Quali proprietà rivendicano a Cuba e chi erano i loro proprietari?

Iroel Sánchez https://lapupilainsomne.wordpress.com

“Proprietario di nove zuccherifici, una banca, tre compagnie aeree, una cartiera, una appaltatrice, una di trasporto su strada, una produttrice di gas, due motel, diverse stazioni radio, una televisione, giornali, riviste, una fabbrica di materiali per costruzione, una compagnia di navigazione, un centro turistico, diversi immobili urbani e rurali, varie colonie, diverse società nordamericane ed altri molteplici interessi”

Quanto sopra è la scheda del dittatore Fulgencio Batista nel libro ‘Los Proprietarios di Cuba 1958’ di, Guillermo Jimenez, che presenta i proprietari, cariche pubbliche e le relazioni familiari dei 551 membri più in vista dell’oligarchia cubana al trionfo della Rivoluzione. Non è un libro politicizzato, espone solo dati, ma illustra come molto meno dell’1% della società cubana -che allora riuniva poco poco più di cinque milioni di abitanti- concentrava la ricchezza della nazione, mentre gli indici di disoccupazione, insalubrità ed analfabetismo flagellavano buona parte dei cubani.

Su Batista ed il suo rapporto con gli USA John Fitzgerald Kennedy diede una definizione molto illustrativa mentre faceva campagna per la presidenza USA: “Fulgencio Batista assassinò 20000 cubani in sette anni, una proporzione della popolazione di Cuba maggiore dei nordamericani che sono morti nelle due guerre mondiali… I portavoce dell’Amministrazione elogiavano Batista, lo esaltavano come un alleato affidabile ed una buon amico, in epoche in cui Batista assassinava migliaia di cittadini, distruggeva le ultime vestigia di libertà e rubava centinaia di milioni di dollari al popolo cubano.”

E’ noto che tra questi 551 proprietari i più vicini al dittatore fuggirono, il ​​31 dicembre 1958, dal paese che lasciavano insanguinato e spogliato, con 400 milioni di $ dell’erario pubblico cubano nel proprio bagaglio. Anche la maggior parte del resto di questi proprietari emigrò, abbandonando le loro proprietà sull’isola, convinti che l’aggressiva politica del governo USA le avrebbe restituite nelle loro mani, benché sia giusto riconoscere che una parte di loro fece qualche sforzo per recuperarle, unendosi agli atti terroristici ed invasioni che la CIA realizzò contro Cuba durante quegli anni.

Ma a Cuba c’erano più proprietari e più potenti, ai quali prima gli interventisti USA e poi i governi servili di Washington consegnarono, praticamente, la base dell’economia cubana. Una manciata di società USA concentrava le migliori terre, la maggior parte delle banche e zuccherifici, la telefonia, l’elettricità e le ferrovie, così come le pochissime industrie non zuccheriere esistenti sull’isola. Erano arrivate dalla fine del XIX secolo, specialmente dopo l’intervento nella lotta che i cubani realizzarono, per trent’anni, contro la Spagna quando quest’ultima non poteva più prolungare il proprio dominio sull’isola ed era assolutamente sconfitta. Difesi da questo intervento, gli investimenti USA a Cuba passarono da 50 milioni a 160 milioni nel 1906 e 1450 milioni di pesos nel 1927. A soli 6 $ per ettaro, in un paese distrutto dalla guerra, acquistarono enormi estensioni tra 25000 e 70000 ettari.

Se c’è qualche dubbio sulle conseguenze di quella penetrazione, si può anche ricorrere alla descrizione di Kennedy: “Nel 1953 la famiglia cubana aveva un reddito di sei pesos la settimana. Il 15-20% della forza lavoro era cronicamente disoccupato. Solo un terzo delle case dell’isola aveva acqua corrente e negli ultimi anni, che precedettero la Rivoluzione di Castro, questo abissale livello di vita cadde ancora più al crescere della popolazione, che non partecipava alla crescita economica.”

I rapporti dei governanti cubani con la mafia USA che investiva a Cuba in casinò ed hotel erano noti. La maggior parte degli hotel più importanti erano proprietà di noti mafiosi USA e l’Avana occupava il posto che oggi occupa Las Vegas come destinazione per il gioco d’azzardo e la prostituzione. La seconda parte del film ‘Il Padrino’ lo illustra in modo eloquente quando i principali mafiosi tagliano una torta illustrata con la mappa dell’isola.

