Nostro XX secolo

Graziella Pogolotti

Quella notte del 1923, un’associazione femminile aveva deciso di rendere omaggio a una illustre visitatrice uruguaiana. A pronunciare le parole di lode, il relatore ospite era Erasmo Regüeiferos, ministro del presidente Alfredo Zayas. Sparsi per la sala c’erano alcuni scrittori ventenni, convocati da Rubén Martínez Villena.

Quando la figura governativa si stava dirigendo verso il podio per svolgere il compito assegnato, la sua marcia fu interrotta. In mezzo allo sconcerto generale, Rubén chiese la parola per denunciare pubblicamente la complicità del funzionario con il fraudolento acquisto del Convento di Santa Clara, uno dei tanti affari che caratterizzarono la corruzione imperante ai tempi dello zayato.

Al termine dell’arringa, il gruppo giovanile si ritirò dalla sala, per recarsi presso El Heraldo de Cuba e rendere pubblico l’accaduto. L’evento ebbe ripercussioni nazionali. Fu registrato per sempre nella storia sotto il nome di Protesta dei Tredici.

Per molte ragioni, questo fatto segna la svolta nell’assunzione dell’impegno dei lavoratori intellettuali con la società, a partire dalla loro partecipazione attiva alla politica in un momento di accelerata maturazione della coscienza nazionale, a ridosso di una profonda crisi economica. Importanti eventi internazionali influenzarono anche lo sviluppo del pensiero, tra cui la Rivoluzione d’Ottobre e la vicina Rivoluzione Messicana.

Per i cubani, l’intervento USA nella guerra ispano-cubana aveva significato un colpo devastante. Era avvenuto quando, militarmente, la metropoli spagnola era stata sconfitta. La sua impotenza si manifestò con l’imposizione, da parte del capitano generale Valeriano Weyler, della riconcentrazione dei contadini nei centri urbani. Senzatetto e senza cibo, migliaia di uomini, donne e bambini vagavano per le strade privi di assistenza medica. La fame affliggeva anche gli abitanti delle città. L’infame politica, che costò un numero incalcolabile di vittime, fu il frutto della disperazione.

Alla fine dello scontro, i mambises (guerriglieri cubani ndt) non potevano entrare a Santiago. I cubani non poterono neppure partecipare ai negoziati di pace. L’impero spagnolo nel suo definitivo declino consegnava l’isola al nascente impero che l’avrebbe utilizzata come laboratorio per il primo esperimento neocoloniale.

Per raggiungere questo scopo, le truppe di occupazione sarebbero rimaste sull’isola fino a quando i costituenti non avessero accettato di incorporare nella Magna Carta del 1901 l’ interventista  Emendamento Platt e la presenza dell’ancora esistente base navale di Guantánamo.

C’era molto di più. In un paese rovinato dalla guerra, dalle torce incendiarie e dalla riconcentrazione, gli investitori nordamericani poterono acquistare migliaia di caballerias (misura agraria ndt) di terra per due soldi, dai confini di Sancti Spíritus ai confini delle province orientali, dove stabilirono immensi latifondi. Da lì arrivava la materia prima per i grandi zuccherifici costruiti con velocità vertiginosa in pochi anni.

Le catene della dipendenza si stavano saldando sulla base di un’economia di piantagione. Complemento a questo progetto di dominio sarebbe stata la firma del Trattato di Reciprocità, aspramente criticato da Manuel Sanguily, personalità contraddittoria che sarebbe conveniente, come ha segnalato qualche volta Raúl Roa, collocare al suo giusto posto.

Le normative tariffarie facevano sì che Cuba fosse ridotta ad esportare zucchero grezzo per le raffinerie nordamericane, mentre le tasse erigevano una barriera al commercio tradizionale con l’Europa. Mono produttore, il paese era obbligato a importare tutti i beni di consumo.

La Protesta dei Tredici è un antecedente del Gruppo Minorista, che nel suo programma disegnò un progetto di Paese. La prospettiva avanguardistica integrava la trasformazione dei linguaggi artistici e la rivendicazione dei valori più autentici della nazione. Storia e cultura si articolavano in maniera radicale. Dall’avanguardia europea si doveva apprendere le cose più utili per contribuire alla riscoperta di quello che siamo, mentre si promuoveva un intenso dialogo con l’America Latina.

In Messico, la Rivoluzione agraria e antimperialista convertiva in tangibile realtà un sogno di emancipazione. Responsabile della cultura, nella sua fase più lucida, José Vasconcelos aveva invitato i pittori a lasciare il loro segno su tutti i muri disponibili e ad uscire dal confinamento degli spazi privati. Diego Rivera e José Clemente Orozco mostrarono i volti fino ad allora invisibili dei portatori delle ricchissime culture autoctone del nostro continente.

