Nella serie che abbiamo intitolato “Cronaca storica di un assedio economico e finanziario” abbiamo sistematizzato tutte le aggressioni che hanno avuto effetti dannosi sull’economia nazionale. Registriamo le motivazioni politiche di coloro che hanno spinto alla guerra con l’obiettivo di provocare il collasso dello Stato, così come l’incompatibilità di modelli tra l’opposizione storicamente arrendevole e gli obiettivi che il chavismo si era proposto quando arrivò al potere nel 1999: adempiere alla premessa di dare protagonismo ai settori popolari che erano stati ignorati.
Allo stesso modo, riportiamo le aggressioni di agenti esterni, statali o corporativi, così come i metodi per asfissiare economicamente il Venezuela; fattori perturbatori dell’economia come il caso di Dólar Today; e il ruolo dell’agenda antipolitica dell’opposizione quando prese il potere legislativo nel 2015.
Sebbene negli articoli precedenti ci siamo riferiti alle sanzioni come un elemento trasversale dell’assedio economico e dei suoi devastanti effetti, non abbiamo dedicato loro uno spazio esclusivo che organizzi tutte le misure coercitive, gli attori che le hanno spinte e le conseguenze per la società venezuelana. È per questo che in questa puntata ci concentreremo sul sistematizzarle per capire come è stato costruito l’assedio finanziario che è sfociato nel blocco totale delle entrate al paese.
Legge di Difesa dei Diritti
Il 18 dicembre 2014 il Congresso USA ha approvato la Legge di Difesa dei Diritti Umani e della Società Civile in Venezuela, nota anche come Legge Pubblica 113-278, il cui obiettivo fu sanzionare coloro che fossero legati a presunte violazioni dei diritti umani a persone che protestavano contro il governo venezuelano e rafforzare la società civile del paese e altri propositi.
In quell’anno si approfondì la crisi sistemica legata ai bassi prezzi del petrolio a livello mondiale, così come l’implementazione del fracking come politica energetica USA, il che ridusse le entrate al paese. Per Washington fu un momento opportuno per attaccare il Venezuela nel quadro delle vulnerabilità conseguenti alla scarsa captazione internazionale della rendita petrolifera, ma anche per il clima di instabilità politica e conflittualità sociale lasciato dalle guarimbas [barricate e proteste violente], l’attacco insurrezionale noto come “La Salida” che raggiunse livelli di violenza senza precedenti.
La Legge Pubblica 113-278 significò il punto di partenza formale e il quadro giuridico iniziale per l’applicazione di sanzioni individuali e misure di pressione politica da parte di Washington contro funzionari e il governo e la sua principale fonte di reddito.
Prima della promulgazione di questo strumento ci furono movimenti che indicavano una chiara intenzione di indebolire geopoliticamente ed economicamente il Venezuela. Di seguito presentiamo tre fatti che lo confermano:
- Nel 2008 John McCain, candidato repubblicano, dichiarò: “La continua dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio estero da paesi come il Venezuela dimostra la necessità di ampliare la perforazione per le nostre stesse fonti interne di energia”.
- Nel 2011 il congressista Connie Mack chiese alla Casa Bianca di includere il Venezuela nella lista dei paesi che sostengono il terrorismo e propose un embargo totale contro il paese.
- Furono imposte sanzioni secondarie a PDVSA nel 2011. In quell’occasione la segretaria di Stato, Hillary Clinton, annunciò nuove sanzioni all’Iran, la cui lista sanzionatoria fu composta da sette aziende, includendo PDVSA. Le sanzioni impedivano alla statale venezuelana di accedere a contratti del governo USA, finanziamenti attraverso l’Export-Import Bank degli USA e licenze di esportazione.
PDVSA storicamente è stata la colonna vertebrale dell’economia venezuelana e genera più del 90% delle entrate totali in valuta estera. Che il paese dipenda strutturalmente dall’attività petrolifera rese la società un bersaglio d’attacco con l’obiettivo di provocare una crisi economica di grande impatto sulla società.