Gli effetti del latifondo in agricoltura furono raccolte da un’indagine sui Lavoratori Agricoli Cubani condotta dall’Associazione Cattolica Universitaria (ACU) nel 1956-57:

C’erano 350mila lavoratori agricoli (2,1 milioni includendo le famiglie, il 34% della popolazione).

– Illuminazione: elettrica, 7,3%; acetilene e carburo, 0,7%; lanterna, 89,8%; e nessuna, 2,1%.

– Posizione del bagno: interno, 5,8%; senza bagno, 82,6%; ed esterno, l’11,6%.

– Tipo di approvvigionamento idrico: da acquedotto con installazione interna, 3,2%; da acquedotto con installazione esterna, 2,6%; da cisterna con installazione interna, 5,4%; da fiume presa direttamente, 0,3%; e da pozzo, 88,5%.

– Tipo e posizione del servizio sanitario: servizio igienico interno, 2,1%; latrina interna, 1,3%; senza servizi igienici o latrine, 63,9%; servizi igienici esterni, 7,6%; e latrina esterna, 25,2%.

– Materiali di pareti, tetto e pavimento:

Muratura, mattoni e cemento, 0,8%

Legno, mattoni e lamiere, 2,5%

Legno, mattoni e cemento, 1,7%

Legno, mattoni e terra, 2,0%

Legno, mattoni e legno, 7,4%

Legno, guano e cemento, 19,5%

Legno, guano e terra, 60,3%

– Alfabetizzazione del capo famiglia: frequentò la scuola, 55,9%; sa leggere e scrivere; 53,6%; è analfabeta, 43,1%; non ha frequentato la scuola, 44,1%; superò il 3° grado, 21,7%; e legge, non scrive, 4,0%.

– La malaria è sofferto dal 31%, il 14% soffre o ha sofferto di tubercolosi, la febbre tifoidea è stata sofferta dal 13%, il 36% dichiara di essere parassitato.

– Alimentazione della famiglia calcolata in giorni al mese: pane, 3,3 giorni; latte, 11,2 giorni; farina, 7,1 giorni; carne, 4,0 giorni; uova, 2,1 giorni, pesce, 0,7 giorni; fagioli, 23,28 giorni; riso, 24,1 giorni; e ortaggi, 22 giorni.

– Solo il 4% menziona la carne come parte della abituale razione. Il pesce è segnalato da meno dell’1%. Le uova sono consumate dal 2,12% e solo l’11,2% beve latte.

– La taglia media dell’uomo è di 5 piedi e 4 pollici (162 cm).

Il latifondo era stato bandito nella Costituzione del 1940 ma la Riforma Agraria che eseguisse quella volontà non fu mai realizzata.

In Guatemala, il tentativo di farlo portò, nel 1954, ad un colpo di stato e ad un intervento militare della CIA, il cui direttore era un azionista di uno dei maggiori latifondisti lì (in Guatemala) ed anche a Cuba: l’United Fruit Company, e fratello dell’allora Segretario di Stato John Foster Dulles.

Questo il quadro che incontrarono i rivoluzionari cubani al rovesciare il regime di Batista ed adempiendo alla Costituzione vigente decretarono una Riforma Agraria che includeva la compensazione ed era meno radicale di quanto avessero eseguito gli occupanti USA in Giappone dopo la II Guerra Mondiale, ma nel paese asiatico non c’erano latifondisti USA.

La Rivoluzione cubana, immediatamente accusata di essere un nemico della proprietà, convertì in proprietari milioni di cubani attraverso le leggi di Riforma Agraria e Riforma Urbana.

Il governo USA reagì chiedendo un risarcimento immediato quando le casse cubane erano state svuotate dagli stessi assassini e torturatori che Washington sostenne al governo di Cuba e difese come fuggiaschi nel suo territorio.

Così iniziò una guerra senza quartiere che giunge ad oggi e che ha incluso tutte le armi economiche, militari e psicologiche, non per recuperare le proprietà, che è in realtà il più recente dei pretesti quando tutti i precedenti -alleanza con l’URSS, supporto alla liberazione nazionale in America Latina ed Africa, diritti umani…- hanno perso di fondamento, ma per schiacciare uno scomodo esempio vittorioso di sfida al dominio regionale e globale USA. Gli eredi dei batistiani insediati nel sud della Florida non sono altro che uno strumento alleato al servizio dell’imperialismo USA, come lo furono, a Cuba, prima del suo rovesciamento.