In un dialogo creativo con gli strumenti del pensiero marxista, nelle terre del sud José Carlos Mariátegui intraprendeva lo studio dei problemi del Perù. I cubani stabilirono con lui un rapporto fecondo. Si scambiarono pubblicazioni, diffusero le sue idee e, in occasione della sua morte, La Revista de Avance gli rese un rispettoso omaggio. Tuttavia, sull’isola gli eventi stavano precipitando.

L’ultimo numero della stessa Revista de Avance riportava una data che dava una misura della gravità della situazione: 30 settembre 1930, giorno della caduta di Rafael Trejo, colpito dagli spari durante una manifestazione studentesca anti-machadista. Animatore della Protesta dei Tredici e del Gruppo Minorista, Rubén Martínez Villena si dedicava completamente alla lotta rivoluzionaria che avrebbe completamente divorato i suoi polmoni feriti. In più di un senso la denominata, da Juan Marinello, “decade critica” ha lasciato un saldo promettente.

Il domani si costruisce a partire dall’approfondimento della conoscenza della nostra identità, attraverso la ricerca e la creazione artistica libera da vincoli e servitù mimetiche. Dalla congiunzione di entrambi i compiti è nato il riconoscimento del contributo africano alla conformazione di ciò che siamo, al di là del colore della pelle.

Tale fu l’impegno di Roldán e Caturla nella musica, della poesia di José Z. Tallet, di Regino Pedroso e, soprattutto, dell’opera di Nicolás Guillén. In un’altra direzione, si iniziò il riscatto di José Martí. Nel frattempo, Fernando Ortiz era passato dall’approccio all’universo della “mala vita”, da penalista di formazione lombrosiana, alla posizione spregiudicata di ricercatore etnografico. Allo stesso modo, lo storico Ramiro Guerra aveva pubblicato, nel 1928, ‘Zucchero e popolazione nelle Antille’, un testo che, per la sua portata, trascendeva lo spazio dell’Isola.

La storia del nostro XX secolo si iscrive in un complesso processo che nasce dall’applicazione dell’esperimento neocoloniale. La sua analisi richiede di affrontare l’interdipendenza degli attori economici e sociali e di tutti coloro che si insediano nell’intangibile universo della soggettività, tali come la memoria viva, lo svolgimento degli scontri politici e la configurazione di un’immagine di ciò che siamo. Il Moncada è stato il seme generatore del riscatto dei sogni e della riaffermazione dell’antica speranza. Sull’argomento tornerò nel prossimo articolo.


Nuestro siglo XX

Por: Graziella Pogolotti

Aquella noche del año 1923 una asociación femenina se había propuesto rendir homenaje a una ilustre visitante uruguaya. Para decir las palabras de elogio el orador invitado era Erasmo Regüeiferos, ministro del presidente Alfredo Zayas. Dispersos por el salón se encontraban algunos escritores veinteañeros, convocados por Rubén Martínez Villena.

Cuando el personaje gubernamental se dirigía al podio para cumplir la tarea encomendada, su marcha fue interrumpida. En medio del desconcierto general, Rubén pidió la palabra para denunciar públicamente la complicidad del funcionario con la fraudulenta compra del Convento de Santa Clara, uno de los tantos negocios que caracterizaron la corrupción dominante en los tiempos del zayato.

Al terminarse la arenga, el grupo juvenil se retiró del salón, para dirigirse a El Heraldo de Cuba y hacer público lo sucedido. El acontecimiento tuvo repercusión nacional. Quedó registrado para siempre en la historia con el nombre de Protesta de los Trece.

Por muchos motivos, este hecho señala el punto de giro en la asunción del compromiso de los trabajadores intelectuales con la sociedad, a partir de su participación activa en la política en un momento de acelerada maduración de la conciencia nacional, al socaire de una profunda crisis económica. Importantes acontecimientos internacionales influyeron también en el desarrollo del pensamiento, entre ellos, la Revolución de Octubre y la cercana Revolución Mexicana.

Para los cubanos, la intervención de Estados Unidos en la guerra hispano-cubana, había significado un golpe demoledor. Se había producido cuando, en lo militar, la metrópoli española estaba derrotada. Su impotencia se revelaba con la imposición, por parte del capitán general Valeriano Weyler, de la reconcentración de los campesinos en los centros urbanos. Sin techo y sin comida, millares de hombres, mujeres y niños vagaban por las calles privados de asistencia médica. El hambre asedió también a los pobladores urbanos. La infame política, que costó un número incalculable de víctimas, era fruto de la desesperación.

