17 settembre 2026: Bruxelles ricatta Cuba nel nome della libertà. Ma la colonia non è l’Avana

Cuba Mambí – Gruppo d’Azione Internazionalista

Oggi, 17 settembre 2026, il Parlamento europeo è tornato a votare contro Cuba. E lo ha fatto compiendo un salto politico che meriterebbe molta più attenzione di quella che probabilmente riceverà sui giornali italiani: pretendere di stabilire non soltanto ciò che Cuba dovrebbe fare, ma perfino quale sistema politico dovrebbe adottare. La linea indicata è ormai esplicita: transizione verso una democrazia multipartitica e possibile sospensione dell’Accordo di dialogo politico e cooperazione tra Unione europea e Cuba.

Continue reading 17 settembre 2026: Bruxelles ricatta Cuba nel nome della libertà. Ma la colonia non è l’Avana →

Share Button

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Geraldina Colotti

C’è un tempo in cui i fiumi sotterranei della storia smettono di scorrere invisibili sotto la crosta della terra e affiorano con la violenza di una piena, infrangendo gli argini dei manuali di polizia e delle narrazioni confezionate dal potere. La traiettoria di Ilich Ramírez Sánchez, universalmente noto al mondo come comandante Carlos — nome di battaglia attribuitogli dai suoi compagni palestinesi in omaggio alle sue radici latinoamericane —, appartiene a questa geografia carsica della lotta di classe globale. Ridurlo alla caricatura cinematografica del mercenario solitario o al predatore senza patria, etichetta cinematografica appiccicata addosso dalla stampa borghese a partire da una copia del romanzo Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth trovata per caso su un tavolo a Londra, è l’operazione ideologica con cui il sistema ha tentato di sterilizzare un’intera epoca.

Continue reading Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo →

Share Button

Vite: il più terribile bilancio del blocco

Jorge Enrique Jerez Belisario

Immagina un medico con le «mani legate» per la mancanza di un filo di sutura. Immagina un’infermiera che deve decidere quale paziente dializzare per primo perché restano pochi dializzatori funzionanti. Immagina un oncologo che vede arrivare un malato da un’altra provincia e ha solo un apparecchio di radioterapia per somministrargli il trattamento che potrebbe allungargli la vita; tuttavia, l’unica cosa che può fare è metterlo in una lista d’attesa che compromette l’efficacia del trattamento. Immagina, insomma, il tormento di chi ha studiato per curare e finisce con un trattamento meno efficace, guardando negli occhi chi non può assistere come vorrebbe, come esige la vita.

Continue reading Vite: il più terribile bilancio del blocco →

Share Button

Guerra per il senso

Fernando Buen Abad

È cruciale che il XXI secolo venga inteso come il secolo delle guerre per il senso, perché la disputa decisiva non avviene unicamente sui territori, sulla manodopera, sulle risorse, sulle tecnologie o sulle istituzioni; avviene sulla capacità di nominare, classificare, gerarchizzare e rendere intelligibile il mondo. Intendiamo qui che la filosofia della semiosi ha oggi un compito che supera l’interpretazione sui mezzi, modi e rapporti di produzione del senso, e che deve investigare e trasformare il come si fabbrica socialmente ciò che un’epoca impara a considerare vero, naturale, desiderabile o inevitabile. Chi riesce a imporre il significato di “libertà”, “democrazia”, “sicurezza”, “progresso”, “merito”, “natura”, “lavoro” o “verità” non ha ancora conquistato la realtà, ma è avanzato sul territorio dove la realtà comincia a essere percepita.

Continue reading Guerra per il senso →

Share Button