Decreto Obama
L’8 marzo 2015 il presidente Barack Obama dichiarò il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”. Impose sanzioni a funzionari dell’area della sicurezza e dell’ordine pubblico per aver contenuto le guarimbas del 2014. L’Ordine Esecutivo 13692 gettò le basi giuridiche per le successive misure coercitive in campo economico.
La facciata iniziale delle sanzioni indicava inizialmente che erano dirette a funzionari di alto rango del governo venezuelano. Tuttavia, quel regime iniziale poteva essere esteso a “ogni persona” che il segretario del Tesoro, in consultazione con il segretario di Stato, determinasse come “responsabile o complice” di azioni che gli USA definissero unilateralmente come “illecite”.
L’aspetto trascendente di questo Ordine Esecutivo fu che significò la colonna vertebrale per i sei ordini esecutivi successivi, così come per tutte le aggressioni contro l’economia nazionale. Fu emesso durante la seconda presidenza di Barack Obama. Da allora, fu rinnovato durante le due amministrazioni di Donald Trump e quella di Joe Biden.
Ordine Esecutivo 13808: primo attacco diretto contro PDVSA
Il 24 agosto 2017 il presidente Trump dettò misure contro l’industria petrolifera nazionale. Attraverso l’Ordine Esecutivo 13808 si formalizzò il quadro di assedio che già subiva l’economia venezuelana e le finanze pubbliche dagli anni 2015 e 2016, quando la chiusura dei conti dello Stato all’estero lasciava intravedere una strategia orientata a restringere le importazioni e isolare il paese dal commercio mondiale.
Secondo l’ordine, si limitava a restringere le operazioni finanziarie della statale petrolifera, bloccava la compravendita di bond e le possibilità di nuovo indebitamento in futuro. In mezzo a un ciclo di prezzi bassi del petrolio, questa restrizione significava che PDVSA non poteva ricorrere a fonti di capitale estero per il miglioramento della sua infrastruttura, incluse le sue raffinerie.
Questa strategia di blocco alla principale fonte di ingressi del paese ha responsabilità condivisa perché fu promossa da un settore dell’opposizione venezuelana. Ricordiamo che l’antichavismo, approfittando della sua posizione di potere dal Potere Legislativo, soprattutto quando fu diretto da Julio Borges, spinse per l’imposizione di sanzioni.
Così, Washington costruì il quadro giuridico per una guerra economica prolungata che andò incrementando. L’anno successivo la rotta verso il collasso energetico del Venezuela prese forma di strategia generale e comprese l’importazione di alimenti e medicine, le transazioni commerciali e finanziarie dello Stato e i fornitori di additivi e prodotti chimici per la raffinazione della benzina.
Il dispiegamento di sanzioni contro funzionari e le principali aziende, banche e istituzioni politiche del paese forzarono, da un lato, l’isolamento commerciale e finanziario del Venezuela e, dall’altro, un danno reputazionale che allontanò le relazioni commerciali con aziende e paesi. Erano pochi quelli che osavano sfidare gli USA per paura di essere sanzionati.
Altri ordini esecutivi emessi nel 2018
- Ordine Esecutivo 13827: sanziona l’emissione della criptovaluta Petro da parte del governo del Venezuela e di qualsiasi altra moneta o strumento di economia digitale utilizzato per affrontare il blocco economico.
- Ordine Esecutivo 13835: significò un’altra escalation di sanzioni contro PDVSA e le finanze pubbliche. Proibì qualsiasi operazione finanziaria o giuridica legittima che permettesse al Venezuela di ottenere finanziamenti internazionali, effettuare acquisti o pagamento di debiti, la vendita, trasferimento, cessione o ipoteca di beni del Venezuela o qualsiasi altra operazione.
- Ordine Esecutivo 13850: impedì le operazioni nel settore dell’oro dell’economia venezuelana o in qualsiasi altro che determini il Dipartimento del Tesoro USA. L’obiettivo della misura fu paralizzare tutti i progetti di investimenti e associazioni strategiche del Venezuela per sviluppare il suo immenso potenziale minerario e restringere ulteriormente le entrate del paese.
