Cuba va

Gabriel Mazzarovich  https://elpopular.uy

62 anni fa, il 1 gennaio 1959, i barbudos guidati da Fidel Castro entravano all’Avana e coronavano la vittoria del popolo cubano su una delle più terribili dittature fino ad allora conosciute nel nostro continente.

Iniziava l’edificazione di un processo che le/i cubani chiamano Rivoluzione, così a lettere maiuscole, e noi con loro.

A tale Rivoluzione le hanno scritto poesie e le hanno cantato canzoni in tutti i generi musicali immaginabili, una canzone di rock and roll dice: “Può essere che qualche machete si impigli tra la boscaglia, può essere che alcune notti le stelle non vogliano uscire, può essere che con le tue braccia debba aprire la selva, ma nonostante i rimpianti, in ogni modo, Cuba va”.

Ed è così da 62 anni. Quella Rivoluzione che il nostro Rodney Arismendi ha definito “uno scandalo teorico” e un cambio di qualità nella lotta di emancipazione dei nostri popoli latinoamericani perché ha segnato l’inizio della seconda e definitiva indipendenza. È molto importante calibrare l’importanza di Cuba e della sua Rivoluzione per tutte/i i latinoamericani che lottiamo per un orizzonte che superi il capitalismo. Ma prima dobbiamo segnalare ciò che implica per le/i cubani la Rivoluzione, la sua Rivoluzione.

Le/i cubani sanno, persino i più critici, che non ci sarebbe Cuba senza Rivoluzione. A Cuba, Rivoluzione, non è solo libertà ed uguaglianza, cioè democrazia, per la prima volta nella storia, sopra tutto ciò è indipendenza, è sovranità. Senza Rivoluzione, Cuba sarebbe quella che era, una colonia yankee, con la tragedia sociale ed umana di Haiti. Questo era ciò che il capitalismo riservava a Cuba. Ciò ha evitato ed evita la Rivoluzione. A Cuba, la Rivoluzione è dignità, ecco perché hanno resistito, già da 62 anni.

Il 1 maggio 2000, in una situazione molto difficile, Fidel definì il concetto della Rivoluzione per i cubani: “Rivoluzione è il senso del momento storico; è cambiare tutto ciò che deve essere cambiato; è uguaglianza e libertà piene; è essere trattato e trattare gli altri come esseri umani; è emancipare noi stessi e con i nostri propri sforzi; è sfidare potenti forze dominanti dentro e fuori l’ambito sociale e nazionale; è difendere i valori in cui si crede al prezzo di qualsiasi sacrificio; è modestia, disinteresse, altruismo, solidarietà ed eroismo; è lottare con audacia, intelligenza ed eroismo; è non mentire mai né violare principi etici; è la convinzione profonda che non esiste forza al mondo capace di schiacciare la forza della verità e delle idee. Rivoluzione è unità, è indipendenza, è lottare per i nostri sogni di giustizia per Cuba e per il mondo, che è la base del nostro patriottismo, del nostro socialismo e del nostro internazionalismo”.

La Rivoluzione non ha avuto un secondo di tregua in questi 62 anni. L’amore della maggior parte del suo popolo, avvolto dall’affetto e dalla solidarietà dei popoli della Nostra America e del mondo, ha affrontato l’odio dell’imperialismo yankee e della sanguinaria oligarchia che è stata allontanata dal potere e che sogna di ristabilire i suoi privilegi coccolata e generosamente finanziati a Miami.

La Rivoluzione ha dovuto affrontare la permanente vessazione e la costante aggressione. Le centinaia di atti terroristici organizzati e finanziati dalla CIA. L’invasione di Playa Girón, sconfitta in 72 ore. In risposta a quell’escalation, il popolo cubano ha radicalizzato la Rivoluzione e l’ha proclamata socialista.