Al término de la contienda, los mambises no pudieron entrar en Santiago. Los cubanos tampoco pudieron participar en las negociaciones de paz. El imperio español en su ocaso definitivo entregaba la Isla al imperio emergente que la utilizaría como laboratorio para el primer experimento neocolonial.

Para llevar a cabo ese propósito, las tropas de ocupación permanecerían en la Isla hasta que los constituyentistas aceptaran incorporar en la Carta Magna del año 1901 la injerencista Enmienda Platt y la presencia de la todavía existente base naval de Guantánamo.

Hubo mucho más. En un país arruinado por la guerra, la tea incendiaria y la reconcentración, los inversionistas norteamericanos pudieron comprar por dos pesetas miles de caballerías de tierra, desde los límites de Sancti Spíritus hasta los confines de las provincias orientales, donde establecieron inmensos latifundios. De allí salía la materia prima para los grandes centrales azucareros edificados con rapidez vertiginosa en pocos años.

Se estaban soldando las cadenas de la dependencia sobre la base de una economía de plantación. Complemento de este proyecto de dominación sería la firma del Tratado de Reciprocidad, duramente criticado por Manuel Sanguily, personalidad contradictoria que convendría, tal y como lo señaló alguna vez Raúl Roa, colocar en su justo sitio.

Las regulaciones arancelarias hacían que Cuba fuera reducida a exportar azúcar crudo para las refinerías norteamericanas, a la vez que los impuestos levantaban un valladar al comercio tradicional con Europa. Monoproductor, el país estaba obligado a importar todos los bienes de consumo.

La Protesta de los Trece es antecedente del Grupo Minorista, que en su programa diseñó un proyecto de país. La perspectiva vanguardista integraba la transformación de los lenguajes artísticos y la reivindicación de los valores más auténticos de la nación. Historia y cultura se articulaban de manera raigal. Había que aprender lo más útil de la vanguardia europea para contribuir al redescubrimiento de lo que somos, a la vez que se impulsaba un diálogo intenso con la América Latina.

En México la Revolución agraria y antimperialista convertía en realidad tangible un sueño emancipador. Encargado de la cultura, en su etapa más lúcida, José Vasconcelos había convocado a los pintores a dejar su huella en todos los muros disponibles y salir del confinamiento de los espacios privados. Diego Rivera y José Clemente Orozco mostraron los rostros hasta entonces invisibilizados de los portadores de las riquísimas culturas originarias de nuestro continente.

En diálogo creador con herramientas del pensamiento marxista, en tierras del sur José Carlos Mariátegui emprendía el estudio de los problemas del Perú. Los cubanos establecieron con él una relación fecunda. Intercambiaron publicaciones, difundieron sus ideas y, en ocasión de su muerte, la Revista de Avance le rindió un homenaje respetuoso. Sin embargo, en la Isla los acontecimientos se precipitaban.

El último número de la propia Revista de Avance portaba una fecha que daba la medida de la gravedad de la situación: 30 de septiembre de 1930, día de la caída de Rafael Trejo, baleado en una manifestación estudiantil antimachadista. Animador de la Protesta de los Trece y del Grupo Minorista, Rubén Martínez Villena se entregaba de lleno a la lucha revolucionaria que devoraría por completo sus pulmones lesionados. En más de un sentido, la denominada por Juan Marinello “década crítica” dejó un saldo promisorio.

El mañana se construye a partir de la profundización del conocimiento de nuestra identidad, por vía de la investigación y de una creación artística libre de ataduras y de servidumbre mimética. De la conjunción de ambas tareas nació el reconocimiento de la contribución africana a la conformación de lo que somos, más allá del color de la piel.

Tal fue el empeño de Roldán y Caturla en la música, de la poesía de José Z. Tallet, de Regino Pedroso y, sobre todo, de la obra de Nicolás Guillén. En otra dirección, se inició entonces el rescate de José Martí. Mientras tanto, Fernando Ortiz había transitado del acercamiento al universo de la “mala vida”, en tanto penalista de formación lombrosiana, a la posición desprejuiciada del investigador etnográfico. Del mismo modo, el historiador Ramiro Guerra había publicado en 1928 Azúcar y población en las Antillas, texto que, por su alcance, trascendió el espacio de la Isla.

El relato de nuestro siglo XX se inscribe en un complejo proceso que dimana de la aplicación del experimento neocolonial. Su análisis requiere abordar la interdependencia de actores económicos, sociales y de todos aquellos que se asientan en el intangible universo de la subjetividad, tales como la memoria viva, el desempeño de las confrontaciones políticas y la configuración de una imagen de lo que somos. El Moncada fue semilla generadora de rescate de los sueños y de reafirmación de la antigua esperanza. Sobre el tema, volveré en próxima entrega.

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