La legge Helms-Burton, approvata nel 1996 dal presidente Bill Clinton in una concessione elettorale alla lobby estremista cubano-americana, cercava di rendere impossibile l’abrogazione del blocco economico contro Cuba e convertire la restaurazione del dominio USA come condizione che non avesse fine, dare il colpo di grazia alla Rivoluzione che sopravviveva al crollo dell’Unione Sovietica e scoraggiare gli investimenti esteri a Cuba.

Credendo che bastasse stringere un pò di più affinché Cuba cadesse, idearono differire l’applicazione del Titolo III della detta legge -che permette rivendicare nei tribunali USA le proprietà che i batistiani e accoliti abbandonarono a Cuba, senza essere cittadini USA, così come coloro la cui compensazione il governo USA impedì di negoziare alle compagnie del proprio paese. Se la fine della Rivoluzione era vicina, o nel peggiore dei casi non sarebbe sopravvissuta alla fine biologica dei suoi fondatori, perché crearsi un problema con i suoi alleati europei e canadesi.

Ma è giunto l’anno 2019. Una nuova Legge sugli investimenti stranieri a Cuba comincia ad avere successo ed il flusso di capitali verso l’isola bloccata è in crescita, inoltre, da aprile 2018 una persona nata dopo il 1959 si trova a capo del governo cubano ed ottiene sempre più consenso tra il popolo.

Per ulteriore pericolo del settore estremista che a Miami sogna “tre giorni per uccidere”, dopo la fine della Rivoluzione, il governo di Barack Obama, dopo che il suo predecessore W. Bush indurì il blocco -limitando persino ai nati in essa, residenti negli USA, di recarsi nell’isola e inviare rimesse- aveva cercato una “normalizzazione” che, benché stabilì record nei campi di multe alle banche di paesi terzi, per far transazioni cubane ed in fondi per la sovversione, ed avviò la guerra economica per distruggere il principale alleato di Cuba, il Venezuela, avanzò verso un clima di distensione tra Washington e l’Avana ed adottò alcune misure che incoraggiarono la speranza di vedere vicino la fine del blocco.

Gli estremisti non potevano perdere l’opportunità che il ritorno dei repubblicani alla Casa Bianca assicurasse loro che non avrebbero lasciato risorse da impiegare contro Cuba.

Il lobbista incaricato di promuovere le leggi anti-cubane, Mauricio Claver Carone, è oggi Consigliere per la Sicurezza Nazionale per l’America Latina, il suo capo –John Bolton– che come ambasciatore all’ONU, di W. Bush, è diventato famoso accusando, fraudolentemente, l’isola di fabbricare armi biologiche è stato chi ha annunciato, a Miami, la posta in vigore del Titolo III della Helms-Burton. Hanno a loro favore un presidente che disconosce, apertamente, il multilateralismo e parla solo con coloro che rappresentano una costosa minaccia ai suoi interessi.

Cuba dal momento che si approvò la Legge implementò la sua legislazione antidoto: Legge 80, “di riaffermazione della sovranità e della dignità cubane” del 1999, che dichiara “nullo qualsiasi reclamo sulla base di essa di persona fisica o giuridica, qualunque fosse la sua cittadinanza o nazionalità” basata sulla Helms-Burton ed ha ratificato agli imprenditori con investimenti nell’Isola il proprio pieno sostegno e l’inapplicabilità di qualsiasi decisione dei tribunali USA nel proprio territorio. Qualcosa che anche l’Unione Europea ed il Canada hanno sostenuto.

Il governo cubano ha dichiarato di assoluta priorità la difesa e l’economia ed ha concentrato la sua strategia di sviluppo sul turismo, l’industria biotecnologica e farmaceutica; il settore elettro-energetico legato alle fonti energetiche rinnovabili, la produzione di alimenti; l’esportazione di servizi professionali e la costruzione, allo stesso tempo in cui cerca eliminare gli ostacoli burocratici per rendere più efficiente l’impresa statale e la sua integrazione con il settore privato nazionale e l’investimento straniero.

Di fronte ad un assedio che inoltre ha limitato gli introiti cubani sabotando la sua collaborazione medica in Brasile e Venezuela ed ha fatto pressione sull’isola affinché ritiri il suo sostegno al processo bolivariano in quest’ultimo paese, Cuba non ha abbassato la testa. La permanenza dei rivoluzionari venezuelani a Miraflores ed il fallimento dei successivi tentativi di colpo di stato contro il Presidente Nicolás Maduro hanno anche costituito una sconfitta per i nemici dell’Avana. Che a Washington abbiano dovuto accettare il dialogo che sia il governo venezuelano che quello cubano hanno sempre difeso è una sconfitta per coloro che, da Miami, promuovono l’aggressione contro al Venezuela come un modo per distruggere la Rivoluzione cubana.

