La sinistra latinoamericana x una democrazia

rappresentativa, partecipativa e includente

Alessandra Riccio  https://nostramerica.wordpress.com

Cominciamo (ricominciamo) dal Foro di San Paolo. È il 1990. Il muro di Berlino è caduto e l’Unione Sovietica sarebbe scomparsa nel dicembre del 1991. Fine di un’epoca, fine del comunismo, fine della sinistra, fine di un secolo? L’Occidente è sotto choc, inebetito. L’esimio Hobsbawm seppellisce “il secolo breve”, lo straordinario novecento, per la pace di molti, ma non di tutti.

Il PT brasiliano (Partido dos Trabalhadores), guidato dal sindacalista, ex operaio metalmeccanico, ex sciuscià, Inacio Lula da Silva, comprende l’importanza e la gravità del momento e il rischio che tutto il patrimonio della sinistra mondiale sia buttato alle ortiche, venga liquidato senza nemmeno tentare di capire cosa fosse avvenuto; convoca un incontro internazionale di grande portata, il primo Foro de São Paulo, nella grande città brasiliana, a cui sono invitati a contribuire con idee ed esperienze partiti, movimenti, società civile, gruppi politici, perfino gruppi armati come le FARC e l’ELN colombiane o il Farabundo Martí de Liberación Nacional (FMLN) di El Salvador, e teologhi della liberazione, preti progressisti, eredi della storica Conferenza episcopale di Medellín (1968), movimenti ecologisti, femministe, movimenti indigeni. E’ urgente favorire un dibattito internazionale, il più ampio possibile, per comprendere, riattrezzare, riorganizzare il pensiero e l’agire della sinistra che in America Latina non è morta e  non si intende seppellire. Anche Europa, Asia e Africa assistono al Foro.

Fra i tantissimi convenuti, l’unico partito al governo è il Partito Comunista di Cuba, che ha prestigio e che vanta come segretario Fidel Castro, un rivoluzionario di lungo corso, fautore dell’internazionalismo, che si è dimostrato anche un politico di grandi capacità e che ha sempre fomentato, aiutato, protetto i movimenti di sinistra in America Latina e nel mondo, l’internazionalismo socialista.

Dal 1990 ad oggi sono passati trenta anni inquieti e contraddittori; il Foro de São Paolo è una fucina di pensieri della sinistra che continua a riunirsi nei diversi stati e città dell’America Latina dove le turbolente vicende politiche permettano agibilità visto che i mutamenti sono all’ordine del giorno e che il Foro è accusato di essere una nuova internazionale comunista intenta a destabilizzare le “democrazie” dell’America Latina,. Lo dicono gli storici avversari della sinistra latinoamericana come la Colombia, il Messico e il Cile, lo dice Washington che non intende mollare il suo controllo sul “cortile di casa”.

Nella sua prima convocazione, solo Cuba vantava un governo socialista, ma negli anni seguenti tutto è cambiato: nel 1998 in Venezuela vince le elezioni Hugo Chávez, nel 2002 tocca a Lula la presidenza del Brasile, nel 2004 è l’Uruguay a votare per il Frente Amplio di Tabaré Vázquez. In Bolivia succede l’incredibile, un operaio aymara, Evo Morales, distintosi nella battaglia per l’acqua bene pubblico vince le elezioni e l’anno dopo tocca all’economista Rafael Correa guidare l’Ecuador e a Daniel Ortega tornare alla guida del Nicaragua. Nelle loro complesse alleanze, contraddizioni e differenze, nei primi dieci anni della sua storia, molte delle realtà presenti nel Foro de São Paulo hanno avuto accesso a posizioni  di governo potendo godere del patrimonio di stimoli, di idee, di interpretazioni della storia, del contributo di tutte le voci partecipanti al Foro che, visto in prospettiva, ha costituito una grande scuola di pensiero nella consapevolezza che nel mondo stanno cambiando anche le norme più elementari dei rapporti fra masse e potere, fra uomini e donne, fra bianchi e neri, fra uomini e natura.

L’arrivo di Hugo Chávez alla Presidenza del Venezuela, con tutto il peso della sua ricchezza petrolifera, ha condotto ad un ulteriore, importante passo verso un progetto che sembra di assoluta importanza per l’America Latina ma anche per l’America tutta: un’alleanza basata su solidarietà e giustizia sociale, sull’inclusione, sul muto sostegno, sull’ autodeterminazione dei popoli e sulla non ingerenza, di ispirazione socialista e contro il neoliberismo. Si tratta dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), proposta da Chávez nel 2001. Nel pensiero del politico venezuelano, l’ALBA sarà garante dei diritti umani, della cultura, di un’economia in armonia con la ricchezza dei territori, di uno scambio solidale del patrimonio energetico. Questo progetto lungimirante e ambizioso gode del contributo di pensiero di Fidel Castro che lavorerà intensamente alla realizzazione di un’alleanza latinoamerica per portare a compimento il pensiero politico fondante di Simón Bolívar e di José Martí.

