere direttamente alle preoccupazioni della popolazione e a difendere la partecipazione e il controllo popolare come elementi centrali del processo.
In diretta su *Radio Rebelde*, con la conduzione della giornalista Bárbara Betancourt.
Díaz-Canel risponde a Trump: «La libertà di Cuba è arrivata il 1° gennaio 1959»
A conclusione del programma, Díaz-Canel ha risposto alle dichiarazioni rilasciate dal presidente statunitense Donald Trump su Cuba. Ha definito il suo intervento «assolutamente arrogante, prepotente, ingerente» e ha affermato che esprime «quel pensiero genocida, criminale e di disprezzo che c’è nei confronti di Cuba, nei confronti del popolo cubano».
Per il leader cubano, le dichiarazioni mostrano ancora una volta *«le fauci di quell’impero e il suo disprezzo verso i popoli dell’America Latina e dei Caraibi, in particolare verso Cuba e verso la Rivoluzione cubana per ciò che rappresenta».
Díaz-Canel ha inoltre sostenuto che Washington cerca di presentare Cuba come uno Stato fallito per eludere la propria responsabilità sulle conseguenze dell’embargo: «Cercano sempre di etichettarla come Stato fallito per scrollarsi di dosso la colpa del genocidio che commettono con quell’embargo inasprito e prolungato».
E ha concluso con un messaggio diretto al governo statunitense:
«La libertà di Cuba è arrivata il 1° gennaio 1959 con quella Rivoluzione e quella libertà non la perderemo, la difenderemo».
Ogni voce a Cuba conta
Il Presidente ha difeso il nuovo spazio radiofonico come uno strumento per ascoltare direttamente le preoccupazioni della popolazione e ha assicurato che tutte le telefonate e le segnalazioni ricevute saranno prese in considerazione, comprese quelle che non hanno potuto andare in onda.
«È molto incoraggiante che le persone ci trasmettano con fiducia le loro opinioni e le loro richieste. E ribadisco che tutte saranno prese in considerazione».
Nel congedarsi, ha sintetizzato uno dei principi che il programma intende promuovere:
«Ogni voce a Cuba conta»
Le telefonate: prezzi, pensioni, terra, controlli e carburante
Uno dei momenti salienti della trasmissione è stata la partecipazione diretta degli ascoltatori provenienti da diversi territori, che hanno espresso preoccupazioni riguardo all’applicazione delle misure, al costo della vita, alla situazione dei pensionati, alla produzione alimentare e alla crisi energetica.
Maggiore controllo nei comuni. Un ascoltatore di Cienfuegos ha richiamato l’attenzione sul divario che talvolta esiste tra le linee guida nazionali e la loro attuazione sul territorio. Ha chiesto un maggiore controllo per garantire che le decisioni adottate a livello centrale vengano effettivamente rispettate alla base.
Un appezzamento di terreno richiesto da oltre dieci anni. Natalia Caridad Quintana López ha spiegato che da oltre un decennio sta richiedendo un appezzamento di terreno incolto ad Arroyo Naranjo per la produzione alimentare. Ha sottolineato che, nonostante esista una valutazione favorevole da parte del Ministero dell’Agricoltura, il terreno non le è stato ancora assegnato. Ha inoltre spiegato di far parte di una rete di 101 orti e spazi produttivi gestiti da donne e ha chiesto di sapere se le nuove misure consentiranno finalmente di risolvere il suo caso.
Díaz-Canel ha risposto senza giri di parole:
«Riceverai una risposta riguardo alla tua terra e credo che effettivamente si debba concedertela, perché stiamo anche accelerando le procedure di assegnazione dei terreni».
«Gli stipendi e il libretto degli assegni non bastano per vivere». Pedro Rodríguez Martínez, da Contramaestre, ha puntato l’attenzione sull’inflazione e sull’aumento dei prezzi. Ha spiegato che prodotti di prima necessità come l’olio raggiungono prezzi compresi tra 3.600 e 5.000 pesos e ha chiesto quanto tempo dovrà aspettare la popolazione prima che la situazione migliori.
«Gli stipendi e il libretto degli assegni non bastano per vivere», ha affermato.