Cuba affronta grandi sfide, ma c’è assoluta coscienza, tra la sua gente, che nessuna si risolve compiacendo coloro che, da 60 anni, le fa la guerra.


¿Qué propiedades reclaman a Cuba y quiénes eran sus dueños?

Por Iroel Sánchez

Propietario en nueve centrale (azucareros), un banco, tres aerolíneas, una papelera, una contratista, una transportista por carretera, una productora de gas, dos moteles, varias emisoras de radio, una televisora, periódicos, revistas, una fábrica de materiales de la construcción, una naviera, un centro turístico, varios inmuebles urbanos y rurales, varias colonias, varias firmas norteamericanas y otros múltiples intereses”

La anterior es la ficha del dictador Fulgencio Batista en el libro Los propietarios de Cuba 1958, de Guillermo Jiménez, que presenta las propiedades, cargos públicos y relaciones familiares de los 551 más prominentes miembros de la oligarquía cubana al triunfo de la Revolución. No es un libro politizado, expone sólo datos, pero ilustra cómo mucho menos del uno por ciento de la sociedad cubana -que entonces reunía poco más de cinco millones de habitantes- concentraba la riqueza de la nación mientras los índices de desempleo, insalubridad y analfabetismo flagelaban a buena parte de los cubanos.

Sobre Batista y su relación con EE.UU. John Fitzgerald Kennedy dio una definición muy ilustrativa cuando hacía campaña por la presidencia de EE.UU: “Fulgencio Batista asesinó a 20 000 cubanos en siete años, una proporción de la población de Cuba mayor que la de los norteamericanos que murieron en las dos grandes guerras mundiales…Voceros de la Administración elogiaban a Batista, lo exaltaban como un aliado confiable y un buen amigo, en momentos en que Batista asesinaba a miles de ciudadanos, destruía los últimos vestigios de libertad y robaba cientos de millones de dólares al pueblo cubano.”

Es sabido que de entre esos 551 propietarios los más cercanos al dictador huyeron el 31 de diciembre de 1958 del país, que dejaban tras de sí ensangrentado y esquilmado, con cuatrocientos millones de dólares del erario público cubano en su equipaje. La mayor parte del resto de esos propietarios también emigró, abandonando sus propiedades en la Isla convencidos de que la agresiva política del gobierno estadounidense las devolvería a sus manos, aunque justo es reconocer que una parte de ellos pusieron algo de su esfuerzo por recuperarlos, sumándose a los actos terroristas e invasiones que la CIA ejecutó contra Cuba durante esos años.

Pero en Cuba había más propietarios y más poderosos, a los que primero los interventores estadounidenses y luego los gobernantes serviles a Washington entregaron prácticamente la base de la economía cubana. Un puñado de empresas norteamericanas concentraba las mejores tierras, la mayoría de los bancos y centrales azucareros, la telefonía, la electricidad y los ferrocarriles, así como las poquísimas industrias no azucareras existentes en la Isla. Habían llegado desde fines del Siglo XIX, sobre todo tras la intervención en la lucha que los cubanos llevaron durante treinta años contra España cuando esta última ya no podía prolongar su dominio sobre la Isla y estaba absolutamente derrotada. Amparados por esa intervención, las inversiones de los Estados Unidos en Cuba pasaron de 50 millones a 160 millones en 1906 y 1 450 millones de pesos en 1927. Apenas a 6 dólares la hectárea, en un país destruido por la guerra, compraron enormes extensiones de entre 25 000 y 70 000 hectáreas.

Si alguna duda queda de las consecuencias de esa penetración se puede acudir también a la descripción de Kennedy: “En 1953 la familia cubana tenía un ingreso de seis pesos a la semana. Del 15 al 20 por ciento de la fuerza de trabajo estaba crónicamente desempleada. Sólo un tercio de las casas de la Isla tenían agua corriente y en los últimos años que precedieron a la Revolución de Castro este abismal nivel de vida bajó aún más al crecer la población, que no participaba del crecimiento económico.”

Las relaciones de los gobernantes cubanos con la mafia estadounidense que invertía en Cuba en casinos y hoteles eran notorias. La mayoría de los más importantes hoteles eran propiedad de connotados mafiosos norteamericanos y La Habana ocupaba el lugar que hoy ocupa Las Vegas como destino para el juego y la prostitución. La segunda parte de la película El padrino lo ilustra elocuentemente cuando los principales mafiosos cortan una tarta ilustrada con el mapa de la isla.