Ed è giunto il blocco, terribile. Nessun popolo è stato bloccato così, per così tanto tempo, e la risposta, ancora una volta, è stata l’unità sociale e politica del popolo e, come se non bastasse, la creazione del Partito Comunista di Cuba e la sua definizione marxista-leninista. Il Partito Comunista di Cuba è nato come sintesi politica dell’unità del popolo cubano nella Rivoluzione e racoglie la tradizione storica di José Martí. È marxista-leninista, certo, ma è martiano e con orgoglio.

Questo è ciò che l’imperialismo e la reazione internazionale non perdonano alla Rivoluzione cubana: la decisione di non arrendersi mai, di non capitolare.

In questi 62 anni, la Rivoluzione Cubana ha realizzato quello che si è assunta come impegno di fronte al suo popolo. Il programma del Moncada, per il quale è insorto tutto il popolo cubano, è stato portato a termine, pienamente. Riforma agraria, salute ed istruzione per tutti, riconoscimento e promozione, per la prima volta nella storia dell’uguaglianza delle donne, “la rivoluzione nella rivoluzione”, l’ha definita Fidel.

E qui dovrei aggiungere un lungo eccetera, la promozione della cultura, l’istruzione superiore più diffusa del continente, lo sviluppo della scienza, che ad esempio fa che oggi Cuba sia l’unico paese del terzo mondo che sta sviluppando il suo vaccino contro il COVID 19 e che immunizzerà tutto il suo popolo con vaccino prorpio.

E, inoltre, Cuba è stata ed è solidarietà, l’umanesimo portato all’azione concreta. I medici cubani hanno portato la salute in centinaia di paesi, con l’Operazione Miracolo, con gli ospedali ad Haiti, contro Ebola. L’alfabetizzazione cubana ha aiutato milioni di persone ad apprendere a leggere e scrivere. Cuba è stata rifugio ed ha salvato la vita di decine di migliaia di latinoamericani nella notte oscura delle dittature fasciste. Cuba è stata in Angola, ha affrontato l’imperialismo ed ha contribuito alla sua indipendenza, a quella della Namibia e del Mozambico ed alla caduta dell’apartheid nel Sud Africa razzista, un fatto che Nelson Mandela ha riconosciuto all’uscire da decadi di carcere recandosi a Cuba per abbracciare Fidel. Cuba è anche un contributo decisivo alla costruzione della pace, in Guatemala ed in El Salvador e successivamente in Colombia. E Cuba è nuovamente solidarietà esemplare con le sue brigate mediche dispiegate nel mondo per sostenere la lotta contro il COVID 19.

La Rivoluzione cubana è imperfetta, come tutte le opere umane. La critica alla propria Rivoluzione è stata ed è un’altra delle caratteristiche di questo processo profondamente popolare. In diversi periodi storici ed anche nel presente.

Oggi Cuba si trova ad affrontare una situazione economica e sociale molto difficile, aggravata dal blocco, che il governo di Donald Trump ha intensificato a livelli miserabili, arrivando addirittura a vietare l’acquisto di forniture mediche nel mezzo della pandemia, ma anche a causa di errori propri e ritardi nella costruzione delle basi di una nuova società, che sono state pubblicamente discusse nel VII Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel processo di riforma della Costituzione e lo sono ancora verso l’VIII Congresso del Partito.

Ai problemi comuni di altri paesi del nostro continente, la migrazione economica, l’impatto delle rimesse, lo scambio economico diseguale, ecc., Cuba aggiunge quelli della costruzione di una nuova società.

Come se non bastasse, la Rivoluzione ha anche l’enorme sfida di processare la sostituzione della generazione storica che l’ha guidata. Miguel Díaz Canel, il presidente di Cuba, è successo, niente di più e niente di meno, che a Raúl Castro, uno dei capi della Rivoluzione. La generazione storica che ha superato l’assassinio o caduta in combattimento di alcuni dei suoi principali quadri come Abel Santamaría nel Moncada, Frank Pais nella lotta clandestina, Camilo Cienfuegos dopo il trionfo, il Che in Bolivia e più in qua nel tempo Celia Sánchez e Melba Hernández, Haydee Santamaría, Vilma Espín, Almeida Bosque e nientemeno che Fidel; ora compie uno dei passi più difficili in tutti i processi rivoluzionari: assicurare la sua continuità e la sua proiezione futura.