Lo scenario divenne più complesso quando Juan Guaidó si autoproclamò presidente del Venezuela. Giorni dopo Trump dettò l’Ordine Esecutivo 13857, il cui obiettivo fu adattare i testi di tutte le sanzioni (OE) e legittimare il riconoscimento politico effettuato dagli USA. Questa misura permise il furto di Citgo e di altri beni del Venezuela in territorio statunitense e nel mondo. Allo stesso modo, bloccò PDVSA nel mercato energetico e interferì negativamente nella sua rete di acquirenti e fornitori a scala mondiale.
Da quel momento, comprare benzina o additivi per produrla nelle raffinerie venezuelane divenne un’operazione estremamente complicata. Washington utilizzò i suoi strumenti di potere geopolitico per trasformare le importazioni vitali del paese in una sorta di delitto in cui incorrevano i paesi e le aziende coinvolte.
Tra aprile e settembre 2019 il Dipartimento del Tesoro optò per un’escalation e aggiunse alla lista OFAC più di 30 navi e petroliere di PDVSA o operate dalla statale incaricate del trasporto di petrolio, benzina e derivati per la loro raffinazione.
Le misure dell’OFAC, ora applicate sulla flotta di trasporto dell’industria petrolifera, proibirono in principio il legame commerciale o finanziario di aziende e cittadini statunitensi. Le misure superarono il loro ambito territoriale e fecero pressione su terzi, siano essi governi o aziende, per rompere ogni relazione con il Venezuela.
Questa globalizzazione del blocco al Venezuela si ufficializzò il 5 agosto con l’Ordine Esecutivo 13884, che sequestrò tutti i beni venezuelani negli USA. Questo strumento facilitò le “sanzioni secondarie” applicate ad aziende al di fuori della giurisdizione statunitense e a paesi terzi.
All’impossibilità di contattare compagnie di navigazione e stipulare le assicurazioni corrispondenti per l’esportazione petrolifera si aggiungevano le complessità operative per ottenere benzina.
Il 20 dicembre 2019, anche quando l’interim aveva già perso credibilità, il Congresso USA approvò la Legge di Aiuto di Emergenza, Assistenza alla Democrazia e Sviluppo del Venezuela 2019 (Legge Pubblica 116-94), il cui obiettivo fu sostenere Guaidó e riconoscere l’Assemblea Nazionale (2015). Allo stesso modo, esortò il Dipartimento di Stato a invitare i governi dell’America Latina e dell’Europa a implementare sanzioni contro il Venezuela.
Sotto questo scenario arrivò la pandemia da covid-19. L’ordine di confinamento per appiattire la curva di contagio coincise con la scarsità di benzina a causa delle sanzioni distruttive degli USA.
Di conseguenza si ostacolò la mobilità di alimenti, medicine e beni di base del paese, si accelerò l’inflazione e crebbero le aspettative di paralisi economica. Fu evidente che man mano che aumentava la violenza delle sanzioni si approfondiva la crisi economica e sociale.
Secondo i dati dell’Osservatorio Venezuelano Antiblocco, dal 2014 al Venezuela sono state applicate 1089 sanzioni da parte USA, di altri governi e del sistema finanziario internazionale. Di questo totale, 918 sono state imposte da paesi in modo diretto e 171 corrispondono a misure restrittive o punitive adottate da enti governativi, finanziari, giudiziari, tra gli altri.
Le sanzioni più recenti
Decreto Politiche di Investimento di America First
Il 21 febbraio 2025 il presidente Donald Trump lanciò il decreto “Politiche di Investimento di America First” in cui classifica il Venezuela come “avversario straniero”. La misura stabilì che il paese non poteva acquisire tecnologie USA.
Legge sui Nemici Stranieri del 1798 (Pub. L. 5-58)
Il 15 marzo 2025 il presidente USA invocò la “Legge sui Nemici Stranieri del 1798”. Secondo questo strumento, ogni venezuelano o venezuelana di età superiore ai 14 anni che non sia naturalizzato o, persino, essendo con residenza permanente negli USA, può essere detenuto, arrestato ed espulso con il pretesto di essere membro di qualche organizzazione criminale in quel paese.