Los efectos del latifundio en la agricultura fueron recogidos por una encuesta a los Trabajadores Agrícolas Cubanos realizada por la Agrupación Católica Universitaria (ACU) en 1956-57:

Existían 350 mil trabajadores agrícolas (2,1 millones incluyendo las familias, 34% de la población).

Alumbrado: eléctrico, 7.3%; acetileno y carburo, 0.7%; luz brillante, 89.8%; y ninguno, 2.1%.

Localización del baño: interior, 5.8%; sin baño, 82.6%; y exterior, 11.6%.

Tipo de suministro de agua: de acueducto con instalación interior, 3.2%; de acueducto con toma eexterio, 2.6%; de aljibe con instalación interior, 5.4%; de río tomada directamente, 0.3%; y de pozo, 88.5%.

Tipo y localización del servicio sanitario: inodoro interior, 2.1%; letrina interior, 1.3%; sin inodoro ni letrina, 63.9%; inodoro exterior, 7.6%; y letrina exterior, 25,2%..

Materiales de paredes, techo y piso:

Mampostería, tejas y cemento, 0.8%

Madera, tejas y mosaicos, 2.5%

Madera, tejas y cemento, 1.7%

Madera, tejas y tierra, 2.0%

Madera, tejas y madera, 7.4%

Madera, guano y cemento,19.5%

Madera, guano y tierra, 60.3%

Alfabetismo del Jefe de Familia: asistió a la escuela, 55,9%; sabe leer y escribir; 53.6%; es analfabeto, 43,1%; no asistió a la escuela, 44.1%; pasó del 3er grado, 21.7%; y lee, no escribe, 4,0%.

El paludismo es padecido por un 31%, un 14% padece o ha padecido la tuberculosis, la tifoidea ha sido padecida por el 13%, un 36% declara que se halla parasitado.

Alimentación de la familia calculada en días al mes: pan, 3.3 días; leche, 11.2 días; harina, 7.1 días; carne, 4.0 días; huevos, 2.1 días, pescado, 0.7 días; frijoles, 23.28 días; arroz, 24.1 días; y viandas, 22.0 días.

Sólo un 4% menciona la carne como integrante de su ración habitual. El pescado es reportado por menos del 1%. Los huevos son consumidos por un 2.12% y sólo toma leche un 11.2%.

La talla promedio del hombre es de 5 pies y 4 pulgadas (162 cm).

El latifundio había sido proscrito en la Constitución de 1940 pero la Reforma Agraria que ejecutara esa voluntad nunca fue implementada.

En Guatemala, el intento de hacerlo llevó en 1954 a un golpe de estado y una intervención militar de la CIA, cuyo director era accionista de uno de los mayores latifundistas allí y también en Cuba: la United Fruit Company, y hermano del entonces Secretario de Estado John Foster Dulles.

Ese el cuadro que encontraron los revolucionarios cubanos al derrocar el régimen batistiano, y cumpliendo con la Constitución vigente decretaron una Reforma Agraria que incluía la indemnización y era menos radical que la que habían ejecutado los ocupantes norteamericanos en Japón tras la Segunda Guerra Mundial, pero en el país asiático no había latifundistas estadounidenses.

La Revolución cubana, acusada de inmediato de enemiga de la propiedad, convirtió en propietarios a millones de cubanos a través de las leyes de Reforma Agraria y Reforma Urbana.

El gobierno norteamericano reaccionó exigiendo una compensación inmediata cuando las arcas cubanas habían sido vaciadas por los mismos asesinos y torturadores que Washinton apoyó en el gobierno en Cuba y amparó como fugitivos en su territorio.

Así comenzó una guerra sin cuartel que llega hasta hoy y que ha incluido todas las armas económicas, militares y sicológicas, no para recuperar las propiedades, que es en realidad el más reciente de los pretextos cuando todos los anteriores -alianza con la URRS, apoyo a la liberación nacional en América Latina y África, Derechos Humanos…- han ido perdiendo fundamento, sino para aplastar un incómodo ejemplo exitoso de desafío a la dominación regional y global de los EE.UU. Los herederos de los batistianos asentados en el Sur de la Florida no son más que un instrumento aliado al servicio del imperialismo estadounidense, como lo fueron en Cuba antes de su derrocamiento.

