La caratteristica della nostra vittoria

Gino Gonzalez  https://misionverdad.com

Dipende, dirà ciascuno dei settori partecipanti all’ultima tornata elettorale, compresi gli astensionisti che non sono lo stesso di coloro che si sono astenuti. Tutti hanno partecipato, non c’è possibilità, posto che chi non ha votato ha partecipato, non facendolo.

L’astensionista è colui che assume questa opzione come politica ed invita a non votare. Non in tutti i processi elettorali partecipano settori che prendono questa strada e fanno campagna in tal senso, anche così in tutte le elezioni c’è astensione. Pertanto, all’astensionista non può associarsi tutta l’astensione.

C’è un’astensione storica in tutti i processi elettorali. Basta rivedere le statistiche per verificare che, a seconda del tipo di elezioni, l’astensione aumenta o diminuisce. Nel nostro paese, come sappiamo, l’astensione si riduce con le elezioni presidenziali ed aumenta con le parlamentari.

In quelle del 6 dicembre c’era da aspettarsi una considerevole astensione. In pandemia, il problema della benzina che colpisce i trasporti, insieme a tante penurie che affrontiamo come popolo, sono fattori che, ovviamente, dovevano incidere.

La dura situazione economica che stiamo attraversando doveva influire su quelli di noi che hanno votato per il chavismo, quelli che hanno votato contro o non hanno votato. È stata un’astensione antimaduro ed a favore di coloro che proponegono l’uscita di Maduro dalla presidenza? In che modo?

Con il CNE, con cui l’opposizione ha vinto nel 2015, oggi ristrutturato attraverso accordi al tavolo di dialogo con la stessa, il presidente Maduro è stato enfatico nell’annunciare: “Se perdiamo le elezioni parlamentari, mi dimetto”.

Perché quella “stragrande maggioranza” che, secondo questa opposizione estremista che esige la partenza di Maduro, non si è rivolta in massa alle urne? A mio avviso, tale astensione non appartiene a nessuno in particolare. E tanto meno, nemmeno un tantino, quell’astensione appartiene all’imperialismo né ai traditori della patria che invocano, adulanti, un intervento militare nel nostro paese. Quell’astensione non è di Almagro né dell’OSA.

Questo popolo in tutti i sondaggi possibili ha ribadito la propria condizione patriottica e in difesa dell’indipendenza e della sovranità della nazione. Quell’astensione appartiene a tutti. Quell’astensione appartiene alla realtà del paese. Buona parte di essa, da sempre, al di là di questo 6 dicembre, è lì molando un coltello guardando per terra e non proprio per tagliarsi le vene.

La realtà non esclude nessuno. Il collettivo sarà sempre espressione politica attiva. I settori estremisti fantocci del Pentagono la vedono come una bomba a orologeria e non trovano cosa fare per provocare uno scoppio che favorisca la consegna del paese. Hanno creduto che avrebbero raccolto i frutti velenosi dell’oppressione. L’arroganza e la prepotenza li rende idioti. Hanno fallito e l’acuta conflittività sociale dei paesi in cui hanno applicato la loro economia lo dimostrano.

Noi abbiamo fallito? No e mille volte no. Chiunque può rivedere la nostra proposta di paese e come abbiamo cercato con perseveranza di realizzarla. Dal primo decennio della Rivoluzione Bolivariana, quando ai venezuelani stendevano tappeti rossi negli affari di quei paesi dove andavamo a spendere dollari ed oggi i loro governi incitano al disprezzo per noi. Da quando abbiamo iniziato la costruzione ed abbiamo immaginato una ferrovia che scivolando amorevolmente per tutto il territorio nazionale ed arrivando oltre i nostri confini come simbolo di amicizia per l’intera patria grande sognata da Bolívar e Chávez.

Oh, accidenti quanto costa / per il popolo i suoi scopi / i nemici storici / hanno reagito con violenza / si dispiega nel pianeta / l’assalto brutale / della grande transnazionale / più un gruppo di traditori / traditori della patria di paesi che propongono / un’invasione criminale.

Le aggressioni sono state crudeli. Negli ultimi anni ci è corrisposto sopravvivere. Proprio della dinamica individualistica come parte della cultura capitalista che ci muove, di fronte a questo scenario, è logico che ci sia smobilitazione quando l’unità nazionale dovrebbe essere totale. Questo fa parte delle contraddizioni e dei paradossi. Una forza politica rivoluzionaria non può guardare con disprezzo questa situazione.

Reale, forte e vera. Legittima e costituzionale è la nostra vittoria. C’è una forza politica unificata e coesa attorno al progetto chavista di paese. È una vittoria politica, un messaggio al mondo, questo non implica che migliorerà la situazione economica per magia. Se con l’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) si è fatto fronte alla violenza e la pace è stata consolidata, con questa nuova Assemblea Nazionale si deve risolvere il problema economico.

Ma è urgente e necessario moltiplicare gli sforzi creativi per trovare ed applicare la corretta metodologia e consolidare l’unità nazionale. Essere più pedagogici in modo che ogni connazionale comprenda, nella sua esatta dimensione, il momento storico che stiamo attraversando. Esaminare, approfondire ed esaltare la grandezza libertaria del popolo che siamo affinché tutti i battiti palpitino nel cuore della patria. Insistere e promuovere scenari di partecipazione con la consapevolezza che “solo il popolo salva il popolo”.

“Il popolo in un solo petto”, direbbe Ali Primera.

Combattere e vincere l’apatia, lo scetticismo e la disillusione con un elevato morale ed etica rivoluzionaria. Virtù che dobbiamo costruire e promuovere giorno dopo giorno. Non siamo puri, nessuno lo è, siamo parte dell’ escremento, ma condividiamo il meraviglioso compito di recuperare il nostro paese per la gioia di tutte/i le sue figle/i.

Con efficienza ed equità. Che ogni venezuelano/a senta nelle nostre azioni e nella partecipazione con gioia di appartenere ad un paese per cui vale la pena lottare e offrire il sudore e gli affetti.

Rifiutare con tutte le forze l’egoismo, l’impudenza, l’inganno, l’indolenza e la sconsiderazione.

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