La situazione degli anziani. Juana Pérez, pensionata di 88 anni residente all’Avana, ha raccontato le difficoltà nel far fronte alle proprie necessità con una pensione di 2.000 pesos e ha chiesto che le nuove misure tengano particolarmente conto degli anziani.
«Credo che sia necessario, importante e urgente prestare attenzione alla situazione degli anziani», ha sottolineato.
Cuba può ricevere carburante dai paesi amici?
Un altro ascoltatore ha chiesto direttamente al Presidente se ci fossero possibilità di ricevere carburante dai paesi amici e se il Governo avesse intrapreso iniziative in tal senso. La domanda è stata accompagnata da una valutazione critica del discorso di Trump alle Nazioni Unite e da un’espressione di sostegno alla difesa del Paese.
Díaz-Canel ha risposto:
«Abbiamo intrapreso iniziative di ogni tipo per procurarci carburante, ma non ne arriva da nessuna parte del mondo».
E ha aggiunto:
«Le misure di inasprimento del blocco energetico nei confronti di Cuba da parte del governo degli Stati Uniti hanno assunto carattere extraterritoriale con il secondo ordine esecutivo dell’amministrazione Trump e, in realtà, nonostante i numerosi tentativi che abbiamo compiuto, non siamo riusciti a ottenere nulla».
Le telefonate hanno così messo in luce diversi dei problemi più urgenti che affliggono la vita quotidiana: prezzi, salari e pensioni, alimentazione, accesso alla terra, funzionamento dei comuni e disponibilità di carburante. Il presidente ha assicurato che sia le telefonate trasmesse sia quelle che non sono potute andare in onda sarebbero state trascritte, organizzate e consegnate affinché venissero prese in considerazione e seguite.
«In questo Paese sono nove mesi che non arriva una nave con carburante»
Díaz-Canel ha inquadrato le trasformazioni economiche in un contesto che ha definito di estrema difficoltà. Ha menzionato il deficit energetico, i problemi nell’approvvigionamento idrico, la mancanza di farina in centinaia di panetterie, i problemi con il gas liquefatto e la situazione dei trasporti.
Rispondendo a chi attribuisce tali difficoltà esclusivamente a problemi interni, ha affermato:
«Qual è la causa di questa realtà? È l’inefficienza? È lo Stato fallito? […] Io lo dico chiaramente: l’embargo è criminale».
E ha rivelato uno dei dati più incisivi della trasmissione:
«In questo Paese sono nove mesi che non arriva una nave con carburante. Come si può sostenere l’economia? Come si può lavorare in queste condizioni? Come si possono fornire tutti i servizi di cui la popolazione ha bisogno? Come si può aumentare la produzione?
Come ha spiegato, il blocco statunitense è ora «particolarmente inasprito» e si accompagna a *«un blocco energetico».
«Il Paese deve produrre»
Uno dei messaggi centrali del Presidente è stata la necessità di recuperare la capacità produttiva nazionale.
«Il Paese deve produrre. Il Paese non può continuare a sperare che tutto si risolva con le importazioni».
E ha aggiunto:
«Il Paese deve produrre, il Paese deve creare ricchezza e dobbiamo quindi essere in grado di distribuire tale ricchezza con giustizia sociale».
Díaz-Canel ha insistito sul fatto che il controllo amministrativo dei prezzi non può sostituire l’aumento dell’offerta:
«La questione dei prezzi si risolve producendo di più, creando più ricchezza e garantendo una maggiore offerta alla popolazione».
Il risultato deve vedersi «nel piatto, in farmacia, in ospedale».
Il presidente ha riconosciuto che la popolazione valuterà le trasformazioni in base ai loro effetti concreti sulla vita quotidiana.
«Finché non vedremo nel piatto, in farmacia, in ospedale il risultato delle trasformazioni, non ci sarà soddisfazione».
Ha sintetizzato l’obiettivo economico delle misure in tre concetti:
«Più produzione, più occupazione e più salari».
E ha sottolineato che per disporre di più cibo, servizi, vestiti, scarpe, medicinali e materiali da costruzione è necessario innanzitutto ripristinare la produzione:
«Ma bisogna produrlo. Dobbiamo produrlo».
«Non c’è ritorno al capitalismo»
Díaz-Canel ha risposto in modo esauriente a una delle preoccupazioni espresse da diversi partecipanti: se l’ampliamento del mercato e del settore non statale comporti una transizione verso il capitalismo.