Nel 2005 le basi teoriche e pratiche sono approntate e c’è un appuntamento che non può andare perduto: a Mar del Plata, nel 2005 si svolge la Cumbre de las Américas, l’incontro continentale guidato da Washington, accompagnato dal Canadà, servito da Cile, Colombia, Perù, Messico, un nucleo fortissimo, abituato a dirigere e imporre la linea dal polo Nord alla Terra del Fuoco. George W. Bush è a disagio: il rappresentante del Canadà propone di inserire il progetto (imperiale e monopolistico) di un’Area di Libero Commercio Americana (ALCA) ma deve scontrarsi con un’opposizione ferrea, motivata, conseguente nei discorsi di Néstor Kirchner, di Lula e di Chávez, opposizione che chiama in causa soprattutto gli Stati Uniti e il presidente Bush, che preferisce tagliare la corda, allontanarsi dalla sala e abbandonare la Cumbre. Il progetto ALCA non passa ma ha sollevato una vera e propria ribellione che trova il luogo per concretarsi nella parallela III Cumbre dei Popoli dove, a dare manforte a Chávez, Lula e Kirchner c’è Evo Morales e c’è Cuba che dal trionfo della sua rivoluzione in poi è stata espulsa da tutti gli incontri governativi continentali. Il documento che viene fuori dalla Cumbre de los Pueblos si intitola “Creare lavoro per affrontare la povertà e rafforzare la Governabilità Democratica”.

La sinistra continentale, in quella data storica ha inflitto una sconfitta storica agli Stati Uniti e ha minato il Washington Consensus, ferreamente imposto. E’ una sinistra molto aggiornata, molto includente, molto complessa, che tiene conto di una diversità di voci inedita, che ha piena consapevolezza del fatto che la vertenza est-ovest non è più all’ordine del giorno e che ormai da tempo lo scontro è sull’asse nord-sud. La nascita del ALBA fu sancita da una marcia a Mar del Plata alla quale parteciparono oltre a Chávez e Kirchner, Morales e Maradona, il cantautore cubano Silvio Rodríguez e le Madri della Plaza de Mayo in rappresentanza di una sinistra inclusiva, disposta ad accettare la sfida di trovare la strada verso un’unità di intenti fra popolazioni indigene e femministe d’avanguardia, classe operaia ed ecologisti, partiti fortemente ideologizzati e movimenti, gruppi armati e pacifisti, governi estrattivisti e ambientalisti.

I quindici anni trascorsi dal quel 2005 di gloria, hanno visto cadere e rialzarsi governi come quello boliviano dove si era visto, per la prima volta nella storia americana, un indio aymara alla massima carica; offensive giuridiche per liquidare leaders come Lula e Dilma in Brasile (lawfare); sanzioni, embarghi e destabilizzazioni contro il Venezuela che resiste con il Presidente Maduro perfino alla grottesca situazione di un secondo Presidente autoeletto (la marionetta Juan Guaidó riconosciuto dalla Comunità europea e da una cinquantina di paesi del mondo);  tradimenti come quello perpetrato dall’attuale presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, ex vicepresidente di Correa, membro dello stesso partito che lo ha candidato alle elezioni   e che, una volta al potere, ha cambiato completamente le carte in tavola facendosi riammettere nel Fondo Monetario e riconfermando la base militare di Manta Negra agli Stati Uniti. Erano queste, alcune delle misure più significative attuate dall’ex Presidente Rafael Correa per l’indipendenza e la sovranità dell’Ecuador. Cuba, che è stata ispiratrice, animatrice e sostenitrice dell’Alleanza Bolivariana, ha vissuto il breve periodo della Presidenza Obama nutrendo qualche (debole) speranza di un rallentamento del ferreo bloqueo che da sessant’anni l’asfissia ma si trova oggi ad affrontare le conseguenze del rafforzamento dell’embargo, dell’estensione a paesi terzi delle sanzioni perfino in questo periodo in cui l’epidemia di Covid complica drammaticamente la vita dei cittadini.

La sinistra in America Latina ha vita molto difficile ma non è morta, al contrario, percorre strade diverse ma non contrarie, rispetta le particolarità dei circa 30 paesi che ne fanno parte e affronta l’ardua impresa di trovare e lavorare sugli elementi di unità e di rispettare le diversità. La Wiphala, la bandiera boliviana che contiene tutti i colori, ben esprime le diversità e quindi la complessità in cui una nuova e diversa sinistra si muove in America Latina: perseguire l’unità nella diversità.

Questo grande sforzo intellettuale, il tentativo di adeguare ai tempi gli aneliti di giustizia, di equità, di indipendenza, di lotta alla povertà, di difesa del bene comune, di solidarietà, di aspirazione al “buen vivir” si sviluppa contro corrente, contro l’assedio degli interessi economici, contro il neoliberalismo imperante, contro la belligeranza degli Stati Uniti. E’ proprio il gran vicino del Nord il più ostile ai cambiamenti a sinistra del subcontinente e la sua ostilità si vale di tutti i mezzi possibili, dall’invasione dei territori, alle sanzioni, all’embargo, alla destabilizzazione, ai “golpes suaves”, potendo contare sempre sulle classi economicamente dominanti di paesi tradizionalmente guidati da bianchi ricchi.

Per concludere, vorrei suggerire –per meglio comprendere cosa sta accadendo in America Latina in questo nuovo secolo- di guardare i documentati di Oliver Stone e di Gianni Minà, attenti cronisti dello spirito dei cambiamenti e dei loro protagonisti e di osservare con rispetto ed interesse le parole e le azioni di Papa Bergoglio, il primo Papa latinoamericano, che per età ed esperienza ha attraversato tutte le tappe del processo che ho tentato di riassumere fin qui.

Per Oltreilcapitale, Gennaio 2021

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