Ordine Esecutivo 14245
Il 24 marzo 2025 Trump emise l’Ordine Esecutivo 14245. In questo strumento legale continua ad affermare che il Venezuela rappresenta “una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”. L’Ordine Esecutivo impose dazi del 25% a tutti i prodotti di qualsiasi paese che importi petrolio venezuelano.
Effetti nocivi per l’economia
Nel 2019 furono ampliate le sanzioni contro l’industria petrolifera, il che generò un declino gravissimo nelle esportazioni di greggio. La statale PDVSA fu messa al bando e per questo diminuì la commercializzazione e la produzione del settore.
Nel giugno 2021 il presidente Nicolás Maduro informò che il Venezuela era stato 14 mesi “senza vendere una goccia di petrolio” nel mercato internazionale, il che spiegò il crollo nella disponibilità di valuta estera. In quell’occasione indicò anche che nel 2020 il crollo nei numeri di valuta estera offerta alla BCV per le attività di idrocarburi fu del 99% se confrontato con le entrate del 2014.
Sebbene dal 2014 il basso ingresso di valuta estera per la vendita di petrolio fosse legato al crollo dei prezzi del greggio di quegli anni, il calo della produzione coincide soprattutto con l’inizio del ciclo di sanzioni contro l’economia venezuelana.
Nel 2017 si approfondirono le difficoltà per spedire all’estero a causa dei problemi di relazione commerciale sopraggiunti per le misure coercitive. Nello stesso anno il paese fu messo al bando dal sistema finanziario internazionale, una nuova difficoltà per PDVSA nell’accesso agli investimenti per continuare a sviluppare le sue attività.
L’Osservatorio Venezuelano Antiblocco ha sistematizzato alcuni effetti gravi che elenchiamo di seguito:
- Il paese ha in media circa 22000 miliardi di $ trattenuti nella banca internazionale e in organismi multilaterali.
- La produzione petrolifera è passata da 2,8 milioni di barili al giorno, in media durante il 2015, a 339 mila barili al giorno nel luglio 2020, il che rappresenta un calo dell’88%.
- A causa delle sanzioni imposte dagli USA sono stati sospesi i programmi di assistenza medica per pazienti all’estero, come quello di trapianto di midollo osseo della Fondazione Simón Bolívar (sussidiaria di Citgo), causando il deterioramento della condizione di salute di molte persone e persino morti.
- Si stima in 3995 milioni di barili la perdita di produzione petrolifera tra aprile 2015 e ottobre 2022.
- A causa di queste azioni, PDVSA ha registrato una perdita di 232 miliardi di dollari durante il periodo 2015-2022.
- L’ingresso di valuta estera è passato da 39639 milioni di $ nel 2014 a 743 milioni di $ nel 2020, il che rappresenta un calo del 99%.
- Tra gennaio e dicembre 2018, il Venezuela registrò un’inflazione accumulata del 130000%, a causa di questa aggressione.
- L’Inghilterra confiscò 31 tonnellate di oro monetario dalle riserve del Venezuela.
- Società USA hanno cercato di prendere il controllo del maggior attivo finanziario venezuelano in territorio nordamericano, la petroliera Citgo, valutata 13000 miliardi di $.
- È stata bloccata ogni emissione di debito sovrano del paese.
- Sono stati bloccati i pagamenti per l’acquisizione di forniture mediche e vaccini.
Questa storia rimanda solo alle misure coercitive USA e agli effetti che ne sono derivati in modo sistematico e numerico. Ma si deve prendere in considerazione la dimensione sociale e umana che hanno provocato le sanzioni in Venezuela (così come in altri paesi), la cui magnitudine accumulata equivale alle conseguenze date dalla detonazione di armi di distruzione di massa in espansione. Ciò tenendo conto della struttura economica nazionale, dipendente dall’industria petrolifera, che nonostante le attuali licenze temporanee del Dipartimento del Tesoro e gli accordi interstatali tra Washington e Caracas nel presente, non smette di essere un bersaglio sensibile e suscettibile di squilibrare letalmente lo spettro socioeconomico venezuelano.
