Scott Bessent ammette che il blocco «sta funzionando»
Il Segretario del Tesoro USA ha riconosciuto su CNBC che Washington ha imposto un blocco su Cuba e che «sta funzionando in questo momento». Nel frattempo, il Dipartimento di Stato annuncia nuove sanzioni contro l’ICAP e altre 9 entità. Cuba risponde con l’inizio dell’anno scolastico a settembre e il salvataggio di 19 migranti nei Caraibi.
Buongiorno. Iniziamo Amanecer Cubano con la mente lucida e i piedi per terra e con la certezza che anche in mezzo a tutte le difficoltà, ¡Cuba Va!
La stessa Casa Bianca ci ha «regalato» un argomento che ripetiamo da anni. Il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, ha dichiarato ieri su CNBC, senza che nessuno glielo chiedesse due volte, che Washington ha imposto un blocco su Cuba e che quel blocco, nelle sue parole, «sta funzionando in questo momento».
Non l’ha detto un analista dell’opposizione né un giornalista scomodo. Lo ha detto l’uomo che gestisce i conti del Tesoro USA, in un’intervista sull’Iran, usando Cuba come caso di studio su come asfissiare un’economia. Per decenni ci hanno detto che il blocco non esiste, che è un’invenzione della propaganda cubana. Bessent ha appena smentito il suo stesso governo.
E mentre Bessent parlava di asfissia economica come strategia, il Dipartimento di Stato annunciava nuove sanzioni contro l’ICAP e contro altre 9 entità cubane, tra cui il Ministero della Costruzione. Marco Rubio ha accusato l’Istituto di gestire una rete di sovversione sotto le spoglie di scambi culturali, proprio nell’anno in cui Cuba commemora il centenario di Fidel, appena pochi giorni dopo la chiusura del Colloquio Internazionale Fidel: legato e futuro. La lettura è semplice: non sanzionano strutture militari, sanzionano l’amicizia, la solidarietà, i legami che Cuba ha tessuto con il mondo per sessantacinque anni. Questo, più di qualsiasi altra cosa, dice quanto li preoccupi ciò che rappresentiamo.
E nel mezzo di quella pressione che Bessent stesso riconosce, abbiamo stamattina una notizia che solleva la preoccupazione per coloro che conoscevano e seguivano il rischio che correvano 19 cubani partiti da Pinar del Río l’11 agosto, tra cui 7 bambini. Sono stati localizzati e soccorsi dalla Marina del Messico. Tutti sono in buona salute, già in transito verso il Comando Navale nello Yucatán. Otto giorni di angoscia che finiscono bene. Dietro ogni cifra di migrazione c’è una famiglia reale, un padre che non dormiva, dei bambini che oggi sono di nuovo al sicuro. Anche questo è Cuba: quella che si preoccupa, quella che aspetta, quella che non lascia andare i suoi anche se il mare li porta lontano.
Chiudo con qualcosa che dipende anche da noi e che non si negozia con nessuno: il Ministero dell’Istruzione ha confermato che l’anno scolastico inizia a settembre, come previsto. Dopo un anno che si è chiuso in anticipo a causa del combustibile, quel solo annuncio è un modo per dire che siamo ancora qui, che le aule si aprono, che i ragazzi tornano in classe. Contro il blocco che ormai non si nasconde nemmeno più, contro la lista interminabile di sanzioni, Cuba risponde con ciò che fa sempre: resistere organizzando la vita quotidiana.
La confessione di Bessent: il blocco esiste e «sta funzionando»
Il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, ha dichiarato ieri su CNBC, senza che nessuno glielo chiedesse due volte, che Washington ha imposto un blocco su Cuba e che quel blocco, nelle sue parole, «sta funzionando in questo momento».
«Non l’ha detto un analista dell’opposizione né un giornalista scomodo. Lo ha detto l’uomo che gestisce i conti del Tesoro USA, in un’intervista sull’Iran, usando Cuba come caso di studio su come asfissiare un’economia.»
