La strategia Usa per soffocare Cuba

E la sanità è la prima vittima. L’Onu teme una “Gaza silenziosa”.

Per Rubio l’Isola si dirige “verso una svolta irreversibile”: non più cannoni, ma accerchiamento energetico e finanziario. Colpito l’import di medicinali e il 70% della produzione interna. In ginocchio gli ospedali: circa 400 sono danneggiati anche per mancata manutenzione. I residenti: “Morire così è più crudele delle bombe”.

“Che gli Stati Uniti ci invadano una volta per tutte, se hanno il coraggio: il blocco ci ha tolto cibo, medicine e persino la possibilità di curarci in ospedale. Il blocco, alla fine, è più crudele delle bombe, perché ti uccide lentamente”, dice a Ilfattoquotidiano.it Samuel Mariño, 76enne, pensionato e residente a L’Avana, che ripara biciclette – tra i pochi i mezzi in circolazione – per procurarsi da vivere.

“A volte è meno dolorosa la morte anziché una vita del genere”, lamenta il 76enne, diabetico e per il quale risulta “quasi impossibile” reperire insulina e altri farmaci. L’importazione di medicine è diventata più complicata dopo l’Executive Order 14404 che restringe le transazioni degli Istituti bancari, che temono di incorrere in sanzioni Usa, con l’Isola. Altrettanto compromessa la produzione interna.

“Le sanzioni colpiscono circa il 70% della produzione interna data l’impossibilità di acquisire materie prime – commenta Luis Angel Chacón, direttore di Encomed -.

La difficoltà di effettuare transazioni finanziarie impediscono il recupero della produzione nazionale e gli acquisti dall’estero”. Qualche mese fa, Mayda Mauri Pérez, presidente dell’Holding farmaceutico statale BioCubaFarma, lamentava che la filiera “attraversa la tappa più complessa della sua storia, segnata dall’impatto del bloqueo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti“.

L’Isola copre appena il 30% dei farmaci di base, secondo stime confermate da Palazzo della revolución. La crisi colpisce anche gli ospedali: sono 385 le strutture sanitarie danneggiate da eventi meteorologici o mancata manutenzione e si contano almeno 100mila pazienti in lista d’attesa di cui 11mila sono minori.

Tra i casi più drammatici c’è quello dell’ospedale pediatrico William Soler, nella Calle 100 de L’Avana, dove gli interventi chirurgici sono calati da 10mila a 700. “Qui è morta la metà dei neonati che ha richiesto un intervento“, dice un’infermiera della struttura – che chiede l’anonimato – in riferimento al periodo che va da gennaio a luglio.

Le sanzioni hanno lasciato i reparti pediatrici senza antibiotici, strumenti né medicine. Anche il personale dell’ospedale Calixto García lamenta che la struttura è al collasso: “Pratichiamo sempre la medicina, anche se dobbiamo fare gli interventi con le torce, ma mancano medici e farmaci“.

Pesa anche l’esodo di sanitari, con almeno 77mila professionisti che hanno abbandonato il servizio. In pratica, l’Isola ha perso il 40% dei suoi medici negli ultimi cinque anni.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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