Métodos y efectos devastadores
Historia crónica de un asedio económico y financiero: las sanciones
En el seriado que titulamos “Historia crónica de un asedio económico y financiero” hemos sistematizado todas las agresiones que han tenido efectos dañinos en la economía nacional. Registramos las motivaciones políticas de quienes impulsaron la guerra con miras a provocar el colapso del Estado, así como la incompatibilidad de modelos entre la oposición históricamente entreguista y los objetivos que se propuso el chavismo cuando llegó al poder en 1999: cumplir con la premisa de darle protagonismo a los sectores populares que habían sido ignorados.
Asimismo, reseñamos las agresiones de agentes externos, estatales o corporativos, así como los métodos para asfixiar económicamente a Venezuela; factores perturbadores de la economía como el caso de Dólar Today; y el rol de la agenda antipolítica de la oposición cuando tomó el poder legislativo en 2015.
Si bien en los trabajos anteriores nos hemos referido a las sanciones como un elemento trasversal del asedio económico y sus devastadores efectos, no le hemos dedicado un espacio exclusivo que organice todas las medidas coercitivas, los actores que las impulsaron y las consecuencias para la sociedad venezolana. Es por ello que en esta entrega nos centraremos en sistematizarlas para entender cómo se fue construyendo el cerco financiero que devino en el bloqueo total de los ingresos al país.
Ley de Defensa de los Derechos
El 18 de diciembre de 2014 el Congreso de los Estados Unidos aprobó la Ley de Defensa de los Derechos Humanos y la Sociedad Civil en Venezuela, también conocida como la Ley Pública 113-278, cuyo objetivo fue sancionar a quienes estuvieran vinculadas a supuestas violaciones a los derechos humanos a personas que protestaban contra el Gobierno venezolano y fortalecer a la sociedad civil del país y otros propósitos.
En ese año se profundizó la crisis sistémica relacionada con los bajos precios del petróleo a nivel mundial, así como la implementación del fracking como política energética de Estados Unidos, lo que redujo los ingresos al país. Para Washington fue un momento oportuno para atacar a Venezuela en el marco de las vulnerabilidades como consecuencia de la poca captación internacional de la renta petrolera, pero también por el clima de inestabilidad política y conflictividad social que dejó las guarimbas, el ataque insurreccional conocido como “La Salida” que llegó a niveles de violencia sin precedentes.
La Ley Pública 113-278 significó el punto de partida formal y el marco jurídico inicial para la aplicación de sanciones individuales y medidas de presión política de Washington contra funcionarios y el Gobierno y su principal fuente de ingresos.
Antes de la promulgación de este instrumento hubo movimientos que indicaban una clara intención de debilitar geopolítica y económicamente a Venezuela. A continuación, presentamos tres hechos que lo confirman:
En 2008 John McCain, candidato republicano, declaró: “La continua dependencia de Estados Unidos de las importaciones de petróleo extranjero de países como Venezuela demuestra la necesidad de ampliar la perforación para nuestras propias fuentes internas de energía”.
En 2011 el congresista Connie Mack pidió a la Casa Blanca que incluyera a Venezuela en la lista de patrocinadores del terrorismo y propuso un embargo total contra el país.
Se impusieron sanciones secundarias a PDVSA en 2011. En aquella oportunidad la secretaria de Estado, Hillary Clinton, anunció nuevas sanciones a Irán, cuya lista sancionatoria estuvo conformada por siete empresas, incluyendo a PDVSA. Las sanciones impedían a la estatal venezolana acceder a contratos del gobierno de Estados Unidos, financiamiento a través del Export-Import Bank de Estados Unidos y licencias de exportación.
PDVSA históricamente ha sido la columna vertebral de la economía de Venezuela y genera más del 90% de los ingresos totales en divisas. Que el país dependa estructuralmente de la actividad petrolera volvió la empresa un blanco de ataque con miras a provocar una crisis económica de gran impacto en la sociedad.
