La Cuba prossima non sarà colonizzata

Nuovamente l’essenza martiana di coloro che amano e fondano ci fa vedere ciò che non sono, ciò che non vogliono e per cui non lottano. Cuba Proxima non è la Cuba che io voglio. Non è la Cuba per la quale abbiamo lottato. La Cuba prossima sicuramente sarà difficile, ma non sarà colonizzata

 

Pedro Jorge Velazquez  www.granma.cu

Ci sono fallimenti a cui ci si affeziona, dico io; o come è possibile che gli sconfitti si rigenerino in forme nuove di fallimento? Sarà come quella sensazione che un giorno funzionerà, dopo aver provato così tanto?

Nasce così Cuba Próxima, erede del fallimento di Cuba Posible, un progetto che Roberto Veiga ha fondato durante l’ascesa dell’obanismo per cercare, ancora una volta, colonizzare il progetto di nazione che si costruisce a Cuba contro ogni forma di dominio imperiale.

L’immagine del fallimento è dipinta sul volto di questa nuova organizzazione pagata dal governo USA, che si veste con l’abio di “ONG”, e che ha atteso, con calma, che l’era Biden arrivasse per mostrare i suoi denti attraverso il possibile nuovo riavvicinamento che non si è verificato, poiché il presidente USA ha solo seguito l’agenda del suo predecessore.

Sono nati sostenendo l’ “eroico” Yunior García, che appena ne ha avuto l’opportunità è andato in Europa, a bere il “miele del capitalismo”, che lui venera, dopo aver creato un’intera campagna in cui appariva come il “messia”.

Inoltre, come ogni organizzazione fantoccio, si è ben presto ancorata a nomi stranieri: il ciclo sena fine della controrivoluzione. Cercano, nuovamente, di schiavizzarci attraverso i signori/e che dai loro balconi nel primo mondo pretendono scavalcare la volontà dei popoli.

Peter Hakim, presidente emerito e membro principale del Dialogo Inter-Americano, comitato con sede a Washington che si occupa di questioni dell’Emisfero Occidentale, compone attualmente il Consiglio Consultivo Internazionale di Cuba Próxima, insieme ad altri personaggi. Questo vi sembra noto? Governi fantoccio? Qualsiasi coincidenza non è pura casualità.

Affermano di avere come obiettivo primario “l’ideazione di una Repubblica plurale e democratica a Cuba, lontana da ogni tipo di autoritarismo”, sebbene dal canto loro vogliano, autoritariamente, impiantare quella Repubblica neocoloniale al di là del voto democratico esercitato nelle urne cubane, dove ha scelto questo progetto di nazione che oggi costruiamo. Così funziona la sua farsa.

Si dichiarano inoltre amanti della destabilizzazione e della violenza, poiché annunciano che Cuba Próxima “è segnata dalle pietre miliari dell’11 Luglio e 15 Novembre”, due tentativi di colpo di stato che hanno sfruttato, tra l’altro, la crisi economica e sanitaria provocata a Cuba, tra altre cose, per un pandemia globale e un blocco economico imposto proprio da coloro che finanziano Cuba Próxima. Si vede bene che nessuno di loro ha vissuto sulla propria carne quello che è stato l’11 luglio, né sanno che qui il 15 novembre non è successo nulla di ciò che stavano cercando: quello che è avvenuto è stata festa e gioia per la pace!

Cuba Próxima scommetterà –come dichiarano– “per la formazione di un paese prospero, libero, operoso, generoso e democratico”. In altre parole, non riconoscono che Cuba sia niente di tutto questo, nemmeno che siamo un popolo laborioso, perché chiunque lavori per e con gli umili, per e con la Rivoluzione, non è, per loro, un lavoratore, non è per loro un fondatore. Per fondare, creare, essere operosi, è necessario servire l’impero? Che strano!

Ora, per rasentare ancora più il ridicolo, hanno creato un “governo ombra”. Sì, esattamente, nello stile di Juan Guaidó, con la differenza che in questo caso ci sono diversi autonominati tra cui: Roberto Veiga, presidente; Carlos Cabrera, vicepresidente; Alexei Padilla, coordinatore della comunicazione; Massiel Rubio, alla cultura… e una lunga lista di investiture; ma benché tu non lo creda, funziona nelle loro teste, perché basati su ciò guadagnano e cospirano contro il socialismo cubano e l’uguaglianza sociale.

La destra si dichiara, mostra la sua vera identità. Ora non potranno più vestirsi da sinistra coloro che hanno passato molto tempo a ripetere la stessa cosa, con le sue entelechie sulla disuguaglianza che non ha mai messo in pratica, né hanno lottato affinché si riduca. Tuttavia, ora finiscono per raggrupparsi con coloro che hanno sempre voluto revocare le nostre conquiste più preziose. Ora si sono uniti al piano egemonico dell’impero per distruggerle.

“Forse da troppo tempo siamo insediati nella denuncia e nella diagnosi ma i cubani hanno bisogno di sapere come avremmo governato noi oppositori”, così hanno presentato questo governo autoproclamato, dove c’è solo una cosa in comune: l’ambizione di potere, l’ego ipnotico che disconosce il sacrificio collettivo che facciamo come popolo per cercare un approfondimento dello Stato socialista di diritto, per il quale non hanno contribuito un accidente, e tuttavia, cercano la sua distruzione definitiva.

