Mario Campa – Economista e politologo
L’Hondurasgate ha mostrato solo i ferri visibili di una macchina oliata i cui ingranaggi sfuggono alla vista.
La speranza riposta in un gol di Roberto Sánchez e Iván Cepeda al tempo di recupero si è presto dissolta. Le recenti sconfitte della sinistra in Perù e Colombia hanno assottigliato la già esigua rete di resistenza in America Latina di fronte alla Dottrina Monroe e al corollario Trump (Donroe). Aggiungendo a quanto visto in Argentina, Bolivia e Cile, gli ultra guadagnano presenza territoriale e la legittimità che la vittoria concede. Il progressismo e le sovranità hanno una base nutrita e galvanizzata, sebbene siano in ritirata. Seguita pedissequamente, la teoria del pendolo anticipava questo scenario dopo l’ultima marea rosa (rossa?). Per questo stesso motivo, poiché il pendolo va e viene, l’ottimista incorreggibile trae magro conforto dal fatto che l’attuale ondata di rovesci ha una data di scadenza inesorabile, sebbene il tempo sia incerto e le garanzie nulle.
Trump ha raggiunto il suo obiettivo. In Colombia, l’intromissione di Washington ha condizionato l’elezione presidenziale. Argentina e Honduras sono stati solo preludio di ciò che sarebbe venuto dopo, con minori pudori. Attraverso favoritismi aperti e minacce velate, la Casa Bianca ha inviato segnali che ai suoi occhi è legittimo e desiderabile intervenire quando gli interessi delle potenze sono in pericolo. Washington è intervenuta prima nella regione, e oggi conferma con i fatti i suoi piani di riportare al presente il manuale politico del passato. In fin dei conti, il vintage è di moda. Con le specificità del XXI secolo, l’attuale escalation di ingerenze potrebbe ben essere classificata come il rilancio di un capitolo macabro nella storia sudamericana.
Il Piano Condor fu una campagna di repressione politica e terrorismo di Stato coordinata negli anni Settanta e Ottanta dalle dittature militari dell’America del Sud. Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay furono gli scenari dove più dollari fluirono e più sangue fu versato. Auspicato dagli USA attraverso risorse e addestramento, questa rete segreta permise ai regimi di rintracciare, sequestrare, torturare e assassinare migliaia di oppositori politici e intellettuali di sinistra. Con la Guerra Fredda e il maccartismo sullo sfondo, il Piano Condor fu lo strumento chiave per salvaguardare gli interessi della superpotenza. Se suona familiare, è perché da quelle radici germoglia oggi un nuovo ramo distorto.
L’America Latina è terreno di prova di pratiche che combinano la carota con il bastone. Il lato amabile prende forma nei salvagenti finanziari all’Argentina, i dazi punitivi meno asfissianti, il pagamento di servizi per deportazioni facilitate, o le linee di credito per esportare minerali critici (agli USA). Quando il premio non basta, entra come seconda linea d’attacco un bastone morbido sotto forma di sanzioni a tre istituzioni finanziarie messicane vendute in parti o il ritiro di visti a funzionari, asfissia senza usare la forza. Invece, il lato crudo — quello del bastone duro — assume tonalità sanguinose, come provano i bombardamenti di imbarcazioni nei Caraibi, le morti premature a Cuba per la crisi indotta dall’esterno, o i proiettili e i missili che piovvero su Caracas. Questi tre livelli di ingerenza assumono diverse combinazioni e sono usati con pragmatismo da chi si atteggia a “artista della negoziazione”.
Il Piano Condor II è un progetto in costruzione. Indefinito e plasmato in corso d’opera, man mano che le condizioni di possibilità cambiano e l’umore di Trump evolve con esse, avviene con la complicità di opposizioni con animi vendicativi. In fasi iniziali, un primo incontro avviene quasi sempre anni prima sotto forma di partecipazioni al congresso conservatore del CPAC o tramite donazioni alle campagne dei repubblicani, come provano i casi di Bolsonaro in Brasile e Salinas Pliego in Messico. Il processo di auscultazione include anche qualche visita alla Casa Bianca o un incontro con i figli di Trump. In fasi successive, a partire dal momento in cui il patto di complicità è siglato e lo scambio di favori è promesso, una rete segreta di scambio di informazioni e di risorse economiche — alcune non monetarie — viene messa in moto. Il caso Hondurasgate ha mostrato solo i ferri visibili di una macchina oliata i cui ingranaggi sfuggono alla vista.
Quella segretezza e opacità si sono viste prima con tutta la loro crudezza nella Guerra Fredda. Ieri, sono cresciute nella regione all’ombra dei servizi di intelligence e delle complicità inconfessabili. Oggi, gli accordi nell’ombra tra Washington e le opposizioni predispongono i favoriti a governare dall’arroganza di sapersi impuniti, sostenuti dalla superpotenza. Il caso estremo è Netanyahu, copertto dagli USA e investito di una licenza per sterminare. Sebbene le condizioni in America Latina siano diverse, questo tipo di ebbrezza a conto della Casa Bianca avrà effetti indesiderati di dimensioni incerte, ma dal segno sicuro.
La Dottrina Donroe è per ora incontestabile. Gli argini che contengono un sopruso politico in America Latina sono Lula e, più a nord, Sheinbaum. Finché le due nazioni più grandi ostruiranno la via d’ingresso a spalle di Trump, il Piano Condor II avrà portata limitata. Il rischio enorme è l’elezione di ottobre in Brasile. Sul rovescio della medaglia, l’opportunità più grande trascende lo strettamente regionale, ed è una chiara sconfitta del MAGA alle elezioni di medio termine di novembre. I prossimi quattro mesi potrebbero essere il prologo di diversi decenni di storia.