Decreto Obama
El 8 de marzo de 2015 el presidente Barack Obama declara a Venezuela como una “amenaza inusual y extraordinaria para la seguridad nacional y la política exterior de los Estados Unidos”. Impuso sanciones a funcionarios del área de seguridad y orden público por contener las guarimbas de 2014. La Orden Ejecutiva 13692 sentó las bases jurídicas para las posteriores medidas coercitivas en el campo ecónómico.
La fachada inicial de las sanciones indicaba inicialmente que estaban dirigidas a funcionarios de alto rango del gobierno venezolano. Sin embargo, ese régimen inicial podía ser extendido a “toda persona” que el secretario del Tesoro, en consulta con el secretario de Estado, determinara como “responsable o cómplice” de acciones que Estados Unidos definiese unilateralmente como “ilícitas”.
Lo trascendente en el caso de esta Orden Ejecutiva fue que significó la columna vertebral para las seis órdenes ejecutivas posteriores, así como para todas las agresiones contra la economía nacional. Fue emitida durante la segunda presidencia de Barack Obama. Desde entonces, se renovó durante las dos administraciones de Donald Trump y la de Joe Biden.
Orden ejecutiva 13808: primer ataque directo contra PDVSA
El 24 de agosto de 2027 el presidente Trump dictó medidas contra la industria petrolera nacional. Por medio de la Orden Ejecutiva 13808 se formalizó el cuadro de asedio que ya sufría la economía venezolana y las finanzas públicas desde los años 2015 y 2016, cuando el cierre de cuentas del Estado en el extranjero dejaba entrever una estrategia orientada a restringir las importaciones y aislar al país del comercio mundial.
De acuerdo con la orden, se limitaba a restringir las operaciones financieras de la estatal petrolera, bloqueaba la compra y venta de bonos y las posibilidades de nuevo endeudamiento en el futuro. En medio de un ciclo de precios bajos del petróleo, esta restricción significaba que PDVSA no podía recurrir a fuentes de capital extranjero para la mejora de su infraestructura, incluyendo sus refinerías.
Esta estrategia de bloqueo a la principal fuente de ingresos del país tiene responsabilidad compartida porque fueron promovidas desde un sector de la oposición venezolana. Recordemos que el antichavismo, aprovechando su posición de poder desde el Poder Legislativo, sobre todo cuando fue dirigido por Julio Borges, impulsó la imposición de sanciones.
Así, Washington fue construyendo el marco jurídico para una guerra económica prolongada y que fue escalando. El año siguiente la ruta hacia el colapso energético de Venezuela tomó forma de estrategia general y abarcó la importación de alimentos y medicinas, las transacciones comerciales y financieras del Estado y a los proveedores de aditivos y químicos para la refinación de gasolina.
El despliegue de sanciones contra funcionarios y las principales empresas, bancos e instituciones políticas del país forzaron, por un lado, el aislamiento comercial y financiero de Venezuela y, por otro, un daño reputacional que ahuyentó las relaciones comerciales con empresas y países. Eran pocos los que se atrevían a desafiar a Estados Unidos por temor a ser sancionados.
Otras órdenes ejecutivas emitidas en 2018
Orden Ejecutiva 13827: sanciona la emisión de la criptomoneda Petro por parte del Gobierno de Venezuela y de cualquier otra moneda o instrumento de economía digital que se usó para enfrentar el boqueo económico.
Orden Ejecutiva 13835: significó otra escalada de sanciones contra PDVSA y las finanzas públicas. Prohibió cualquier operación financiera o jurídica legítima que permita a Venezuela obtener financiamiento internacional, realizar compras o pago de deudas, la venta, transferencia, cesión o hipoteca de activos de Venezuela o cualquier otra operación.
Orden Ejecutiva 13850: impidió las operaciones en el sector oro de la economía venezolana o en cualquier otro que determine el Departamento del Tesoro de los Estados Unidos. El objetivo de la medida fue paralizar todos los proyectos de inversiones y asociaciones estratégicas de Venezuela para desarrollar su inmenso potencial minero y restringir aún más los ingresos del país.