La dichiarazione è un regalo politico. Per decenni, l’amministrazione USA ha negato l’esistenza del blocco, definendolo «embargo» o «misure di pressione». Bessent ha appena detto ad alta voce ciò che Cuba denuncia da sessantacinque anni: il blocco è una politica deliberata di asfissia economica.
Non è una svista. È una confessione. E viene dall’uomo che gestisce i conti del Tesoro USA, in un’intervista internazionale, senza che nessuno gli chiedesse specificamente di Cuba. L’asfissia di Cuba è una strategia di Stato, non un effetto collaterale.
Nuove sanzioni: l’ICAP, l’amicizia e il centenario di Fidel
Mentre Bessent parlava di asfissia economica come strategia, il Dipartimento di Stato annunciava nuove sanzioni contro l’ICAP e contro altre 9 entità cubane, tra cui il Ministero della Costruzione.
«Marco Rubio ha accusato l’Istituto di gestire una rete di sovversione sotto le spoglie di scambi culturali, proprio nell’anno in cui Cuba commemora il centenario di Fidel.»
La coincidenza non è casuale. Proprio quando il mondo commemora il centenario di Fidel Castro, Washington sanziona l’istituzione che è stata il principale veicolo della solidarietà internazionale con Cuba per decenni. Non sanzionano strutture militari, sanzionano l’amicizia, la solidarietà, i legami che Cuba ha tessuto con il mondo per sessantacinque anni.
«Questo, più di qualsiasi altra cosa, dice quanto li preoccupi ciò che rappresentiamo.»
Cuba rappresenta un’alternativa: un paese che ha resistito alla pressione più prolungata della storia moderna e che è ancora in piedi. Un paese che ha costruito reti di solidarietà globale. Un paese che celebra il centenario del suo leader storico mentre Washington cerca di cancellare la sua eredità con sanzioni.
Il salvataggio nei Caraibi: 8 giorni di angoscia che finiscono bene
In mezzo a quella pressione che Bessent stesso riconosce, abbiamo stamattina una notizia che solleva preoccupazione. 19 cubani partiti da Pinar del Río l’11 agosto, tra cui 7 bambini, sono stati localizzati e soccorsi dalla Marina del Messico.
«Otto giorni di angoscia che finiscono bene. Tutti sono in buona salute, già in transito verso il Comando Navale nello Yucatán.»
Dietro ogni cifra di migrazione c’è una famiglia reale, un padre che non dormiva, dei bambini che oggi sono di nuovo al sicuro. Anche questo è Cuba: quella che si preoccupa, quella che aspetta, quella che non lascia andare i suoi anche se il mare li porta lontano.
Non è un dato secondario. Il blocco, le sanzioni e la pressione economica hanno conseguenze umane. Ma c’è anche umanità nella risposta: la Marina messicana che soccorre, le famiglie che aspettano, i bambini che sono al sicuro. Cuba è più della somma delle sue difficoltà. È anche la solidarietà che trascende i confini.
L’anno scolastico inizia a settembre: la vita quotidiana come resistenza
Chiudo con qualcosa che dipende anche da noi e che non si negozia con nessuno: il Ministero dell’Istruzione ha confermato che l’anno scolastico inizia a settembre, come previsto.
«Dopo un anno che si è chiuso in anticipo a causa del combustibile, quel solo annuncio è un modo per dire che siamo ancora qui, che le aule si aprono, che i ragazzi tornano in classe.»
Non è un annuncio grandioso. Ma è significativo. In mezzo al blocco, alle sanzioni e alla pressione economica, l’istruzione non si ferma. L’anno scolastico inizia. Le aule si aprono. I ragazzi tornano in classe. Questa è resistenza quotidiana.
«Contro il blocco che ormai non si nasconde nemmeno più, contro la lista interminabile di sanzioni, Cuba risponde con ciò che fa sempre: resistere organizzando la vita quotidiana.»
Alla chiusura: Cuba Va
La stessa Casa Bianca ha confermato ciò che Cuba denuncia da decenni. Il Segretario del Tesoro ha ammesso che il blocco «sta funzionando». Il Dipartimento di Stato ha annunciato nuove sanzioni contro l’amicizia e la solidarietà. Ma Cuba risponde: soccorre i suoi migranti, apre le sue aule, organizza la sua vita quotidiana.