Non siamo giudici di altri popoli, ci fermiamo di fronte alla realtà del mondo da una posizione di principi: il rispetto della sovranità e l’autodeterminazione dei popoli, la non ingerenza e ciò, in America Latina, implica una definizione antimperialista. La sovranità e l’autodeterminazione includono il rispetto per la decisione sovrana di un popolo di costruire un altro sistema sociale e politico.

Questo aspetto a volte viene ignorato, quando non occultato, deliberatamente.

Cuba ha diritto alla sua indipendenza ed ha anche diritto alla sua Rivoluzione e al socialismo.

La nostra posizione di fronte a Cuba si riassume, storicamente, in tre parole: solidarietà, solidarietà e più solidarietà. Stiamo con Cuba e la sua Rivoluzione.

Cuba, il suo popolo e la sua Rivoluzione si sono guadagnati il ​​diritto di decidere il proprio destino. Ed è in difesa di quel diritto, conquistato con eroismo e dignità, che esprimiamo la nostra solidarietà.

I pessimisti di sempre, con un miserabile ruolo dell’agente yankee che presiede l’OSA, Luis Almagro, gridano annunci apocalittici. Non è niente di nuovo. Altri hanno previsto che sarebbe caduta appena all’avvio. L’hanno ripetuto quando il socialismo è caduto in Europa e nell’URSS. L’hanno detto di nuovo durante le crisi dei balseros e del Mariel. L’hanno proclamato quando Fidel è morto. E Cuba, la sua Rivoluzione, non senza problemi e dolori, ha continuato la costruzione di una nuova società. Con una conquista strategica, proposta da Martí e difesa da Fidel: l’unità sociale e politica del popolo.

In questo nuovo anniversario, il popolo cubano deve sapere che non è solo nella sua lotta per costruire sovranamente il proprio destino, siamo con lui milioni in tutto il mondo, perché Cuba e la sua Rivoluzione sono anche state e sono una bella parte dei nostri sogni, i più amati.

Oggi come 62 anni fa, contro ogni previsione, Cuba va.


Cuba va

Por Gabriel Mazzarovich

Hace 62 años, un 1º de enero de 1959, los barbudos encabezados por Fidel Castro entraban a La Habana y coronaban la victoria del pueblo cubano sobre una de las dictaduras más terribles conocidas hasta entonces en nuestro continente.

Comenzaba la edificación de un proceso que las y los cubanos llaman Revolución, así con mayúsculas, y nosotros con ellos.

A esa Revolución le han escrito poesías y le han cantado canciones en todos los géneros musicales imaginables, una canción de rock and roll dice: “Puede que algún machete se enrede en la maleza, puede que algunas noches las estrellas no quieran salir, puede que con tus brazos haya que abrir la selva, pero a pesar de los pesares, como sea, Cuba va”.

Y hace 62 años que es así. Esa Revolución a la que nuestro Rodney Arismendi definió como “un escándalo teórico” y un cambio en calidad en la lucha emancipatoria de nuestros pueblos latinoamericanos porque marcó el comienzo de la segunda y definitiva independencia. Es muy importante calibrar la importancia de Cuba y su Revolución para todas y todos los latinoamericanos que luchamos por un horizonte superador del capitalismo. Pero antes, hay que señalar lo que implica para las y los cubanos la Revolución, su Revolución.