La ley Helms-Burton, aprobada en 1996 por el Presidente Bill Clinton en una concesión electorera al lobby extremista cubanoamericano, buscaba hacer imposible la derogación del bloqueo económico contra Cuba y convertir el restablecimiento del dominio norteamericano en condición sine qua non para su fin, dar el tiro de gracia a la Revolución que sobrevivía al derrumbe de la Unión Soviética y desestimular la inversión extranjera en la Isla.

Creyendo que bastaba con apretar un poco más para que Cuba cayera, idearon posponer la aplicación del Título III de dicha Ley -que permite reclamar en tribunales estadounidenses las propiedades que los batistianos y adláteres abandonaron en Cuba sin ser ciudadanos estadounidenses, así como aquellas cuya indemnización el gobierno estadounidense impidió negociar a las empresas de su país. Si el fin de la Revolución estaba cerca, o en el peor de los casos esta no sobreviviría al fin biológico de sus fundadores, para qué crearse un problema con sus aliados europeos y canadienses.

Pero llegó el año 2019. Una nueva Ley de inversión extranjera en Cuba empieza a tener éxito y el flujo de capitales hacia la Isla bloqueada está creciendo, para colmo, desde abril de 2018 una persona nacida después de 1959 está al frente del gobierno cubano y tiene cada vez más consenso entre el pueblo.

Para más peligro del sector extremista que en Miami sueña con “tres días para matar” tras del fin de la Revolución, el gobierno de Barack Obama, con posterioridad a que su antecesor W. Bush recruceciera el bloqueo -limitando hasta a los nacidos en ella residentes en EE.UU. viajar a la Isla y enviar remesas- había intentado una “normalización” que aunque estableció récord en los acápites de multas a bancos de terceros países por hacer transacciones cubanas y en fondos para la subversión, e inició la guerra económica para destruir al principal aliado cubano, Venezuela, avanzó hacia un clima de distensión entre Washington y La Habana y adoptó algunas medidas que alentaron la esperanza de ver cercano el fin del bloqueo.

Los extremistas no podían perder la oportunidad de que el regreso de los republicanos a la Casa Blanca les asegurara no dejar recurso por emplear contra Cuba.

El lobbysta encargado de promover en el Congreso las leyes anticubanas, Mauricio Claver Carone, es hoy el Asesor de Seguridad Nacional para América Latina, su jefe -John Bolton- que como embajador en la ONU de W. Bush se hizo célebre acusando fraudulentamente a la Isla de fabricar armas biológicas, fue quien anunció en Miami la puesta en vigor del Título III de la Helms-Burton. Tienen a su favor a un Presidente que desconoce abiertamente el multilateralismo y sólo habla con quienes le suponen una costosa amenaza a sus intereses.

Cuba desde que se aprobó la Ley implementó su legislación antídoto: Ley 80, “de reafirmación de la soberanía y la dignidad cubanas” de 1999 que declara “nula toda reclamación amparada en ella de persona natural o jurídica, cualquiera que fuere su ciudadanía o nacionalidad” basada en la Helms-Burton y ha ratificado a empresarios con inversiones en la Isla su total respaldo y la inaplicabilidad de cualquier decisión de tribunales norteamericanos en su territorio. Algo que también han respaldo tanto la Unión Europea como Canadá.

El gobierno cubano ha declarado de prioridad absoluta la defensa y la economía y ha concentrado su estrategia de desarrollo en el turismo, la industria biotecnológica y farmacéutica; el sector electroenergético relacionado con las fuentes renovables de energía, la producción de alimentos; la exportación de servicios profesionales y la construcción, a la vez que busca eliminar trabas burocráticas para hacer más eficiente la empresa estatal y su integración con el sector privado nacional y la inversión extranjera.

Frente a un cerco que además ha limitado los ingresos cubanos saboteando su colaboración médica en Brasil y Venezuela y ha presionado la Isla para que retire su apoyo al proceso bolivariano en este último país, Cuba no ha bajado la cabeza. La permanencia de los revolucionarios venezolanos en Miraflores y el fracaso de los sucesivos intentos de golpe de estado contra el Presidente Nicolás Maduro, han constituido también una derrota para los enemigos de La Habana. Que en Washington hayan tenido que aceptar el diálogo que tanto el gobierno venezolano como el cubano han defendido siempre es una derrota de quienes desde Miami impulsan la agresión a Venezuela como un modo de destruir la Revolución cubana.

Cuba enfrenta grandes desafíos, pero hay conciencia absoluta entre su gente de que ninguno se resuelve complaciendo a quienes llevan sesenta años haciéndole la guerra.

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