Rechazamos toda amenaza sobre ambiciones de EEUU hacia Cuba.
En nuestras costas hay bellas playas, pero también diente de perro, inhóspito para quienes llegan con fines hostiles y ansias de dominación.
#CubaNoEsUnaAmenaza El Bloqueo Sí https://t.co/xGT73y5ojC
— Bruno Rodríguez P (@BrunoRguezP) October 23, 2026
«Il governo degli Stati Uniti chiarisce che non rinuncia alle sue ambizioni di dominio su Cuba», ha affermato il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, tramite X.
«È bene ricordare — ha detto — che noi cubani abbiamo raggiunto la nostra vera indipendenza dal 1° gennaio 1959 e siamo determinati a difenderla», ha ribadito.
Díaz-Canel: Gli Stati Uniti non rinunciano alle loro ambizioni di dominio su Cuba
Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha avvertito venerdì che il governo degli Stati Uniti sta dimostrando chiaramente di non rinunciare alle proprie ambizioni di dominio sull’isola, attraverso un messaggio pubblicato sul suo account ufficiale su X, in cui ha ricordato che i cubani hanno raggiunto la loro vera indipendenza il 1° gennaio 1959 e sono determinati a difenderla.
Da parte sua, il ministro degli Affari Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, ha respinto categoricamente ogni minaccia degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, in dichiarazioni che, come quelle del capo di Stato, sono state rilasciate dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, aveva affermato il 23 ottobre che avrebbe inviato una nave da guerra nelle vicinanze dell’isola, una volta concluse le operazioni militari in Iran, con l’intento di costringere le autorità cubane a sottoscrivere un «accordo».
«Respingiamo qualsiasi minaccia legata alle ambizioni degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Sulle nostre coste ci sono spiagge bellissime, ma anche scogli aguzzi, inospitali per chi arriva con intenti ostili e desiderio di dominio. Cuba non è una minaccia, lo è invece l’embargo», ha scritto su X il ministro degli Esteri cubano.
“Passeremo da quelle parti al ritorno dall’Iran”
Proprio oggi, Trump ha assicurato durante un comizio elettorale tenutosi nello Stato della Florida che avrebbe fatto sì che una delle navi da guerra attualmente presenti in Medio Oriente nell’ambito della guerra contro l’Iran si fermasse “a circa 50 iarde dalla costa” cubana.
«Faremo una breve sosta. In realtà, quello che faremo riguardo a Cuba è passare da quelle parti al ritorno dall’Iran. Quelle bellissime navi passeranno davanti a Cuba. Faremo in modo che una di esse si fermi a circa 50 iarde dalla costa», ha detto ai presenti.
Ha poi aggiunto che, secondo le sue previsioni, il governo cubano «alzerà le mani» e la sua amministrazione invierà il segretario di Stato, Marco Rubio, «per concludere l’accordo».
Minacce e preparativi
Non è la prima volta che il presidente statunitense minaccia di attaccare militarmente l’isola. Lo scorso 4 giugno ha dichiarato: «Ci occuperemo di quella questione – di Cuba – non appena avremo finito [con l’Iran]. Mi piace fare una cosa alla volta». E lo scorso aprile aveva promesso esattamente la stessa cosa: lasciando intendere che il Paese caraibico sarebbe stato un futuro bersaglio delle azioni belliche di Washington.
All’epoca, le autorità cubane interpretarono quelle dichiarazioni come un tentativo volto a «creare confusione per continuare a impedire l’ingresso di carburante nel territorio cubano», come precisò in quel momento Rodríguez Parrilla.
Ciononostante, negli ultimi mesi a Cuba sono state messe in atto diverse strategie di difesa territoriale che, secondo le parole del presidente Miguel Díaz-Canel, costituiscono un compito di «enorme priorità» in vista di un’eventuale aggressione bellica.
L’isolamento statunitense contro Cuba
Lo scorso 29 gennaio, Trump ha firmato un decreto esecutivo con cui ha dichiarato lo “stato di emergenza nazionale” a fronte della presunta “minaccia insolita e straordinaria” che, secondo la Casa Bianca, Cuba rappresenta per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione.
Il documento accusa il governo cubano di allearsi con «numerosi paesi ostili», di ospitare «gruppi terroristici transnazionali» e di consentire lo schieramento sull’isola di «sofisticate capacità militari e di intelligence» provenienti dalla Russia e dalla Cina.
Da allora, gli Stati Uniti hanno inasprito il blocco economico e commerciale imposto all’isola da oltre sei decenni, applicando numerose misure coercitive.
Inoltre, Washington ha annunciato l’imposizione di dazi doganali ai paesi che vendono petrolio alla nazione caraibica, a cui si aggiungono minacce di ritorsioni contro coloro che disattenderanno l’ordine esecutivo della Casa Bianca.
Il governo cubano ha sistematicamente respinto tali accuse e ha avvertito che difenderà la propria integrità territoriale.
Sullo stesso social network, il membro dell’Ufficio Politico e ministro degli Affari Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, ha respinto «ogni minaccia legata alle ambizioni degli Stati Uniti nei confronti di Cuba».
Tramite il social network X, il ministro degli Esteri ha affermato: «La nostra costa è ricca di splendide spiagge, ma vi sono anche picchi calcarei affilati come lame».
Ha aggiunto che si tratta di «un ambiente inospitale per coloro che giungono sulle nostre coste con intenti ostili e sete di dominio».
Entrambe le dichiarazioni giungono a seguito di una nuova minaccia da parte dell’amministrazione repubblicana. Venerdì scorso, durante un comizio a Fort Myers, in Florida, il presidente statunitense Donald Trump ha nuovamente utilizzato l’intimidazione nei confronti dell’Isola come arma davanti alla comunità di Miami, dove si concentra l’elettorato cubano-americano, di cui ha bisogno dalla sua parte in vista delle elezioni di medio termine, che si terranno il prossimo 3 novembre.