Las y los cubanos saben, hasta los más críticos, que no habría Cuba sin Revolución. En Cuba, Revolución, no es sólo libertad e igualdad, es decir democracia, por primera vez en la historia, por sobre todas las cosas es independencia, es soberanía. Sin Revolución, Cuba sería lo que era, una colonia yanqui, con la tragedia social y humana de Haití. Eso era lo que le reservaba a Cuba el capitalismo. Eso evitó y evita la Revolución. En Cuba, Revolución es dignidad, por eso resisten, hace ya 62 años.

Fidel el 1° de mayo de 2000 en una situación muy difícil definió el concepto de la Revolución para los cubanos: “Revolución es sentido del momento histórico; es cambiar todo lo que debe ser cambiado; es igualdad y libertad plenas; es ser tratado y tratar a los demás como seres humanos; es emanciparnos por nosotros mismos y con nuestros propios esfuerzos; es desafiar poderosas fuerzas dominantes dentro y fuera del ámbito social y nacional; es defender valores en los que se cree al precio de cualquier sacrificio; es modestia, desinterés, altruismo, solidaridad y heroísmo; es luchar con audacia, inteligencia y realismo; es no mentir jamás ni violar principios éticos; es convicción profunda de que no existe fuerza en el mundo capaz de aplastar la fuerza de la verdad y las ideas. Revolución es unidad, es independencia, es luchar por nuestros sueños de justicia para Cuba y para el mundo, que es la base de nuestro patriotismo, nuestro socialismo y nuestro internacionalismo”.

La Revolución no ha tenido un segundo de tregua en estos 62 años. El amor de la mayoría de su pueblo, arropado por el cariño y la solidaridad de los pueblos de Nuestra América y del mundo, ha enfrentado el odio del imperialismo yanqui y de la oligarquía sanguinaria que fue desplazada del poder y que sueña con restablecer sus privilegios mimada y financiada generosamente en Miami.

La Revolución tuvo que enfrentar el hostigamiento permanente y la agresión constante. Los cientos de actos terroristas organizados y financiados por la CIA. La invasión de Playa Girón, derrotada en 72 horas. Como respuesta a esa escalada el pueblo cubano radicalizó la Revolución y la proclamó socialista.

Y vino el bloqueo, terrible. Ningún pueblo ha sido bloqueado así, durante tanto tiempo, y la respuesta, una vez más fue la unidad, social y política del pueblo, y como si fuera poco, la creación del Partido Comunista de Cuba y su definición marxista-leninista. El Partido Comunista de Cuba nació como síntesis política de la unidad del pueblo cubano en Revolución y recoge la tradición histórica de José Martí. Es marxista leninista, por supuesto, pero es martiano y con orgullo.

Eso es lo que no le perdonan a la Revolución Cubana el imperialismo y la reacción internacional: la decisión de no rendirse nuca, de no claudicar.

En estos 62 años la Revolución cubana ha cumplido lo que asumió como compromiso ante su pueblo. El programa del Moncada, por el que se levantó el pueblo cubano entero, fue cumplido a cabalidad, punto por punto. Reforma agraria, salud y educación para todos, reconocimiento e impulso, por primera vez en la historia de la igualdad de la mujer, «la revolución en la revolución», la llamaba Fidel.

Y aquí habría que agregar un largo etcétera, el impulso a la cultura, la educación superior más extendida del continente, el desarrollo de la ciencia, que por ejemplo hace que hoy Cuba sea el único país del tercer mundo que está desarrollando su vacuna contra el COVID 19 y que vaya a inmunizar a todo su pueblo con vacuna propia.

Y, además, Cuba fue y es solidaridad, humanismo llevado a la acción concreta. Los médicos cubanos llevaron salud a cientos de países, con la Operación Milagro, con los hospitales en Haití, contra el Ébola. La alfabetización cubana ayudó a millones a aprender a leer y escribir. Cuba fue refugio y salvó la vida de decenas de miles de latinoamericanos en la noche oscura de las dictaduras fascistas. Cuba fue a Angola, enfrentó al imperialismo y contribuyó a su independencia, a la de Namibia y Mozambique, y a la caída del Apartheid en la Sud Africa racista, hecho que Nelson Mandela reconoció al salir de décadas de cárcel viajando a Cuba para abrazar a Fidel. Cuba también es aporte decisivo para la construcción de la paz, en Guatemala y en El Salvador y más adelante en Colombia. Y Cuba es nuevamente solidaridad ejemplar con sus brigadas médicas desplegadas en el mundo para apoyar a la lucha contra el COVID 19.

