Nell’aula c’è un paese

È preciso seguire il fermo proposito di mettere gli alunni all’altezza dell’epoca che ci tocca vivere. Educare è una festa del pensiero e della tenerezza, ma qual è la realtà del mondo che affrontano gli alunni di una scuola?

Nell’ aula c’è un paese e per entrarci si devono lasciar fuori le stanchezze e apportare allegria e sogni. È preciso seguire il fermo proposito di mettere gli alunni all’altezza dell’epoca che ci tocca vivere. Educare è una festa del pensiero e della tenerezza, ma qual’è la realtà del mondo che affrontano gli alunni di una scuola?

Le aule di oggi non sono quelle di quando erano studenti i loro maestri, è un altro il tempo, l’impegno. Ottenere l’attenzione dai banchi è la prima prova. Viviamo nel mondo dell’immagine, dello zapping che cancella il piccolo passat0. L’azione di pensare affronta le emozioni che saturano in eccesso i consumi culturali dei giovani.

L’abito della lettura è ridotto al riassunto breve che corrisponde a un compito e il “taglia e cuci” preso da un sito digitale e alimenta l’assimilazione acritica e senza sforzi di «rompersi la testa».

I ragazzi e le ragazze che passano per la scuola ricevono l’impatto della seduzione che colonizza le menti e standarizza i comportamenti.

Sono molti gli spazi che formano o deformano e non tutte le famiglie possono offrire ai loro figli la bussola dei valori per questi mari tormentosi.

Il cellulare è utile, come la tecnologia al  servizio dell’uomo, ma si fa pericolosa la tendenza che inverte la relazione e fa terminare l’uomo subordinato alla tecnologia.

Il tempo del consumo esagerato di schermi digitali, tra il videogioco e il mondo delle reti, non lascia giocare all’impegno di studiare.
Sarà per questo che, già per i piccoli, sono alcuni genitori quelli che fanno i compiti a casa?

Il colpo di vivere in un paese assediato sotto l’effetto di molteplici crisi si esprime in flussi migratori e nelle aule; senza avvisi precedenti resta una sedia vuota e un maestro deve difender la speranza circondata da complesse realtà.

Ma un paese è grande e dall’aula lo si deve popolare di pensiero critico rivoluzionario e di poesia che difenda quello che il filosofo italiano Nuccio Ordine chiama /l’utilità dell’inutile/, il cuore della bellezza.

Non è solo il titolo universitario l’importante: è il cammino di una cultura che ci faccia degni e liberi di fronte alle sfide della vita.

Nelle università dei poteri più globali non preparano per la vita, ma per gli utili del capitale dove i termini ricorrenti passano per guadagni, imprese, successi e fallimenti.

E Shakespeare o Chisciotte non quadrano, sembra, con un modello strumentale che non necessita di letteratura.

Per questo educare è anche sollevarsi contro i simboli che pretendono di conquistare l’autoctonia delle nostre parole. Se entri nell’aula, dove vive in potenza il futuro di un paese, non mettere a fuoco le risposte comode e semplici. Stimola le domande come ci chiedevano Paulo Freire e José Martí. Non è l’educazione che deposita conoscenze, ma il territorio di creatività dove il maestro che insegna, apprende.

Chiedi cosa pensano i tuoi alunni su qualsiasi tema, per far sì che la simulazione non li prepari a distorcere la verità e non importa che la classe sia di fisica o filosofia. C’è sempre tempo per mettere sulla cattedra un poco di luce sulle ombre.

Apporta  alla classe una storia, una poesia, una canzone, chiedi dell’ultimo libro o film o serie e il meme che li fa ridere. Una classe non è estranea all’allegria.

Sono le nove di mattina, ora del mio turno di lezioni. Mi aspettano già con le mani alzate come bandiere che chiedono.

Entro alla festa della lavagna verde senza vanità.

L’amore è quello che fonda il paese, che nell’aula cresce.


Cuba, un altro risveglio di sorrisi

Miguel Díaz-Canel Bermúdez: Valgono tutti gli sforzi e i sacrifici per vedere il futuro illuminarsi di luce.

 

«Il giorno felice è già arrivato. Il ritorno alle aule, alle lezioni, agli amici, alla certezza che valgono tutti gli sforzi e i sacrifici per vedere il futuro illuminarsi di luce. Complimenti Cuba, perché, costi quel costi, tutte le tue scuole restano aperte», ha festeggiato  Miguel Díaz-Canel Bermúdez.

La felicità di questo lunedì nell’Isola ha avuto il suo epicentro nella scuola elementare Manuel Martínez Prieto, nella Marianao della capitale, dove abbracciata al suo petto, e sorridente, Chalia Tabares, pioniera di secondo grado, ha ispirato al Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica la sua frase in Twitter.

Zainetti in spalla e di fronte i sogni e le nuove mete, Cuba ha visto un nuovo giorno d’iniziazione e continuità.

L’Isola è tornata, apprendista e maestra, a fomentare la conoscenza e si sono aperte le sue aule nonostante i tempi duri e i venti d’Idalia.

Il sacrificio di Manuel Martínez Prieto, giovane combattente clandestino, detenuto nel 1958, che non apparve mai più.

Ma il suo esempio lo apporta ogni giorno, anticipato da Fidel nel processo della Moncada: «La felicità di questo popolo è l’unico prezzo degno che si può pagare per lei», aveva avvertito, riferendosi alle vite dei caduti.

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