El escenario se volvió más complejo cuando Juan Guaidó se autoproclamó como presidente de Venezuela. Días después Trump dictó la Orden Ejecutiva 13857, cuyo objetivo fue adaptar los textos de todas las sanciones (OE) y legitimar el reconocimiento político realizado por EE.UU. Esta medida permitió el robo de Citgo y otros activos de Venezuela en territorio estadounidense y en el mundo. Asimismo, bloqueó a PDVSA en el mercado energético e interfirió negativamente en su red de compradores y proveedores a escala mundial.
A partir de ese momento comprar gasolina o aditivos para producirla en las refinerías venezolanas se convirtió en una operación extremadamente complicada. Washington utilizó sus instrumentos de poder geopolítico para transformar las importaciones vitales del país en una suerte de delito en el que incurrían los países y empresas vinculadas.
Entre abril y septiembre de 2019 el Departamento del Tesoro optó por un escalamiento y agregó a la lista OFAC a más de 30 buques y tanqueros de PDVSA u operados por la estatal encargados del transporte de petróleo, gasolina y derivados para su refinación.
Las medidas de la OFAC, ahora aplicadas sobra la flota de transporte de la industria petrolera, prohibieron en principio la vinculación comercial o financiera de empresas y ciudadanos estadounidenses. Las medidas rebasaron su ámbito territorial y presionando a terceros, sean gobiernos o empresas, para quebrar toda relación con Venezuela.
Esta globalización del bloqueo a Venezuela se oficializó el 5 de agosto con la Orden Ejecutiva 13884, que embargaba todos los activos venezolanos en Estados Unidos. Este instrumento facilitó las “sanciones secundarias” aplicadas a empresas fuera de la jurisdicción estadounidense y terceros países.
A la imposibilidad de contactar con navieras y contratar los seguros correspondientes para la exportación petrolera se sumaban las complejidades operativas para conseguir gasolina.
El 20 de diciembre de 2019, incluso cuando el interinato ya había perdido credibilidad, el Congreso de Estados Unidos aprobó la Ley de Ayuda de Emergencia, Asistencia a la Democracia y Desarrollo de Venezuela 2019 (Ley Pública 116-94), cuyo objetivo fue apoyar a Guaidó y reconocer la Asamblea Nacional (2015), Asimismo, exhortó al Departamento de Estado a invitar a los Gobiernos de América Latina y Europa a implementar sanciones contra Venezuela.
Bajo este escenario llegó la pandemia por covid-19. La orden de confinamiento para aplanar la curva de contagio coincidió con la escasez de gasolina a raíz de las sanciones destructivas de Estados Unidos.
Como consecuencia se obstaculizó la movilidad de alimentos, medicinas y bienes básicos del país, se aceleró la inflación y crecieron las expectativas de parálisis económica. Fue evidente que a medida que aumentaba la violencia de las sanciones se profundizaba la crisis económica y social.
Según datos del Observatorio Venezolano Antibloqueo, desde el año 2014 a Venezuela se le han aplicado 1.089 sanciones por parte de Estados Unidos, otros gobiernos y el sistema financiero internacional. De ese total, 918 han sido impuestas por países de manera directa y 171 corresponden a medidas restrictivas o punitivas adoptadas por entes gubernamentales, financieros, judiciales, entre otros.
Las sanciones más recientes
Decreto Políticas de Inversión de America First
El 21 de febrero de 2025 el presidente Donald Trump lanzó el decreto “Políticas de Inversión de America First” en el que cataloga a Venezuela como “adversario extranjero”. La medida estableció que el país no podía adquirir tecnologías estadounidenses.
Ley de Enemigos Extranjeros de 1798 (Pub. L. 5-58)
El 15 de marzo de 2025 el presidente estadounidense invocó la “Ley de Enemigos Extranjeros de 1798”. De acuerdo con este instrumento, todo venezolano o venezolana mayor de 14 años que no esté naturalizado o, incluso, siendo con residencia permanente en Estados Unidos, puede ser detenido, arrestado y expulsado so pretexto de ser integrante de alguna organización criminal en ese país.