Contro l’assedio, la vita continua. Contro le sanzioni, la resistenza. Contro l’asfissia, la speranza.
El secretario del Tesoro de Estados Unidos reconoció en CNBC que Washington tiene puesto un bloqueo sobre Cuba y que «está funcionando ahora mismo». Mientras tanto, el Departamento de Estado anuncia nuevas sanciones contra el ICAP y nueve entidades más. Cuba responde con el inicio del curso escolar en septiembre y el rescate de 19 migrantes en el Caribe.
Buenos días. Arrancamos Amanecer Cubano con la mente clara y los pies en la tierra y con la certeza de que aún en medio de todas las dificultades, ¡Cuba Va!
La propia Casa Blanca «nos regaló» un argumento que llevamos años repitiendo. El secretario del Tesoro de Estados Unidos, Scott Bessent, dijo ayer en CNBC, sin que nadie se lo preguntara dos veces, que Washington tiene puesto un bloqueo sobre Cuba y que ese bloqueo, en sus palabras, «está funcionando ahora mismo».
No lo dijo un analista de la oposición ni un periodista incómodo. Lo dijo el hombre que maneja las cuentas del Tesoro estadounidense, en una entrevista sobre Irán, usando a Cuba como caso de estudio de cómo asfixiar una economía. Durante décadas nos han dicho que el bloqueo no existe, que es un invento de la propaganda cubana. Bessent acaba de desmentir a su propio gobierno.
Y mientras Bessent hablaba de asfixia económica como estrategia, el Departamento de Estado anunciaba nuevas sanciones contra el ICAP y contra nueve entidades cubanas más, entre ellas el Ministerio de la Construcción. Marco Rubio acusó al Instituto de operar una red de subversión bajo el disfraz de intercambios culturales, justo en el año en que Cuba conmemora el centenario de Fidel, apenas días después de que cerrara el Coloquio Internacional Fidel: legado y futuro. La lectura es sencilla: no sancionan estructuras militares, sancionan la amistad, la solidaridad, los lazos que Cuba ha tejido con el mundo durante sesenta y cinco años. Eso, más que cualquier otra cosa, dice cuánto les preocupa lo que representamos.
Y en medio de esa presión que Bessent mismo reconoce, tenemos esta madrugada una noticia que alivia preocupación para quienes conocían y daban seguimiento al riesgo que corrían diecinueve cubanos que salieron de Pinar del Río el 11 de agosto, entre ellos siete niños. Fueron localizados y rescatados por la Marina de México. Todos están en buen estado de salud, ya en tránsito hacia el Mando Naval en Yucatán. Ocho días de angustia que terminan bien. Detrás de cada cifra de migración hay una familia real, un padre que no dormía, unos niños que hoy vuelven a estar seguros. Eso también es Cuba: la que se preocupa, la que espera, la que no suelta a los suyos aunque el mar se los lleve lejos.
Cierro con algo que también depende de nosotros y que no se negocia con nadie: el Ministerio de Educación confirmó que el curso escolar arranca en septiembre, como estaba previsto. Después de un año que cerró antes de tiempo por el combustible, ese solo anuncio es una forma de decir que aquí seguimos, que las aulas se abren, que los muchachos vuelven a clase. Contra el bloqueo que ya ni siquiera se disimula, contra la lista interminable de sanciones, Cuba responde con lo de siempre: resistir organizando la vida cotidiana.
La confesión de Bessent: el bloqueo existe y «está funcionando»
El secretario del Tesoro de Estados Unidos, Scott Bessent, dijo ayer en CNBC, sin que nadie se lo preguntara dos veces, que Washington tiene puesto un bloqueo sobre Cuba y que ese bloqueo, en sus palabras, «está funcionando ahora mismo».
«No lo dijo un analista de la oposición ni un periodista incómodo. Lo dijo el hombre que maneja las cuentas del Tesoro estadounidense, en una entrevista sobre Irán, usando a Cuba como caso de estudio de cómo asfixiar una economía.»