Plan Cóndor II
Mario Campa – Economista y politólogo
El Hondurasgate mostró solo los fierros visibles de una máquina aceitada cuyos engranes escapan a la vista.
La esperanza puesta en un gol de Roberto Sánchez e Iván Cepeda en tiempo de compensación se desvaneció pronto. Las recientes derrotas de la izquierda en Perú y Colombia adelgazaron la menguante red de resistencia en América Latina frente a la Doctrina Monroe y el corolario Trump (Donroe). Sumado a lo visto en Argentina, Bolivia y Chile, los ultras ganan presencia territorial y la legitimidad que la victoria obsequia. El progresismo y las soberanías tienen una base nutrida y galvanizada, aunque están en repliegue. Seguida al pie juntillas, la teoría del péndulo anticipaba este escenario tras la última marea rosa (¿roja?). Por lo mismo, porque el péndulo va y viene, el optimista incorregible obtiene de flaco consuelo que la actual oleada de reveses tiene fecha de caducidad inexorable, si bien el tiempo es incierto y las garantías nulas.
Trump logró su cometido. En Colombia, la intromisión de Washington condicionó la elección presidencial. Argentina y Honduras solo fueron preámbulo de lo vendría después, con menos tapujos. Mediante favoritismos abiertos y amenazas veladas, la Casa Blanca envió señales de que a sus ojos es legítimo y deseable intervenir cuando los intereses de las potencias peligran. Washington intervino antes en la región, y hoy día confirma con hechos sus planes de retrotraer al presente el manual político del pasado. A fin de cuentas, lo vintage está en boga. Con las especificidades del siglo XXI, la actual escalada de intromisiones bien podría catalogarse como el relanzamiento de un capítulo macabro en la historia sudamericana.
El Plan Cóndor fue una campaña de represión política y terrorismo de Estado coordinada en los años setenta y ochenta por las dictaduras militares de América del Sur. Argentina, Bolivia, Brasil, Chile, Paraguay y Uruguay fueron los escenarios donde más dólares fluyeron y más sangre fue derramada. Auspiciado por Estados Unidos mediante recursos y entrenamiento, esta red secreta permitió a los regímenes rastrear, secuestrar, torturar y asesinar a miles de opositores políticos e intelectuales de izquierdas. Con la Guerra Fría y el macartismo de trasfondo, el Plan Cóndor fue el instrumento clave para salvaguardar los intereses de la superpotencia. Si suena familiar es porque de esas raíces brota hoy día una nueva rama torcida.
América Latina es terreno de ensayo de prácticas que combinan la zanahoria con el garrote. El lado amable toma forma en los flotadores financieros a la Argentina, los aranceles punitivos menos asfixiantes, el pago de servicios por deportaciones facilitadas, o las líneas de crédito para exportar minerales críticos (a Estados Unidos). Cuando el premio no basta, entra como segunda línea de ataque un garrote blando en forma de sanciones a tres instituciones financieras mexicanas vendidas en partes o el retiro de visas a funcionarios asfixia sin usar la fuerza. En cambio, el lado crudo—el del garrote duro—adquiere tonalidades sangrientas, como prueban los bombardeos de embarcaciones en el Caribe, las muertes prematuras en Cuba por la crisis inducida desde afuera, o las balas y los misiles que llovieron sobre Caracas. Esos tres niveles de intromisión toman distintas combinaciones y son usados con pragmatismo por quien se ostenta como “artista de la negociación”.
El Plan Cóndor II es un proyecto en construcción. Indefinido y moldeado sobre la marcha, conforme las condiciones de posibilidad cambian y el ánimo de Trump evoluciona con ellas, ocurre con la complicidad de oposiciones con ánimos vengativos. En etapas tempranas, un primer encuentro casi siempre ocurre años antes en la forma de asistencias al congreso conservador del CPAC o mediante donativos a las campañas de los republicanos, como prueban los casos de Bolsonaro en Brasil y Salinas Pliego en México. El proceso de auscultación también suele incluir alguna visita a la Casa Blanca o una reunión con los hijos de Trump. En fases posteriores, a partir de que el pacto de complicidad es sellado y el intercambio de favores es prometido, una red secreta de intercambio de información y de recursos económicos—algunos no monetarios—es echada a andar. El caso Hondurasgate mostró solo los fierros visibles de una máquina aceitada cuyos engranes escapan a la vista.
Esa secrecía y opacidad se vieron antes con toda crudeza en la Guerra Fría. Ayer, crecieron en la región al amparo de los servicios de inteligencia y las complicidades inconfesables. Hoy día, los arreglos en lo oscurito entre Washington y las oposiciones predisponen a los favorecidos a gobernar desde la arrogancia de saberse impunes, respaldados por la superpotencia. El caso extremo es Netanyahu, blanqueado por Estados Unidos y empoderado con una licencia para exterminar. Aunque las condiciones en América Latina son distintas, esa suerte de borrachera a cuenta de la Casa Blanca tendrá efectos indeseables de dimensiones inciertas, pero sentido seguro.
La Doctrina Donroe es de momento incontestable. Los diques que contienen un avasallamiento político en América Latina son Lula y, más al norte, Sheinbaum. Mientras las dos naciones más grandes obstruyan la vía de entrada en hombros a Trump, el Plan Cóndor II tendrá alcances limitados. El riesgo descomunal es la elección de octubre en Brasil. En el anverso de la moneda, la oportunidad más grande trasciende lo estrictamente regional, y es una derrota clara de MAGA en la elección intermedia de noviembre. Los siguientes cuatro meses podrían ser prolegómeno de varias décadas de historia.