Orden Ejecutiva 14245
El 24 de marzo de 2025 Trump emitó la Orden Ejecutiva 14245. En este instrumento legal sigue afirmando que Venezuela sigue representando “una amenaza inusual y extraordinaria para la seguridad nacional y la política exterior de los Estados Unidos”. La Orden Ejecutiva impuso aranceles de 25% a todos los productos de cualquier país que importe petróleo venezolano.
Efectos nocivos para la economía
En el año 2019 se ampliaron las sanciones contra la industria petrolera, lo que generó un declive gravísimo en las exportaciones de crudo. La estatal PDVSA quedó vetada y por ello disminuyó comercialización y producción del rubro.
En junio del año 2021 el presidente Nicolás Maduro informó que Venezuela estuvo 14 meses “sin vender una gota de petróleo” en el mercado internacional, lo que explicó la caída en la disponibilidad de divisas. En esa oportunidad también indicó que en 2020 la caída en los números de divisas ofrecidas al BCV por las actividades de hidrocarburos fue de 99% si se comparaba con los ingresos del año 2014.
Si bien desde 2014 el bajo ingreso de divisas por venta de petróleo estuvo relacionado con la caída de los precios del crudo de esos años, el descenso de la producción coincide especialmente con el inicio del ciclo de sanciones contra la economía venezolana.
En 2017 se profundizaron las dificultades para despachar al extranjero debido a los problemas de relacionamiento comercial sobrevenidos por las medidas coercitivas. Ese mismo año el país fue vetado del sistema financiero internacional, una nueva dificultad para PDVSA en el acceso a la inversión con miras a seguir desarrollando sus actividades.
El Observatorio Venezolano Antibloqueo sistematizó algunos efectos efectos graves que enumeramos a continuación:
El país tiene en promedio unos 22.000 millones de dólares retenidos en la banca internacional y en organismos multilaterales.
La producción petrolera pasó de 2,8 millones de barriles por día, en promedio durante 2015, a 339 mil barriles por día en julio de 2020, lo que representa una caída de 88%.
Debido a las sanciones impuestas por Estados Unidos se suspendieron los programas de asistencia médica para pacientes en el extranjero, como el de trasplante de medula ósea de la Fundación Simón Bolívar (subsidiaria de Citgo), ocasionando el deterioro de la condición de salud de muchas personas e incluso muertes.
Se estima en 3.995 millones de barriles la pérdida de la producción petrolera entre abril de 2015 y octubre de 2022.
Producto de estas acciones, PDVSA registró una pérdida de 232 mil millones de dólares durante el período 2015-2022.
El ingreso en divisas pasó de 39.639 millones de dólares en 2104, a 743 millones de dólares en 2020, lo que representa una caída de 99%.
Entre enero y diciembre de 2018, Venezuela registró una inflación acumulada de 130.000%, producto de esta agresión.
Inglaterra confiscó 31 toneladas de oro monetario de las reservas de Venezuela.
Empresas de EE.UU. han pretendido tomar el control del mayor activo financiero venezolano en territorio norteamericano, la petrolera Citgo, valorada en 13.000 millones de dólares.
Se ha bloqueado toda emisión de deuda soberana del país.
Se ha bloqueado los pagos para la adquisición de insumos médicos y vacunas.
Esta historia solo remite a las medidas coercitivas estadounidenses y los efectos que devinieron a modo sistemático y numérico. Pero se debe tomar en cuenta la dimensión social y humana que provocaron las sanciones en Venezuela (así como en otros países), cuya magnitud acumulada equivale las consecuencias dadas por la detonación de armas de destrucción masiva en expansión. Ello tomando en cuenta la estructura económica nacional, dependiente de la industria petrolera, que a pesar de las actuales licencias temporales del Departamento del Tesoro y los acuerdos interestatales entre Washington y Caracas en el presente, no deja de ser una diana sensible y susceptible de desequilibrar letalmente el espectro socioeconómico venezolano.