La declaración es un regalo político. Durante décadas, la administración estadounidense ha negado la existencia del bloqueo, calificándolo de «embargo» o «medidas de presión». Bessent acaba de decir en voz alta lo que Cuba ha denunciado durante sesenta y cinco años: el bloqueo es una política deliberada de asfixia económica.
No es un desliz. Es una confesión. Y viene del hombre que maneja las cuentas del Tesoro estadounidense, en una entrevista internacional, sin que nadie le preguntara específicamente por Cuba. La asfixia de Cuba es una estrategia de Estado, no un efecto secundario.
Nuevas sanciones: el ICAP, la amistad y el centenario de Fidel
Mientras Bessent hablaba de asfixia económica como estrategia, el Departamento de Estado anunciaba nuevas sanciones contra el ICAP y contra nueve entidades cubanas más, entre ellas el Ministerio de la Construcción.
«Marco Rubio acusó al Instituto de operar una red de subversión bajo el disfraz de intercambios culturales, justo en el año en que Cuba conmemora el centenario de Fidel.»
La coincidencia no es casual. Justo cuando el mundo conmemora el centenario de Fidel Castro, Washington sanciona a la institución que ha sido el principal vehículo de la solidaridad internacional con Cuba durante décadas. No sancionan estructuras militares, sancionan la amistad, la solidaridad, los lazos que Cuba ha tejido con el mundo durante sesenta y cinco años.
«Eso, más que cualquier otra cosa, dice cuánto les preocupa lo que representamos.»
Cuba representa una alternativa: un país que ha resistido la presión más prolongada de la historia moderna y que sigue en pie. Un país que ha construido redes de solidaridad global. Un país que celebra el centenario de su líder histórico mientras Washington intenta borrar su legado con sanciones.
El rescate en el Caribe: 8 días de angustia que terminan bien
En medio de esa presión que Bessent mismo reconoce, tenemos esta madrugada una noticia que alivia preocupación. Diecinueve cubanos que salieron de Pinar del Río el 11 de agosto, entre ellos siete niños, fueron localizados y rescatados por la Marina de México.
«Ocho días de angustia que terminan bien. Todos están en buen estado de salud, ya en tránsito hacia el Mando Naval en Yucatán.»
Detrás de cada cifra de migración hay una familia real, un padre que no dormía, unos niños que hoy vuelven a estar seguros. Eso también es Cuba: la que se preocupa, la que espera, la que no suelta a los suyos aunque el mar se los lleve lejos.
No es un dato menor. El bloqueo, las sanciones y la presión económica tienen consecuencias humanas. Pero también hay humanidad en la respuesta: la Marina mexicana que rescata, las familias que esperan, los niños que están a salvo. Cuba es más que la suma de sus dificultades. También es la solidaridad que trasciende fronteras.
El curso escolar arranca en septiembre: la vida cotidiana como resistencia
Cierro con algo que también depende de nosotros y que no se negocia con nadie: el Ministerio de Educación confirmó que el curso escolar arranca en septiembre, como estaba previsto.
«Después de un año que cerró antes de tiempo por el combustible, ese solo anuncio es una forma de decir que aquí seguimos, que las aulas se abren, que los muchachos vuelven a clase.»
No es un anuncio grandioso. Pero es significativo. En medio del bloqueo, las sanciones y la presión económica, la educación no se detiene. El curso arranca. Las aulas se abren. Los muchachos vuelven a clase. Eso es resistencia cotidiana.
«Contra el bloqueo que ya ni siquiera se disimula, contra la lista interminable de sanciones, Cuba responde con lo de siempre: resistir organizando la vida cotidiana.»
Al cierre: Cuba Va
La propia Casa Blanca confirmó lo que Cuba lleva décadas denunciando. El secretario del Tesoro admitió que el bloqueo «está funcionando». El Departamento de Estado anunció nuevas sanciones contra la amistad y la solidaridad. Pero Cuba responde: rescata a sus migrantes, abre sus aulas, organiza su vida cotidiana.
Contra el cerco, la vida sigue. Contra las sanciones, la resistencia. Contra la asfixia, la esperanza.