Nuovamente l’essenza martiana di coloro che amano e fondano ci fa vedere ciò che non sono, ciò che non vogliono e per cui non lottano. Cuba Proxima non è la Cuba che io voglio. Non è la Cuba per la quale abbiamo lottato. La Cuba prossima sicuramente sarà difficile, ma non sarà colonizzata.


La Cuba próxima no será colonizada

Nuevamente la esencia martiana de los que aman y fundan nos hace ver lo que no son, lo que no quieren y por lo que no luchan. Cuba Próxima no es la Cuba que yo quiero. No es la Cuba por la que hemos luchado. La Cuba próxima seguramente será difícil, pero no será colonizada

Autor: Pedro Jorge Velázquez

Hay fracasos a los que se le coge el gusto, digo yo; ¿o cómo puede ser posible que los derrotados se regeneren en formas nuevas de fracaso? ¿Será como esa sensación de que algún día resultará, después de tanto intentarlo?

Así ha nacido Cuba Próxima, heredera del fracaso de Cuba Posible, un proyecto que Roberto Veiga fundó durante el auge del obamismo para intentar, otra vez, colonizar el proyecto de nación que se construye en Cuba contra toda forma de dominación imperial.

La imagen del fracaso está pintada en la cara de esta nueva organización pagada por el gobierno de Estados Unidos, que se viste con el traje de «ONG», y que esperó tranquilamente a que la era de Biden llegara para mostrar sus dientes a través del posible nuevo acercamiento que no ocurrió, pues el presidente de Estados Unidos solo ha seguido la agenda de su predecesor.

Nacieron apoyando al «heroico» Yunior García, quien se marchó a Europa no bien tuvo la oportunidad, a beber las «mieles del capitalismo», al cual venera, después de crear toda una campaña donde figuraba como el «mesías».

 Además, como toda organización títere, se ancló rápidamente a nombres extranjeros: el ciclo sin fin de la contrarrevolución. Vuelven a tratar de esclavizarnos a través de los señores y las señoras que desde sus balcones en el primer mundo pretenden pasar por encima de la voluntad de los pueblos.

Peter Hakim, presidente emérito y miembro principal de Diálogo Interamericano, comité con sede en Washington que aborda asuntos del Hemisferio Occidental, integra actualmente el Consejo Asesor Internacional de Cuba Próxima, junto a otros personajes. ¿Esto les parece conocido? ¿Gobiernos títeres? Cualquier coincidencia no es pura casualidad.

Dicen tener como objetivo primero «la ideación de una República plural y democrática en Cuba, alejada de cualquier tipo de autoritarismo», aunque por su parte quieran, autoritariamente, implantar esa República neocolonial por encima del voto democrático ejercido en las urnas cubanas, donde se eligió este proyecto de nación que hoy construimos.  Así funciona su paripé.

Se declaran, además, amantes de la desestabilización y la violencia, pues anuncian que Cuba Próxima «está marcada por los hitos del 11J y el 15N», dos intentos de golpe que utilizaron entrada la crisis económica y sanitaria provocada en Cuba, entre otras cosas, por una pandemia mundial y un bloqueo económico impuesto precisamente por los que financian Cuba Próxima. ¡Qué bien se ve que ninguno vivió en carne propia lo que fue el 11 de julio, ni saben que aquí el 15N no pasó nada de lo que andaban buscando: lo que hubo fue celebración y alegría por la paz!

Cuba Próxima apostará –según declaran– «por la formación de un país próspero, libre, laborioso, generoso, democrático». O sea, no reconocen que Cuba sea nada de eso, ni siquiera que seamos un pueblo laborioso, porque todo el que trabaje para y con los humildes, para y con la Revolución, no es para ellos un obrador, no es para ellos un fundador. ¿Para fundar, para crear, para ser laborioso, hay acaso que servir al imperio? ¡Qué raro!

Ahora, para rozar aún más el ridículo, han creado un «gobierno en la sombra». Sí, exactamente, al estilo Juan Guaidó, con la diferencia de que en este caso hay varios autonombramientos incluidos: Roberto Veiga, presidente; Carlos Cabrera, vicepresidente; Alexei Padilla, coordinador de comunicación; Massiel Rubio, de cultura… y una lista larga de investiduras; pero, aunque usted no lo crea, funciona en sus cabezas, porque basados en ella cobran y conspiran contra el socialismo cubano y la igualdad social.

La derecha se declara, muestra su verdadera identidad. Ya no podrán más vestirse de izquierda quienes pasaron mucho tiempo haciendo el cuento de la buena pipa, con sus entelequias sobre la desigualdad que nunca han puesto en práctica, ni han luchado para que se reduzca. Sin embargo, ahora terminan agrupándose con los que siempre han querido derogar nuestras conquistas más preciadas. Ahora se han unido al plan hegemónico del imperio para destruirlas.

«Llevamos quizá demasiado tiempo instalados en la denuncia y el diagnóstico, pero los cubanos necesitan saber cómo gobernaríamos los opositores», así han presentado este gobierno autoproclamado, donde solo hay algo en común: la ambición de poder, el ego hipnótico que desconoce el sacrificio colectivo que hacemos como pueblo para buscar una profundización del Estado socialista de derecho, para el cual ellos no han aportado ni un comino, y sin embargo, buscan su destrucción definitiva.

Nuevamente la esencia martiana de los que aman y fundan nos hace ver lo que no son, lo que no quieren y por lo que no luchan. Cuba Próxima no es la Cuba que yo quiero. No es la Cuba por la que hemos luchado. La Cuba próxima seguramente será difícil, pero no será colonizada.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.