La sua risposta è stata categorica:
«Queste trasformazioni non rappresentano una svolta verso il capitalismo, né un processo di restaurazione capitalista».
Le ha definite come *«l’aggiornamento del nostro modello economico e sociale in una costruzione socialista che deve essere anche innovativa».
E ha sintetizzato:
«La risposta è chiara, categorica, senza giri di parole. Non c’è ritorno al capitalismo».
«Chi comanda è il popolo»
Dopo aver ascoltato un estratto del discorso del leader della Rivoluzione Fidel Castro sull’utilizzo dei meccanismi di mercato durante il
Periodo Speciale, Díaz-Canel ha sostenuto che l’introduzione di tali strumenti non modifica la natura politica del sistema.
«Anche se ci sono le imprese private, anche se c’è il mercato, anche se ci sono investimenti stranieri, chi comanda è il popolo attraverso le sue istituzioni. E questo non cambia, non cambierà e non può cambiare».
Ha inoltre affermato:
«Il mercato è uno strumento e non un padrone come nel capitalismo».
Come ha spiegato, la pianificazione, il ruolo dello Stato, la guida del Partito e il controllo popolare sono gli elementi che devono determinare come vengono utilizzati tali meccanismi.
«Le trasformazioni non funzioneranno se non partecipiamo tutti»
La partecipazione dei cittadini ha costituito un altro dei temi centrali della trasmissione. Díaz-Canel ha affermato che il processo continuerà a essere discusso con i lavoratori e le comunità e ha ammesso che durante l’attuazione potrebbero emergere degli errori che dovranno essere corretti.
«Deve esserci la capacità di dialogare, di raccogliere ciò che viene proposto e che sia utile, deve esserci la capacità di criticare, perché ci sono cose che, una volta applicate, presenteranno degli errori e dovranno essere modificate».
E ha sottolineato:
«Queste trasformazioni non funzioneranno se non partecipiamo tutti».
«Funzioneranno davvero se partecipiamo come popolo, se esercitiamo il controllo come popolo, se esigiamo come popolo e se, come popolo, ci impegniamo».
Tutela dei più vulnerabili
Il Presidente ha affermato che qualsiasi trasformazione economica deve avere una dimensione sociale ed evitare che aumentino le disuguaglianze.
«Qualsiasi trasformazione che intendiamo attuare deve, innanzitutto, avere una visione sociale ed evitare che le disuguaglianze aumentino».
Ha sottolineato in particolare la situazione dei pensionati e delle persone vulnerabili e ha spiegato che le misure includono sussidi differenziati, trattamenti specifici e un fondo per lo sviluppo sociale.
Transizione energetica: il 21,4% della produzione proviene già da fonti rinnovabili
Díaz-Canel ha dedicato una parte consistente del programma alla transizione energetica. Ha riferito che fino ad oggi sono stati installati 1.418 MW in 144 parchi fotovoltaici e che il Paese dovrebbe chiudere l’anno con oltre 1.500 MW.
Secondo i dati presentati durante il programma, le fonti rinnovabili rappresentano già il 21,4% della produzione elettrica nazionale.
Ha inoltre illustrato in dettaglio l’installazione di impianti fotovoltaici in policlinici, ospedali, case di accoglienza per madri, case di riposo e altre strutture, oltre a progetti volti a rendere progressivamente indipendente il pompaggio dell’acqua dal Sistema Elettrico Nazionale.
Uno spazio per «ascoltare, condividere, discutere e cercare soluzioni»
“Criterio Compartido”, condotto dalla giornalista Bárbara Betancourt insieme al Presidente, andrà in onda ogni due mercoledì e seguirà l’attuazione delle trasformazioni economiche e sociali.
Bárbara ha definito lo scopo del programma come uno spazio «per ascoltare, per condividere, per discutere e, soprattutto, per cercare soluzioni tutti insieme».
Díaz-Canel ha concluso ribadendo che i suggerimenti ricevuti saranno organizzati, presi in considerazione e seguiti, secondo un’idea che sintetizza lo spirito di questa prima puntata:
«Ogni voce a Cuba conta».
Fonte: Radio Rebelde
Traduione: italiacuba.it