La Revolución cubana es imperfecta, como toda obra humana. La crítica a su propia Revolución ha sido y es otra de las características de ese proceso profundamente popular. En diferentes períodos históricos y también en el presente.

Cuba enfrenta hoy una situación económica y social muy difícil, agravada por el bloqueo, que el gobierno de Donald Trump ha recrudecido a niveles miserables, llegando incluso a prohibir la compra de insumos médicos en medio de la pandemia, pero también por errores propios y retrasos en la construcción de las bases de una nueva sociedad, que han sido discutidos públicamente en el VII Congreso del Partido Comunista de Cuba, en el proceso de reforma de la Constitución y lo están siendo ahora hacia el VIII Congreso Partidario.

A los problemas comunes de otros países de nuestro continente la migración económica, el impacto de las remesas, el intercambio económico desigual, etc., Cuba le agrega los de la construcción de una sociedad nueva.

Como si esto fuera poco la Revolución tiene también el enorme desafío de procesar el relevo de la generación histórica que la encabezó. Miguel Díaz Canel, el presidente de Cuba, sucedió nada más y nada menos que a Raúl Castro, uno de los jefes de la Revolución. La generación histórica que se sobrepuso al asesinato o caída en combate de varios de sus principales cuadros como Abel Santamaría en el Moncada, Frank Pais en la lucha clandestina, Camilo Cienfuegos luego del triunfo, el Che en Bolivia, y más acá en el tiempo Celia Sánchez y Melba Hernández, Haydee Santamaría, Vilma Espín, Almeida Bosque y nada menos que Fidel; ahora cumple uno de los pasos más difíciles en todos los procesos revolucionarios: asegurar su continuidad y su proyección futura.

No somos fiscales de otros pueblos, nos paramos ante la realidad del mundo desde una posición de principios: el respeto a la soberanía y la autodeterminación de los pueblos, la no injerencia y eso en América Latina implica una definición antimperialista. La soberanía y la autodeterminación incluyen el respeto a la decisión soberana de un pueblo de construir otro sistema social y político.

Ese aspecto a veces es soslayado, cuando no ocultado, deliberadamente.

Cuba tiene derecho a su independencia y también tiene derecho a su Revolución y al socialismo.

Nuestra posición ante Cuba se resume, históricamente, en tres palabras: solidaridad, solidaridad y más solidaridad. Estamos con Cuba y su Revolución.

Cuba, su pueblo y su revolución se han ganado el derecho de decidir su destino. Y es en defensa de ese derecho, ganado con heroísmo y dignidad, que expresamos nuestra solidaridad.

Los agoreros de siempre, con un rol miserable del agente yanqui que preside la OEA, Luis Almagro, vociferan anuncios apocalípticos. No es nada nuevo. Otros predijeron que se caería no más al comenzar. Lo repitieron cuando cayó el socialismo en Europa y la URSS. Lo volvieron a decir cuando las crisis de los balseros y de Mariel. Lo proclamaron cuando murió Fidel. Y Cuba su Revolución, no sin problemas y dolores, han seguido su construcción de una sociedad nueva. Con una conquista estratégica, planteada por Martí y defendida por Fidel: la unidad social y política del pueblo.

En este nuevo aniversario el pueblo cubano debe saber que no está solo en su lucha por construir soberanamente su destino, estamos con él millones en todo el mundo, porque Cuba y su Revolución también han sido y son parte bonita de nuestros sueños, los más queridos.

Hoy como hace 62 años, contra viento y marea, Cuba va.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.